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Furia ecologista sul centro VGS

Con la pubblicazione del progetto del centro VGS (video-gioco-sport) sono giunte nella mia mail-box alcune missive piuttosto critiche nei confronti del VGS e credo, di riflesso, anche nei miei confronti per averne proditoriamente pubblicato il progetto, sebbene il tono si sia sempre mantenuto di civile scambio di vedute. In particolare in una di queste e-mail mi si chiede di esternare il mio pensiero su questo centro, a fronte dei pesanti elementi negativi prospettatimi. Cosa che mi accingo a fare ben volentieri. Invito anzi chi mi ha sollecitato ad assumere una posizione, a fare altrettanto qui sul blog, magari utilizzando i commenti oppure, se lo si ritiene più opportuno, inviandomi un proprio intervento per e-mail (l’ indirizzo lo potete rinvenire nel profilo) con domanda di pubblicazione che sarò ben felice di esaudire.
Si diceva di ineludibili aspetti negativi di questo progetto. Credo che per riassumere le ragioni dei contestatori sia lecito citare l’intervento di Valeria Antonioli della Coalizione Arcobaleno che raggruppa le liste di “Cattolica Città per la Pace”, “Comunisti Italiani”, “Italia dei Valori” e “Verdi per la Pace”. Qui di seguito allego quindi l’intervento apparso sul notiziario comunale “Città di Cattolica” del mese di aprile:

VGS: SI DA INIZIO ALLE DANZE
E via, ci siamo: stanno per partire le opere di urbanizzazione per il VGS, il Video Gioco Sport, una colata di 12.00 mq di cemento incastonato tra quattro scuole. Sorgerà su uno degli ultimi lembi di terreno pubblico: più di 45.000 mq di terra che il comune ha offerto a un privato (che in cambio gliene ha data neanche la metà [la metà di cosa?! ndr]) perché ci costruisca una multisala cinematografica, un centro fitness, spazi commerciali e quant’altro, e questi ci dicono essere servizi di pubblica utilità. Ma è “pubblica utilità”un cinema privato? Una palestra privata? Un centro commerciale?. Allora viene da pensare che tutto ciò di cui si fruisce sia di pubblica utilità: bar, ristoranti, boutiques eccetera. Noi invece riteniamo che un servizio pubblico è tale se risponde alle esigenze fondanti della persona: cultura, aggregazione, prevenzione, tempo libero. Nel caso del VGS, inoltre, verrà compromessa per sempre la possibilità di sviluppo ed estensione delle scuole presenti e non si potrà immaginare la creazione di strutture sportive e di aggregazione per i nostri giovani (di cui c’è un gran bisogno!) limitrofe alle scuole. Questo progetto prevede inoltre la realizzazione di circa 600 posti auto, con l’evidente potenziale intercettazione di una portata di traffico che stravolgerà l’equilibrio di un quartiere residenziale che si animerà di giorno e di notte con conseguenze serie dal punto di vista dell’inquinamento acustico e ambientale. Avevamo invocato una valutazione di impatto ambientale, ma si sono guardati bene dell’accogliere la richiesta. Forse per non “scontentare” il privato costruttore….
Mentre ovunque ci si attiva per cominciare a rientrare nei parametri del protocollo di Kyoto; in un momento in cui anche i vertici provinciali dei partiti che governano a Cattolica si confrontano sulla sensatezza di un modello sviluppista appiattito sull’asse pubblico- privato, i nostri amministratori continuano a proporre uno sviluppo insano e insensato per la nostra città. E non c’è mai stato, su questo argomento, un minimo tentativo di confronto. Un dubbio ci assale: c’entreranno forse i 3.000.000 di euro di oneri di urbanizzazione che il Comune incasserà? Probabile, ma è anche un atteggiamento culturale arretrato che caratterizza questa amministrazione. Quando la maggioranza furbescamente accusa l’Arcobaleno di aver assunto una posizione ideologicamente oppositiva, dovrebbe invece avere l’onestà di dire alla città che sono scelte scellerate come queste che ci allontanano ineluttabilmente. Possiamo solo concludere dicendo che i nostri amministratori, lungi dall’ANDARE AVANTI, stanno vorticosamente capitolando all’indietro.

Sinteticamente:
1) Il VGS non è di pubblica utilità: mi sembra un rilievo abbastanza ozioso e fondamentalmente pedante da opporre. Occorrerebbe infatti definire quali sono le strutture di pubblica utilità (tutte quelle gratuite? niente ospedali dunque… tutte quelle che forniscono servizi utili? ma utili a chi e per chi? e così via all’infinito…) scadendo in un vortice sofistico senza ritorno. Dice la Antonioli: “riteniamo che un servizio pubblico è tale se risponde alle esigenze fondanti della persona: cultura, aggregazione, prevenzione, tempo libero.” , e quindi, in quest’ottica, il VGS non rientrerebbe in tale categoria, costituendo di fatto un fornitore di servizi per animali e/o cose inanimate, minerali, rocce vulcaniche, folle di vegetali e torme floreali.
Sarcasmo a parte, secondo me un centro come il VGS fornisce servizi precedentemente carenti e/o assenti. Stop. E questo è un fatto. Accantonando la demagogia buonista del “socialmente utile” perfavore, e magari conservandola per il periodo propizio della fioritura di tale concetti, le elezioni amministrative o quelle politiche.
2) Il VGS tarpa le ali alle scuole limitrofe: mah… anche questo concetto mi pare abbastanza risibile. E’ mai stato presentata una domanda di ampliamento delle suddette scuole? Se ne sente l’insopprimibile esigenza? Infine non mi pare che la contiguità sia così prossima da non permettere un futuro ampliamento delle scuole presenti sul territorio, mi pare che anche qui si vada per cavilli, per non dire specchi.
3) Il VGS è una minaccia per l’ambiente: premesso che mi trovo d’accordo con la Antonioli sulla redazione di un documento che esamini l’impatto ambientale del VGS, non mi trovo invece d’accordo con lei quando individua nel VGS una minaccia per l’inquinamento dell’ambiente circostante a causa dell’incremento del traffico in loco o delle polvere sottili generate dal cantiere… Io credo che sia semplicemente esagerato parlare di inquinamento di un quartiere per la sola presenza di un centro commerciale. Allora cosa si dovrebbe pensare del Centro “Le Befane” di Rimini? Forse che ha contribuito a creare una landa desolata dove pesci con tre occhi si affacciano sui fiumi e passerotti radioattivi tossiscono nuvolette di CO2? Poi ad un tratto si tira magicamente in ballo Kyoto, non si sa bene per quale motivo, così a bruciapelo, ma nel contesto fa molto “battaglia ecologista” e ne prendiamo scrupolosamente atto.
4) Il VGS è solo una fonte di guadagno comunale: io dico, ben venga per le nostre casse comunali disastrate. Ma ricorderei velocemente che a trarne beneficio saranno anche i cattolichini con i posti di lavoro che si creeranno. Questo però non viene fatto presente nell’intervento.

