Archivio della categoria: Jazz

Remo Anzovino – Cinematic E_Motion

GIOVEDI’ 3 APRILE a Cattolica

MELODICA PRESENTA:

REMO ANZOVINO in CINEMATIC E_MOTION

“Cinematic E_motions”, l’emozionale spettacolo del pianista e compositore
pordenonese, continua nel percorso avviato con il disco d’esordio “Dispari”
e i prestigiosi spettacoli tenuti in tutta Italia.
In “Cinematic E_motions” Anzovino esegue al piano alcune delle sue più
apprezzate melodie composte per il cinema muto, mentre sullo schermo scorre
un montaggio di suggestive sequenze tratte dai film che hanno ispirato le
musiche. Il risultato è una nuova onda multimediale, musica d¹atmosfera da
ascoltare ad occhi chiusi o aperti, canzoni senza parole e melodie
avvolgenti che duettano con le sequenze del grande cinema muto.
La musica di Remo Anzovino avanza veloce. Bisogna sbrigarsi ad afferrarla.
A conoscerla. Potreste non ritrovarla.
Attraversa i decenni con un trascinante passo di danza. Parte dalle immagini
di Nanuk l’eschimese, film del canadese Robert Flaherty del 1920 e
velocemente, in punta di piedi, attraversa la storia dell¹espressionismo
tedesco, le storie del cinema di Pabst, di Murnau, le tragiche vicende di
Louis Brook, le passioni travolgenti della fotografa Tina Modotti, fino a
toccare i punti cardine della nostra sensibilità contemporanea.
Il cinema in fondo è solo un pretesto: per suonare, per scrivere musica e
moderne canzoni. Alle quali mancano davvero solo le parole. Per il momento
soltanto, però. Un domani, chissà.
Nelle canzoni che ascolterete non c’è intenzione di fare restauro, ma
piuttosto un pizzico di sensibilità di ogni epoca attraversata. Il cinema è
solo una fonte d¹ ispirazione inesauribile per Anzovino. Cinema muto. Dunque
cinema puro. Che nasconde i dialoghi, i rumori, i suoni, gli odori.
Gli anni 20 solo il primo passo di danza, quello che mette il compositore
nel giusto stato d¹animo per creare la sua musica: l’epoca in cui tutto deve
ancora avvenire. Come l’alba del mondo. C’è frenesia, urgenza e spontanea
creatività. L¹ispirazione brucia e non c’è tempo da perdere. Tanta musica da
scrivere soltanto. Gli anni 20 sono il fondale. Poi arrivano gli attori e i
personaggi che attraversano la nostra storia di uomini che ci portiamo
dietro una sensibilità ricca di sfumature e di suggestione: per tutte le
immagini viste, le storie sentite.

HANNO DETTO DI LUI:

“Questa sera vi faccio ascoltare un musicista italiano straordinario, si
chiama Remo Anzovino, che è veramente un Maestro dell’idea della colonna
sonora; un momento molto intenso di B SIDE dal punto di vista della
suggestione della colonna sonora e della descrizione delle emozioni. E’ un
musicista che ha la magia di Ennio Morricone e Nino Rota, il suo primo album
si chiama Dispari, evocativa la sua musica, mi intriga il suo modo di
intendere la musica²
Alessio Bertallot – B SIDE (RADIO DEEJAY)

“Remo Anzovino non si pone limiti: è capace di mettere in musica qualsiasi
fotogramma”
Sandra Cesarale – Corriere della Sera

“Il più bell’omaggio musicale mai scritto per il cinema muto e per Louise
Brooks lo ha fatto il musicista Remo Anzovino con il brano Impair, dal suo
album Dispari”.
Vincenzo Mollica – TG1

“Tempi dispari per il cinema muto. Remo Anzovino, avvocato e compositore di
Pordenone, da anni impegnato a scrivere musiche per il teatro e a
sonorizzarre mostre e film, è il protagonista di un piccolo caso: Dispari ,
l¹album di esordio , prima ancora di vedere la luce su cd, è schizzato al
primo posto delle classifiche jazz di iTunes, dove è stato presentato in
anteprima e ci è rimasto per tutta l¹estate. Ora esce per Risorgive/Cni.
Dentro tanghi, una milonga per Tina Modotti, ritmi in 3/8 per vecchie
pellicole di Pabst, omaggi a Chaplin e a vecchi documentari”
Roberto Casalini – Io Donna de “Il Corriere della Sera”

