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Le Origini di Cattolica

Ho appena terminato di leggere un volume di Lucia De Nicolò dal titolo “Cattolica, città del viaggiatore” edito da Edimond nel 2005. Un libro che mi ero sempre ripromesso di leggere e che era rimasto sullo scaffale per parecchio tempo prima di essere vivificato dalla lettura. E devo dire che Lucia De Nicolò, insigne storica cattolichina, ha intrapreso un viaggio ammaliante attraverso la tortuosa linea del tempo, ripercorrendo a ritroso le fasi storiche della formazione dell’abitato romagnolo. Un compendio sulla sua ( e sulla mia) città che mi ha lasciato con un piacevole retrogusto di piccole scoperte, di segreti sussurrati dietro i pesanti tendaggi della Storia e che in definitiva mi ha donato una nuova prospettiva con cui poter osservare il mio piccolo formicaio.
Il viaggio attraverso il passato prende inizio dagli albori dell’insediamento, da ciò che l’archeologia ci racconta della Cattolica romana attraverso una serie di reperti che attestano come Cattolica sia sorta quale luogo di sosta per i viaggiatori che percorrevano la via Flaminia e che necessitavano di una posta per i cavalli prima di raggiungere le terre ravennati, la citta di Ariminum (Rimini) o quella di Pisaurum (Pesaro). Quindi una vocazione per l’ospitalità che già era presente nello stadio embrionale e che contraddistinguerà tutta la storia del borgo romagnolo attraverso la ruota del tempo e dei cicli umani. Siamo nati per essere albergatori, questo è certo e storicamente comprovato.
Il passo che mi ha colpito di più è l’excursus sull’origine del toponimo “Cattolica” che riporto per intero, certo della sua pregnanza:
“Se non sussistono dubbi sulla fondazione del castrum Catholicae, avvenuta nel 1271, rimangono però irrisolti alcuni quesiti, non ultimo quello della scelta del nome attribuito a questo insediamento. Perché questo centro è stato chiamato Cattolica e non per esempio Castelnuovo o Borgonuovo, o simili, come è accaduto per altri centri di nuova creazione documentabili nell’età medievale? Gli storici dal Seicento in poi che si sono interessati alla storia di questo luogo non si sono posti il problema, limitandosi a riportare riguardo alla giustificazione del toponimo un passo tratto dagli Annali Ecclesiastici del cardinal Baronio, che lega le origini del castello e l’imposizione del nome ad un episodio avvenuto in occasione del concilio di Rimini del 359 d.C. Si racconta infatti che i vescovi cattolici in fuga da quel congresso avevano trovato ricovero e protezione in un villaggio costiero, al quale per questa ragione in seguito era stato dato il nome di Cattolica. Una lapide apocrifa collocata sulla facciata dell’antica chiesa di Sant’Apollinare nel 1637, per volere dell’allora Cardinal Legato Bernardino Spada, tramanda appunto questa leggenda che, pur priva di fondamenta, storici e viaggiatori hanno poi contribuito a rafforzare nel tempo e a diffondere: ‘Nel 359, mentre era pontefice Massimo Liberio, sotto l’imperaore Costanzo, il mondo cristiano si faceva specie di essere ariano, dal momento che si sentiva ottenebrato dagli inganni degli eretici. Perciò 400 vescovi ortodossi, che erano approdati a questo lido per compiere i propri riti separatamente dagli ariani ed avevano accolto i cattolici in una comune assemblea, offrirono il pretesto,perché quello stesso villaggio venisse chiamato ‘La Cattolica’. Il Cardinale Cesare Baronie, poi, nei suoi Annali Ecclesiastici spiegò la ragione di quel nome e narrò l’intero fatto. Il Cardinale Bernardino Spada, per illuminare i pellegrini devoti e per dare testimonianza del proprio affetto nei confronti delle sue terre, fece incidere il ricordo su questa lapide nell’anno 1637′.
Recenti studi però hanno suggerito una nuova e più concreta spiegazione storica in quanto viene considerata la valenza bizantina del termine ‘cattolica’, riferito appunto a beni territoriali di carattere pubblico rintracciabili nelle terre dell’Esarcato e della Pentapoli (Carile, 1987).
La fortuna del toponimo antico si deve però sostanzialmente agli arcivescovi di Ravenna, la cui giurisdizione, sostituitasi a quella del dominio bizantino, arrivava ad abbracciare anche vasti territori della bassa Romagna. Ad essi infatti si deve la decisione di connotare, alla fine del Duecento, con il nome di Cattolica il castrum sulla strada Flaminia in cui avrebbero potuto trovare asilo i profughi dei castelli di Focara che, in urto con i pesaresi, avevano chiesto di potersi trasferire con le loro famiglie al di fuori del governo di quella città. Per dare nome al nuovo insediamento venne infatti utilizzato un vocabolo già esistente, tramandato dal passato, che qualificava in quell’epoca il corso d’acqua, il rivus Catholice appunto, e insieme tutto il piano circostante (planus Catholicae) prescelto per la fondazione del nucleo abitativo. Il vocabolo ‘cattolica’, dal greco bizantino, risulterebbe dunque sinonimo di ‘beni a carattere pubblicistico’, in altri termini, luoghi di proprietà demaniale.”
Il libro prosegue il suo cammino attraverso il tempo per approdare nel ventesimo secolo quando da semplice crocevia Cattolica attrae a sè una popolazione stanziale che si dedica alla pesca e alle attività marinare costruendo un’economia di base con la quale il paese acquista gradualmente solidità, grazie anche alla sua collocazione geografica strategica..
Il passo verso la balnearità, il turismo e la valorizzazione delle risorse naturali fu breve, e la Cattolica che tutti conosciamo si plasmò con la grazia di un piccolo fiore di magnolia: da minuscolo virgulto nel dopoguerra fino al meraviglioso fiore dei giorni nostri.

