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Cattolica Hotel Boston Turismo

Un primo maggio ferragostano

E’ stata una vera battaglia quella che gli operatori turistici di Cattolica, almeno coloro che avevano aperto i battenti della propria attività, si sono trovati a combattere in questo lungo ponte di inizio primavera. Cattolica è infatti stata letteralmente presa d’assalto da un’alluvione di turisti che ha seriamente messo in crisi le capacità ricettive della città, in verità ancora piuttosto acerbe. Infatti, a ben contare, gli alberghi di Cattolica aperti per il ponte del primo maggio sono in un rapporto di 1 a 3. Questo ha fatto sì che si creasse una vera e propria processione di questuanti in cerca di camere, serpentone che si è dipanato attraverso gli hotel sparsi dal Porto fino all’Acquario nell’ardua ricerca di camere libere. Insomma, la classica situazione che si viene a determinare a ridosso del Ferragosto, quando una vera e propria folla si riversa negli alberghi per accaparrarsi l’ultimo metro quadrato di superficie calpestabile e “dormibile”. Personalmente, nel mio prototipo di “hotel Cattolica”, ho vissuto la cosa con crescente preoccupazione. Non tanto per non essere avvezzo al fenomeno, visto che sono ormai 10 anni che dirigo l’hotel, e di ferragosti affollati ne ho vissuti tanti. Quanto piuttosto per l’immagine di forte disservizio che Cattolica ha offerto in questo frangente, facendosi trovare impreparata ad un evento di tali proporzioni. La maggioranza della gente che capitava in hotel, dopo il mio rincresciuto annuncio di tutto esaurito, mi chiedeva infatti perchè molti alberghi fossero chiusi (come se io possedessi chissà quali capacità oracolari). Si aggiunga a questi disagio il problema più che mai vivo dei posteggi carenti, principalmente a causa della mostra di Cattolica in Fiore, che ha monopolizzato molti spazi del centro (come accade da sempre, del resto) costringendo molti visitatori a dirottare sulla zona nord, andando a parcheggiare sulla strada che conduce a Portoverde e dovendo poi sorbirsi parecchia strada a piedi prima di arrivare al sospirato alloggio in albergo (se mai questo fosse stato disponibile). Si aggiunga infine il fatto che essendo molti hotel chiusi erano chiusi anche i relativi parcheggi.
Luci ed ombre, in definitiva, per questo primo maggio. Cose positive: straordinaria affluenza, bellissime giornate estive e grande richiamo turistico che Cattolica ha ancora una volta saputo esercitare. Cose negative: forti disservizi su alloggi e parcheggi, con qualche problema persino a trovare posto per pranzare nei ristoranti, visto il biblico affollamento.

[in apertura: particolare della Fontana delle Sirene, Piazza Primo Maggio, Cattolica. Foto tratta dal cd “Baci di Cattolica” realizzato dall’Amministrazione Comunale di Cattolica]

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Cattolica

Il nuovo centro di Cattolica

Sul numero di aprile del notiziario comunale “Città di Cattolica” appare la presentazione dell’imponente complesso che sta sorgendo sull’asse di Via Carpignola. Ho creduto opportuno riportare per intero il comunicato e le immagini annesse perchè penso si tratti di un punto di svolta nell’offerta che Cattolica propone ai suoi cittadini e ai suoi ospiti per quel che concerne il tempo libero, lo shopping, e lo sport. Il progetto appare di buon livello progettuale e si candida come autorevole polo d’attrazione turistica. Di seguito il comunicato stampa e qualche ulteriore immagine del complesso.

