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Tavola rotonda “Uno sport per crescere”

DIREZIONE DIDATTICA STATALE
Via Resistenza, 9 – 47841 Cattolica tel0541/966619-Fax 0541/ 966633
E mail: ddcattolica@rimini.com

Il 9 aprile 2008 i docenti e il Dirigente Scolastico del Circolo Didattico di Cattolica vi invitano dalle ore 20,30 alle 22,30 alla tavola rotonda “Uno sport per crescere”.

“ Se qualcuno ti avrà educato, lo avrà fatto ben più col suo essere che con le sue parole” P.P.Pasolini
Interverranno:
Circolo Didattica Cattolica
Comune di Cattolica
Educatori fair play
A.C. Cattolica
Associazione atletica 75
Pagnini Emanuele
Ci confronteremo sullo Sport come :
abitudine di vita,
crescita globale della persona,
educazione alla legalità,
apprendimento cooperativo.
Vi aspettiamo numerosi……………

Un gesto naturale


“Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone
osservo la mia mano che si muove, la sua decisione
da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero
e sento che in quel movimento io non c’ero.”

Un corpo è una macchina perfetta, una mirabile sintesi di arti e organi, ognuno teso a preservare e far vivere l’entità ospitante.
La città è quel corpo. I cittadini: uomini, donne, bambini sono un’unica imponente massa magmatica che si modella e cambia forma a seconda del recipiente che la ospita. I cittadini sono i suoi atomi, le filiformi fibre muscolari, i recettori nervosi che sovrintendono i movimenti e fanno viaggiare i velocissimi pensieri. I cittadini fanno vivere la città, la difendono e la preservano.
Un tale esercito non si divide in corporazioni, non si prende cura del proprio orticello, ma al contrario antepone il bene comune ai problemi personali, ha a cuore la cosa pubblica e fa fronte alle avversità in maniera democratica e collegiale per mezzo di rappresentanti eletti espressamente a tali fini.
Ora torniamo in Italia, a Cattolica. nel 2007. Stracciamo il velo retorico di questa patetica metafora e mostriamoci per quel che siamo. Vediamo bene come tutto ciò sia una mera Utopia e il “bene comune”, il “senso civico”, il “benessere collettivo” lo gettiamo volentieri alle ortiche tuffandoci voluttuosamente nel microcosmo di minuscoli egoismi che costellano la vita di un uomo, di tutti noi. E tanti saluti a Platone e Tommaso Moro, e a tutti quei pensatori che hanno cercato di instillarci un senso civico che non avremo mai.
Eppure, a volte, ci piace pensare, ipocritamente, che la città sia davvero un unico corpo e che i suoi cittadini davvero si sentano parte di questo corpo. Questo a prescindere da come stiano realmente le cose.
Il sommo poeta Gaber cantava: “osservo la mia mano che si muove… e sento che in quel movimento io non c’ero”. A volte questa sensazione di non appartenenza, di estraneità, la viviamo osservando come evolve la nostra città intorno a noi. Come se il nostro corpo si muovesse senza la nostra volontà.
Un caso simile personalmente lo sto vivendo per il Porto. Amo la mia città e amo come è stata gestita e portata avanti, tra qualche errore e molte scelte vincenti, dalle varie amministrazioni che mi hanno fatto sentire ben rappresentato e alcune volto persino orgoglioso. E non penso solo a Micucci, ma anche a Pazzaglini, che si è dovuto destreggiare tra i flutti di una situazione economica disastrosa, operando scelte coraggiose.
Domenica scorsa ero al Porto, ho incontrato i rappresentanti della Lista Arcobaleno che protestavano contro la cementificazione del Porto di Cattolica. Erano in verità pochi sparuti dimostranti, in un’assolata giornata domenicale che invogliava più a gettarsi tra i flutti dell’Adriatico piuttosto che a marciare in un sit-in davanti a un cantiere. Ma questi signori sono ostinati e hanno protestato civilmente, direi pacatamente. Dai loro discorsi traspariva il loro amore per questa città. Mi hanno spiegato la situazione illustrandomi le loro ragioni e le loro richieste. Ma più di milioni di parole valeva quel che stava dinanzi a noi. All’orizzonte si stagliava infatti un manufatto in cemento armato che gettava la sua lunga ombra pomeridiana sulla banchina del porto oscurando le bitte e qualche pigro gabbiano alle prese con i piccoli segreti annidati nel proprio candido piumaggio. L’edificio pare che dovrà ospitare cinque chioschi trasformandoli in piccoli negozi (forse è il caso di parlare di loculi) con una sede definita e stabile. Il problema è che una tale opera nasconde completamente la vista del mare, come giustamente avvertiva Fabio Ronci in un suo post. Senza contare l’imponente struttura che campeggia oltre il manufatto, tra il ristorante “La Lampara” e la nuova darsena al confine con la spiaggia. Una struttura la cui destinazione rimane tuttora misteriosa.
Insomma farei un appello all’amministrazione di Cattolica, considerando la sua sensibilità in passato per le opinioni dei cittadini e per i servizi resi alla comunità, viste le oltre 2500 firme raccolte tra la cittadinanza, visto l’oggettivo arduo impatto naturalistico delle opere in corso: perchè non fare il punto della situazione in un consiglio comunale, dove poter spiegare le ragioni e i vantaggi dei lavori e poterne ridiscutere i parametri con i cittadini? Con serenità. Collegialmente. Personalmente sono convinto che tutto questo è stato fatto nell’interesse di Cattolica, ma perfavore qualcuno mi dipani l’ordito, così che anche io possa capire 🙂
Sarebbe un bellissimo gesto naturale.

