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Jazz Musica

Andrew Hill: l’ultimo accordo

Risale a poco fa l’infausta notizia: si è spento un altro grande del Jazz, Andrew Hill. E’ morto a 76 anni, dopo aver lottato per 3 anni contro il cancro.
Vorrei allontanarmi per un attimo dal topic del Blog e spendere qualche parola per ricordare questo musicista straordinario.
Andrew è nato nel 1931 a Chicago. Su questa data vi è un’importante precisazione da fare. Nel diramare il comunicato ufficiale della morte la famiglia ha infatti rivelato che è questa la data di nascita veritiera del pianista di Chicago e non il 1937 come si credeva e come del resto veniva riportato in tutte le biografie ufficiali, allmusic in primis, mentre wikipedia sembra già aver aggiornato il suo database in tempo spaventosamente reale rispetto all’evento, un’efficienza teutonica (e vagamente macabra).
Andrew Hill è stato un innovatore nel senso più profondo e meno abusato del termine. Ha cominciato a suonare da leader già nei primi anni 60, suonando al fianco di colossi del calibro di Joe Henderson, Freddie Hubbard, Elvin Jones, Eric Dolphy, Bobby Hutcherson, Joe Chambers, Woody Shaw,Tony Williams, e la lista potrebbe continuare, praticamente il gotha del jazz di quegli anni, fatti salvi un paio di nomi (tra questi un certo Miles Davis).
Hill ha sempre inciso per la Blue Note, escludendo una fugace parentesi con la Soul Note negli anni ’80, e ha realizzato album straordinari, in cui l’impulso creativo si fonde sincreticamente con uno sperimentalismo mai fine a se stesso, mai arido, dando vita ad un genere che di fatto rappresentò il primo vero affrancamento dal manierismo del bebop e un primo ardito ponte verso il free jazz di Ornette Coleman. Titoli straordinari susseguitesi in rapida sucessione a cavallo degli anni ’60: Judgment!, Point of Departure, Compulsion, Dance With Death, Passing Ships… Album che hanno fatto la storia della Blue Note e del Jazz, suoni in cui il suo tocco rarefatto plana sull’ordito musicale conferendogli una liberazione spasmodica da ogni vincolo, da ogni schema precostituito, in un diorama di frequenze e di suoni capaci di penetrare nell’anima.
Proprio qualche ora fa ascoltando Time Lines, il suo ultimo lavoro, mi sono ritrovato a pensare come questo attempato signore avesse ancora tanto da dire al Jazz e alla Poesia.
Credo che finalmente quel suo ineffabile rincorrersi di accordi lievi, quella sua rugiada di armonie, si sia librata su, in pioggia ascensionale, fino all’Empireo in cui merita di aleggiare e di rimanere per sempre.
Ciao Andrew, riposa in pace.

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Cattolica Memorie

Le discoteche di Cattolica

Sono stato sommerso da una fiumana di ricordi. Immagini adolescenziali di discoteche come unico orizzonte plausibile, di scorribande lungo Viale Bovio, quando si faceva la spola tra Casanova, Taxi e Champagne, la triade di discoteche nello spazio di un centinaio di metri, quando l’estate era un ruggito che si insinuava sotto la pelle e ti innalzava a sgangherato semidio assiso su un altare di ebbrezze nascoste, vilipese dallo spirito alcolico della gioventù.
I ricordi… Ne avverto la presenza in diafana proiezione sulla parete. Come in uno sfocato super8 si rincorrono su questo muro che ho davanti. Rivedo Cischi al Casanova che afferrato il microfono urlava all’astrazione plastica di corpi che si intrecciavano dinanzi a lui: “Tutti nudi al Casanova!”, rivedo il Baffo all’ingresso del Taxi, come un Cerbero invalicabile che rifiutava di farci entrare a scrocco, rivedo le due ragazze olandesi dello Champagne mentre ridono di quei sorrisi fruscianti e minerali, epifania di una corporeità ctonia, inesperibile e brutalmente conturbante. Rivedo Luigi e Marco, compagni di viaggio, nei loro bianchi sorrisi, nel correre via leggero delle parole, degli scherzi sospesi a mezz’aria.
Rivedo poi Lolito, elfica creatura che s’insinuava in discoteca come ombra tra le ombre. Di solito stava ai margini della pista per poi sciogliersi in un ballo sfrenato. Quella sera la musica stanò la sua anima. Posò i robotici occhi su quella schiera di supplicanti, compromessi di strada, irrisolte equazioni, viaggiatori senza distanze, diabetoide accozzaglia di lune oscurate… che, cosa… succede… Luce… Sensi investiti. Ma che…
Un nuovo scroscio di didascalie lo ghermì, un boato scosse le DLL del suo equilibrato sistema operativo. Senza fiato. Fu attraversato da una scarica di qualità, aggettivi, morfologie, mappe fino a minare l’intima essenza di ciascun ballerino che gli stava di fronte. Fino a varcare la sensuale soglia che vanifica l’indifferenza: proprio mentre la Verità campeggiava davanti a lui come un arabesco schiumante… persone, alberi in movimento, evoluzione detonata dell’umanità. Lui all’interno della Musica, lui che sapeva. Assaporò l’olocausto con occhi correlanti e favolosi, agganciò ogni nodo di quel magma, corpi e sensazioni tatuate che galleggiavano nell’ossessivo occhieggiare delle luci stroboscopiche, blinc blinc, che denudavano i loro privatissimi intralci, i loro sotterranei abbracci. Vide tutto in un attimo esploso.
Ah. Dove sei andata giovinezza mia. In quegli occhi pieni di luce e furore di Lolito, sei. In un’ombra tagliata e inaccessibile, sei.
In uno specchio capovolto, sei.

