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La casa tra mare e montagna

Da qualche giorno ha avuto inizio su La7 e MTV una campagna pubblicitaria di una società immobiliare come ce ne sono a trilioni, la sedicente “Rete Europa Immobiliare”, con uno spot teso a lanciare il loro nuovo rivoluzionario progetto “Mare Domani”. Gustiamoci il promo:

Naturalmente lo spot ha immediatamente suscitato una fiumana di reazioni: centralini delle tv assaltati, server intasati, blog straripanti, capelli, vesti e svariate parti anatomiche stracciate, articoli su articoli su articoli (cfr. quello del Carlino) e poi ancora bloggate a go-go, una fibrillazione di bloggers da farmi impallidire Technorati e i suoi algidi tags, toccare con mano la serp (search engine result page) di google per credere.
E’ altrettanto ovvio che trattasi di una burla (la campagna è partita il primo aprile) per sensibilizzare la platea televisiva (e la blogosfera, pare) sul tema del disastro climatico a cui stiamo andando scientemente e volontariamente incontro con belle parole e pochi, pochissimi fatti concreti da opporre all’olocausto.
Io ci sto. Raccolgo qualche sparuto concetto. Mi sensibilizzo. E ne parlo.
Mi sono subito chiesto: perchè Santarcangelo? Con tutti i chilometri di coste che ci sono in Italia, proprio ad un tiro di schioppo da Cattolica doveva calare la scure del sarcasmo ecologista degli autori? In effetti è seccante anzichenò essere forzatamente costretti a pensare alla brutale sommersione (il termine benchè orrendo esiste, grazie oracolo De Mauro).
L’immaginario ha sciorinato le sue litanie di immagini in divenire. Ho pensato al mio umile microcosmo. L’egoismo, a volte. E’ come una frustata di cui ti vergogni, ti brucia, ma di cui monetizzi il significato per scongiurare il prossimo colpo. E l’egoismo ti apre gli occhi. Te li spalanca. Mi è balenato il mio domicilio, asciutto luogo di pace e relax, dove germinano amori caldi e deumidificati e dove il sole asciuga financo il pensiero di un bicchier d’acqua, in un sol colpo malsana e umida spelonca per sommozzatori artritici e sirene in menopausa. Ho realizzato. In un attimo. Un mare d’acqua sopra la mia testa.
Mi sono sentito bagnato. Fradicio.
Ho pensato a USA e Australia che si rifiutano di ratificare il protocollo di Kyoto.
Ho ricostruito mentalmente il muro salmastro sopra la mia testa. Di nuovo quella indelicata sensazione di ammollamento. Devastazione idrica.
Usa e Australia. Mare. Hotel tra i flutti. Un canotto. La sirena che mi lancia la dentiera. Acqua. Acqua. Acqua. Canguri che dicono no tra le spume. Ancora acqua in ogni dove. Kyoto e le giapponesine con l’ombrellino da geisha, siliconica barriera contro ogni tipo di infiltrazione. Usa e Australia. E chi altri? Croazia, Kazakistan e Monaco, dice mamma Wiki. Cosa? Ripeto: Croazia, Kazakistan e Monaco. Ora scrolliamoci per un attimo l’angosciante dubbio se l’ultima voce si riferisca al principato o alla Baviera secessionista (siamo già in un futuro sommerso) . Ricapitoliamo. 4 Paesi (e forse un quinto secessionista) che rifiutano di ratificare, categoricamente. E l’Adriatico che incombe come un mantello gonfio di vento.
E allora l’egoismo ha di nuovo parlato.
Imperiosamente.
Firmate quel cazzo di trattato.
E smettiamo di intossicare ogni cosa che bazzichiamo.
Sirene e canguri compresi.

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Beneficenza Cattolica Società