“”Remo Anzovino, compositore di impostazione classica, è un raffinato
miscelatore di generi, dal jazz newyorkese alla musica balcanica, dai tanghi
di Astor Piazzola alle suite di Einaudi. I brani di Dispari hanno come
pregio migliore quello di trasmettere emozioni anche senza le immagini che
dovrebbero accompagnare”
Max Osini – Rockit Magazine

HA DETTO DI SE’:

Le due professioni si influenzano positivamente: l’avvocato ed il
penalista in particolare ha il privilegio di far parte di un vero e
proprio osservatorio privilegiato e quotidiano sulle vicende umane, il cui
distillato influenza i tuoi pensieri e diventa spesso una suggestione,
indefinita, forse indefinibile, che fa nascere o finisce dentro una musica.
E¹ difficile da spiegare, ma per me è così. La musica e il diritto sono
entrambe discipline che richiedono rigore e forma, da un lato, intuizione e
fantasia, dall¹altro. Ho sempre, poi, creduto, che il musicista debba
riuscire a mettere la testa fuori “dalla musica” e conoscere altre
discipline, questo mette in circolo una serie di suggestioni impagabili che
si riverberano proprio nella musica che fai.

REMO ANZOVINO pianoforte
GIANNI FASSETTA fisarmonica
MARCO ANZOVINO chitarre e percussioni

NON MANCATE:

GIOVEDI’ 3 APRILE
ore 21
sala SNAPORAZ,piazza Mercato 15, Cattolica
Ingresso 13 euro
A seguire degustazione di vino e buffett

INFO E PRENOTAZIONI 333 3216145

Melodica ringrazia:

ALLIANZ, RAS agenzia di Cattolica

Per il buffet
DITTA DRUDI ALIMENTA
Piazzale Torconca, San Giovanni In Marignano

But Beautiful


VENERDI 14 MARZO
Melodica, in collaborazione con la Città di Cattolica, Istituzione Culturale della Regina, Ufficio cinema-teatro, presenta:

Giampaolo Ascolese & il Laboratorio Teatro di Orvieto
in

BUT BEAUTIFUL

Progetto multimediale sul mondo del jazz, dal libro di Geoff Dyer “Natura morta con custodia di sax”, con la partecipazione dell’attore Alberto Rossatti

Il progetto consiste nella descrizione della vita di alcuni tra i più
rappresentativi jazzisti della storia, Chet Baker, Bud Powell, Thelonious
Monk e Ben Webster, raccontati dallo scrittore Geoff Dyer nel suo libro
“Natura morta con custodia di sax”.
L¹attore Alberto Rossatti ne offrirà una libera interpretazione, affiancato dalle musiche del trio di Giampaolo Ascolese e dal progetto visivo di Massimo Achilli del laboratorio del teatro di Orvieto.
Lo spettacolo ci avvicinerà alla vita di questi grandi protagonisti del
jazz, tanto deboli e alle volte sfortunati nella realtà, quanto forti e
poetici nella loro musica.

Giampaolo Ascolese BATTERIA
Max Ionata SAX TENORE
Elio Tatti CONTRABBASSO
Alberto Rossatti VOCE RECITANTE E ADATTAMENTO TESTI
Massimo Achilli PROGETTO VISIVO

ORE 21
SALONE SNAPORAZ Piazza Mercato 15, Cattolica
INGRESSO 13 EURO

A SEGUIRE BUFFET E ASSAGGIO DI VINO offerto da:
DITTA DRUDI ALIMENTA
Piazzale Torconca, San Giovanni in Marignano
Tel. 0541-962470

Melodica Ringrazia:
ALLIANZ RAS, Agenzia di Cattolica

Torna Melodica con Battiti Jazz

Finalmente – e lo dico a nome di tutti gli appassionati romagnoli di questa musica – torna Melodica con le sue rassegne di Jazz e contaminazioni varie. Contaminazioni che spaziano dal dibattito alla serata degustazione vini al buffet all’arma bianca. L’importante è che questi fanciulli tengano ben fermo al centro di tutto questo turbinio contaminativo il jazz nudo e crudo. La cosa non sembra comunque in discussione, vista la grande passione di Mauro Drudi- uno dei fondatori di Melodica – per questa musica.
Dunque si riparte con una nuova stagione. Quest’anno è la volta di “Battiti Jazz”, una rassegna che si terrà nientemeno che al rinato Cinema Astra di Misano Adriatico, una sorta di Fenice Romagnola ante litteram. Il cinema è infatti stato rimodernato per ospitare questo tipo di manifestazioni.
Si parte Sabato 24 novembre con Salvatore Bonafede accompagnato da Vito Di Modugno, dal fratello Pino e dalla sezione ritmica degli High Five di Fabrizio Bosso.Un gruppo interessante che non bisogna lasciarsi sfuggire.
Di seguito il comunicato di Melodica con le notizie relative al primo concerto:

Dopo una pausa ingiustificabile Melodica torna finalmente a offrirvi della buona musica e lo fa in una cornice del tutto nuova. La collaborazione con Effetto Notte ha dato vita a Battiti Jazz aprendo le porte del cinema Astra di Misano Adriatico, sala dall’ottima acustica che si presenta in una veste nuova e del tutto particolare: in platea infatti le rigide file di sedute cinematografiche lasciano spazio a sedie, tavoli e abat-jour, poltroncine basse per le primissime file e spazio buffet. E così sabato 24 novembre il cinema Astra sarà un cinema, un teatro, un auditorium ma anche un locale in cui bere, parlare e alla fine mangiare tutti assieme, la fine di una serata che comincia con un aperitivo durante un breve DJazz set, continua con il concerto del trio sperimentale formato da Diego Cofone, già vincitore del premio ‘Iceberg’, al pianoforte e alle ance, Lucio Corenzi al contrabbasso e Chris Iemulo alla chitarra, trio che scalderà il palco per il quintetto di Salvatore Bonafede, straordinario pianista e compositore, accompagnato da Vito Di Modugno all’organo Hammond, Pino Di Modugno alla fisarmonica, e dalla base ritmica degli High Five di Fabrizio Bosso, e cioé Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. La serata finirà come anticipato con un buffet gratuito e una Jam Session alla quale tutti i musicisti sono invitati a partecipare. Il costo del biglietto è di 15.00 euro e comprende, oltre all’aperitivo iniziale e al buffet, il tesseramento per il 2008. Sperando in un vero e proprio assalto del pubblico, vi indichiamo il numero di telefono di Battiti Jazz: per informazioni e prenotazioni Michele – 3491021902.

MELODICA ass.cul.pop in collaborazione con EFFETTO NOTTE

BATTITI JAZZ
sabato 24 novembre 2007
20.00
aperitivo+DJazz set
21.00
TRIO CASOMAI
22.00
SALVATORE BONAFEDE QUINTET

a seguire Jam Session + Buffet

CINEMA ASTRA
via D’annunzio 20 – Misano Adriatico – RN
ingresso: 15.00 euro
informazioni e prenotazioni: Michele – 3491021902

Kind of Blue

Da un sole che non vedevo, sul campanile, sulla chiesa e sul muro bianco di cinta cadeva una luce appena dorata: Dentro a questa luce tutte le cose liberate dalla loro pesantezza, quasi svuotate da ogni materialità, parevano mescolarsi e sollevarsi insieme. Scende sulla terra il vuoto dei cieli o su di noi si spalanca la miglior vita? Questo non sapevo, che il mondo muore a ogni morte di un uomo.

Il vinile gira. Il giradischi ha ripreso a funzionare dopo 6 mesi di inattività. Ne avevo scordato il placido tramestio della cinghia e della puleggia mentre conferiscono al piatto un moto rotatorio prestabilito. La puntina piomba su Kind of Blue con una certa discrezione, un piccolo toc, poi il silenzio, poi la musica.
Passeggio per le strade arabescate di foglie. Viale Carducci sembra sospesa, privata per un attimo di luce, un filamento svuotato di ogni significato. Le foglie si accartocciano con un cric croc mentre le calpesto. Non incontro nessuno. Sono solo. Ripenso al terzo brano di Kind of Blue, un pezzo che s’intitola Blue in Green: Bill Evans sfiora un paio di accordi poi Miles si avviluppa al refrain, un lungo interminabile sospiro in sordina. Il cielo precipita in un grigio ghiaccio, portato da un vento secco e freddo.
Cerco d’immaginare la tua morte, “il mondo muore a ogni morte di un uomo”. Perdo di vista le ultime case, il circolo leggero dei gabbiani, il cielo è più che mai plumbeo.
Miles…

Hey Joe

Ciao Joe,
te ne sei andato in punta di piedi, ma la tua musica resterà per sempre.
Ti scrivo queste quattro banalità masticando mentalmente la tua musica, i tuoi incroci di accordi squadernati sotto un cielo limpido. Il tuo bollettino meteo era sempre il più aggiornato, eh? Vecchio volpone di un austriaco… Quante belle serate a nuotare nello stagno dei tuoi assolo… Quanti dischi dei Weather Report consumati sotto l’ombra del tuo pianismo dilagante…
Ciao Joe Zawinul, il Jazz ancora una volta ha perso un grande Maestro.
A noi mancherà quella tua delicata umanità, come lacrime bebop sopra un blues in fa.