“Cerco un gesto, un gesto naturale
per essere sicuro che questo corpo è mio
cerco un gesto, un gesto naturale
intero come il nostro Io.”

DisbosCattolica

Con una decisione che definire impopolare significherebbe spendere un eufemismo l’amministrazione di Cattolica ha annunciato il taglio di 300 pini situati principalmente nelle zone di Via Trento e Via Fiume. Precisamente il dott. Mauro Sala, agronomo comunale, comunica che per insadacabili ragioni di sicurezza stradale 300 pini vanno eliminati, lo impone il Codice della Strada. Le piante sono infatti ben al di sotto della soglia minima di altezza fissata in metri 5 e dunque ecco attivarsi l’infallibile apparato burocratico e il suo ineluttabile meccanicismo. In merito alla casistica stradale ci ricorda Nazario Gabellini, capo dei vigili urbani di Cattolica, che l’unico incidente imputabile ad un pino di Cattolica risale al 2000, quando pare che un camion avesse urtato con la parte posteriore una pianta perdendo il telone del rimorchio, il quale telone finì addosso ad una persona causandogli danni all’apparato dentario. Un incidente in quanti anni? 40? 50?
Come spesso accade per queste decisioni che riguardano la cittadinanza la delibera viene fatta piovere come un’ordinanza inappellabile. Le motoseghe stiano in continuo burn-in, e buonanotte alla dialettica cittadina.
Ora visto che questi pini mi hanno tenuto compagnia per 40 anni, vorrei almeno sentire il parere di qualcuno che non sia un “agronomo comunale”, ma che magari abbia ugualmente qualcosa da dire in proposito. Che so, un cittadino di Cattolica, un turista affezionato alla città o magari semplicemente qualcuno che si sentisse in animo di esprimere un parere. Si chiama democrazia.
Qui di seguito l’eco-sondaggio, altrimenti per chi volesse dire la sua in maniera più approfondita i commenti sono sempre aperti a tutti:

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Il nuovo centro di Cattolica

Sul numero di aprile del notiziario comunale “Città di Cattolica” appare la presentazione dell’imponente complesso che sta sorgendo sull’asse di Via Carpignola. Ho creduto opportuno riportare per intero il comunicato e le immagini annesse perchè penso si tratti di un punto di svolta nell’offerta che Cattolica propone ai suoi cittadini e ai suoi ospiti per quel che concerne il tempo libero, lo shopping, e lo sport. Il progetto appare di buon livello progettuale e si candida come autorevole polo d’attrazione turistica. Di seguito il comunicato stampa e qualche ulteriore immagine del complesso.

