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Cattolica Eventi Jazz

Il piccolo grande sax di Roberto

Ieri sera sul rutilante palcoscenico del Teatro della Regina di Cattolica si sono avvicendate molte delle giovani speranze cattolichine in ambito musicale. L’Accademia Musicale di Cattolica ha infatti indetto per tale serata (e per quella di stasera) l’esibizione pubblica dei propri studenti, i famigerati e temutissimi saggi.
L’atmosfera, sebbene immersa nella cornice diremmo così austera e istituzionale del teatro comunale, era fin troppo frizzante e positiva. Forse perchè il pubblico era composto in gran parte dai genitori degli allievi forse perchè la primavera gioca sempre gran brutti scherzi all’emotività della gente. Ad ogni modo ieri sera si esibiva il figlio del mio amico ed ex compagno di Liceo Giuseppe Masi, bagnino di Cattolica ed ex campione di windsurf. Giuseppe vanta infatti un titolo di vice campione mondiale, più trilioni di altri titoli nazionali ed internazionali che si affastellano sotto le spoglie di trofei, targhe e medaglie in mensole sempre più capienti.
Ma oggi non siamo qui per parlare di Giuseppe e delle sue tecniche segrete di bolina, siamo qui per parlare di suo figlio e del suo precocissimo estro musicale.
Roberto Masi ha appena 12 anni e porta al collo uno strumento che lo eguaglia quasi in altezza, un sax alto, già strumento in passato di tizi che rispondevano al nome di Charlie Parker, Cannonball Adderley, Ornette Coleman, Lee Konitz, Jackie McLean, Art Pepper. Una sfilza di nomi che per gran parte delle persone non significa nulla ma che per ogni jazzofilo significa l’Empireo della Musica, il Nirvana sonico degli strumenti a fiato. E Roberto, dall’alto dei suoi 12 anni, ama il Jazz, ma soprattutto ama suonare il jazz. Cosa che personalmente ha quasi dell’incredibile per me che sono amante di questa musica da tanti anni, e che vivo come una mosca bianca questa passione molto spesso ghettizzata dai gusti della gente e dagli orientamenti dei media. Figuratevi un ragazzino di 12 anni che deve rapportarsi con coetanei che celebrano le virtù poetiche di Eminem o il talento musicale di Jay-Z, magari facendo timidamente notare che un tizio chiamato Charlie Parker era un vero figo e, ehi, negli anni ’50 ha incidentalmente cambiato il modo di fare musica di tutti quanti noi, sapete? Sì, anche di Eminem e Jay-z. Lascio a voi immaginare le risposte a cui potrebbe andare incontro il nostro jazzofilo implume.
Per questa sua tremenda precocità Roberto non può non richiamare alla mente un altro talento nostrano del sax, quel Francesco Cafiso, straordinario musicista, anch’egli talento precoce chiamato a suonare nientemeno che da Wynton Marsalis nel 2003 all’età di soli 14 anni nel tour europeo dell’artista statunitenese. E di Francesco Cafiso Roberto è grandissimo fan, avendolo eletto ad autentico modello a cui ispirarsi. A inizio post possiamo infatti ammirare un’immagine che li ritrae insieme (wow) dopo un concerto di Cafiso al Teatro Astoria di Fiorano Medenese, tenutosi il 12 aprile 2007. Qualcuno della comitiva di Cafiso ha ironicamente chiesto al saxofonista se Roberto fosse il suo nuovo fratellino, in effetti la somiglianza c’è!
Ma torniamo al saggio di ieri sera. Roberto ha dimostrato nel suo modo di suonare una tecnica, una padronanza, un’accuratezza veramente rare per la sua età. Un insieme di doti che ne fanno realmente una giovane promessa di cui sentiremo parlare in futuro, aldilà di ogni frase di circostanza. Soprattutto ha meravigliato la sua straordinaria naturalezza nel concerto live, oltre al suo senso del ritmo, il “beat” come si direbbe altrove. L’esibizione di Roberto la potete apprezzare nel video in calce al post. Il video è il frutto dell’amorevole cura che suo padre vi ha infuso nello spazio di una notte insonne, quindi vi prego di guardarlo se non altro per premiarne lo sforzo titanico 🙂
Il piccolo saxofonista inizia la sua performance introdotto dal direttore dell’Accademia Musicale cattolichina, Giorgio Della Santina, che lo tiene a battesimo e lo introduce alla sua prima esibizione dal vivo.
Ma ora basta parlare. Signori e signore – un applauso virtuale prego – ecco a voi Roberto Masi:

