Archivio della categoria: Musica

Un posto dove essere

nick-drakeHo visto una donna stirare, fuori, sotto il porticato, mentre flange di nubi rosse correvano tutto intorno alla sua casa. E bambini giocare tranquilli in giardino mentre la chitarra sussurrava in filigrana. E ho visto il suo uomo dare un significato al vento gettandovi cenere e pensieri. Poi con colossale calma sillabare a uno dei piccoli il delicato tropismo tra Dio e uomo. E ancora palme, e mare bluoscuro, e una vecchia ford nera degli anni 40 sferragliare su una strada di terra rossa. E una donna sorridermi e brindare con gesto impercettibile, nella mano un Margarita comparso dal nulla. Un’altra donna con un fermaglio tra i capelli indicare al suo uomo l’atroce apparizione di una rosa e poi ridere forte, piena di creato e luminescenza. E una madre correre trascinando la scia di una bici con sua figlia in sella. Ho visto anche una donna ebbra di polline e verderame. Ho visto atleti in posa per una foto. E ho visto il tuo viso Nick, farsi grande. E la tua musica riempire le mie ore vuote e inutili. Dolce e inattesa, come la prima pioggia sulla pelle calda di sole.

Quando ero più giovane, più giovane rispetto a prima
Non ho mai visto la verità appesa alla porta
E ora sono più vecchio e la vedo faccia a faccia
Ed ora che sono più vecchio devo alzarmi e ripulire.

Ed ero verde, più verde della collina
Dove i fiori crescevano e il sole splendeva ancora
Adesso sono più scuro del mare più profondo
Fammi solo restare, dammi un posto dove stare.

Ed ero forte, forte nel sole
Ho pensato di poter vedere quando il giorno era andato
Ora sono più debole rispetto al pallido azzurro
Oh, così debole in questo bisogno di te.

[A Nick Drake, mai piegato a nessuna morte, nel giorno del suo compleanno, guardando il video di Place To Be trovato su YouTube]

Kind of Blue

Da un sole che non vedevo, sul campanile, sulla chiesa e sul muro bianco di cinta cadeva una luce appena dorata: Dentro a questa luce tutte le cose liberate dalla loro pesantezza, quasi svuotate da ogni materialità, parevano mescolarsi e sollevarsi insieme. Scende sulla terra il vuoto dei cieli o su di noi si spalanca la miglior vita? Questo non sapevo, che il mondo muore a ogni morte di un uomo.

Il vinile gira. Il giradischi ha ripreso a funzionare dopo 6 mesi di inattività. Ne avevo scordato il placido tramestio della cinghia e della puleggia mentre conferiscono al piatto un moto rotatorio prestabilito. La puntina piomba su Kind of Blue con una certa discrezione, un piccolo toc, poi il silenzio, poi la musica.
Passeggio per le strade arabescate di foglie. Viale Carducci sembra sospesa, privata per un attimo di luce, un filamento svuotato di ogni significato. Le foglie si accartocciano con un cric croc mentre le calpesto. Non incontro nessuno. Sono solo. Ripenso al terzo brano di Kind of Blue, un pezzo che s’intitola Blue in Green: Bill Evans sfiora un paio di accordi poi Miles si avviluppa al refrain, un lungo interminabile sospiro in sordina. Il cielo precipita in un grigio ghiaccio, portato da un vento secco e freddo.
Cerco d’immaginare la tua morte, “il mondo muore a ogni morte di un uomo”. Perdo di vista le ultime case, il circolo leggero dei gabbiani, il cielo è più che mai plumbeo.
Miles…

Hey Joe

Ciao Joe,
te ne sei andato in punta di piedi, ma la tua musica resterà per sempre.
Ti scrivo queste quattro banalità masticando mentalmente la tua musica, i tuoi incroci di accordi squadernati sotto un cielo limpido. Il tuo bollettino meteo era sempre il più aggiornato, eh? Vecchio volpone di un austriaco… Quante belle serate a nuotare nello stagno dei tuoi assolo… Quanti dischi dei Weather Report consumati sotto l’ombra del tuo pianismo dilagante…
Ciao Joe Zawinul, il Jazz ancora una volta ha perso un grande Maestro.
A noi mancherà quella tua delicata umanità, come lacrime bebop sopra un blues in fa.

Andrew Hill: l’ultimo accordo

Risale a poco fa l’infausta notizia: si è spento un altro grande del Jazz, Andrew Hill. E’ morto a 76 anni, dopo aver lottato per 3 anni contro il cancro.
Vorrei allontanarmi per un attimo dal topic del Blog e spendere qualche parola per ricordare questo musicista straordinario.
Andrew è nato nel 1931 a Chicago. Su questa data vi è un’importante precisazione da fare. Nel diramare il comunicato ufficiale della morte la famiglia ha infatti rivelato che è questa la data di nascita veritiera del pianista di Chicago e non il 1937 come si credeva e come del resto veniva riportato in tutte le biografie ufficiali, allmusic in primis, mentre wikipedia sembra già aver aggiornato il suo database in tempo spaventosamente reale rispetto all’evento, un’efficienza teutonica (e vagamente macabra).
Andrew Hill è stato un innovatore nel senso più profondo e meno abusato del termine. Ha cominciato a suonare da leader già nei primi anni 60, suonando al fianco di colossi del calibro di Joe Henderson, Freddie Hubbard, Elvin Jones, Eric Dolphy, Bobby Hutcherson, Joe Chambers, Woody Shaw,Tony Williams, e la lista potrebbe continuare, praticamente il gotha del jazz di quegli anni, fatti salvi un paio di nomi (tra questi un certo Miles Davis).
Hill ha sempre inciso per la Blue Note, escludendo una fugace parentesi con la Soul Note negli anni ’80, e ha realizzato album straordinari, in cui l’impulso creativo si fonde sincreticamente con uno sperimentalismo mai fine a se stesso, mai arido, dando vita ad un genere che di fatto rappresentò il primo vero affrancamento dal manierismo del bebop e un primo ardito ponte verso il free jazz di Ornette Coleman. Titoli straordinari susseguitesi in rapida sucessione a cavallo degli anni ’60: Judgment!, Point of Departure, Compulsion, Dance With Death, Passing Ships… Album che hanno fatto la storia della Blue Note e del Jazz, suoni in cui il suo tocco rarefatto plana sull’ordito musicale conferendogli una liberazione spasmodica da ogni vincolo, da ogni schema precostituito, in un diorama di frequenze e di suoni capaci di penetrare nell’anima.
Proprio qualche ora fa ascoltando Time Lines, il suo ultimo lavoro, mi sono ritrovato a pensare come questo attempato signore avesse ancora tanto da dire al Jazz e alla Poesia.
Credo che finalmente quel suo ineffabile rincorrersi di accordi lievi, quella sua rugiada di armonie, si sia librata su, in pioggia ascensionale, fino all’Empireo in cui merita di aleggiare e di rimanere per sempre.
Ciao Andrew, riposa in pace.