IL NUOVO CENTRO MULTISALA: CINEMA, SPORT E TEMPO LIBERO
Sono iniziati i lavori per la realizzazione del Nuovo centro chiamato Video-Gioco-Sport.
Il Complesso rappresenta un’ulteriore, importante dotazione di servizi per il tempo libero, contribuendo ad incrementare la già forte capacità attrattiva della città. Coerentemente con le altre precedenti realizzazioni urbanistiche (II Piano del Porto, l’Acquario, le Piazze, la Piscina, solo per fare alcuni esempi), le scelte del Consiglio Comunale hanno spinto ed incoraggiato investimenti in grado di accrescere la visibilità e la conoscenza di Cattolica, orientando progetti di qualità, capaci dì generare anche nuovi posti di lavoro. Pure in tempi di congiuntura economica, la Città è quindi capace di grandi ed importanti investimenti, grazie ad un equilibrato ed opportuno rapporto fra Pubblico e Privato: insomma, proprio “un bel progetto”!
Il Video-Gioco-Sport è un centro del tempo libero o “Leisure Centre”, anche denominato FEC (family entertainement center). Si sta sempre più affermando, all’interno delle città di una certa dimensione o dei territori urbani, una tipologia di centri strutturati intorno al tempo libero. Pur diversi l’uno dall’altro per dimensioni, contenuto e contesto d’inserimento, tutti hanno la presenza di tre elementi:
A) l’intrattenimento: rappresentato da una o più strutture di attrazione come la multisala e gli impianti sportivi;
B) il commercio con connotazioni ludico-esperienziali e di prodotti specialistici;
C) la ristorazione: caratterizzata dall’offerta di “ristoranti a tema” spesso raccolti intorno ad una piazza. Il Centro Video-Gioco-Sport
si inserisce quindi nella percezione che individua Cattolica come città destinata al divertimento di tutta la famiglia.

LA MULTISALA. Di dimensioni medie, la multisala è organizzata con sei sale di circa 200 posti cadauna strutturate attorno ad un ampio spazio di distribuzione di forma ellittica, con due volumi in altezza, sopra il quale sarà collocata la cabina unica di proiezione. Le sale sono impostate a circa due mt. sotto il livello del terreno. Questa scelta progettuale ne facilita in generale l’accesso e, per via di una minore altezza visibile, migliora l’impatto dell’intera struttura sull’ambiente esterno. Il Mediastore offre un fronte all’interno della multisala ed un fronte aperto all’esterno; esso ospiterà attività di vendita di articoli collegati alla comunicazione, quali libri, video, CD, DVD, riviste, ecc. Si prevede inoltre una quota limitata di vari spazi commerciali specialistici collegati alle attività insediate (articoli sportivi, cura del corpo, ecc.).
LO SPORT INDOOR ED IL FEC. In un unico grande ambiente complessivo sono contenuti: IL BOWLING con il campo ben visibile
dalla piazza, attorno al quale potrà essere realizzata una pista di pattinaggio ed IL CENTRO GIOCO DEDICATO ALLA FAMIGLIA i cui ambienti potranno affacciarsi sul campo del bowling ed essere articolati sul tre livelli. All’interno del complesso saranno collocati i servizi igienici comuni, bar e altri servìzi necessari.
IL CENTRO FITNESS. E’ situato in un edificio separato, con un doppio volume in altezza. Oltre a spazi adibiti a palestre, suddivise per attività specifiche ed a seconda della dotazione delle diverse attrezzature, saranno presenti spazi dedicati al benessere come la sauna, il bagno turco, i locali per la cura del corpo, ecc.
LA RISTORAZIONE. E’ noto a tutti come la ristorazione, articolata in tutta la sua attuale offerta, sia oggi non solo un “legame” fra le varie attività di svago e di commercio ma anche di per sé una attrattiva in grado di generare identità ai luoghi, radicare abitudini all’incontro, qualificarsi essa stessa come spettacolo e tempo libero. Distribuita quindi all’interno delle varie attività, sotto varie forme, trova comunque la sua collocazione privilegiata intorno alla piazza del complesso.