Il Progetto Sofia

Se dovessimo conchiudere in un solo istante Mauro Ciaroni di Misano Adriatico, diremmo: è un viaggiatore. A casa sua campeggia una riproduzione cartografica di ogni terra emersa e per ogni paese visitato c’è una bandierina rossa. Ad un’occhiata fugace non si distingono quasi più le brune terre dei continenti ma appare un globulo rossastro devastato dalla scarlattina. Mauro è stato in ogni angolo del globo che possieda un nome pronunciabile o intelleggibile. Un romagnolo panteistico e immanente.
Mauro Ciaroni è anche un benefattore. Termine quantomai ridicolo se pronunciato con una certa sussiegosa intonazione da telegiornale e financo abusato, di cui fatalmente ci si unge autoincensandosi con proclami spesso commoventi, costume e prassi di quel mondo popolato da santi e disinteressati filantropi che è la politica italiana. Mauro Ciaroni però è un benefattore nel senso meno politico e più etimologicamente autentico.
Ma prima di ogni altra cosa Mauro viaggia, o meglio dilata attraverso le distanze il suo desiderio di conoscere, di capire, di incontrare culture diverse. Un anelito antropologico che fa di lui un ricercatore del lucore etnografico che solo a pochi è concesso cogliere e custodire. Mauro insegue nei visi di chi incontra una bellezza perduta, sfuggente, non codificabile. Il suo occhio è scevro da ogni gravità. Una purezza lieve, adamantina che gli schiude i volti più segreti della gente che gli si fa incontro, gli permette di coglierne l’intima essenza. Una dimensione di viaggio sideralmente lontana dal fittizio fondale dei tour operator, enclavi prefabbricate, arbitrariamente impiantate in un corpo spesso estraneo, recintate come monadi a se stanti, senza alcun collegamento con il tessuto sociale o territoriale in cui sono inserite, mere macchine da soldi che volteggiano su paesaggi a cui non appartengono.
Mauro viaggia da solo. Il suo occhio cristallino ferma in immagini l’anima delle persone e dei luoghi, traduce in fotogrammi quella che la Gestalt definiva percezione. Ammirando un’antologia dei suoi scatti si cade nella catarsi di tutti questi splendidi visi, dei loro occhi che guardano muti: sguardi dall’Etiopia, dal Mali, dall’Uganda. Immagini di una bellezza dilaniante. Eppure Mauro mi continua a ribadire che non esiste abilità di un fotografo nel ritrarre un volto ma è la bellezza stessa di quel volto a impadronirsi dello scatto e a farlo rifulgere. Null’altro.
Ma Mauro non è solo un ottimo fotografo o un incallito viaggiatore, come si diceva. Mauro ha deciso di sfruttare questo suo amore per i viaggi e ha costruito qualcosa di veramente importante. Di seguito allego la notizia della nascita del Progetto Sofia, come è apparsa sulla Piazza, un quotidiano locale:
“La bellezza del bene è il “Progetto Sofia” di Mauro Ciaroni. Sofia è una bambina mora di 5 anni. Racconta il babbo: “Chiacchierando con lei c’è stato uno scambio: i suoi piccoli pensierini si sono intrecciati con i miei. Lei ha un salvadanaio per i bambini poveri. Ed è un fatto tranquillo, senza forzature. E’ una fiammellina dentro che ti dice che si può fare qualcosa per gli altri. E forse è anche un modo per ringraziare la gioia che mi dà la piccolina”.
Lo scorso ottobre, l’idea viene raccontata ad un amico. Si parte. Viene costruito un volantino e con questo Mauro Ciaroni si colloca in alcuni spazi pubblici e privati per raccogliere donazioni. Puntava ad un migliaio di euro. Ma Mauro è una persona bella, speciale, dagli occhi puliti.
Raggiunge una cifra ragguardevole, dieci volte tanto: circa 11.000 euro. Racconta: “La mia idea è molto semplice: basta un nulla per creare un bel pensiero. E questo nulla è diventato tantissimo ed ha rispecchiato un bel pensiero di Madre Teresa: ‘Possiamo fare tutti qualcosa di piccolo con grande amore. Ma insieme possiamo fare qualcosa di meraviglioso’. Per trasformare i fondi nel bene vero ho pensato di acquistare materiale direttamente in loco”.
La scelta del Mali e dello Yemen non è casuale, ma appartiene alla sfera delle passioni private di Mauro Ciaroni: viaggiare per scoprire popoli ed etnie. “Ho scelto il Mali e lo Yemen – continua Ciaroni – perché la conoscenza di questi grandi popoli, forti, fieri, mi mancavano”.
In novembre va in Mali. Visita tre orfanotrofi e lascia loro: quaderni, matite, penne, libri, giocattoli, coperte, cibo, speranza. Uno è stato fondata dalla signora Kadiatou Sanogho, che ha avuto due figli con problemi. L’associazione che se ne occupa si chiama Amaldema (Associazione del Mali contro la lotta dei problemi mentali dei bambini). E’ un autentico gioiellino d’accoglienza (curiosità: visitato anche Nelson Mandela).
La cartolina malese che Mauro si è portata nel cuore: ‘Ho trovato un’attenzione notevole verso i bambini. Lavorano per la loro salvaguardia. L’accoglienza ricevuta mi stimola a continuare ad aiutarli. Ho avvertito un sentimento vero. Mai avuto l’impressione di essere nel vuoto. Sensazione ricevuta in un orfanotrofio nello Yemen; fortunatamente ce ne siamo accorti e non abbiamo sciupato il nostro piccolo gesto. Dal Mali ho ricevuto sensazioni bellissime”.
Il secondo viaggio di Ciaroni, destinazione gli orfanotrofi dello Yemen, è avvenuto in gennaio. Qui ha fatto due tappe nei luoghi d’accoglienza. Ciaroni: “Gli arabi sono meno aperti, più diffidenti; però quando si aprono riescono a dirti molto. In un paesino del sud dello Yemen, a Mukala, c’è stata una vera e propri festa. Ed è davvero affascinante trovarsi in mezzo alle donne completamente velate che si aprono e si avvicinano quando, normalmente, fuori, ti schivano. Sono stati momenti di grande accomunamento. Segno che le culture possono convivere; insomma, è stata una bellissima finestra di dialogo, reciproco”.
Oltre agli orfanotrofi, Ciaroni ha consegnato viveri a 140 nuclei di profughi somali con 280 bambini: olio, latte, zucchero, riso, vestiti.
Una bella mano a Mauro Ciaroni è stata dato dall’amico Luca Bernesi, che a Pesaro, attraverso i bambini, ha raccolto quaderni e matite che sono stati regali ad altri bambini. “Quando in villaggi sperduti e deserto, regalavamo quaderni e matite i bambini ringraziavano con occhi felici: una sensazione unica. Ringrazio tutti coloro che mi hanno permesso di portare un po’ di felicità a bambini meno fortunati”.
Il progetto Sofia si è allargato anche ai bambini asiatici colpiti dal maremoto.
Ciaroni: “Il progetto avrà un seguito. L’esperienza mi ha fatto crescere. Tutte le volte che farò un viaggio ci sarà un aspetto d’aiuto verso i bambini. Intanto grazie agli amici, alle persone sensibili, aziende, enti pubblici (Banca Popolare dell’Adriatico e Comune di Misano Adriatico), il ‘Progetto Sofia’ è stato un piccolo grande miracolo di umanità e gioia”.
In totale Mauro ha raccolto 11.000 euro per gli orfanatrofi del Mali. Poi sono seguiti altri progetti, altri fondi raccolti: l’Uganda, l’Etiopia, lo Yemen con l’edizione yemenita del Times che gli dedica un articolo, e poi varie cene benefiche, come ad esempio quella in favore di Cometa Asmme per sostenere la ricerca sulle malattie metaboliche ereditarie.
Grazie per tutto quello che hai fatto e che fai, Mauro.