IL NUOVO CENTRO MULTISALA: CINEMA, SPORT E TEMPO LIBERO
Sono iniziati i lavori per la realizzazione del Nuovo centro chiamato Video-Gioco-Sport.
Il Complesso rappresenta un’ulteriore, importante dotazione di servizi per il tempo libero, contribuendo ad incrementare la già forte capacità attrattiva della città. Coerentemente con le altre precedenti realizzazioni urbanistiche (II Piano del Porto, l’Acquario, le Piazze, la Piscina, solo per fare alcuni esempi), le scelte del Consiglio Comunale hanno spinto ed incoraggiato investimenti in grado di accrescere la visibilità e la conoscenza di Cattolica, orientando progetti di qualità, capaci dì generare anche nuovi posti di lavoro. Pure in tempi di congiuntura economica, la Città è quindi capace di grandi ed importanti investimenti, grazie ad un equilibrato ed opportuno rapporto fra Pubblico e Privato: insomma, proprio “un bel progetto”!
Il Video-Gioco-Sport è un centro del tempo libero o “Leisure Centre”, anche denominato FEC (family entertainement center). Si sta sempre più affermando, all’interno delle città di una certa dimensione o dei territori urbani, una tipologia di centri strutturati intorno al tempo libero. Pur diversi l’uno dall’altro per dimensioni, contenuto e contesto d’inserimento, tutti hanno la presenza di tre elementi:
A) l’intrattenimento: rappresentato da una o più strutture di attrazione come la multisala e gli impianti sportivi;
B) il commercio con connotazioni ludico-esperienziali e di prodotti specialistici;
C) la ristorazione: caratterizzata dall’offerta di “ristoranti a tema” spesso raccolti intorno ad una piazza. Il Centro Video-Gioco-Sport
si inserisce quindi nella percezione che individua Cattolica come città destinata al divertimento di tutta la famiglia.

LA MULTISALA. Di dimensioni medie, la multisala è organizzata con sei sale di circa 200 posti cadauna strutturate attorno ad un ampio spazio di distribuzione di forma ellittica, con due volumi in altezza, sopra il quale sarà collocata la cabina unica di proiezione. Le sale sono impostate a circa due mt. sotto il livello del terreno. Questa scelta progettuale ne facilita in generale l’accesso e, per via di una minore altezza visibile, migliora l’impatto dell’intera struttura sull’ambiente esterno. Il Mediastore offre un fronte all’interno della multisala ed un fronte aperto all’esterno; esso ospiterà attività di vendita di articoli collegati alla comunicazione, quali libri, video, CD, DVD, riviste, ecc. Si prevede inoltre una quota limitata di vari spazi commerciali specialistici collegati alle attività insediate (articoli sportivi, cura del corpo, ecc.).
LO SPORT INDOOR ED IL FEC. In un unico grande ambiente complessivo sono contenuti: IL BOWLING con il campo ben visibile
dalla piazza, attorno al quale potrà essere realizzata una pista di pattinaggio ed IL CENTRO GIOCO DEDICATO ALLA FAMIGLIA i cui ambienti potranno affacciarsi sul campo del bowling ed essere articolati sul tre livelli. All’interno del complesso saranno collocati i servizi igienici comuni, bar e altri servìzi necessari.
IL CENTRO FITNESS. E’ situato in un edificio separato, con un doppio volume in altezza. Oltre a spazi adibiti a palestre, suddivise per attività specifiche ed a seconda della dotazione delle diverse attrezzature, saranno presenti spazi dedicati al benessere come la sauna, il bagno turco, i locali per la cura del corpo, ecc.
LA RISTORAZIONE. E’ noto a tutti come la ristorazione, articolata in tutta la sua attuale offerta, sia oggi non solo un “legame” fra le varie attività di svago e di commercio ma anche di per sé una attrattiva in grado di generare identità ai luoghi, radicare abitudini all’incontro, qualificarsi essa stessa come spettacolo e tempo libero. Distribuita quindi all’interno delle varie attività, sotto varie forme, trova comunque la sua collocazione privilegiata intorno alla piazza del complesso.

LO SPAZIO ALL’APERTO PAVIMENTATO. La rete di connessione di tutte le attività elencate, il suo supporto fisico, il cuore del sistema è lo spazio pubblico pavimentato che disegna ambienti e luoghi all’aperto. È strutturato intorno ai due principali assi portanti: quello della antica Via Carpignola e quello segnato tra la testata di Via Dalla Chiesa, proveniente dal centro ed i nuovi quartieri residenziali di Via Cabral e di Via Allende.
Si estende lungo tutto il perimetro dei fabbricati ed è articolato in percorsi e piazza, in parte protetti dalle coperture sporgenti dei fabbricati, in parte dall’edificio a ponte che segna l’ingresso da Via Cabral.
L’intero complesso è servito ed attrezzato di tutte le urbanizzazioni necessarie (viabilità carrabile, ciclabile, pedonale, adeguati parcheggi, aree a verde, ecc.). Inoltre, nell’accordo di pianificazione sottoscritto, sono state individuate ulteriori urbanizzazioni a carico del privato, da realizzarsi in aree limitrofe e di notevole interesse pubblico (parcheggio prospiciente il complesso scolastico, realizzazione del “grezzo finito” del Centro Giovani-Anziani e relativo parcheggio, ecc.).
UTILIZZAZIONE DEI SUOLI. L’area è ricompresa all’interno del territorio urbanizzato già utilizzato per vari usi (residenza, servizi, attrezzature pubbliche, ecc.) molto distante dai terreni ad uso agricolo. Si configura pertanto come un completamento corretto ed armonico dell’abitato, con realizzazione di strutture e servizi di prevalente interesse pubblico, all’interno di un territorio edificato a principale destinazione residenziale.