[in apertura foto dei primi anni 70 della discoteca Akimbo, poi Champagne, inviatami da Fabio di Roma, che ringrazio di cuore]

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Cattolica Eventi

Cattolica Regina: negli scacchi

C’è una realtà parallela al nostro universo conosciuto che vive ai margini del campo visivo senza mai sfiorarci. Così è per gli scacchi. Cattolica ha un suo circolo di scacchi, non si vede ma esso esiste, respira e si moltiplica (molto lentamente, questo sì, ma con pervicacia). Il Circolo Scacchistico”Regina” ha prodotto un’agguerrita formazione di scacchisti che milita in un torneo nazionale, il Campionato Italiano a Squadre organizzato dalla FSI (Federazione Scacchistica Italiana, riconosciuta dal CONI). Il campionato si è concluso domenica scorsa e la Regina di Cattolica ha centrato l’incredibile obiettivo della promozione in serie B, un evento monumentale per un circolo che conta una quindicina di tesserati.
La notizia potrebbe anche scivolare via senza particolare interesse, ma in un contesto dove lo sport cattolichino sta naufragando con il Cattolica Calcio che sta mestamente concludendo all’ultimo posto in classifica il campionato Nazionale Dilettanti, mi sembrava giusto rimarcare questa bella prova.
Ma in cosa consiste un campionato a squadre di scacchi? Generalmente ci si figura gli scacchi come sport individuale ed è così. Esiste però la possibilità di dar vita ad una squadra composta da 4 giocatori, disposti su altrettante scacchiere adiacenti, capitanati da un caposquadra che cerca di disegnare la tattica della squadra, decide la disposizione dei giocatori sulle varie scacchiere (dalla prima per il più forte a scendere fino alla quarta), ha l’ultima parola in caso di richiesta di patta (se proporla all’avversario, o casa rispondere ad un avversario che la propone). Di solito il capitano è anche un giocatore. Ci si confronta con la squadra avversaria in 4 partite dunque, regolate da un orologio che scandisce il tempo di ogni mossa: ogni giocatore ha a disposizione un tempo di 2 ore complessive per concludere le proprie mosse in tempo utile per aggiudicarsi la partita, in caso contrario (ossia di sforamento di tale limite) la partita viene assegnata all’avversario, anche qualora questi si trovi in chiaro svantaggio materiale o posizionale. Chiaramente l’esito della sfida a squadre viene regolata a seconda dei risultati delle singole scacchiere: 1 punto per la vittoria e 0,5 per la patta.
I gladiatori delle 64 caselle che hanno reso possibile il trionfo sono: in prima scacchiera il maestro Andrea Magalotti, in seconda scacchiera il capitano della squadra e candidato maestro Massimiliano Ferri, in terza scacchiera la seconda nazionale Marco Sala, in quarta scacchiera la seconda nazionale Daniele Andruccioli, come riserve la seconda nazionale Luca Regini, il sottoscritto seconda nazionale Marco Belemmi (che non ha mai giocato per raggiunti limiti di decadimento scacchistico, ma si autoinclude in questa lista per puro narcisismo), il non classificato Victor Valdes da Cuba (apprezzato percussionista oltre che meritevole scacchista).
Il circolo scacchistico “Regina” invita chiunque abbia animo di festeggiare la promozione o comunque di entrare nel rovello scacchistico e di carpirne i segreti, alla serata di Gala il 25 aprile presso il pub RoundHouse di Cattolica, in via Del Prete 130, dalle ore 22.00 in poi.
Ci saranno ad aspettarvi fiumi di birra e un arrocco apparecchiato sulla scacchiera con l’orologio che, tic toc, ha già cominciato a scandire il suo tempo e che attende, meccanico, la vostra prossima mossa.