LO SPAZIO ALL’APERTO PAVIMENTATO. La rete di connessione di tutte le attività elencate, il suo supporto fisico, il cuore del sistema è lo spazio pubblico pavimentato che disegna ambienti e luoghi all’aperto. È strutturato intorno ai due principali assi portanti: quello della antica Via Carpignola e quello segnato tra la testata di Via Dalla Chiesa, proveniente dal centro ed i nuovi quartieri residenziali di Via Cabral e di Via Allende.
Si estende lungo tutto il perimetro dei fabbricati ed è articolato in percorsi e piazza, in parte protetti dalle coperture sporgenti dei fabbricati, in parte dall’edificio a ponte che segna l’ingresso da Via Cabral.
L’intero complesso è servito ed attrezzato di tutte le urbanizzazioni necessarie (viabilità carrabile, ciclabile, pedonale, adeguati parcheggi, aree a verde, ecc.). Inoltre, nell’accordo di pianificazione sottoscritto, sono state individuate ulteriori urbanizzazioni a carico del privato, da realizzarsi in aree limitrofe e di notevole interesse pubblico (parcheggio prospiciente il complesso scolastico, realizzazione del “grezzo finito” del Centro Giovani-Anziani e relativo parcheggio, ecc.).
UTILIZZAZIONE DEI SUOLI. L’area è ricompresa all’interno del territorio urbanizzato già utilizzato per vari usi (residenza, servizi, attrezzature pubbliche, ecc.) molto distante dai terreni ad uso agricolo. Si configura pertanto come un completamento corretto ed armonico dell’abitato, con realizzazione di strutture e servizi di prevalente interesse pubblico, all’interno di un territorio edificato a principale destinazione residenziale.

IMPATTO AMBIENTALE / ARCHITETTONICO. La proposta progettuale persegue un inserimento nel contesto urbano “soffice” e di sostenibilità ambientale. In particolare, prevede che tutte le aree non coperte dagli edifici e dalla sede di mobilità fissa carrabile/ciclabile/pedonale (di dimensioni molto contenute rispetto alla superficie complessiva) vengano realizzate con soluzioni “non impermeabilizzanti” del suolo, riservando ampi spazi alle aree a verde. Inoltre si prevedono costruzioni parzialmente interrate che permettono di contenere l’altezza massima degli edifici in mt. 9,00 fuori terra, con soluzioni tipologiche di basso impatto ed alta qualità architettonica. Infine, sono previste opere di limitazione dell’impatto acustico e visivo con adeguati movimenti di terra, barriere verdi. Per concludere, va ricordato che contemporaneamente vengono ceduti al Comune gli spazi necessari all’ampliamento del Parco della Pace che si estenderà fino alla Via Carlo Alberto Dalla Chiesa e che è già in “progettazione” l’ampliamento del Parco stesso.

Hotel Cattolica: turismo congressuale

Ho latitato, lo confesso, da questo blog per un po’ di tempo, qualcosa come tre giorni che per me e la mia fluente prosopoea rappresentano una quasi-eternità. Principalmente la ragione risiede nel fatto che sono stato assorbito dalla realizzazione di un nuovo blog, Hotel Cattolica, creato su piattaforma WordPress. Un blog che ho inteso come organismo vivente che andasse ad affrontare problematiche turistiche strettamente inerenti a Cattolica ed alla sua realtà di Periferia dell’Impero e magari lanciasse un po’ di sassolini nella morta gora delle possibilità promozionali. A fronte di ciò vorrei eccezionalmente presentare un post estrapolato dal neonato blog che ritengo particolarmente significativo. L’articolo affronta la vexata quaestio del turismo congressuale a Cattolica e lancia una proposta che spero non cada nel vuoto.

Fatte le precedenti premesse [cfr. precedenti post ndr] e analizzando i dati si evince come Cattolica parta svantaggiata rispetto a Rimini e Riccione sul terreno del turismo congressuale. Il principale ostacolo rimane la distanza dal punto nevralgico del flusso turistico che rimane indubbiamente la Fiera di Rimini. Per un congressista, per un operatore fieristico o anche per un semplice visitatore rimane infatti la scomodità di soggiornare a 18 km. di distanza dall’evento che lo interessa, disagio che rimarrebbe anche in caso l’albergatore cattolichino si adoperasse per organizzare un sistema di trasporto idoneo. Personalmente ad esempio mi è capitato di prendere in affitto un piccolo pullman per venire incontro alle esigenze di un gruppo di congressisti che non volevano rinunciare all’ospitalità di Cattolica per il loro soggiorno. Ma si tratta comunque di casi di minore incidenza statistica rispetto alla maggioranza dei congressisti che preferisce soggiornare a pochi metri di distanza dalla Fiera.