IMPATTO AMBIENTALE / ARCHITETTONICO. La proposta progettuale persegue un inserimento nel contesto urbano “soffice” e di sostenibilità ambientale. In particolare, prevede che tutte le aree non coperte dagli edifici e dalla sede di mobilità fissa carrabile/ciclabile/pedonale (di dimensioni molto contenute rispetto alla superficie complessiva) vengano realizzate con soluzioni “non impermeabilizzanti” del suolo, riservando ampi spazi alle aree a verde. Inoltre si prevedono costruzioni parzialmente interrate che permettono di contenere l’altezza massima degli edifici in mt. 9,00 fuori terra, con soluzioni tipologiche di basso impatto ed alta qualità architettonica. Infine, sono previste opere di limitazione dell’impatto acustico e visivo con adeguati movimenti di terra, barriere verdi. Per concludere, va ricordato che contemporaneamente vengono ceduti al Comune gli spazi necessari all’ampliamento del Parco della Pace che si estenderà fino alla Via Carlo Alberto Dalla Chiesa e che è già in “progettazione” l’ampliamento del Parco stesso.

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Cattolica Cattolichini

L’uomo che cammina

Da qualche anno a Cattolica c’è un uomo che cammina. E non si ferma mai. E’ un omino minuto, magrissimo, biondo, con una chioma stempiata e fluente, lanosa e quasi cotta dalle intemperie a cui è esposta, due occhi chiari che vedono e accolgono le distanze in attesa.
Lo si vede scarpinare per chilometri e chilometri, seguendolo oziosamente con lo sguardo mentre ci si trova in fila con l’auto, oppure distrattamente cogliendolo con la coda dell’occhio mentre si è infervorati in una discussione ad un tavolo del Bar Peledo’s, oppure trovandocelo di fronte mentre si sta faticosamente traslando la gravosissima spesa uscendo dal supermercato Diamante. Lo si incontra dappertutto. Lungo lo stradone che conduce a San Giovanni in Marignano, in Viale Carducci, in Viale Dante, sul lungomare Rasi Spinelli, in Piazza Primo Maggio, nel bel mezzo del Parco della Pace, in via Macanno, in Via Mazzini, davanti a Palazzo Mancini, davanti alla fioriera di Piazza Nettuno, in Via Curiel, in Via Corridoni, in via Prampolini, in Via Verdi, in piazza De Curtis, in Via Del Prete, in Via Matteotti, in Via Malatesta, mentre circumnaviga la rotonda “Welcome To Cattolica”, mentre dribbla le panchine di Piazza del Mercato (e non accenna a intenerirsi sulle note macinate in sottofondo da un Bocelli panteistico), mentre procede spedito sulla banchina del Porto puntando la Capitaneria per poi virare improvvisamente e strambare sullo Squero, mentre percorre l’anello intorno allo Stadio Calbi descrivendo un’orbita perfetta e lineare, come una Luna di Euclide.
Questo lungo elenco di toponimi, che a prima vista potrebbe passare per un noioso stradario di Cattolica, rappresenta in realtà il corpus dei miei ultimi personali avvistamenti dell’uomo-che-cammina che ho morbosamente iniziato ad annotare da tre mesi a questa parte.
Ma chi è l’uomo-che-cammina? Perchè non si ferma mai?
Inizialmente ricordo che l’uomo-che-cammina aveva fatto il suo debutto come uomo-che-pedala. Migrava disinvoltamente da una bici all’altra, a seconda della contingenza e del tipo di lucchetto, non curandosi certo del modello. Credo che più di un cattolichino si sia ritrovato a inseguirlo forsennatamente al grido di: “molla la mia bici, brutto #### [censura]”.
Poi dopo il periodo dello spinning l’upgrade al trekking estremo.
“E cammina cammina…”
Ciao uomo-che-cammina, continua a vegliare sulla città, continua a giustificarne l’essenza masticandola palmo a palmo, continua a volare tra i marciapiedi e a farci sentire fermi.
Immobili.
Mentre tu passi veloce e non ci guardi neppure.