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Il Manoscritto

Il Parco

“Dalla panchina il cielo è una civiltà evoluta e implacabile.
Con il capo reclinato sullo schienale di pietra guardo su. Indugio su due immensi lastroni, di cobalto e turchese. Le due superfici aeree mischiano gli azzurri superiori e li combinano pigramente, in un fumigare di tonalità. Dovranno scontrarsi, in definitiva scambiandosi rabbia e disperazione, ma la civiltà lassù è un impulso al silenzio, senza sprecare inutili energie.
Il Parco è immerso in un verde non ancora rimarginato, di contro la Città resta a bagnomaria nel tiepido orizzonte, detersa nel bozzolo esterno, una cinghia nerissima che trema e schiuma e crocchia in lontananza. Il suo fiato giunge in effetti come mozzato, in punta di piedi. L’eterno scivolare delle risa, l’invenzione del volo, la letteratura delle fronde, il bilico acceso dei mille viottoli tatuati sulla stele erbosa, la voce già scritta del proprio pensiero: tutto questo arriva e diviene ed è *il Parco*.
Annuso l’aria. In cerca di angoli inesplorati mentre verdi finestre mi travestono di arboreità.
Sono in un manicomio e in fin dei conti ne onoro l’ospitalità con questi bislacchi travestimenti.
Tutto si muove secondo canoni distorti. La pazzia la tocchi. Il suo filamento carnoso appare, quando appare, concesso ai vari livelli dell’aria.
Il Parco tira i fili dei miei cinque sensi, e non possiedo che una vaga percezione del moto incessante che sconvolge la superficie, come un vento raccolto nel dormiveglia, fastidioso e recondito.
Le Cose che vedo mi entrano negli occhi come esotici interrogativi. Ne vedo tante di Cose: strane e meravigliose, a volte orribili, sconvolgenti. Nutro per esse uno stato di attesa, di sorpresa costruita, come se aspettassi la Cosa delle Cose, l’ultimo avamposto prima di una terra desolata e in tutto vuota a se stessa, il deserto di un immaginario finalmente depredato d’ogni tesoro, rantolante e incarognito, destinato a spegnersi come raggrinzita palpebra di un macilento sole. Ma so bene di illudermi: non vi è pietra miliare né confine che possa racchiudere la mutevole pozzanghera di queste regioni e non esiste alcuna luce d’esterno.
Le Cose passano con una velocità variabile, descrivendo e determinando il moto del Parco che da esse sugge energia e giustificazione. Una scialba sostanza che procede attraverso un continuo accavallamento, un disarmonico inquieto modularsi che rende vieppiù disorientato il visitatore. Non vi è possibilità di stipulare un patto di stabilità, l’esplorazione rappresenta un’acuminata unghia che dilania il tessuto mobile di questo mondo, salvo poi restarne carnalmente invischiata, impigliata nel raggrumarsi ciclico e micidiale dei mille assestamenti.
Già, gli assestamenti… Impartiti da un chiosatore pedante e ineludibile, smarriscono l’orientamento e lo conducono a un vizioso piroettare intorno a forme ora quadrate, ora circolari, ora sensualmente complicate nell’atto stesso del loro cangiar di forma.
Ecco. Ora per esempio ogni Cosa risulta debole e viziata, il ricordo di qualcosa che è stato, una metafora corrotta e scarna che debilita l’esperienza e la rende febbricitante, anecoica, folle.
A volte però riaffiora il gemito viola di una certezza, d’un punto fermo.
In quei momenti allungo una mano e tocco il tuo viso, il tuo umido viso che lento mi veglia, ventricolo di umana pietà. E quel.. [pagina strappata ndr]”

[In apertura: Paul Cézanne – Dans le parc de Château Noir 1898]

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Cattolica Hotel Boston Turismo