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Cucina Hotel Boston Memorie

Il forno

Nel novembre del 1994 arrivò in Hotel il primo forno a termoconvezione, costruito dalla bellariese Cucine Crociati: un mostro futurista che avrebbe fatto impallidire Marinetti & soci. Si decise di lasciarlo per qualche giorno fermo, per dargli tempo di ambientarsi, familiarizzare con la cucina, imparare il nostro linguaggio, stemperare lo stress dell’imballo. In realtà lo si temeva e lo si studiava come un’incognita scacchistica. Non conoscendone l’indole prudentemente fu transennato e ridotto ai minimi termini, si decise tuttavia di lasciarlo collegato alla rete elettrica per non lasciarlo perire d’inedia. Ogni tanto gli si passava di fronte scrutandolo in tralice, senza dar l’impressione di guardare, ma così, con un’occhiata distratta che casualmente si posava sulla belva robotica e tosto migrava verso altri lidi. Un impercettibile ronzio di rimando era la prova che la Cosa sapeva. A sua volta controllava. Verificava. Appurava. Spulciava. Vagliava. Accertava.
Rimase in questo limbo per tutto l’inverno. In tutto questo tempo la macchina fece di tutto per essere temuta e rispettata. Il suo carisma si espanse e si consolidò come un uovo in padella. Notai che il led della spia di accensione si era fatto più acceso, più consistente e deciso, quasi un faro in mezzo agli scogli dei padelloni e alla risacca dell’olio in friggitrice. Il suo meccanismo di apertura divenne vieppiù efficace con la cremagliera che gorgheggiava come una cicala ubriaca d’estate. Due pesanti pannelli di vetro e acciaio si alzavano (l’uno) e si abbassavano (l’altro) con moto sincrono, schiudendo un alveo di orfica imperscrutabilità. Laggiù, da qualche parte, le lasagne della signora Nucci avrebbero incontrato una doratura obliqua e balsamica, divenendo sacche di turgidi ripieni da assaporare in un silenzio conventuale, mistico.
In qualche modo quel groviglio di lamiera avrebbe assicurato il perpetuarsi di una tradizione gastronomica che si era gradualmente trasformata in culto massonico, con il proprio gigantesco corredo di rituali e formule da espletare che facevano del cuoco un oscuro Marabut e dei sottocuochi proseliti e adepti in attesa di essere ammessi ai Sublimi Segreti dell’Unica Dottrina.
E finora a ben pensarci, non gli ho mai cambiato una guarnizione, a quel demonio.
[in apertura Enrico Prampolini, Ritratto di Marinetti. Sintesi plastica, 1924-25]

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Cattolica

Un centro griffato

Stamane sul Carlino Rimini, nella sezione relativa a Cattolica, si legge che un comitato di commercianti del centro città si sta autonomamente organizzando per ottenere nuovi arredi urbani (panchine, lampioni, aiuole etc.) marchiati a fuoco da uno sponsor privato individuabile in una prestigiosa firma del mondo della moda. Il comitato lamenta infatti lo stato di deprecabile usura degli attuali arredi urbani e sostiene la necessità inderogabile di averne di nuovi, siano essi griffati oppure intonsi, l’importante è sostituire i vecchi e gettarli alle ortiche. L’ambizioso obiettivo è quello di trasformare il centro cittadino in una “vetrina a 360 gradi” (sic).
Che dire? Come rinunciare al piacere di posare i nostri augusti glutei sulla “&” tra Dolce e Gabbana o magari mollemente adagiare la nostra manina sulla sinuosa curva di un seno di modella riprodotta a grandezza naturale in pieno Viale Bovio? Direi che altrettanto trendy sarebbe portare il nostro amato Bobi, durante la sua quotidiana passeggiatina, a sgravarsi dei suoi escrementi su un’autorevole aiuola firmata Valentino, o magari innaffiare un elegantissimo lampione Armani.
Dunque? Prepariamoci alla realtà virtuale di una vetrina a 360 gradi dove il glamour ci divorerà in ogni direzione e dove il fashion style ci pioverà addosso con copioso e inarrestabile impeto. Passeggeremo con stile perfetto e inappuntabile, senza un capello fuori posto, icone di ricercatezza, prototipi del buongusto, archetipi di signorilità, signori del garbo, divinità di vaghezza. E staremo attenti a non respirare per non spezzare l’ecosistema dei fulgidi brand che ci ruotano intorno come silenti guardiani, come orbite di eleganza, come cariatidi di inclita classe. E finalmente ci sentiremo più belli. Più eleganti.
Più veri.

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Cattolica Off Topics Società Web

La casa tra mare e montagna

Da qualche giorno ha avuto inizio su La7 e MTV una campagna pubblicitaria di una società immobiliare come ce ne sono a trilioni, la sedicente “Rete Europa Immobiliare”, con uno spot teso a lanciare il loro nuovo rivoluzionario progetto “Mare Domani”. Gustiamoci il promo:

Naturalmente lo spot ha immediatamente suscitato una fiumana di reazioni: centralini delle tv assaltati, server intasati, blog straripanti, capelli, vesti e svariate parti anatomiche stracciate, articoli su articoli su articoli (cfr. quello del Carlino) e poi ancora bloggate a go-go, una fibrillazione di bloggers da farmi impallidire Technorati e i suoi algidi tags, toccare con mano la serp (search engine result page) di google per credere.
E’ altrettanto ovvio che trattasi di una burla (la campagna è partita il primo aprile) per sensibilizzare la platea televisiva (e la blogosfera, pare) sul tema del disastro climatico a cui stiamo andando scientemente e volontariamente incontro con belle parole e pochi, pochissimi fatti concreti da opporre all’olocausto.
Io ci sto. Raccolgo qualche sparuto concetto. Mi sensibilizzo. E ne parlo.
Mi sono subito chiesto: perchè Santarcangelo? Con tutti i chilometri di coste che ci sono in Italia, proprio ad un tiro di schioppo da Cattolica doveva calare la scure del sarcasmo ecologista degli autori? In effetti è seccante anzichenò essere forzatamente costretti a pensare alla brutale sommersione (il termine benchè orrendo esiste, grazie oracolo De Mauro).
L’immaginario ha sciorinato le sue litanie di immagini in divenire. Ho pensato al mio umile microcosmo. L’egoismo, a volte. E’ come una frustata di cui ti vergogni, ti brucia, ma di cui monetizzi il significato per scongiurare il prossimo colpo. E l’egoismo ti apre gli occhi. Te li spalanca. Mi è balenato il mio domicilio, asciutto luogo di pace e relax, dove germinano amori caldi e deumidificati e dove il sole asciuga financo il pensiero di un bicchier d’acqua, in un sol colpo malsana e umida spelonca per sommozzatori artritici e sirene in menopausa. Ho realizzato. In un attimo. Un mare d’acqua sopra la mia testa.
Mi sono sentito bagnato. Fradicio.
Ho pensato a USA e Australia che si rifiutano di ratificare il protocollo di Kyoto.
Ho ricostruito mentalmente il muro salmastro sopra la mia testa. Di nuovo quella indelicata sensazione di ammollamento. Devastazione idrica.
Usa e Australia. Mare. Hotel tra i flutti. Un canotto. La sirena che mi lancia la dentiera. Acqua. Acqua. Acqua. Canguri che dicono no tra le spume. Ancora acqua in ogni dove. Kyoto e le giapponesine con l’ombrellino da geisha, siliconica barriera contro ogni tipo di infiltrazione. Usa e Australia. E chi altri? Croazia, Kazakistan e Monaco, dice mamma Wiki. Cosa? Ripeto: Croazia, Kazakistan e Monaco. Ora scrolliamoci per un attimo l’angosciante dubbio se l’ultima voce si riferisca al principato o alla Baviera secessionista (siamo già in un futuro sommerso) . Ricapitoliamo. 4 Paesi (e forse un quinto secessionista) che rifiutano di ratificare, categoricamente. E l’Adriatico che incombe come un mantello gonfio di vento.
E allora l’egoismo ha di nuovo parlato.
Imperiosamente.
Firmate quel cazzo di trattato.
E smettiamo di intossicare ogni cosa che bazzichiamo.
Sirene e canguri compresi.

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Beneficenza Cattolica Società