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Il Manoscritto

Empatia

Proseguo con la pubblicazione del Manoscritto affidatomi da un cliente del mio hotel, di cui per ovvii motivi, continuo ad omettere il nome. A tutti coloro che mi hanno scritto pregandomi di rivelare quel nome rispondo che le sue parole, più del suo nome, ne sapranno onorare la memoria, faranno giustizia delle sue azioni, apriranno un varco che nessun attributo onomastico può sperare di aprire.

“Empatia.
Fruscia nella stanza, da un corpo all’altro, da una storia all’altra, si lascia toccare, in trillante consistenza. E’ il tributo a un qualche spodestato Dio o la sua ultima parola, un fischio lungo, inattuato e irriferibile, drenato dalle coscienze, già pronto a ghermirle.
Al suo passaggio il nostro vissuto non è che una matassa inestricabile di altri noi stessi e di altri vissuti, in un loop eterno di clonazioni. Esseri orripilanti, ognuno modellato su strati alieni e inconciliabili, maldestramente incollati tra loro e pronti a tracimare in un vago brusio, un brulicante nulla in cui arrangiare le memorie, le vite altrui.
Empatia. L’estasi repressa di coloro che ascoltano la loro esistenza demandata, sfranta in milioni di universi argillosi. Vorrei essere unico e solo in me stesso, ma il verdetto perde sintassi e significato, vola via in un tappeto di coriandoli. Eccomi a casa, disseminato nel vuoto.
Sono io. Sono tutti voi. Sono le vostre parole, i vostri pensieri, le vostre regole, le geometrie assopite che vi bruciano i sensi.

I Ricettivi sono in tutto nove, accoccolati uno di fianco all’altro, su divano, poltrone e tappeto. Mi sono stati inflitti dopo *l’efferato omicidio*, così come ricorre in gran parte degli scartafacci processuali. Infermità mentale – si è detto. Riablitazione psichiatrica – si è detto. Terapia di gruppo – si è detto.
Tra questi fantocci è presente una donna.
Sono io quella donna. Sono ognuna di quelle sagome incatramate.
Cosa volete sentirvi dire?
Non c’è Ricezione nella Morte.
Vaghezza di un deserto dei sensi: ombra imbiancata degli occhi, nebbia di rumori, barcollare di sapori, contatti dilapidati, odori paludosi di polvere e spazi vuoti.
Osservo i volti degli altri, sembrano intenti a carpire qualcosa che non c’è, auscultano la salma invisibile, la percuotono con le ipotesi, disegnano il cadavere nell’aria, mi guardano con paura incipriata.
Non sanno, non si rendono conto.
Per noi che ascoltiamo, la Morte è un capogiro di vacua afasia.
Seppellire il delitto in un contenitore di carbonio opaco, licenziarlo e dipanarlo nei placidi smeraldi della detenzione, è di questo che si tratta, sono lì apposta. Prendere congedo dalla Morte, dalla sua cancellazione distillata nel tempo a venire: una fuga, un perdere di vista la Fine, persino la lineare premeditazione che si acquatta in essa.
Tutto questo è osceno.
La Morte è viva.
Anima nera del Nulla, definizione di Dio, fascicolo di Infiniti: abbiate cura di lei, guardatela, è giunta a voi madida di Retromondo, un cosmo personale che aveva creato e in cui amava rintanarsi. La conosco, non vi darà fastidio. Non si porta appresso nessuna Cosmogonia, nessuna Eresia da arginare. Depositatela nel suo Retromondo e lasciatecela a giocare, per favore.
Riguardo a te, Signora mia, ovunque tu sia, prego che possa giungerti il mio afono congedo.
Addio.”