Il nuovo Acquario di Cattolica

Ieri mattina avevo in agenda un appuntamento in Hotel a Cattolica con un responsabile vendite dell’Acquario di Cattolica (già Parco Le Navi) per acquistare un carnet di biglietti. Ho infatti da poco varato una promozione che prevede biglietti omaggio per l’Acquario in bundle con una prenotazione per luglio o settembre.
A metà mattinata mi vedo arrivare un giovane cordiale ed educato, di quelli che ti ispirano fiducia primo visu. Mi racconta che l’Acquario dopo il tremendo primo periodo di gestazione, e le tribolate vicende che l’hanno portato sull’orlo del fallimento, ha recentemente cambiato rotta ed ora veleggia in mari decisamente più tranquilli, con un incremento dei visitatori ed un ripianamento della situazione debitoria. Tutto questo grazie ad un rinnovamento dell’offerta, ad un ampliamento del parco ittico e ad un abbandono della multimedialità in cui la precedente gestione si era impantanata e si era probabilmente arenata. Basta quindi con computer, schermi touchscreen e trilioni di kbyte di filmati. Questa nuova gestione ritorna al mare. Ai pesci. Alle meraviglie naturali senza fronzoli.
E questa nuova gestione ha un’età media spaventosamente bassa! E’ stata infatti costituita una società di ragazzi di Cattolica, formatisi in cooperativa, che hanno preso in gestione la struttura e la portano avanti con entusiasmo e passione. Seguivo con interesse questo ragazzo, uno dei 16 soci gerenti, parlare con trasporto delle grandi potenzialità dell’Acquario e dell’impellente bisogno di creare una salda sinergia con albergatori e bagnini, al fine di promuovere questo splendido acquario incastonato in un pezzo di storia dell’architettura italiana del Ventennio, Le Navi. Promuovere l’Acquario significa promuovere Cattolica e il mare Adriatico plasmando di fatto una risorsa autorevole e popolare, un nuovo polo di attrazione turistica che diverta, insegni e al contempo promuova la nostra città. Direi che tutti noi operatori turistici dobbiamo crederci e scommetterci sopra, perchè questa è la strada. E questi ragazzi ce la stanno mostrando, con semplicità, senza artifici imprenditoriali.
Dopo averlo salutato e averlo visto sparire dietro i vetri della porta automatica mi sono sorpreso in un attimo di feroce soddisfazione. Sono veramente felice che a Cattolica esistano giovani con questa voglia di fare, con questo sano spirito imprenditoriale e con questo amore per il turismo, l’unica vera risorsa territoriale su cui ancora oggi scommettere. Ho pensato all’approccio turistico dei nostri padri e di come noi giovani abbiamo raccolto il testimone e lo abbiamo portato avanti con quello stesso primigenio spirito di “veracità romagnola”, adattandolo e rimodulandolo tuttavia alle nuove esigenze del mercato e alla crudele competitività che il nostro settore si trova oggi ad affrontare.
Così è per l’Acquario di Cattolica, così è per molti alberghi di Cattolica gestiti con competenza e serietà da giovani cattolichini, così è per molti locali del centro, mi vengono in mente il bar Peledo’s o il ristorante Gambero Rozzo, gestiti da ragazzi con molte idee in testa e parecchia voglia di fare, e i risultati si vedono, statene certi.
Mi sono ritrovato con un sorriso di beatitudine stampato in faccia, che volete farci, sarà forse lo spirito corporativo, sarà forse il fatto che mi piace vedere chi ha successo portando avanti idee fresche e originali, sarà infine il fatto che mi sono bellamente autoincluso nella categoria dei giovani senza un briciolo di pudore anagrafico 🙂