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Cattolica Turismo

Hotel Cattolica: turismo congressuale

Ho latitato, lo confesso, da questo blog per un po’ di tempo, qualcosa come tre giorni che per me e la mia fluente prosopoea rappresentano una quasi-eternità. Principalmente la ragione risiede nel fatto che sono stato assorbito dalla realizzazione di un nuovo blog, Hotel Cattolica, creato su piattaforma WordPress. Un blog che ho inteso come organismo vivente che andasse ad affrontare problematiche turistiche strettamente inerenti a Cattolica ed alla sua realtà di Periferia dell’Impero e magari lanciasse un po’ di sassolini nella morta gora delle possibilità promozionali. A fronte di ciò vorrei eccezionalmente presentare un post estrapolato dal neonato blog che ritengo particolarmente significativo. L’articolo affronta la vexata quaestio del turismo congressuale a Cattolica e lancia una proposta che spero non cada nel vuoto.

Fatte le precedenti premesse [cfr. precedenti post ndr] e analizzando i dati si evince come Cattolica parta svantaggiata rispetto a Rimini e Riccione sul terreno del turismo congressuale. Il principale ostacolo rimane la distanza dal punto nevralgico del flusso turistico che rimane indubbiamente la Fiera di Rimini. Per un congressista, per un operatore fieristico o anche per un semplice visitatore rimane infatti la scomodità di soggiornare a 18 km. di distanza dall’evento che lo interessa, disagio che rimarrebbe anche in caso l’albergatore cattolichino si adoperasse per organizzare un sistema di trasporto idoneo. Personalmente ad esempio mi è capitato di prendere in affitto un piccolo pullman per venire incontro alle esigenze di un gruppo di congressisti che non volevano rinunciare all’ospitalità di Cattolica per il loro soggiorno. Ma si tratta comunque di casi di minore incidenza statistica rispetto alla maggioranza dei congressisti che preferisce soggiornare a pochi metri di distanza dalla Fiera.