[in apertura Jackson Pollock – Number 7, 1951]

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Jazz Musica

Andrew Hill: l’ultimo accordo

Risale a poco fa l’infausta notizia: si è spento un altro grande del Jazz, Andrew Hill. E’ morto a 76 anni, dopo aver lottato per 3 anni contro il cancro.
Vorrei allontanarmi per un attimo dal topic del Blog e spendere qualche parola per ricordare questo musicista straordinario.
Andrew è nato nel 1931 a Chicago. Su questa data vi è un’importante precisazione da fare. Nel diramare il comunicato ufficiale della morte la famiglia ha infatti rivelato che è questa la data di nascita veritiera del pianista di Chicago e non il 1937 come si credeva e come del resto veniva riportato in tutte le biografie ufficiali, allmusic in primis, mentre wikipedia sembra già aver aggiornato il suo database in tempo spaventosamente reale rispetto all’evento, un’efficienza teutonica (e vagamente macabra).
Andrew Hill è stato un innovatore nel senso più profondo e meno abusato del termine. Ha cominciato a suonare da leader già nei primi anni 60, suonando al fianco di colossi del calibro di Joe Henderson, Freddie Hubbard, Elvin Jones, Eric Dolphy, Bobby Hutcherson, Joe Chambers, Woody Shaw,Tony Williams, e la lista potrebbe continuare, praticamente il gotha del jazz di quegli anni, fatti salvi un paio di nomi (tra questi un certo Miles Davis).
Hill ha sempre inciso per la Blue Note, escludendo una fugace parentesi con la Soul Note negli anni ’80, e ha realizzato album straordinari, in cui l’impulso creativo si fonde sincreticamente con uno sperimentalismo mai fine a se stesso, mai arido, dando vita ad un genere che di fatto rappresentò il primo vero affrancamento dal manierismo del bebop e un primo ardito ponte verso il free jazz di Ornette Coleman. Titoli straordinari susseguitesi in rapida sucessione a cavallo degli anni ’60: Judgment!, Point of Departure, Compulsion, Dance With Death, Passing Ships… Album che hanno fatto la storia della Blue Note e del Jazz, suoni in cui il suo tocco rarefatto plana sull’ordito musicale conferendogli una liberazione spasmodica da ogni vincolo, da ogni schema precostituito, in un diorama di frequenze e di suoni capaci di penetrare nell’anima.
Proprio qualche ora fa ascoltando Time Lines, il suo ultimo lavoro, mi sono ritrovato a pensare come questo attempato signore avesse ancora tanto da dire al Jazz e alla Poesia.
Credo che finalmente quel suo ineffabile rincorrersi di accordi lievi, quella sua rugiada di armonie, si sia librata su, in pioggia ascensionale, fino all’Empireo in cui merita di aleggiare e di rimanere per sempre.
Ciao Andrew, riposa in pace.

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Cattolica Memorie

Le discoteche di Cattolica

Sono stato sommerso da una fiumana di ricordi. Immagini adolescenziali di discoteche come unico orizzonte plausibile, di scorribande lungo Viale Bovio, quando si faceva la spola tra Casanova, Taxi e Champagne, la triade di discoteche nello spazio di un centinaio di metri, quando l’estate era un ruggito che si insinuava sotto la pelle e ti innalzava a sgangherato semidio assiso su un altare di ebbrezze nascoste, vilipese dallo spirito alcolico della gioventù.
I ricordi… Ne avverto la presenza in diafana proiezione sulla parete. Come in uno sfocato super8 si rincorrono su questo muro che ho davanti. Rivedo Cischi al Casanova che afferrato il microfono urlava all’astrazione plastica di corpi che si intrecciavano dinanzi a lui: “Tutti nudi al Casanova!”, rivedo il Baffo all’ingresso del Taxi, come un Cerbero invalicabile che rifiutava di farci entrare a scrocco, rivedo le due ragazze olandesi dello Champagne mentre ridono di quei sorrisi fruscianti e minerali, epifania di una corporeità ctonia, inesperibile e brutalmente conturbante. Rivedo Luigi e Marco, compagni di viaggio, nei loro bianchi sorrisi, nel correre via leggero delle parole, degli scherzi sospesi a mezz’aria.
Rivedo poi Lolito, elfica creatura che s’insinuava in discoteca come ombra tra le ombre. Di solito stava ai margini della pista per poi sciogliersi in un ballo sfrenato. Quella sera la musica stanò la sua anima. Posò i robotici occhi su quella schiera di supplicanti, compromessi di strada, irrisolte equazioni, viaggiatori senza distanze, diabetoide accozzaglia di lune oscurate… che, cosa… succede… Luce… Sensi investiti. Ma che…
Un nuovo scroscio di didascalie lo ghermì, un boato scosse le DLL del suo equilibrato sistema operativo. Senza fiato. Fu attraversato da una scarica di qualità, aggettivi, morfologie, mappe fino a minare l’intima essenza di ciascun ballerino che gli stava di fronte. Fino a varcare la sensuale soglia che vanifica l’indifferenza: proprio mentre la Verità campeggiava davanti a lui come un arabesco schiumante… persone, alberi in movimento, evoluzione detonata dell’umanità. Lui all’interno della Musica, lui che sapeva. Assaporò l’olocausto con occhi correlanti e favolosi, agganciò ogni nodo di quel magma, corpi e sensazioni tatuate che galleggiavano nell’ossessivo occhieggiare delle luci stroboscopiche, blinc blinc, che denudavano i loro privatissimi intralci, i loro sotterranei abbracci. Vide tutto in un attimo esploso.
Ah. Dove sei andata giovinezza mia. In quegli occhi pieni di luce e furore di Lolito, sei. In un’ombra tagliata e inaccessibile, sei.
In uno specchio capovolto, sei.