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Cattolica Eventi Turismo

Cattolica Bandiera Blu 2007


Ok, non avremo il mare della Sardegna nè il sole dei Caraibi nè i palmizi di Sharm, però, signori e signore, la Riviera Romagnola è tutta un tripudio di Bandiere Blu 2007, il prestigioso riconoscimento assegnato da Foundation for Environmental Education alle spiagge che si distinguono per la qualità delle acque, la pulizia, le strutture turistiche e i servizi offerti. Partendo da nord sventolano da oggi sui pennoni di: Lidi Ravennati, Cervia, Cesenatico, Bellaria, Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica.
La notizia è stata diramata poco fa da Adnkronos e sta correndo sulle coste italiane veloce come la brezza marina. Come ogni anno alcuni operatori turistici e amministratori sorridono soddisfatti, altri masticano amaro. Il premio è infatti oltre che un autorevole riconoscimento internazionale del lavoro svolto, anche un’indubbia impennata d’immagine (e conseguente iniezione di fiducia) per la stagione turistica alle porte.
Una bandiera blu che arriva dunque con teutonica tempestività, giusto in tempo per essere inalberata sulle cabine degli stabilimenti balneari come un trofeo ambito e soffertissimo.
Cattolica, per l’ennesimo anno consecutivo, ha guadagnato il suo alloro vedendosi riconosciuti gli sforzi tesi a migliorare ogni anno la qualità dell’offerta turistica in termini di pulizia del mare e potenziamento delle strutture turistiche che fungono da perfetto coronamento, affinchè questo meraviglioso Adriatico possa essere goduto appieno e con tutti i comfort del caso.
Che dire se non: brava Cattolica e bravi cattolichini!

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Memorie

Il Rock Island di Rimini


Oggi sistemavo vecchie foto nei polverosi recessi del mio pc (avete mai aperto il case di un pc? se non lo avete ancora fatto non fatelo!!!).
Sposta, mista e imbroglia mi capita sotto il mouse questa foto con cui indecorosamente apro questo post, datata 2003 credo, in cui il sottoscritto appare concentrato nel testare la meccanica di un passeggino in condizioni estreme, mentre altre persone intorno a lui, senza il minimo rispetto per il gravoso compito, non fanno nulla per nascondere un’irriguardosa ilarità. Il tutto accadeva in occasione della festa di matrimonio di Simona e Taro, una coppia che in quel giorno annunciava al mondo che sì, era possibile coniugare le grazie di Rimini (Simona) alle dis-grazie di Cattolica (Taro). Parenteticamente vorrei qui rimarcare che il già nominato Taro è un ragazzo in apparenza serio e compìto, ma in realtà assai faceto, un SuperGiovane ante litteram, un Net Geek con la Vespa e il laptop pieno zeppo di donnine nude, ognuna delle quali sistematicamente archiviata in jpg protetti da una crittografia di sua concezione, un poderoso chiavistello che ha richiesto anni di lavoro e che ora rende di fatto inespugnabile ogni sconcezza salvata sul suo portatile. Incidentalmente il soggetto ha poi dato vita ad una serie di progetti informatici che hanno causato una seria contrazione della new economy, causando il prolasso di certi settori strategici per mezzo di tecniche ardite che non posso purtroppo rivelare avendo da tempo esaurito ogni tipo di credibilità (e credito) presso il mio team di avvocati, con la triste conseguenza che l’ennesimo processo per diffamazione mi ridurrebbe sul lastrico ancor prima di pronunciare “Vostro Onore”.
Beh ma a noi che leggiamo che ce ne frega, osserverete (giustamente) voi? E’ che la festa in questione si svolgeva al Rock Island di Rimini, il celebre (?) locale in zona Porto. Coglierei quindi il “la” per partire con una rimembranza giovanilistica che tanto va di moda nei blog e nelle bocciofile. E in effetti mi è subito tornato in mente quanto quel locale sia stato importante per una buona fetta di cattolichini che trasmigravano a nord, come storni in caccia di un mojito.
Il Rock Island: una palafitta traballante costruita sui flutti dell’Adriatico, in maniera tale che se esageravi con i Negroni ti ritrovavi a conversare coi baganelli. Un posto curioso dove tutto poteva accadere e dove in realtà non accadeva mai nulla, se non qualche amorazzo sbocciato e vissuto lo spazio temporale di un cubetto di ghiaccio in una Caipiroska.
Mi ricordo che una sera si era lì a vegetare su qualche pezzo dei Radiohead quando, totalmente inaspettato, salì sul palco un tizio con una chitarra, e si mise a suonare qualche pezzo mentre la musica dei Radiohead sfumava dagli speakers come cenere al vento. Suona bene però, questo tizio, suona “l’Isola che non c’è” mi pare (ma tu dimmi se poteva essere un pezzo diverso da quello), direi che lo suona decentemente, concediamoglielo.
Inutile dire che il tizio era Edoardo Bennato.
Ciao Rock Island, stammi bene, e rimani sempre in buona navigazione.