Per questa ragione è mia convinzione che Cattolica debba puntare non tanto alla fiera di Rimini come remota fonte di presenze turistiche ma come autentico modello di ispirazione per realizzare, con le debite proporzioni, un’analoga risorsa sul suo territorio. Credo cioè che la strada da seguire sia non già quella di accontentarsi delle briciole dalle presenze congressuali riminesi, ma al contrario puntare ad organizzare eventi congressuali nel territorio di Cattolica e stringersi in sinergia con l’amministrazione comunale per realizzare un piccolo ma efficiente polo fieristico-congressuale che sappia specializzarsi in un determinato campo e divenga attrazione forte per un certo tipo di manifestazioni ad esso strettamente correlate. Per portare a termine questa sfida è necessario istituire come essenziale primo passo un ufficio che coordini gli sforzi di operatori turistici e amministrazione comunale e divenga punto di riferimento per la realizzazione, per la logistica e per la promozione. Una realtà simile è stata istituita con successo a Parma dove è nato il Convention Bureau, un organismo comunale con partecipazione privata che garantisce la promozione degli eventi congressuali attraverso un catalogo ed altre iniziative promozionali.

Chiaramente occorrono investimenti pubblici e privati per creare questa risorsa, che rimane una scommessa dell’intera comunità, e che non solo andrebbe ad incrementare le presenze turistiche ma, fattore ancora più importante, andrebbe a destagionalizzare l’offerta turistica di Cattolica apportando presenze certe lungo l’intero arco dell’anno solare. Quindi in sintesi: investimenti dell’amministrazione comunale e investimenti degli operatori turistici, andando a formare una holding di pubblico e privato che unisca i propri sforzi in nome degli interessi comuni.

La sfida a questo punto rimane da affrontare e vincere: sono convinto che la creazione di un centro congressuale a Cattolica sia tutt’altro che semplice da realizzare. Questo per la difficoltà endemica di Cattolica nel reperire spazi edificabili visto il suo esiguo territorio comunale e il suo altissimo grado di urbanizzazione. Ma forse la difficoltà maggiore risiede proprio nella mentalità di noi tutti: è difficile pensare di realizzare una realtà così complessa e vasta come un polo fieristico partendo dal nulla. Per questo rimane forte la necessità di creare inizialmente (e da subito) un ufficio che cominci a sensibilizzare albergatori, bagnini e commercianti sulla capitale importanza di una tale eventualità e su come sia necessario scommettervi tutti quanti insieme unendo i propri sforzi e sapendosi in questo modo ricollocare su un mercato in forte cambiamento come oggi è il turismo. Presentare un’offerta diversificata e il più possibile eterogenea e completa è a mio avviso l’unica carta vincente per opporsi alla cultura del low cost che così tanto duramente è andata ad aggredire e colpire a fondo il turismo italiano facendo vacillare la prima risorsa economica del Paese.