Per questa ragione è mia convinzione che Cattolica debba puntare non tanto alla fiera di Rimini come remota fonte di presenze turistiche ma come autentico modello di ispirazione per realizzare, con le debite proporzioni, un’analoga risorsa sul suo territorio. Credo cioè che la strada da seguire sia non già quella di accontentarsi delle briciole dalle presenze congressuali riminesi, ma al contrario puntare ad organizzare eventi congressuali nel territorio di Cattolica e stringersi in sinergia con l’amministrazione comunale per realizzare un piccolo ma efficiente polo fieristico-congressuale che sappia specializzarsi in un determinato campo e divenga attrazione forte per un certo tipo di manifestazioni ad esso strettamente correlate. Per portare a termine questa sfida è necessario istituire come essenziale primo passo un ufficio che coordini gli sforzi di operatori turistici e amministrazione comunale e divenga punto di riferimento per la realizzazione, per la logistica e per la promozione. Una realtà simile è stata istituita con successo a Parma dove è nato il Convention Bureau, un organismo comunale con partecipazione privata che garantisce la promozione degli eventi congressuali attraverso un catalogo ed altre iniziative promozionali.

Chiaramente occorrono investimenti pubblici e privati per creare questa risorsa, che rimane una scommessa dell’intera comunità, e che non solo andrebbe ad incrementare le presenze turistiche ma, fattore ancora più importante, andrebbe a destagionalizzare l’offerta turistica di Cattolica apportando presenze certe lungo l’intero arco dell’anno solare. Quindi in sintesi: investimenti dell’amministrazione comunale e investimenti degli operatori turistici, andando a formare una holding di pubblico e privato che unisca i propri sforzi in nome degli interessi comuni.

La sfida a questo punto rimane da affrontare e vincere: sono convinto che la creazione di un centro congressuale a Cattolica sia tutt’altro che semplice da realizzare. Questo per la difficoltà endemica di Cattolica nel reperire spazi edificabili visto il suo esiguo territorio comunale e il suo altissimo grado di urbanizzazione. Ma forse la difficoltà maggiore risiede proprio nella mentalità di noi tutti: è difficile pensare di realizzare una realtà così complessa e vasta come un polo fieristico partendo dal nulla. Per questo rimane forte la necessità di creare inizialmente (e da subito) un ufficio che cominci a sensibilizzare albergatori, bagnini e commercianti sulla capitale importanza di una tale eventualità e su come sia necessario scommettervi tutti quanti insieme unendo i propri sforzi e sapendosi in questo modo ricollocare su un mercato in forte cambiamento come oggi è il turismo. Presentare un’offerta diversificata e il più possibile eterogenea e completa è a mio avviso l’unica carta vincente per opporsi alla cultura del low cost che così tanto duramente è andata ad aggredire e colpire a fondo il turismo italiano facendo vacillare la prima risorsa economica del Paese.

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Cattolica Cattolichini Libri

Memorie cattolichine

Da la Vantena in giù” è l’ultima fatica letteraria (us fa par dì, dice lui) di Peter Tonti, cattolichino verace, che non è sbagliato definire coscienza storica della città, magari insieme ad altri due insigni annalisti della Regina quali Lucia De Nicolò e Guido Paolucci.
Il libro è un compendio di poesie dialettali dell’autore, brani di vita vissuta e anedottica sparsa, fotografie d’epoca e memorie di una topografia e di una toponomastica inghiottite dal vortice degli anni e sopravvisute quasi esclusivamente nell’oralità degli anziani e nei loro ineffabili intercalari dialettali. Inutile dire che pur nel suo apparente caos strutturale il libro risulta estremamente godibile e perfino affascinante nei suoi rimandi storici, collocandosi come importante riferimento per un recupero di tradizioni e uomini che hanno fatto di Cattolica quello che attualmente è: uno dei più importanti centri turistici di tutta la costa adriatica.
In verità alcuni aneddoti sono talmente esilaranti che non posso esimermi dal pubblicarli, eccone un paio:
“Voi tutti avrete sentito parlare di Gianèn, dunque Gianèn ha conosciuto la sua futura moglie sotto una pioggia di bombe e granate, mentre il fronte passava sul fiume Conca dove i due erano sfollati. Tanto tempo dopo, dopo l’ennesima lite con la moglie, Gianèn andò in Comune a chiedere i documenti per fare la richiesta dei danni di guerra. Quando l’impiegato gli chiese che tipo di danni avesse subito, Gianèn candidamente rispose: – Che dann ca ho avù? Più che dann l’è stè na catastrofe! Ho cnusù la mi moj drent el rifugio!” [n.d.t. Che danni ho avuto? Più che un danno è stata una catastrofe! Ho conosciuto mia moglie dentro il rifugio!]
“Un giorno del 1943, i tedeschi misero due civili, Bagòn e Fissciòn, di guardia al ponte di ferro affinchè si evitassero eventuali sabotaggi, dando loro una parola d’ordine per i controlli da parte delle pattuglie tedesche. Al primo controllo notturno, alla richiesta della parola d’ordine, Bagòn, che era rimasto solo, perchè il collega se ne stava tranquillamente all’osteria, rispose: – Me an la ho, u la ha Fissciòn drenta la Luna” [n.d.t. io non ce l’ho, ce l’ha Fissciòn dentro l’Osteria della Luna]
Concludo il mio omaggio al libro di Peter con un altro passo estrapolato dal magma ribollente di “Da la Vantena in giù”, si tratta di una lista di soprannomi dialettali e relativa libera (e mordace) traduzione peteriana:

  • BESAMADON – Uno molto pio
  • MUCLON – meno pio
  • CITRATO – uno rinfrescante
  • SPUDAFOGH – uno molto incazzareccio
  • LA BELA – gradevole nell’aspetto
  • SCARAFON – dall’aspetto meno gradevole
  • CICHET – che beveva
  • CHERUBEN – molto buono
  • AL DIAVLET – molto cattivo
  • GENEROS – buono d’animo
  • CIMSEN – parassita
  • BUSCON – che incassa
  • CURIER – portaordini
  • BOTA AD FER – che da sicurezza
  • BAZOT – uno molle
  • AL BOV – uno con molta forza
  • FADIGON – gran lavoratore
  • AL BOT – lamentoso
  • CIUFLET – che zufolava
  • FISSCION – che fischiava

[La fotografia di inizio post fa parte dell’archivio Belemmi. E’ una foto di gruppo di cattolichini e turisti sulla spiaggia di Cattolica nell’estate del 1929, mio nonno Attilio è il primo accosciato con i pantaloncini bianchi]

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Italia.it e Cattolica

Riprendendo un post di Valerio Lessi apparso il 5 marzo sul suo blog, ho dato una fugace occhiata al trattamento che il nuovo portale del turismo italiano, Italia.it, riserva a Cattolica: qui potete esaminare il risultato. Definirlo il trionfo del bignamismo mi pare equivalga ad assestare un sonoro ceffone a Bignami e ai suoi microscopici nonchè geniali manualetti. Nessun accenno alla spiaggia (principale attrattiva) se non una notazione telegrafica: “La spiaggia è chiusa a est dal promontorio di Gabicce”, nessun riferimento alla lunghezza, alla conformazione, al numero delle strutture ricettive nè a quelle di balneazione etc. etc. E si potrebbe andare avanti all’infinito passando per l’assenza di dati fondamentali quali un link al municipio o a strutture particolarmente interessanti come il Parco Le Navi. Ma mettendo da parte per un attimo ogni particolarismo -trattino- campanilismo facciamo un passo indietro e snoccioliamo qualche cifra sul portale: inaugurato in pompa magna il 21 febbraio 2007 alla BIT di Milano (Borsa Italiana del Turismo) dal vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli e dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca, si pone come obiettivo primario di riportare il turismo italiano al vertice mondiale dopo che alcuni paesi europei (leggasi Francia, Spagna e Gran Bretagna) l’hanno sopravanzata per presenze turistiche e investimenti (fonte: Il Sole 24 Ore). Il sito è costato 45 (quarantacinque) milioni di euro ed è stato per metà cofinanziato dalle regioni. Ora, l’obiettivo sarà anche nobile e sacrosanto, ma la realizzazione è stata immediatamente subissata da ogni sorta di critiche da parte degli addetti ai lavori e polemiche da parte di giornalisti e critici del settore. Ed effettivamente, per citare soltanto una delle tante rogne, la fruibilità e la navigazione risultano irrimediabilmente appesantite da tonnellate di byte in linguaggio Flash che rallentano e financo confondono l’utente.
In definitiva cosa chiedere a questa iniziativa che va comunque elogiata per gli intenti?
Dapprima appunto la fruibilità, per questo consiglio ai webmaster di Italia.it di farsi un giro su portali come Wikipedia, Google News o Punto Informatico, per capire cosa significa un portale a misura d’utente.
In secondo luogo la completezza di informazioni e la cura dei contenuti. In terzo luogo la presenza di una rete capillare di link che faccia del portale un reale strumento di riferimento nella ricerca e nella pianificazione di una meta per le proprie vacanze, e al contempo un formidabile mezzo di promozione turistica per il nostro paese.