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Cattolica

DisbosCattolica

Con una decisione che definire impopolare significherebbe spendere un eufemismo l’amministrazione di Cattolica ha annunciato il taglio di 300 pini situati principalmente nelle zone di Via Trento e Via Fiume. Precisamente il dott. Mauro Sala, agronomo comunale, comunica che per insadacabili ragioni di sicurezza stradale 300 pini vanno eliminati, lo impone il Codice della Strada. Le piante sono infatti ben al di sotto della soglia minima di altezza fissata in metri 5 e dunque ecco attivarsi l’infallibile apparato burocratico e il suo ineluttabile meccanicismo. In merito alla casistica stradale ci ricorda Nazario Gabellini, capo dei vigili urbani di Cattolica, che l’unico incidente imputabile ad un pino di Cattolica risale al 2000, quando pare che un camion avesse urtato con la parte posteriore una pianta perdendo il telone del rimorchio, il quale telone finì addosso ad una persona causandogli danni all’apparato dentario. Un incidente in quanti anni? 40? 50?
Come spesso accade per queste decisioni che riguardano la cittadinanza la delibera viene fatta piovere come un’ordinanza inappellabile. Le motoseghe stiano in continuo burn-in, e buonanotte alla dialettica cittadina.
Ora visto che questi pini mi hanno tenuto compagnia per 40 anni, vorrei almeno sentire il parere di qualcuno che non sia un “agronomo comunale”, ma che magari abbia ugualmente qualcosa da dire in proposito. Che so, un cittadino di Cattolica, un turista affezionato alla città o magari semplicemente qualcuno che si sentisse in animo di esprimere un parere. Si chiama democrazia.
Qui di seguito l’eco-sondaggio, altrimenti per chi volesse dire la sua in maniera più approfondita i commenti sono sempre aperti a tutti:

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Cattolica Cattolichini Eventi Hotel Boston Turismo Web

L’arte di Tiziana e Camilla

Le ho incontrate lunedì mattina.
Tiziana Costa e Camilla Muccioli sono madre e figlia con un unico denominatore: la pittura. Mi sono fatto loro incontro, appena le ho notate varcare la soglia. Si sono guardate un pò in giro, poi hanno fatto qualche cenno di assenso e mi sono tranquillizato, il vernissage si farà!
Abbiamo cordialmente discusso circa le modalità di organizzazione per un’esposizione delle loro opere che si terrà nella hall dell’Hotel Boston, con inaugurazione stabilita per domenica 27 maggio, alle ore 16.00. Abbiamo parlato della disposizione dei quadri, del setup dell’evento in sè, degli inviti da diramare e di tante altre piccole cose.
In tutto questo parlare mi ha piacevolmente stupito la naturalezza di queste due donne nel parlare della loro arte. Conoscevo già Tiziana Costa e alcuni dei suoi quadri in cui ho sempre ammirato la ricerca poetica nelle figure anatomiche (spesso di donna), il viaggio in profondità nel tentativo di sfiorare qualche corda segreta dell’animo umano attraverso un meccanismo perfetto di geometrie e figure umane. Si tratta di una pittura introspettiva, ma mai fine a se stessa, con un messaggio nascosto che attende di essere colto e assaporato.
Non conoscevo invece sua figlia, Camilla Muccioli, e per me è stata una sorpresa. L’arte di Camilla è sensibilmente diversa da quella di sua madre, eppure in qualche modo mi appare complementare e persino funzionale all’arte di Tiziana. Almeno è quel che mi è parso esaminando alcune sue opere in rete e dai cataloghi di mostre passate. Camilla ha un approccio obliquo alla narrazione iconografica e arriva a dialogare con lo spettatore attraverso un puro sentimento di stupore, di distacco da ogni certezza. Chi guarda le opere di Camilla si trova, volente o nolente, a dover sostenere una conversazione dai contorni metafisici con l’opera a se stante, addentrandosi in un campo dove scompaiono molti riferimenti, e in rapida sequenza ci si ritrova indifesi, in una sorta di nudità semiotica di fronte all’evento artistico.
Mentre Tiziana mi ha già affidato qualche dipinto sono in attesa di due grandi opere di Camilla che avrò cura di sistemare nella parete nord della Hall, quella più spaziosa. Credo si tratti di quadri importanti, ma avrò occasione di riparlarne e di mostrare qualche altra immagine delle opere.
Per il momento mi rimane questa piacevole sensazione di fibrillazione, non mi accadeva da tempo, può bastare per ora.