[in apertura foto dei primi anni 70 della discoteca Akimbo, poi Champagne, inviatami da Fabio di Roma, che ringrazio di cuore]

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Cattolica Eventi

Cattolica Regina: negli scacchi

C’è una realtà parallela al nostro universo conosciuto che vive ai margini del campo visivo senza mai sfiorarci. Così è per gli scacchi. Cattolica ha un suo circolo di scacchi, non si vede ma esso esiste, respira e si moltiplica (molto lentamente, questo sì, ma con pervicacia). Il Circolo Scacchistico”Regina” ha prodotto un’agguerrita formazione di scacchisti che milita in un torneo nazionale, il Campionato Italiano a Squadre organizzato dalla FSI (Federazione Scacchistica Italiana, riconosciuta dal CONI). Il campionato si è concluso domenica scorsa e la Regina di Cattolica ha centrato l’incredibile obiettivo della promozione in serie B, un evento monumentale per un circolo che conta una quindicina di tesserati.
La notizia potrebbe anche scivolare via senza particolare interesse, ma in un contesto dove lo sport cattolichino sta naufragando con il Cattolica Calcio che sta mestamente concludendo all’ultimo posto in classifica il campionato Nazionale Dilettanti, mi sembrava giusto rimarcare questa bella prova.
Ma in cosa consiste un campionato a squadre di scacchi? Generalmente ci si figura gli scacchi come sport individuale ed è così. Esiste però la possibilità di dar vita ad una squadra composta da 4 giocatori, disposti su altrettante scacchiere adiacenti, capitanati da un caposquadra che cerca di disegnare la tattica della squadra, decide la disposizione dei giocatori sulle varie scacchiere (dalla prima per il più forte a scendere fino alla quarta), ha l’ultima parola in caso di richiesta di patta (se proporla all’avversario, o casa rispondere ad un avversario che la propone). Di solito il capitano è anche un giocatore. Ci si confronta con la squadra avversaria in 4 partite dunque, regolate da un orologio che scandisce il tempo di ogni mossa: ogni giocatore ha a disposizione un tempo di 2 ore complessive per concludere le proprie mosse in tempo utile per aggiudicarsi la partita, in caso contrario (ossia di sforamento di tale limite) la partita viene assegnata all’avversario, anche qualora questi si trovi in chiaro svantaggio materiale o posizionale. Chiaramente l’esito della sfida a squadre viene regolata a seconda dei risultati delle singole scacchiere: 1 punto per la vittoria e 0,5 per la patta.
I gladiatori delle 64 caselle che hanno reso possibile il trionfo sono: in prima scacchiera il maestro Andrea Magalotti, in seconda scacchiera il capitano della squadra e candidato maestro Massimiliano Ferri, in terza scacchiera la seconda nazionale Marco Sala, in quarta scacchiera la seconda nazionale Daniele Andruccioli, come riserve la seconda nazionale Luca Regini, il sottoscritto seconda nazionale Marco Belemmi (che non ha mai giocato per raggiunti limiti di decadimento scacchistico, ma si autoinclude in questa lista per puro narcisismo), il non classificato Victor Valdes da Cuba (apprezzato percussionista oltre che meritevole scacchista).
Il circolo scacchistico “Regina” invita chiunque abbia animo di festeggiare la promozione o comunque di entrare nel rovello scacchistico e di carpirne i segreti, alla serata di Gala il 25 aprile presso il pub RoundHouse di Cattolica, in via Del Prete 130, dalle ore 22.00 in poi.
Ci saranno ad aspettarvi fiumi di birra e un arrocco apparecchiato sulla scacchiera con l’orologio che, tic toc, ha già cominciato a scandire il suo tempo e che attende, meccanico, la vostra prossima mossa.