Il piccolo grande sax di Roberto

Ieri sera sul rutilante palcoscenico del Teatro della Regina di Cattolica si sono avvicendate molte delle giovani speranze cattolichine in ambito musicale. L’Accademia Musicale di Cattolica ha infatti indetto per tale serata (e per quella di stasera) l’esibizione pubblica dei propri studenti, i famigerati e temutissimi saggi.
L’atmosfera, sebbene immersa nella cornice diremmo così austera e istituzionale del teatro comunale, era fin troppo frizzante e positiva. Forse perchè il pubblico era composto in gran parte dai genitori degli allievi forse perchè la primavera gioca sempre gran brutti scherzi all’emotività della gente. Ad ogni modo ieri sera si esibiva il figlio del mio amico ed ex compagno di Liceo Giuseppe Masi, bagnino di Cattolica ed ex campione di windsurf. Giuseppe vanta infatti un titolo di vice campione mondiale, più trilioni di altri titoli nazionali ed internazionali che si affastellano sotto le spoglie di trofei, targhe e medaglie in mensole sempre più capienti.
Ma oggi non siamo qui per parlare di Giuseppe e delle sue tecniche segrete di bolina, siamo qui per parlare di suo figlio e del suo precocissimo estro musicale.
Roberto Masi ha appena 12 anni e porta al collo uno strumento che lo eguaglia quasi in altezza, un sax alto, già strumento in passato di tizi che rispondevano al nome di Charlie Parker, Cannonball Adderley, Ornette Coleman, Lee Konitz, Jackie McLean, Art Pepper. Una sfilza di nomi che per gran parte delle persone non significa nulla ma che per ogni jazzofilo significa l’Empireo della Musica, il Nirvana sonico degli strumenti a fiato. E Roberto, dall’alto dei suoi 12 anni, ama il Jazz, ma soprattutto ama suonare il jazz. Cosa che personalmente ha quasi dell’incredibile per me che sono amante di questa musica da tanti anni, e che vivo come una mosca bianca questa passione molto spesso ghettizzata dai gusti della gente e dagli orientamenti dei media. Figuratevi un ragazzino di 12 anni che deve rapportarsi con coetanei che celebrano le virtù poetiche di Eminem o il talento musicale di Jay-Z, magari facendo timidamente notare che un tizio chiamato Charlie Parker era un vero figo e, ehi, negli anni ’50 ha incidentalmente cambiato il modo di fare musica di tutti quanti noi, sapete? Sì, anche di Eminem e Jay-z. Lascio a voi immaginare le risposte a cui potrebbe andare incontro il nostro jazzofilo implume.
Per questa sua tremenda precocità Roberto non può non richiamare alla mente un altro talento nostrano del sax, quel Francesco Cafiso, straordinario musicista, anch’egli talento precoce chiamato a suonare nientemeno che da Wynton Marsalis nel 2003 all’età di soli 14 anni nel tour europeo dell’artista statunitenese. E di Francesco Cafiso Roberto è grandissimo fan, avendolo eletto ad autentico modello a cui ispirarsi. A inizio post possiamo infatti ammirare un’immagine che li ritrae insieme (wow) dopo un concerto di Cafiso al Teatro Astoria di Fiorano Medenese, tenutosi il 12 aprile 2007. Qualcuno della comitiva di Cafiso ha ironicamente chiesto al saxofonista se Roberto fosse il suo nuovo fratellino, in effetti la somiglianza c’è!
Ma torniamo al saggio di ieri sera. Roberto ha dimostrato nel suo modo di suonare una tecnica, una padronanza, un’accuratezza veramente rare per la sua età. Un insieme di doti che ne fanno realmente una giovane promessa di cui sentiremo parlare in futuro, aldilà di ogni frase di circostanza. Soprattutto ha meravigliato la sua straordinaria naturalezza nel concerto live, oltre al suo senso del ritmo, il “beat” come si direbbe altrove. L’esibizione di Roberto la potete apprezzare nel video in calce al post. Il video è il frutto dell’amorevole cura che suo padre vi ha infuso nello spazio di una notte insonne, quindi vi prego di guardarlo se non altro per premiarne lo sforzo titanico 🙂
Il piccolo saxofonista inizia la sua performance introdotto dal direttore dell’Accademia Musicale cattolichina, Giorgio Della Santina, che lo tiene a battesimo e lo introduce alla sua prima esibizione dal vivo.
Ma ora basta parlare. Signori e signore – un applauso virtuale prego – ecco a voi Roberto Masi:

Andrew Hill: l’ultimo accordo

Risale a poco fa l’infausta notizia: si è spento un altro grande del Jazz, Andrew Hill. E’ morto a 76 anni, dopo aver lottato per 3 anni contro il cancro.
Vorrei allontanarmi per un attimo dal topic del Blog e spendere qualche parola per ricordare questo musicista straordinario.
Andrew è nato nel 1931 a Chicago. Su questa data vi è un’importante precisazione da fare. Nel diramare il comunicato ufficiale della morte la famiglia ha infatti rivelato che è questa la data di nascita veritiera del pianista di Chicago e non il 1937 come si credeva e come del resto veniva riportato in tutte le biografie ufficiali, allmusic in primis, mentre wikipedia sembra già aver aggiornato il suo database in tempo spaventosamente reale rispetto all’evento, un’efficienza teutonica (e vagamente macabra).
Andrew Hill è stato un innovatore nel senso più profondo e meno abusato del termine. Ha cominciato a suonare da leader già nei primi anni 60, suonando al fianco di colossi del calibro di Joe Henderson, Freddie Hubbard, Elvin Jones, Eric Dolphy, Bobby Hutcherson, Joe Chambers, Woody Shaw,Tony Williams, e la lista potrebbe continuare, praticamente il gotha del jazz di quegli anni, fatti salvi un paio di nomi (tra questi un certo Miles Davis).
Hill ha sempre inciso per la Blue Note, escludendo una fugace parentesi con la Soul Note negli anni ’80, e ha realizzato album straordinari, in cui l’impulso creativo si fonde sincreticamente con uno sperimentalismo mai fine a se stesso, mai arido, dando vita ad un genere che di fatto rappresentò il primo vero affrancamento dal manierismo del bebop e un primo ardito ponte verso il free jazz di Ornette Coleman. Titoli straordinari susseguitesi in rapida sucessione a cavallo degli anni ’60: Judgment!, Point of Departure, Compulsion, Dance With Death, Passing Ships… Album che hanno fatto la storia della Blue Note e del Jazz, suoni in cui il suo tocco rarefatto plana sull’ordito musicale conferendogli una liberazione spasmodica da ogni vincolo, da ogni schema precostituito, in un diorama di frequenze e di suoni capaci di penetrare nell’anima.
Proprio qualche ora fa ascoltando Time Lines, il suo ultimo lavoro, mi sono ritrovato a pensare come questo attempato signore avesse ancora tanto da dire al Jazz e alla Poesia.
Credo che finalmente quel suo ineffabile rincorrersi di accordi lievi, quella sua rugiada di armonie, si sia librata su, in pioggia ascensionale, fino all’Empireo in cui merita di aleggiare e di rimanere per sempre.
Ciao Andrew, riposa in pace.

Massimo Minardi Quartet

Domani, venerdì 23 marzo al Teatro Massari di San Giovanni in Marignano (RN) nell’ambito del cartellone jazz proposto per la stagione 2006/2007 da Melodica si conclude la rassegna di jazz acustico con i paesaggi sonori del Massimo Minardi Quartet e l’eclettico sax di Dimitri Grechi Espinoza.

Venerdì 23 marzo, a partire dalle 21,30, il piccolo Teatro Massari di San Giovanni in Marignano (RN) sarà dunque pervaso dalle note del Massimo Minardi Quartet. Un combo di stelle del jazz italiano, e non solo, che vede il chitarrista milanese Massimo Minardi affiancato da Dimitri Grechi Espinoza (sax alto), Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso) e Massimo Pintori (batteria)

Massimo Minardi è uno dei chitarristi jazz italiani più intraprendenti. Chef di alto livello, cesellatore di ricami sonori preziosi, alterna esibizioni dal vivo a periodiche clinics (lezioni suonate) presso istituzioni musicali italiane ed europee. Da diversi anni ha allargato i propri orizzonti musicali al mondo latino americano e avviato un lungo sodalizio artistico con la cantante Adi Souza. Dalla fine degli anni ’90 ha dato vita ad un affiatato trio con il poderoso contrabbassista Tito Mangialajo Rantzer e lo spettacolare batterista Massimo Pintori. Formazione aperta alle partecipazioni esterne come quella, frequente ed efficace, del sassofonista di origini russe Dimitri Grechi Espinoza, nome che negli ultimi anni sta godendo di una popolarità crescente in quanto autore di un’interessante ricerca musicale sul rapporto tra jazz, tradizioni afroamericane e contaminazioni blues.