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Caronte, occhi di bragia

Sul Resto del Carlino Rimini, nella cronaca cattolichina, campeggia stamane un articolo sull’affaire “traghetto sul fiume Tavollo“. In pratica, con la sparizione del ponte girevole che univa la sponda cattolichina a quella gabiccese, si sta pensando ad un valido sostituto senza che il flusso di turisti (calcolato in circa 10.000 persone al giorno) debba dirottare sul nuovo ponte eretto circa 100 metri più a monte, con conseguente abnorme scialo di energie psicofisiche, si suppone. Nuovo ponte, giova ricordarlo, che è parte integrante dell’ultramoderno e suggestivo complesso della nuova darsena di Cattolica di recentissima costruzione. A questo punto verrebbe da chiedersi: ma se il nuovo ponte gode già in partenza di una così infima fiducia da parte dell’Amministrazione comunale, perchè farlo? Sono domande che solo gli alti prelati del tourism marketing, che disegnano arabeschi di flussi turistici e ne indovinano con precisione atomica le inclinazioni, solo questi insigni studiosi, dicevamo, possiedono una risposta racchiusa all’interno dei loro storming brains e un giorno fatidico comunicheranno con piglio oracolare a tutto il mondo emerso l’unica e sola Verità. Nel frattempo noi poveri sfigati ci si dibatte in questi rovelli molto più terreni e si rimane in braghe di tela, senza risposte plausibili.
Non è tutto (e qui arriviamo al fulcro della notizia). Il “valido sostituto” del fu ponte girevole dovrebbe essere un traghetto che trasporterà i turisti da una sponda all’altra del Tavollo con moto perpetuo tra le due banchine. Traghetto di cui esiste già un progetto, con tanto di società interessata alla realizzazione, presentato alla Capitaneria di Porto di Cattolica e in attesa di approvazione. Mancherebbe solo l’accordo transregionale tra le due Amministrazioni: Cattolica e Gabicce. Pare che mentre Cattolica spinga per la “zatterona”, i cugini marchigiani siano più refrattari all’idea. Si discute.
A questo punto ho riposto per un attimo il giornale e mi sono figurato questo novello Caronte che come la creatura dantesca divide supernamente le masse di turisti e le imbarca con foga tremenda e infallibile sulla sua zattera infernale:

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: «Guai a voi, anime prave!
Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo.»

In un attimo il Tavollo diventa l’Acheronte, e schiere di turisti si trasformano in spiriti impauriti e in balia degli eventi. Mentre vedo Caronte cavalcare i flutti e allontanarsi con il suo mesto carico mi chiedo cosa ci aspetti dall’altra parte, così terribilmente sfuggente e nebbiosa. In fondo un ponte, pur nella sua meccanica inerzia, si sarebbe rivelato molto più pietoso nel suo valicare l’ultimo ostacolo sopra l’Ignoto.

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La festa della Rustida a Cattolica

Ricevo e pubblico molto volentieri un video relativo alla festa della Rustida di Cattolica, tenuta come d’abitudine in piazza Primo Maggio (la celeberrima piazza delle Fontane, cuore nevralgico di Cattolica) nel luglio 2006.
La festa è organizzata dai bagnini di Cattolica ed è un tributo a tutti i gentili ospiti che hanno onorato Cattolica della loro preferenza. Naturalmente anche gli Hotel Cattolica come l’Hotel Boston sostengono simpaticamente l’iniziativa e gli stessi albergatori, se non sono oberati dagli impegni, non si fanno certo sfuggire l’occasione di partecipare e fare baldoria insieme ai colleghi bagnini. La Rustida si tiene due volte a stagione, una volta in luglio ed una in agosto. Nel corso della manifestazione viene distribuito dell’ottimo pesce fresco dell’Adriatico (la fatal Saraghina), il pesce viene arrostito al momento dagli stessi bagnini e subito distribuito a tutti gli astanti. La Saraghina ha l’arcano potere di far saggiare l’Infinito con i suoi croccanti sillogismi. Freschissimo Trebbiano di Romagna innaffia il tutto e precipita il pellegrino in un Nirvana di piacere anecoico. Completa il momento di alto godimento sensoriale un’esibizione dell’Orchestra Casadei con liscio a volontà (poteva forse essere altrimenti?).
Il video, che trovate in calce, è stato filmato, montato e ideato da Giuseppe Masi, bagnino della zona balneare Alta Marea di Cattolica, ed è di una vividezza e di una naturalezza veramente pregevoli.
Buona visione.