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Cucina Hotel Boston Memorie

Il forno

Nel novembre del 1994 arrivò in Hotel il primo forno a termoconvezione, costruito dalla bellariese Cucine Crociati: un mostro futurista che avrebbe fatto impallidire Marinetti & soci. Si decise di lasciarlo per qualche giorno fermo, per dargli tempo di ambientarsi, familiarizzare con la cucina, imparare il nostro linguaggio, stemperare lo stress dell’imballo. In realtà lo si temeva e lo si studiava come un’incognita scacchistica. Non conoscendone l’indole prudentemente fu transennato e ridotto ai minimi termini, si decise tuttavia di lasciarlo collegato alla rete elettrica per non lasciarlo perire d’inedia. Ogni tanto gli si passava di fronte scrutandolo in tralice, senza dar l’impressione di guardare, ma così, con un’occhiata distratta che casualmente si posava sulla belva robotica e tosto migrava verso altri lidi. Un impercettibile ronzio di rimando era la prova che la Cosa sapeva. A sua volta controllava. Verificava. Appurava. Spulciava. Vagliava. Accertava.
Rimase in questo limbo per tutto l’inverno. In tutto questo tempo la macchina fece di tutto per essere temuta e rispettata. Il suo carisma si espanse e si consolidò come un uovo in padella. Notai che il led della spia di accensione si era fatto più acceso, più consistente e deciso, quasi un faro in mezzo agli scogli dei padelloni e alla risacca dell’olio in friggitrice. Il suo meccanismo di apertura divenne vieppiù efficace con la cremagliera che gorgheggiava come una cicala ubriaca d’estate. Due pesanti pannelli di vetro e acciaio si alzavano (l’uno) e si abbassavano (l’altro) con moto sincrono, schiudendo un alveo di orfica imperscrutabilità. Laggiù, da qualche parte, le lasagne della signora Nucci avrebbero incontrato una doratura obliqua e balsamica, divenendo sacche di turgidi ripieni da assaporare in un silenzio conventuale, mistico.
In qualche modo quel groviglio di lamiera avrebbe assicurato il perpetuarsi di una tradizione gastronomica che si era gradualmente trasformata in culto massonico, con il proprio gigantesco corredo di rituali e formule da espletare che facevano del cuoco un oscuro Marabut e dei sottocuochi proseliti e adepti in attesa di essere ammessi ai Sublimi Segreti dell’Unica Dottrina.
E finora a ben pensarci, non gli ho mai cambiato una guarnizione, a quel demonio.
[in apertura Enrico Prampolini, Ritratto di Marinetti. Sintesi plastica, 1924-25]

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Cattolica

Un centro griffato

Stamane sul Carlino Rimini, nella sezione relativa a Cattolica, si legge che un comitato di commercianti del centro città si sta autonomamente organizzando per ottenere nuovi arredi urbani (panchine, lampioni, aiuole etc.) marchiati a fuoco da uno sponsor privato individuabile in una prestigiosa firma del mondo della moda. Il comitato lamenta infatti lo stato di deprecabile usura degli attuali arredi urbani e sostiene la necessità inderogabile di averne di nuovi, siano essi griffati oppure intonsi, l’importante è sostituire i vecchi e gettarli alle ortiche. L’ambizioso obiettivo è quello di trasformare il centro cittadino in una “vetrina a 360 gradi” (sic).
Che dire? Come rinunciare al piacere di posare i nostri augusti glutei sulla “&” tra Dolce e Gabbana o magari mollemente adagiare la nostra manina sulla sinuosa curva di un seno di modella riprodotta a grandezza naturale in pieno Viale Bovio? Direi che altrettanto trendy sarebbe portare il nostro amato Bobi, durante la sua quotidiana passeggiatina, a sgravarsi dei suoi escrementi su un’autorevole aiuola firmata Valentino, o magari innaffiare un elegantissimo lampione Armani.
Dunque? Prepariamoci alla realtà virtuale di una vetrina a 360 gradi dove il glamour ci divorerà in ogni direzione e dove il fashion style ci pioverà addosso con copioso e inarrestabile impeto. Passeggeremo con stile perfetto e inappuntabile, senza un capello fuori posto, icone di ricercatezza, prototipi del buongusto, archetipi di signorilità, signori del garbo, divinità di vaghezza. E staremo attenti a non respirare per non spezzare l’ecosistema dei fulgidi brand che ci ruotano intorno come silenti guardiani, come orbite di eleganza, come cariatidi di inclita classe. E finalmente ci sentiremo più belli. Più eleganti.
Più veri.