Il Progetto Sofia

Se dovessimo conchiudere in un solo istante Mauro Ciaroni di Misano Adriatico, diremmo: è un viaggiatore. A casa sua campeggia una riproduzione cartografica di ogni terra emersa e per ogni paese visitato c’è una bandierina rossa. Ad un’occhiata fugace non si distingono quasi più le brune terre dei continenti ma appare un globulo rossastro devastato dalla scarlattina. Mauro è stato in ogni angolo del globo che possieda un nome pronunciabile o intelleggibile. Un romagnolo panteistico e immanente.
Mauro Ciaroni è anche un benefattore. Termine quantomai ridicolo se pronunciato con una certa sussiegosa intonazione da telegiornale e financo abusato, di cui fatalmente ci si unge autoincensandosi con proclami spesso commoventi, costume e prassi di quel mondo popolato da santi e disinteressati filantropi che è la politica italiana. Mauro Ciaroni però è un benefattore nel senso meno politico e più etimologicamente autentico.
Ma prima di ogni altra cosa Mauro viaggia, o meglio dilata attraverso le distanze il suo desiderio di conoscere, di capire, di incontrare culture diverse. Un anelito antropologico che fa di lui un ricercatore del lucore etnografico che solo a pochi è concesso cogliere e custodire. Mauro insegue nei visi di chi incontra una bellezza perduta, sfuggente, non codificabile. Il suo occhio è scevro da ogni gravità. Una purezza lieve, adamantina che gli schiude i volti più segreti della gente che gli si fa incontro, gli permette di coglierne l’intima essenza. Una dimensione di viaggio sideralmente lontana dal fittizio fondale dei tour operator, enclavi prefabbricate, arbitrariamente impiantate in un corpo spesso estraneo, recintate come monadi a se stanti, senza alcun collegamento con il tessuto sociale o territoriale in cui sono inserite, mere macchine da soldi che volteggiano su paesaggi a cui non appartengono.
Mauro viaggia da solo. Il suo occhio cristallino ferma in immagini l’anima delle persone e dei luoghi, traduce in fotogrammi quella che la Gestalt definiva percezione. Ammirando un’antologia dei suoi scatti si cade nella catarsi di tutti questi splendidi visi, dei loro occhi che guardano muti: sguardi dall’Etiopia, dal Mali, dall’Uganda. Immagini di una bellezza dilaniante. Eppure Mauro mi continua a ribadire che non esiste abilità di un fotografo nel ritrarre un volto ma è la bellezza stessa di quel volto a impadronirsi dello scatto e a farlo rifulgere. Null’altro.
Ma Mauro non è solo un ottimo fotografo o un incallito viaggiatore, come si diceva. Mauro ha deciso di sfruttare questo suo amore per i viaggi e ha costruito qualcosa di veramente importante. Di seguito allego la notizia della nascita del Progetto Sofia, come è apparsa sulla Piazza, un quotidiano locale:
“La bellezza del bene è il “Progetto Sofia” di Mauro Ciaroni. Sofia è una bambina mora di 5 anni. Racconta il babbo: “Chiacchierando con lei c’è stato uno scambio: i suoi piccoli pensierini si sono intrecciati con i miei. Lei ha un salvadanaio per i bambini poveri. Ed è un fatto tranquillo, senza forzature. E’ una fiammellina dentro che ti dice che si può fare qualcosa per gli altri. E forse è anche un modo per ringraziare la gioia che mi dà la piccolina”.
Lo scorso ottobre, l’idea viene raccontata ad un amico. Si parte. Viene costruito un volantino e con questo Mauro Ciaroni si colloca in alcuni spazi pubblici e privati per raccogliere donazioni. Puntava ad un migliaio di euro. Ma Mauro è una persona bella, speciale, dagli occhi puliti.
Raggiunge una cifra ragguardevole, dieci volte tanto: circa 11.000 euro. Racconta: “La mia idea è molto semplice: basta un nulla per creare un bel pensiero. E questo nulla è diventato tantissimo ed ha rispecchiato un bel pensiero di Madre Teresa: ‘Possiamo fare tutti qualcosa di piccolo con grande amore. Ma insieme possiamo fare qualcosa di meraviglioso’. Per trasformare i fondi nel bene vero ho pensato di acquistare materiale direttamente in loco”.
La scelta del Mali e dello Yemen non è casuale, ma appartiene alla sfera delle passioni private di Mauro Ciaroni: viaggiare per scoprire popoli ed etnie. “Ho scelto il Mali e lo Yemen – continua Ciaroni – perché la conoscenza di questi grandi popoli, forti, fieri, mi mancavano”.
In novembre va in Mali. Visita tre orfanotrofi e lascia loro: quaderni, matite, penne, libri, giocattoli, coperte, cibo, speranza. Uno è stato fondata dalla signora Kadiatou Sanogho, che ha avuto due figli con problemi. L’associazione che se ne occupa si chiama Amaldema (Associazione del Mali contro la lotta dei problemi mentali dei bambini). E’ un autentico gioiellino d’accoglienza (curiosità: visitato anche Nelson Mandela).
La cartolina malese che Mauro si è portata nel cuore: ‘Ho trovato un’attenzione notevole verso i bambini. Lavorano per la loro salvaguardia. L’accoglienza ricevuta mi stimola a continuare ad aiutarli. Ho avvertito un sentimento vero. Mai avuto l’impressione di essere nel vuoto. Sensazione ricevuta in un orfanotrofio nello Yemen; fortunatamente ce ne siamo accorti e non abbiamo sciupato il nostro piccolo gesto. Dal Mali ho ricevuto sensazioni bellissime”.
Il secondo viaggio di Ciaroni, destinazione gli orfanotrofi dello Yemen, è avvenuto in gennaio. Qui ha fatto due tappe nei luoghi d’accoglienza. Ciaroni: “Gli arabi sono meno aperti, più diffidenti; però quando si aprono riescono a dirti molto. In un paesino del sud dello Yemen, a Mukala, c’è stata una vera e propri festa. Ed è davvero affascinante trovarsi in mezzo alle donne completamente velate che si aprono e si avvicinano quando, normalmente, fuori, ti schivano. Sono stati momenti di grande accomunamento. Segno che le culture possono convivere; insomma, è stata una bellissima finestra di dialogo, reciproco”.
Oltre agli orfanotrofi, Ciaroni ha consegnato viveri a 140 nuclei di profughi somali con 280 bambini: olio, latte, zucchero, riso, vestiti.
Una bella mano a Mauro Ciaroni è stata dato dall’amico Luca Bernesi, che a Pesaro, attraverso i bambini, ha raccolto quaderni e matite che sono stati regali ad altri bambini. “Quando in villaggi sperduti e deserto, regalavamo quaderni e matite i bambini ringraziavano con occhi felici: una sensazione unica. Ringrazio tutti coloro che mi hanno permesso di portare un po’ di felicità a bambini meno fortunati”.
Il progetto Sofia si è allargato anche ai bambini asiatici colpiti dal maremoto.
Ciaroni: “Il progetto avrà un seguito. L’esperienza mi ha fatto crescere. Tutte le volte che farò un viaggio ci sarà un aspetto d’aiuto verso i bambini. Intanto grazie agli amici, alle persone sensibili, aziende, enti pubblici (Banca Popolare dell’Adriatico e Comune di Misano Adriatico), il ‘Progetto Sofia’ è stato un piccolo grande miracolo di umanità e gioia”.
In totale Mauro ha raccolto 11.000 euro per gli orfanatrofi del Mali. Poi sono seguiti altri progetti, altri fondi raccolti: l’Uganda, l’Etiopia, lo Yemen con l’edizione yemenita del Times che gli dedica un articolo, e poi varie cene benefiche, come ad esempio quella in favore di Cometa Asmme per sostenere la ricerca sulle malattie metaboliche ereditarie.
Grazie per tutto quello che hai fatto e che fai, Mauro.