[in apertura un’opera di Camilla Muccioli: “No”, 2005]

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Cattolica Memorie

I pesci fuor d’acqua di via Mancini

Tra le cose scomparse a Cattolica che mi capita di rimpiangere maggiormente un posto d’onore lo occupa sicuramente la Vasca di via Mancini. Posizionata in mezzo alla scalinata che conduceva alla soprastante Piazza del Mercato era una vasca mediamente lurida, infestata da alghe e vegetazioni di oscura classificabilità, con un’acqua putrescente e pesante, dove sguazzavano pesci di arcana natura. Grumi subacquei di varia foggia dall’espressione il più delle volte implorante, e comunque con un moto trasversale e asincrono rispetto ad un esemplare ittico degno di questo nome, una specie di girotondo disarmonico che disorientava lo spettatore e lo faceva vacillare delle sue certezze. Ho amato quella vasca per il suo allineamento verticale, per il suo grido di ribellione e per i suoi pesci, sì per i suoi pesci, o comunque qualsiasi cosa si trovasse ad abitarla. Generazione dopo generazione si era venuta a creare una razza perfetta per quel microcosmo in sfacelo, capace di regnare a lungo con leggi severe ma ritagliate su misura per un mondo ostile, pieno di monetine da 10 lire e di sputazzi senili, di lattine sbrecciate e di bottigliette di Seven Up. Una razza che era persino ingiusto archiviare con una definizione latineggiante tout court, ma che meritava in pieno i crismi della purezza e dell’ineffabilità, l’olio sacro della Mitopoiesi insomma. Quel genere di canoni, per dirla tutta, che solo le più alte schiere angeliche e alcune entità mitologiche potevano legittimamente ascriversi.
E ora? Ora che quella gloriosa genìa è stata barbaramente estirpata, si ricordano solo le gesta di alcuni di loro e non rimane quasi più nulla di quello strano mondo. Ho provato a buttare giù una lista di alcune di quelle creature. Un primo pallido tentativo di sistemazione zoologica per quel crogiolo di bestie che, contro ogni previsione, aveva resistito, aveva regnato, aveva trionfato sull’ambiente e lo aveva sottomesso alla forza dei propri cromosomi.
– La Gruccia: questo era un pesce dalla forma in divenire, tendenzialmente albino, con branchie antropomorfe a guisa di piccole manine che gli donavano la singolare forma di un attaccapanni.
– Il Motorospo: un anfibio con escrescenze di vario genere, sacche ulcerose che a una frettolosa occhiata potevano apparire come ruote pneumatiche di varie dimensioni.
– Il Brizz: il Brizzz, così detto, per il curioso sibilo che emetteva quando ci si avvicinava troppo alla superficie purulenta dell’acqua -brizz-, era un Guardiano delle Alture di Pietra, svolgeva anche compiti doganali per le materie prime in entrata e il pesciame in uscita.
– Il Gunga: di lui si vedevano solo gli occhi, sepolto nella melma della vasca, assisteva al collasso cronologico delle Ere e testimoniava in tempo reale ogni variazione del Conio.
– Il Patatrambo: un Creatore, si occupava di riciclare lattine e di creare oggetti per la trasmigrazione in massa della popolazione della Vasca. Era anche telefonista e stringi-cervelli.

[in apertura: il pesce radioattivo dei Simpsons, generato dalle scorie del buon Montgomery Burns]

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Eventi Web

I Blog di Rimini su Rai 3

Oggi il telefono dell’hotel ha conosciuto ritmi stakanovisti: amici sparsi un pò per tutta Italia (o clienti, se preferite) mi hanno infatti bombardato di chiamate, tutti con la medesima esclamazione: “hey, ti ho visto in tv oggi!”
Wow… Ho avuto il mio quarto d’ora di celebrità, d’ora in poi dovrò rassegnarmi ad affittare una body guard e ad andare in giro con occhiali a specchio e parrucca. E magari invece del moscone, questa estate girerò in catamarano, e forse… Ma sto divagando, accucciato sul mio narcisismo, more solito.
Dunque sì, sono apparso in tv (10 secondi, forse 15!), all’interno di un servizio realizzato dalla redazione di Neapolis, trasmissione che va in onda su Rai 3 alle 15.00 di ogni giorno. Il servizio verteva sul network di blog che la Provincia di Rimini ha realizzato per raccontare in modo diverso la Riviera Romagnola, e all’interno di questo grande contenitore è presente, come forse saprete, anche Cattolica Blog. Dopo un’introduzione dell’assessore provinciale al turismo Andrea Gnassi, Lui Tasini e il sottoscritto hanno parlato della loro blog-esperienza e di come sia appagante parlare della propria terra in modo libero, risultato oggi perseguibile con quello straordinario mezzo di comunicazione che è il blog.
Qui di seguito il video del servizio andato in onda:

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Cattolica

Furia ecologista sul centro VGS

Con la pubblicazione del progetto del centro VGS (video-gioco-sport) sono giunte nella mia mail-box alcune missive piuttosto critiche nei confronti del VGS e credo, di riflesso, anche nei miei confronti per averne proditoriamente pubblicato il progetto, sebbene il tono si sia sempre mantenuto di civile scambio di vedute. In particolare in una di queste e-mail mi si chiede di esternare il mio pensiero su questo centro, a fronte dei pesanti elementi negativi prospettatimi. Cosa che mi accingo a fare ben volentieri. Invito anzi chi mi ha sollecitato ad assumere una posizione, a fare altrettanto qui sul blog, magari utilizzando i commenti oppure, se lo si ritiene più opportuno, inviandomi un proprio intervento per e-mail (l’ indirizzo lo potete rinvenire nel profilo) con domanda di pubblicazione che sarò ben felice di esaudire.
Si diceva di ineludibili aspetti negativi di questo progetto. Credo che per riassumere le ragioni dei contestatori sia lecito citare l’intervento di Valeria Antonioli della Coalizione Arcobaleno che raggruppa le liste di “Cattolica Città per la Pace”, “Comunisti Italiani”, “Italia dei Valori” e “Verdi per la Pace”. Qui di seguito allego quindi l’intervento apparso sul notiziario comunale “Città di Cattolica” del mese di aprile:

VGS: SI DA INIZIO ALLE DANZE
E via, ci siamo: stanno per partire le opere di urbanizzazione per il VGS, il Video Gioco Sport, una colata di 12.00 mq di cemento incastonato tra quattro scuole. Sorgerà su uno degli ultimi lembi di terreno pubblico: più di 45.000 mq di terra che il comune ha offerto a un privato (che in cambio gliene ha data neanche la metà [la metà di cosa?! ndr]) perché ci costruisca una multisala cinematografica, un centro fitness, spazi commerciali e quant’altro, e questi ci dicono essere servizi di pubblica utilità. Ma è “pubblica utilità”un cinema privato? Una palestra privata? Un centro commerciale?. Allora viene da pensare che tutto ciò di cui si fruisce sia di pubblica utilità: bar, ristoranti, boutiques eccetera. Noi invece riteniamo che un servizio pubblico è tale se risponde alle esigenze fondanti della persona: cultura, aggregazione, prevenzione, tempo libero. Nel caso del VGS, inoltre, verrà compromessa per sempre la possibilità di sviluppo ed estensione delle scuole presenti e non si potrà immaginare la creazione di strutture sportive e di aggregazione per i nostri giovani (di cui c’è un gran bisogno!) limitrofe alle scuole. Questo progetto prevede inoltre la realizzazione di circa 600 posti auto, con l’evidente potenziale intercettazione di una portata di traffico che stravolgerà l’equilibrio di un quartiere residenziale che si animerà di giorno e di notte con conseguenze serie dal punto di vista dell’inquinamento acustico e ambientale. Avevamo invocato una valutazione di impatto ambientale, ma si sono guardati bene dell’accogliere la richiesta. Forse per non “scontentare” il privato costruttore….
Mentre ovunque ci si attiva per cominciare a rientrare nei parametri del protocollo di Kyoto; in un momento in cui anche i vertici provinciali dei partiti che governano a Cattolica si confrontano sulla sensatezza di un modello sviluppista appiattito sull’asse pubblico- privato, i nostri amministratori continuano a proporre uno sviluppo insano e insensato per la nostra città. E non c’è mai stato, su questo argomento, un minimo tentativo di confronto. Un dubbio ci assale: c’entreranno forse i 3.000.000 di euro di oneri di urbanizzazione che il Comune incasserà? Probabile, ma è anche un atteggiamento culturale arretrato che caratterizza questa amministrazione. Quando la maggioranza furbescamente accusa l’Arcobaleno di aver assunto una posizione ideologicamente oppositiva, dovrebbe invece avere l’onestà di dire alla città che sono scelte scellerate come queste che ci allontanano ineluttabilmente. Possiamo solo concludere dicendo che i nostri amministratori, lungi dall’ANDARE AVANTI, stanno vorticosamente capitolando all’indietro.