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Cattolica Off Topics Società Web

La casa tra mare e montagna

Da qualche giorno ha avuto inizio su La7 e MTV una campagna pubblicitaria di una società immobiliare come ce ne sono a trilioni, la sedicente “Rete Europa Immobiliare”, con uno spot teso a lanciare il loro nuovo rivoluzionario progetto “Mare Domani”. Gustiamoci il promo:

Naturalmente lo spot ha immediatamente suscitato una fiumana di reazioni: centralini delle tv assaltati, server intasati, blog straripanti, capelli, vesti e svariate parti anatomiche stracciate, articoli su articoli su articoli (cfr. quello del Carlino) e poi ancora bloggate a go-go, una fibrillazione di bloggers da farmi impallidire Technorati e i suoi algidi tags, toccare con mano la serp (search engine result page) di google per credere.
E’ altrettanto ovvio che trattasi di una burla (la campagna è partita il primo aprile) per sensibilizzare la platea televisiva (e la blogosfera, pare) sul tema del disastro climatico a cui stiamo andando scientemente e volontariamente incontro con belle parole e pochi, pochissimi fatti concreti da opporre all’olocausto.
Io ci sto. Raccolgo qualche sparuto concetto. Mi sensibilizzo. E ne parlo.
Mi sono subito chiesto: perchè Santarcangelo? Con tutti i chilometri di coste che ci sono in Italia, proprio ad un tiro di schioppo da Cattolica doveva calare la scure del sarcasmo ecologista degli autori? In effetti è seccante anzichenò essere forzatamente costretti a pensare alla brutale sommersione (il termine benchè orrendo esiste, grazie oracolo De Mauro).
L’immaginario ha sciorinato le sue litanie di immagini in divenire. Ho pensato al mio umile microcosmo. L’egoismo, a volte. E’ come una frustata di cui ti vergogni, ti brucia, ma di cui monetizzi il significato per scongiurare il prossimo colpo. E l’egoismo ti apre gli occhi. Te li spalanca. Mi è balenato il mio domicilio, asciutto luogo di pace e relax, dove germinano amori caldi e deumidificati e dove il sole asciuga financo il pensiero di un bicchier d’acqua, in un sol colpo malsana e umida spelonca per sommozzatori artritici e sirene in menopausa. Ho realizzato. In un attimo. Un mare d’acqua sopra la mia testa.
Mi sono sentito bagnato. Fradicio.
Ho pensato a USA e Australia che si rifiutano di ratificare il protocollo di Kyoto.
Ho ricostruito mentalmente il muro salmastro sopra la mia testa. Di nuovo quella indelicata sensazione di ammollamento. Devastazione idrica.
Usa e Australia. Mare. Hotel tra i flutti. Un canotto. La sirena che mi lancia la dentiera. Acqua. Acqua. Acqua. Canguri che dicono no tra le spume. Ancora acqua in ogni dove. Kyoto e le giapponesine con l’ombrellino da geisha, siliconica barriera contro ogni tipo di infiltrazione. Usa e Australia. E chi altri? Croazia, Kazakistan e Monaco, dice mamma Wiki. Cosa? Ripeto: Croazia, Kazakistan e Monaco. Ora scrolliamoci per un attimo l’angosciante dubbio se l’ultima voce si riferisca al principato o alla Baviera secessionista (siamo già in un futuro sommerso) . Ricapitoliamo. 4 Paesi (e forse un quinto secessionista) che rifiutano di ratificare, categoricamente. E l’Adriatico che incombe come un mantello gonfio di vento.
E allora l’egoismo ha di nuovo parlato.
Imperiosamente.
Firmate quel cazzo di trattato.
E smettiamo di intossicare ogni cosa che bazzichiamo.
Sirene e canguri compresi.