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Cattolica Turismo

Hotel Cattolica: turismo congressuale

Ho latitato, lo confesso, da questo blog per un po’ di tempo, qualcosa come tre giorni che per me e la mia fluente prosopoea rappresentano una quasi-eternità. Principalmente la ragione risiede nel fatto che sono stato assorbito dalla realizzazione di un nuovo blog, Hotel Cattolica, creato su piattaforma WordPress. Un blog che ho inteso come organismo vivente che andasse ad affrontare problematiche turistiche strettamente inerenti a Cattolica ed alla sua realtà di Periferia dell’Impero e magari lanciasse un po’ di sassolini nella morta gora delle possibilità promozionali. A fronte di ciò vorrei eccezionalmente presentare un post estrapolato dal neonato blog che ritengo particolarmente significativo. L’articolo affronta la vexata quaestio del turismo congressuale a Cattolica e lancia una proposta che spero non cada nel vuoto.

Fatte le precedenti premesse [cfr. precedenti post ndr] e analizzando i dati si evince come Cattolica parta svantaggiata rispetto a Rimini e Riccione sul terreno del turismo congressuale. Il principale ostacolo rimane la distanza dal punto nevralgico del flusso turistico che rimane indubbiamente la Fiera di Rimini. Per un congressista, per un operatore fieristico o anche per un semplice visitatore rimane infatti la scomodità di soggiornare a 18 km. di distanza dall’evento che lo interessa, disagio che rimarrebbe anche in caso l’albergatore cattolichino si adoperasse per organizzare un sistema di trasporto idoneo. Personalmente ad esempio mi è capitato di prendere in affitto un piccolo pullman per venire incontro alle esigenze di un gruppo di congressisti che non volevano rinunciare all’ospitalità di Cattolica per il loro soggiorno. Ma si tratta comunque di casi di minore incidenza statistica rispetto alla maggioranza dei congressisti che preferisce soggiornare a pochi metri di distanza dalla Fiera.

Per questa ragione è mia convinzione che Cattolica debba puntare non tanto alla fiera di Rimini come remota fonte di presenze turistiche ma come autentico modello di ispirazione per realizzare, con le debite proporzioni, un’analoga risorsa sul suo territorio. Credo cioè che la strada da seguire sia non già quella di accontentarsi delle briciole dalle presenze congressuali riminesi, ma al contrario puntare ad organizzare eventi congressuali nel territorio di Cattolica e stringersi in sinergia con l’amministrazione comunale per realizzare un piccolo ma efficiente polo fieristico-congressuale che sappia specializzarsi in un determinato campo e divenga attrazione forte per un certo tipo di manifestazioni ad esso strettamente correlate. Per portare a termine questa sfida è necessario istituire come essenziale primo passo un ufficio che coordini gli sforzi di operatori turistici e amministrazione comunale e divenga punto di riferimento per la realizzazione, per la logistica e per la promozione. Una realtà simile è stata istituita con successo a Parma dove è nato il Convention Bureau, un organismo comunale con partecipazione privata che garantisce la promozione degli eventi congressuali attraverso un catalogo ed altre iniziative promozionali.

Chiaramente occorrono investimenti pubblici e privati per creare questa risorsa, che rimane una scommessa dell’intera comunità, e che non solo andrebbe ad incrementare le presenze turistiche ma, fattore ancora più importante, andrebbe a destagionalizzare l’offerta turistica di Cattolica apportando presenze certe lungo l’intero arco dell’anno solare. Quindi in sintesi: investimenti dell’amministrazione comunale e investimenti degli operatori turistici, andando a formare una holding di pubblico e privato che unisca i propri sforzi in nome degli interessi comuni.

La sfida a questo punto rimane da affrontare e vincere: sono convinto che la creazione di un centro congressuale a Cattolica sia tutt’altro che semplice da realizzare. Questo per la difficoltà endemica di Cattolica nel reperire spazi edificabili visto il suo esiguo territorio comunale e il suo altissimo grado di urbanizzazione. Ma forse la difficoltà maggiore risiede proprio nella mentalità di noi tutti: è difficile pensare di realizzare una realtà così complessa e vasta come un polo fieristico partendo dal nulla. Per questo rimane forte la necessità di creare inizialmente (e da subito) un ufficio che cominci a sensibilizzare albergatori, bagnini e commercianti sulla capitale importanza di una tale eventualità e su come sia necessario scommettervi tutti quanti insieme unendo i propri sforzi e sapendosi in questo modo ricollocare su un mercato in forte cambiamento come oggi è il turismo. Presentare un’offerta diversificata e il più possibile eterogenea e completa è a mio avviso l’unica carta vincente per opporsi alla cultura del low cost che così tanto duramente è andata ad aggredire e colpire a fondo il turismo italiano facendo vacillare la prima risorsa economica del Paese.