Concludendo e rispondendo ai detrattori: provate a guardare il VGS come una risorsa e non come una minaccia, anche solo per un attimo. E mettete per favore per una volta da parte questo infantile costume secondo il quale si dovrebbe fare una politica di contrapposizione a prescindere da ogni cosa.
E se proprio dovete indirizzare verso qualche obiettivo la vostra inclita furia ecologista puntatela sull’orrore che si sta consumando al Porto di Cattolica. Vi anticipo subito che in quel caso mi sentirei in piena sintonia con voi nel condannare uno scempio paesaggistico che tale è e come tale va etichettato.
Un orizzonte marino che scompare al nostro sguardo, colata di cemento dopo colata di cemento. Ma avrò occasione di riparlarne, statene certi.

[in apertura: Paul CézanneLe Lac d’Annecy]

La casa tra mare e montagna

Da qualche giorno ha avuto inizio su La7 e MTV una campagna pubblicitaria di una società immobiliare come ce ne sono a trilioni, la sedicente “Rete Europa Immobiliare”, con uno spot teso a lanciare il loro nuovo rivoluzionario progetto “Mare Domani”. Gustiamoci il promo:

Naturalmente lo spot ha immediatamente suscitato una fiumana di reazioni: centralini delle tv assaltati, server intasati, blog straripanti, capelli, vesti e svariate parti anatomiche stracciate, articoli su articoli su articoli (cfr. quello del Carlino) e poi ancora bloggate a go-go, una fibrillazione di bloggers da farmi impallidire Technorati e i suoi algidi tags, toccare con mano la serp (search engine result page) di google per credere.
E’ altrettanto ovvio che trattasi di una burla (la campagna è partita il primo aprile) per sensibilizzare la platea televisiva (e la blogosfera, pare) sul tema del disastro climatico a cui stiamo andando scientemente e volontariamente incontro con belle parole e pochi, pochissimi fatti concreti da opporre all’olocausto.
Io ci sto. Raccolgo qualche sparuto concetto. Mi sensibilizzo. E ne parlo.
Mi sono subito chiesto: perchè Santarcangelo? Con tutti i chilometri di coste che ci sono in Italia, proprio ad un tiro di schioppo da Cattolica doveva calare la scure del sarcasmo ecologista degli autori? In effetti è seccante anzichenò essere forzatamente costretti a pensare alla brutale sommersione (il termine benchè orrendo esiste, grazie oracolo De Mauro).
L’immaginario ha sciorinato le sue litanie di immagini in divenire. Ho pensato al mio umile microcosmo. L’egoismo, a volte. E’ come una frustata di cui ti vergogni, ti brucia, ma di cui monetizzi il significato per scongiurare il prossimo colpo. E l’egoismo ti apre gli occhi. Te li spalanca. Mi è balenato il mio domicilio, asciutto luogo di pace e relax, dove germinano amori caldi e deumidificati e dove il sole asciuga financo il pensiero di un bicchier d’acqua, in un sol colpo malsana e umida spelonca per sommozzatori artritici e sirene in menopausa. Ho realizzato. In un attimo. Un mare d’acqua sopra la mia testa.
Mi sono sentito bagnato. Fradicio.
Ho pensato a USA e Australia che si rifiutano di ratificare il protocollo di Kyoto.
Ho ricostruito mentalmente il muro salmastro sopra la mia testa. Di nuovo quella indelicata sensazione di ammollamento. Devastazione idrica.
Usa e Australia. Mare. Hotel tra i flutti. Un canotto. La sirena che mi lancia la dentiera. Acqua. Acqua. Acqua. Canguri che dicono no tra le spume. Ancora acqua in ogni dove. Kyoto e le giapponesine con l’ombrellino da geisha, siliconica barriera contro ogni tipo di infiltrazione. Usa e Australia. E chi altri? Croazia, Kazakistan e Monaco, dice mamma Wiki. Cosa? Ripeto: Croazia, Kazakistan e Monaco. Ora scrolliamoci per un attimo l’angosciante dubbio se l’ultima voce si riferisca al principato o alla Baviera secessionista (siamo già in un futuro sommerso) . Ricapitoliamo. 4 Paesi (e forse un quinto secessionista) che rifiutano di ratificare, categoricamente. E l’Adriatico che incombe come un mantello gonfio di vento.
E allora l’egoismo ha di nuovo parlato.
Imperiosamente.
Firmate quel cazzo di trattato.
E smettiamo di intossicare ogni cosa che bazzichiamo.
Sirene e canguri compresi.