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Cattolica

Parlari di Cattolica

asìnbel: siamo belli, nel senso di “stiamo freschi”, con marcato senso ironico.
azdòra: la Massaia intesa come Regina incontrastata delle mura domestiche e dei fornelli.
baghèn: il Baghino cioè il Maiale, usato anche come iperonimo di prosciutto, cotica, pancetta, etc.
burdèl: ragazzo, bambino, anche come esclamazione di meraviglia.
capè: capare, scegliere con cura da una moltitudine, capare i fagiolini buoni.
ciafagna: sonnolenza
fraid: fradicio, consunto, macerato.
furmentòn: il mais.
fusaja: bruscolini, sementine, ceci, lupini.
illuzìd: illozzito, sporco, anche in senso lato riferito ad un modo di fare sciatto e trasandato.
invurnìd: lento, ottuso, non così sveglio come lo si vorrebbe.
lassandè: lascia andare, smettila, non dire corbellerie.
lumaghèn: i lumachini di mare.
luvarìa: dolciume, golosità.
mutòr: il motore, per metonimia significa ciclomotore. Curioso l’episodio di un motociclista romano che alla domanda di un cattolichino “l’el tu el mutòr?” (è tuo il motore?) rispondeva: “eccerto ch’è mmjo, e pure ‘a carena, er manubrio, ‘o specchietto, er tubbo der gas…”
pataca: bamboccione, imbecille. Interessante l’etimologia: dall’arabo “bâtaquâ” contrazione di “abû” e “abon tâca” che alla lettera significa: “il padre della finestra”, termine con il quale i Mori di Spagna confidenzialmente chiamavano la piastra spagnola (moneta dell’epoca), sulla quale erano effigiate le Colonne d’Ercole, che per essi rappresentavano una sorta di finestra sull’ignoto. Col tempo il significato assunse l’accezione più volgare ( e decisamente meno suggestiva) di “macchia”, “sudiciume” facendo riferimento ad una macchia sugli abiti grande come la moneta. In Romagna sembra che il termine abbia poi assunto valore nominale traslando il retaggio semantico a persona fisica: “tsì propria un gran pataca”, oppure anche volgarmente all’organo sessuale femminile: la patacca.
radanèd: radanato, ordinato, ripulito, ben vestito.
ravanè: ravanare, mescolare e pescare dal torbido
sburòn: sburrone, borioso, arrogante, fanfarone.
scalfanècc: scalfaniccio, tanfo di sudore rappreso: t’fe pòza ad scalfanècc.
scarana: la sedia, intuibile la derivazione da “scranno” a sua volta etimologicamente affine al germanico “shrank” e al francese “écran”. Cfr. Dante: “Or chi tu se’ che vuoi sedere a scranna / Per giudicar di lungi mille miglia / Con la veduta corta di una spanna? ” (Paradiso, XIX, 79)
sgudèble: antipatico, spigoloso, sgusciante, sgudibolo.
sguèla: sguilla, scivola, sfugge al controllo, probabile contrazione del verbo “scivolare” e del sostantivo “anguilla”.
suncècia: salsiccia.
svarzòn: svarzone, olezzo insopportabile, tanfo.
toddecàz: togliti dalla mia vista, sparisci.

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Cattolica Eventi Jazz

Fazioni

Nell’aprile 2004 m’imbattei in un episodio curioso durante il concerto del duo RavaMoroni tenutosi al Teatro della Regina di Cattolica. In pratica fu un banale alterco tra un manipolo di jazz enthusiasts ritrovatisi ( e scontratisi) nel foyer poco prima del concerto. Così ne rendevo conto su it.arti.musica.jazz, con stile fin troppo gigionesco:

Prima del concerto prendo a bighellonare per il foyer e chi ti vedo: un omarino che espone una catasta di cd di quel tipo di musica rispondente al nome di Jazz.
Orbene, dico, ques’uomo viene incontro egregiamente ai miei gusti musicali, perchè non premiarlo acquistando alcuni dei suoi ottimi prodotti? Noto con arguzia che tutti i Cd sono marchiati Philology e scopro, con rimarchevole perspicacia, che il signore altri non è che che il patron dell’omonima casa discografica. Corbezzoli, penso, si fa doppiamente interessante la cosa.
Mi accingo ad acquistare, dopo lungo travaglio, il cd denominato “Rava plays Rava“, con il nostro eroe in coppia con Stefano Bollani, valente pianista di cui non ho bisogno di tessere le lodi dinanzi a cotanta competente platea. Si fa sotto un terzo figuro, che sopravanzandomi all’italica maniera di chi infingardamente supera per principio e giammai per prevaricazione, getta un’occhiata in tralice al mio prezioso carnet e si lascia sfuggire: “eh! questi schiacciatasti nostrani” (cit.). Tosto il colorito del nostro omarino si fa vieppiù violaceo ed inizia un alterco di cui vi risparmio le mordaci stoccate.
Nel mio pertugio leporellesco mentre i due titani si affrontano prendo nota della seguente affermazione: “Stefano Bollani è attualmente il più grande pianista in circolazione”.
Al che un quarto individuo fa notare che forse, eventualmente, nel ventaglio delle ipotesi, esisterebbero valide alternative possibili quali (tal) Jarrett Keith o (tal) Mehldau Brad.
Ed è in questo preciso istante che fu proferita la sentenza che voglio sia l’imperitura epigrafe di questo mellifluo, ma quantomai veritiero post: “Stefano Bollani se li incarta e se li mangia a colazione quei due, com’è vero che mi intendo di Jazz”.