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Eventi

De Minimis – La collezione di Zavattini a Riccione

Cesare Zavattini fa parte di quella categoria di intellettuali che nel dopoguerra ha saputo ridare linfa e vitalità ad una nazione prostrata da una guerra spaventosa e dilaniante. Era un uomo eclettico, dai mille interessi, che distillò il suo talento visionario attraverso il lavoro di sceneggiatore per il cinema. Dalla collaborazione con Vittorio De Sica nacquero i capolavori neorealistici che tutti conosciamo: da Sciuscià a Ladri di Biclette. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1989, collaborò a oltre 80 film con registi del calibro di Antonioni, Fellini, Rossellini, Germi, Visconti e molti altri.
Fu autore anche di libri scritti con mano lievissima, un piglio narrativo capace di sollevare il grigiore del quotidiano e di sublimarlo attraverso un’ironia mai gratuita, mai scontata.
Pochi forse sanno che Cesare Zavattini era anche un grande collezionista di opere d’arte. Ora grazie al Comune di Riccione e alla dottoressa Vittoria Coen che ne è la curatrice, esordisce il 1 aprile “De Minimis” una mostra ospitata presso i locali di Villa Mussolini a Riccione che raccoglie ed espone i piccoli capolavori presenti nell’archivio Zavattini. Si tratta di dipinti, bozzetti, disegni, schizzi ricevuti in dono dagli amici artisti. Si potrebbe quasi definire una cronistoria per fotogrammi d’autore: dal dopoguerra ai nostri giorni.
Di seguito allego il comunicato stampa con cui il sito culturale del comune di Riccione ne da notizia:
“Cesare Zavattini uomo poliedrico. Bisognerebbe parlarne al plurale”. Inizia così la presentazione della dott.ssa Vittoria Coen, curatrice della mostra che racconta il percorso collezionistico di una delle personalità creative più vitali del secolo da poco trascorso. La collezione di “opere minime”, perché misurano solo cm. 8 x 10 ciascuna, nasce all’inizio degli Anni ’40, quando Zavattini ricevette il bozzetto di un dipinto di Massimo Campigli, artista da lui particolarmente stimato. Dai carteggi con il noto gallerista Renato Cardazzo emerge, infatti, fin da allora, l’amore per il piccolo formato. In effetti da molti è stata notata l’affinità con il fotogramma cinematografico, come se questa raccolta fosse il risultato di un unico e variopinto percorso visivo.
In un’ epoca caratterizzata dalla serialità e dalla sterminata riproducibilità artistica, il collezionista Zavattini voleva ancora opere uniche, pretendendo l'”aura”, l’impronta dell’artista: un piccolo capolavoro può rivelarsi, infatti, anche in pochi centimetri. Ecco, quindi, che dipinti, disegni, collages, per un totale di 360 opere, provenienti dal Museo d’arte delle generazioni italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento (Bo), riveleranno un campionario di tendenze, di movimenti, di inclinazioni anche singole, di tanti artisti che hanno cercato la loro strada nel calore delle dialettiche vive o/e nella propria solitudine riflessiva.
Vi sono ritratti e autoritratti, paesaggi e composizioni astratte degli amici e di alcuni protagonisti dell’arte italiana del XX secolo, da De Pisis a Marini, da Manzù a Fazzini, da Ligabue a Rosai e Melotti, fino ai più vicini Lombardo, Mambor, Fioroni, per citare solo alcuni fra i nomi in mostra.
Lo scenografo, il pittore, il grandissimo esponente del Neorealismo italiano collaboratore, fra gli altri, di Antonio De Sica [in realtà Vittorio ndr] per molti suoi film, si scorgono in questa scelta articolata.
Una collezione eclettica diviene lo specchio di una personalità così versatile, quale è quella di Cesare Zavattini, e nello stesso tempo rappresenta un viaggio nel tempo che coglie attentamente alcuni momenti della nostra storia, visti attraverso lo sguardo attento degli uomini sensibili.”

Organizzato da: Comune di Riccione – Assessorato alla cultura
Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini
Quando: 1 aprile – 13 maggio 2007
Dove: VILLA MUSSOLINI- lungomare della libertà

Info: Assessorato alla cultura – tel.0541 608285 -83 (ore 8-13)
Villa Mussolini – tel 0541-601457 (giorni di apertura)