Titolo della serata al Teatro Massari sarà (H)ope’n Standard, derivato da uno dei più riusciti album della formazione: (H)ope’n Space. Un titolo che preannuncia un repertorio che sorprenderà il pubblico grazie ad una rilettura non convenzionale dei temi classici del jazz d’autore. Paesaggi sonori tradizionali e innovativi al tempo stesso per un’ultima serata della stagione di Melodica Jazz all’insegna dell’eclettismo e della libertà interpretativa.

Fazioni

Nell’aprile 2004 m’imbattei in un episodio curioso durante il concerto del duo RavaMoroni tenutosi al Teatro della Regina di Cattolica. In pratica fu un banale alterco tra un manipolo di jazz enthusiasts ritrovatisi ( e scontratisi) nel foyer poco prima del concerto. Così ne rendevo conto su it.arti.musica.jazz, con stile fin troppo gigionesco:

Prima del concerto prendo a bighellonare per il foyer e chi ti vedo: un omarino che espone una catasta di cd di quel tipo di musica rispondente al nome di Jazz.
Orbene, dico, ques’uomo viene incontro egregiamente ai miei gusti musicali, perchè non premiarlo acquistando alcuni dei suoi ottimi prodotti? Noto con arguzia che tutti i Cd sono marchiati Philology e scopro, con rimarchevole perspicacia, che il signore altri non è che che il patron dell’omonima casa discografica. Corbezzoli, penso, si fa doppiamente interessante la cosa.
Mi accingo ad acquistare, dopo lungo travaglio, il cd denominato “Rava plays Rava“, con il nostro eroe in coppia con Stefano Bollani, valente pianista di cui non ho bisogno di tessere le lodi dinanzi a cotanta competente platea. Si fa sotto un terzo figuro, che sopravanzandomi all’italica maniera di chi infingardamente supera per principio e giammai per prevaricazione, getta un’occhiata in tralice al mio prezioso carnet e si lascia sfuggire: “eh! questi schiacciatasti nostrani” (cit.). Tosto il colorito del nostro omarino si fa vieppiù violaceo ed inizia un alterco di cui vi risparmio le mordaci stoccate.
Nel mio pertugio leporellesco mentre i due titani si affrontano prendo nota della seguente affermazione: “Stefano Bollani è attualmente il più grande pianista in circolazione”.
Al che un quarto individuo fa notare che forse, eventualmente, nel ventaglio delle ipotesi, esisterebbero valide alternative possibili quali (tal) Jarrett Keith o (tal) Mehldau Brad.
Ed è in questo preciso istante che fu proferita la sentenza che voglio sia l’imperitura epigrafe di questo mellifluo, ma quantomai veritiero post: “Stefano Bollani se li incarta e se li mangia a colazione quei due, com’è vero che mi intendo di Jazz”.

Insomma volavano pianisti come palle da tennis. L’alterco continuò fino alle prime note del concerto (!) e riuscì ad essere placato soltanto dalla cascata di musica che inondò il teatro tutto. Ora, perchè ritorno su questo (remoto) battibecco? In prima istanza perchè avevo voglia di parlare un pò di jazz nel blog, argomento finora latitante. E poi perchè stamane al supermercato mi sono imbattuto in un match dialettico che mi ha ricordato i jazz-ultrà di quella sera. C’erano queste due attempate massaie che si sbranavano ferocemente su chi fosse stata più brava tra Milva e Antonella Ruggiero ieri sera a Sanremo. Le due arzille carampane si accapigliavano tra il banco dello stracchino e quello degli yogurth, un epico scontro a suon di fermenti lattici. “Tu che ne sai della Milva, eh? C’ha ‘na voce che hai voglia la Rugero (sic)” “Ma va là dai, mo smetla! Chè quando la Ruggiero cantava coi Matia Basar (sic) la Milva non la vedeva gnenca… e anche adess l’ha na vosa da pelledoca, da pelledoca ‘a deg”. L’ultimo “pelledoca” è un ruggito che squaglia l’ultimo velo di stracchino, e si son lasciate così, con quel “pelledoca” a riverberare tra le tredici varietà di squacquerone come un’onda stazionaria invincibile…