Sinteticamente:
1) Il VGS non è di pubblica utilità: mi sembra un rilievo abbastanza ozioso e fondamentalmente pedante da opporre. Occorrerebbe infatti definire quali sono le strutture di pubblica utilità (tutte quelle gratuite? niente ospedali dunque… tutte quelle che forniscono servizi utili? ma utili a chi e per chi? e così via all’infinito…) scadendo in un vortice sofistico senza ritorno. Dice la Antonioli: “riteniamo che un servizio pubblico è tale se risponde alle esigenze fondanti della persona: cultura, aggregazione, prevenzione, tempo libero.” , e quindi, in quest’ottica, il VGS non rientrerebbe in tale categoria, costituendo di fatto un fornitore di servizi per animali e/o cose inanimate, minerali, rocce vulcaniche, folle di vegetali e torme floreali.
Sarcasmo a parte, secondo me un centro come il VGS fornisce servizi precedentemente carenti e/o assenti. Stop. E questo è un fatto. Accantonando la demagogia buonista del “socialmente utile” perfavore, e magari conservandola per il periodo propizio della fioritura di tale concetti, le elezioni amministrative o quelle politiche.
2) Il VGS tarpa le ali alle scuole limitrofe: mah… anche questo concetto mi pare abbastanza risibile. E’ mai stato presentata una domanda di ampliamento delle suddette scuole? Se ne sente l’insopprimibile esigenza? Infine non mi pare che la contiguità sia così prossima da non permettere un futuro ampliamento delle scuole presenti sul territorio, mi pare che anche qui si vada per cavilli, per non dire specchi.
3) Il VGS è una minaccia per l’ambiente: premesso che mi trovo d’accordo con la Antonioli sulla redazione di un documento che esamini l’impatto ambientale del VGS, non mi trovo invece d’accordo con lei quando individua nel VGS una minaccia per l’inquinamento dell’ambiente circostante a causa dell’incremento del traffico in loco o delle polvere sottili generate dal cantiere… Io credo che sia semplicemente esagerato parlare di inquinamento di un quartiere per la sola presenza di un centro commerciale. Allora cosa si dovrebbe pensare del Centro “Le Befane” di Rimini? Forse che ha contribuito a creare una landa desolata dove pesci con tre occhi si affacciano sui fiumi e passerotti radioattivi tossiscono nuvolette di CO2? Poi ad un tratto si tira magicamente in ballo Kyoto, non si sa bene per quale motivo, così a bruciapelo, ma nel contesto fa molto “battaglia ecologista” e ne prendiamo scrupolosamente atto.
4) Il VGS è solo una fonte di guadagno comunale: io dico, ben venga per le nostre casse comunali disastrate. Ma ricorderei velocemente che a trarne beneficio saranno anche i cattolichini con i posti di lavoro che si creeranno. Questo però non viene fatto presente nell’intervento.

Concludendo e rispondendo ai detrattori: provate a guardare il VGS come una risorsa e non come una minaccia, anche solo per un attimo. E mettete per favore per una volta da parte questo infantile costume secondo il quale si dovrebbe fare una politica di contrapposizione a prescindere da ogni cosa.
E se proprio dovete indirizzare verso qualche obiettivo la vostra inclita furia ecologista puntatela sull’orrore che si sta consumando al Porto di Cattolica. Vi anticipo subito che in quel caso mi sentirei in piena sintonia con voi nel condannare uno scempio paesaggistico che tale è e come tale va etichettato.
Un orizzonte marino che scompare al nostro sguardo, colata di cemento dopo colata di cemento. Ma avrò occasione di riparlarne, statene certi.

[in apertura: Paul CézanneLe Lac d’Annecy]