Insomma volavano pianisti come palle da tennis. L’alterco continuò fino alle prime note del concerto (!) e riuscì ad essere placato soltanto dalla cascata di musica che inondò il teatro tutto. Ora, perchè ritorno su questo (remoto) battibecco? In prima istanza perchè avevo voglia di parlare un pò di jazz nel blog, argomento finora latitante. E poi perchè stamane al supermercato mi sono imbattuto in un match dialettico che mi ha ricordato i jazz-ultrà di quella sera. C’erano queste due attempate massaie che si sbranavano ferocemente su chi fosse stata più brava tra Milva e Antonella Ruggiero ieri sera a Sanremo. Le due arzille carampane si accapigliavano tra il banco dello stracchino e quello degli yogurth, un epico scontro a suon di fermenti lattici. “Tu che ne sai della Milva, eh? C’ha ‘na voce che hai voglia la Rugero (sic)” “Ma va là dai, mo smetla! Chè quando la Ruggiero cantava coi Matia Basar (sic) la Milva non la vedeva gnenca… e anche adess l’ha na vosa da pelledoca, da pelledoca ‘a deg”. L’ultimo “pelledoca” è un ruggito che squaglia l’ultimo velo di stracchino, e si son lasciate così, con quel “pelledoca” a riverberare tra le tredici varietà di squacquerone come un’onda stazionaria invincibile…

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Cattolica in Fiore

Dal 28 aprile fino al 1 maggio riapre i battenti Cattolica In Fiore, la rassegna floreale e botanica che coinvolge tutte le principali arterie del centro cittadino precipitandole in un turbinio di clorofilla e fotosintesi.
Per l’occasione sono attesi espositori da ogni serra d’Europa. In particolare quest’anno l’attesa è focalizzata su due standisti di chiarissima fama che onoreranno della loro presenza la manifestazione. Si tratta nientemeno che dei signori Wallace & Gromit, illustri vivaisti inglesi e ingegnosi anti-pesto. Il più assoluto riserbo è mantenuto sulla creazione vegetale che presenteranno alla kermesse cattolichina, tuttavia qualcosa è trapelato sui voraci tabloid d’oltremanica. Pare che la creatura arborea in questione abbia a che fare con una Zucchina Gigante. Il signor Wallace, nel corso di un’ispezione in loco, ha recentemente preteso garanzie circa la sicurezza e l’incolumità del Cucurbitaceo, chiedendo senza mezzi termini la presenza di non meno di 500 (cinquecento) uomini delle forze dell’ordine a vegliare sul verde pupillo. Dal canto suo il sig. Gromit è stato abbastanza lapidario e si è limitato a inarcare un paio di volte il sopracciglio alla vista delle lussuriose fontane dinanzi a Palazzo Mancini (il municipio di Cattolica, piazza d’onore riservata allo stand dei due illustri scienziati). Il sig. Wallace ha infatti spiegato, cogliendo la perplessità del suo collega e traducendola in parole, come questo particolare tipo di vegetale tema il cloro presente nell’acqua delle fontane e come questo possa venire a contatto con la superficie della Zucchina mediante nebulizzazione degli spruzzi e vento sfavorevole per poi intaccarne irrimediabilmente il manto e il bouquet. Si è quindi concordato per la costruzione di un gigantesco paraspruzzi in kevlar, da erigersi 24 ore prima dell’esposizione del Gran Vegetale, tutto intorno allo stand. Si è altresì ratificato di installare nelle immediate vicinanze uno stand di formaggi tipici italiani al fine di permettere al sig. Wallace di ristorarsi durante il duro lavoro fieristico.
In questo momento, partiti i due luminari, si deve purtroppo registrare l’aspra protesta degli standisti di orchidee e fiori esotici, fermamente contrari all’idea di avere una Santa Barbara stracolma di Gorgonzola atta a inquinare i delicati effluvi delle loro ardite composizioni floreali.
Una notizia dell’ultima ora accredita l’ipotesi che si stia lavorando a una particolare versione di Gorgonzola che recepisca le spore dei fiori e le restituisca sotto forma di un più accettabile aroma di squacquerone, in definitiva giudicato meno invasivo rispetto alla pungente fragranza del cugino lombardo.
Si tratta infine serratamente sul Pecorino.