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Speculazione

Terziario Arretrato

Ho convinto Fragola a scucire qualche brandello di conversazione strappato all’etere e diligentemente imbottigliato, catalogato e conservato in qualche oscuro file della sua cantina virtuale. Per farlo gli ho straparlato del blog come mezzo ideale per la diffusione o l’implementazione o quel che più gli piaceva della sua Creatura Dialogica Perfetta. Ha vacillato poi ha bofonchiato di una comunicazione a senso unico: “no, no, non c’è alternanza dialettica nel blog, mi pare… cheeee… non vadaaaa…”, allora ho inferto il colpo fatale parlandogli di come la gente che legge il blog interagisca con l’autore tramite i commenti, “Ma tu li puoi censurareeee…” “No, mio dolce Fragola, ho scelto l’opzione della pubblicazione immediata, tutto passa, tutto appare, la censura la lascio ad altri”. Infine è crollato e mi ha passato un paio di hard disk, dopo un’attenta cernita tra i suoi scaffali.
Ok, lo so, è abietto, a ben pensarci è addirittura morboso, però è anche infinitamente affascinante. Chi ricorda la rubrica “Terziario Arretrato” sull’indimenticato Cuore in cui campeggiavano stralci di conversazioni telefoniche intercettate con i primi scanner e sadicamente esposte al pubblico ludibrio? Era la prima cosa che andavo a leggere, tutta d’un fiato. L’altalena dialogica, il botta e risposta, le rivelazioni intime, i segreti confidati, le ingiurie, gli amori invisibili, le imprecazioni, la lingua italiana presa a calci. In una parola: il Logos denudato e imbrigliato. A proposito di Cuore, parenteticamente ne saluto una delle redattrici: Lia Celi, riminese e mia conterranea. Ho inserito il suo blog, da poco scoperto, qui a fianco, nella sezione Blogroll. Ciao Lia, è bello sapere che scrivi ancora.
Dunque si parlava delle due botti di fragolino. D’ora innanzi il bottino di questi due hard disk fragoleschi andrà sotto l’egida del tag “Terziario Arretrato” in onore della creatura di Serra, Aloi e Paterlini.
Ed ora, signore e signori, passiamo al piatto forte del post, si tratta di una comunicazione tra due telefoni cellulari, la zona è il Nord Italia, le identità e i numeri di telefoni sono… ok, stavo scherzando, questi dati ovviamente non li inserirò. Buon ascolto, ops, lettura.

– Oh buongiorno Custode mio venerandissimo, come si preannuncia la giornata?
– Umpf, mancavi solo tu…
– Ti sento maldormito, o Arcigno.
– [doppio] Umpf…
– Qualcosa ha per caso profanato l’augusto sonno del nostro sommo…
– Allora, dimmi che hai in mente senza tanti giri di parole.
– Ma nulla, stavo solo porgendoti i miei omaggi. Mi apprestavo giusto ora a una passeggiatina fuori e ti chiamavo appunto per…
– Ah ah ah eccoci. No, no, bellino. Dopo il fatto di Santabarbara e la lavata di capo che mi sono sciroppato da qui non esce più nessuno senza il Visto. Ce l’hai, tu? Allora presentalo in Foresteria e non ci saranno problemi.
– Ma via, tra noi uomini di mondo non vorremo mica frapporre questi scartafacci da burocrati…
– Seee, così magari succede come l’ultima volta che ti ho fatto uscire senza.
– Nessun problema, ho la mascherina, devo solo indossarla.
– Ahr ahr, l’indossavi anche durante la tua ultima “passeggiatina”, mi pare…
– Ma sì, ma sì, non so come, mi era scivolata giù senza che me ne rendessi conto.
– Ahr ahr, e nel frattempo hai fatto svenire due massaie, causato un incidente con relativa paralisi di tutto il traffico del Quartiere, e, dulcis in fundo, ti sei fatto quasi linciare come un emerito imbecille. Ahahah uhhhh…
– Sì, d’accordo però è finita bene.
– Se lo dici tu. Comunque, guarda caso, quelli del Secondo Piano mi hanno esplicitamente incaricato di dirti che non verranno a tirarti fuori dai bassifondi una seconda volta, caro il mio signor duenasi.
– Facciamo così: tu esci nel parco e distrattamente lasci per un attimo il cancello aperto, poi altrettanto distrattamente ti giri a dare un’occhiata alle petunie…
– Niente da fare.
– Tu lo sai bene, a parte l’ultima volta, non ho mai causato problemi, ti assicuro che non mi noteranno neppure strisciare.
– Sì certo, con quella palandrana da becchino, figurarsi… Dimmi un po’, ma pare a me o ti sei un po’, come dire, incurvato?
– Che vuoi dire?
– Mah, ti vedo più massiccio e un tantino più, uhm, inclinato in avanti.
– Boh, non capisco che vuoi dire.
– Mmm, neanche io in effetti, dipenderà dal tuo faccione abbrustolito che non riuscirò mai a digerire.…
– Ti ringrazio, lo prendo come un complimento.
– Piglialo come vuoi e dove vuoi, basta che ti levi di torno.
– Ah ma allora fai sul serio.
– Ho la voce di uno che scherza?
– Va bene, allora devo proprio rivolgermi a quelli del Secondo Piano…
– Ecco bravo, vai a rimediare il Visto, poi te ne potrai andare dove ti pare.
– Mi costringi alla ritorsione.
– Ah sì? E che mi farai? Uno starnuto bifronte in piena faccia?
– Mah. Credo che… mi vedrò costretto a ordinare al Fluido di sospendere le sue fiabe notturne e di starsene tranquillo nel suo lettino, invece di venire a stupirti nottetempo sulle virtù dell’acqua.
– Che c’entra questo? Che fai, mi ricatti?
– Dio me ne scampi! Ma tu sai l’ascendente che ho sul Fluido, basterebbe un sussurro e niente più minutissima iconografia del bestiario ittico nel metapensiero, niente più miti, misteri e tesori sommersi, basta con gli idraulici onnipotenti o i compendi di Fisica Marina, definitivamente troncato anche il progettino, che credo ti stia un poco a cuore, del Depuratore Universale, eh già, perché quella faccia? Mi racconta tutto il nostro comune amico, sai?
– [incomprensibile] [cade la linea]