Italia.it e Cattolica

Riprendendo un post di Valerio Lessi apparso il 5 marzo sul suo blog, ho dato una fugace occhiata al trattamento che il nuovo portale del turismo italiano, Italia.it, riserva a Cattolica: qui potete esaminare il risultato. Definirlo il trionfo del bignamismo mi pare equivalga ad assestare un sonoro ceffone a Bignami e ai suoi microscopici nonchè geniali manualetti. Nessun accenno alla spiaggia (principale attrattiva) se non una notazione telegrafica: “La spiaggia è chiusa a est dal promontorio di Gabicce”, nessun riferimento alla lunghezza, alla conformazione, al numero delle strutture ricettive nè a quelle di balneazione etc. etc. E si potrebbe andare avanti all’infinito passando per l’assenza di dati fondamentali quali un link al municipio o a strutture particolarmente interessanti come il Parco Le Navi. Ma mettendo da parte per un attimo ogni particolarismo -trattino- campanilismo facciamo un passo indietro e snoccioliamo qualche cifra sul portale: inaugurato in pompa magna il 21 febbraio 2007 alla BIT di Milano (Borsa Italiana del Turismo) dal vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli e dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca, si pone come obiettivo primario di riportare il turismo italiano al vertice mondiale dopo che alcuni paesi europei (leggasi Francia, Spagna e Gran Bretagna) l’hanno sopravanzata per presenze turistiche e investimenti (fonte: Il Sole 24 Ore). Il sito è costato 45 (quarantacinque) milioni di euro ed è stato per metà cofinanziato dalle regioni. Ora, l’obiettivo sarà anche nobile e sacrosanto, ma la realizzazione è stata immediatamente subissata da ogni sorta di critiche da parte degli addetti ai lavori e polemiche da parte di giornalisti e critici del settore. Ed effettivamente, per citare soltanto una delle tante rogne, la fruibilità e la navigazione risultano irrimediabilmente appesantite da tonnellate di byte in linguaggio Flash che rallentano e financo confondono l’utente.
In definitiva cosa chiedere a questa iniziativa che va comunque elogiata per gli intenti?
Dapprima appunto la fruibilità, per questo consiglio ai webmaster di Italia.it di farsi un giro su portali come Wikipedia, Google News o Punto Informatico, per capire cosa significa un portale a misura d’utente.
In secondo luogo la completezza di informazioni e la cura dei contenuti. In terzo luogo la presenza di una rete capillare di link che faccia del portale un reale strumento di riferimento nella ricerca e nella pianificazione di una meta per le proprie vacanze, e al contempo un formidabile mezzo di promozione turistica per il nostro paese.

Caronte, occhi di bragia

Sul Resto del Carlino Rimini, nella cronaca cattolichina, campeggia stamane un articolo sull’affaire “traghetto sul fiume Tavollo“. In pratica, con la sparizione del ponte girevole che univa la sponda cattolichina a quella gabiccese, si sta pensando ad un valido sostituto senza che il flusso di turisti (calcolato in circa 10.000 persone al giorno) debba dirottare sul nuovo ponte eretto circa 100 metri più a monte, con conseguente abnorme scialo di energie psicofisiche, si suppone. Nuovo ponte, giova ricordarlo, che è parte integrante dell’ultramoderno e suggestivo complesso della nuova darsena di Cattolica di recentissima costruzione. A questo punto verrebbe da chiedersi: ma se il nuovo ponte gode già in partenza di una così infima fiducia da parte dell’Amministrazione comunale, perchè farlo? Sono domande che solo gli alti prelati del tourism marketing, che disegnano arabeschi di flussi turistici e ne indovinano con precisione atomica le inclinazioni, solo questi insigni studiosi, dicevamo, possiedono una risposta racchiusa all’interno dei loro storming brains e un giorno fatidico comunicheranno con piglio oracolare a tutto il mondo emerso l’unica e sola Verità. Nel frattempo noi poveri sfigati ci si dibatte in questi rovelli molto più terreni e si rimane in braghe di tela, senza risposte plausibili.
Non è tutto (e qui arriviamo al fulcro della notizia). Il “valido sostituto” del fu ponte girevole dovrebbe essere un traghetto che trasporterà i turisti da una sponda all’altra del Tavollo con moto perpetuo tra le due banchine. Traghetto di cui esiste già un progetto, con tanto di società interessata alla realizzazione, presentato alla Capitaneria di Porto di Cattolica e in attesa di approvazione. Mancherebbe solo l’accordo transregionale tra le due Amministrazioni: Cattolica e Gabicce. Pare che mentre Cattolica spinga per la “zatterona”, i cugini marchigiani siano più refrattari all’idea. Si discute.
A questo punto ho riposto per un attimo il giornale e mi sono figurato questo novello Caronte che come la creatura dantesca divide supernamente le masse di turisti e le imbarca con foga tremenda e infallibile sulla sua zattera infernale:

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: «Guai a voi, anime prave!
Non isperate mai veder lo cielo:
i’ vegno per menarvi a l’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo.»

In un attimo il Tavollo diventa l’Acheronte, e schiere di turisti si trasformano in spiriti impauriti e in balia degli eventi. Mentre vedo Caronte cavalcare i flutti e allontanarsi con il suo mesto carico mi chiedo cosa ci aspetti dall’altra parte, così terribilmente sfuggente e nebbiosa. In fondo un ponte, pur nella sua meccanica inerzia, si sarebbe rivelato molto più pietoso nel suo valicare l’ultimo ostacolo sopra l’Ignoto.