Cattolica Bandiera Blu 2007


Ok, non avremo il mare della Sardegna nè il sole dei Caraibi nè i palmizi di Sharm, però, signori e signore, la Riviera Romagnola è tutta un tripudio di Bandiere Blu 2007, il prestigioso riconoscimento assegnato da Foundation for Environmental Education alle spiagge che si distinguono per la qualità delle acque, la pulizia, le strutture turistiche e i servizi offerti. Partendo da nord sventolano da oggi sui pennoni di: Lidi Ravennati, Cervia, Cesenatico, Bellaria, Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica.
La notizia è stata diramata poco fa da Adnkronos e sta correndo sulle coste italiane veloce come la brezza marina. Come ogni anno alcuni operatori turistici e amministratori sorridono soddisfatti, altri masticano amaro. Il premio è infatti oltre che un autorevole riconoscimento internazionale del lavoro svolto, anche un’indubbia impennata d’immagine (e conseguente iniezione di fiducia) per la stagione turistica alle porte.
Una bandiera blu che arriva dunque con teutonica tempestività, giusto in tempo per essere inalberata sulle cabine degli stabilimenti balneari come un trofeo ambito e soffertissimo.
Cattolica, per l’ennesimo anno consecutivo, ha guadagnato il suo alloro vedendosi riconosciuti gli sforzi tesi a migliorare ogni anno la qualità dell’offerta turistica in termini di pulizia del mare e potenziamento delle strutture turistiche che fungono da perfetto coronamento, affinchè questo meraviglioso Adriatico possa essere goduto appieno e con tutti i comfort del caso.
Che dire se non: brava Cattolica e bravi cattolichini!

Il Rock Island di Rimini


Oggi sistemavo vecchie foto nei polverosi recessi del mio pc (avete mai aperto il case di un pc? se non lo avete ancora fatto non fatelo!!!).
Sposta, mista e imbroglia mi capita sotto il mouse questa foto con cui indecorosamente apro questo post, datata 2003 credo, in cui il sottoscritto appare concentrato nel testare la meccanica di un passeggino in condizioni estreme, mentre altre persone intorno a lui, senza il minimo rispetto per il gravoso compito, non fanno nulla per nascondere un’irriguardosa ilarità. Il tutto accadeva in occasione della festa di matrimonio di Simona e Taro, una coppia che in quel giorno annunciava al mondo che sì, era possibile coniugare le grazie di Rimini (Simona) alle dis-grazie di Cattolica (Taro). Parenteticamente vorrei qui rimarcare che il già nominato Taro è un ragazzo in apparenza serio e compìto, ma in realtà assai faceto, un SuperGiovane ante litteram, un Net Geek con la Vespa e il laptop pieno zeppo di donnine nude, ognuna delle quali sistematicamente archiviata in jpg protetti da una crittografia di sua concezione, un poderoso chiavistello che ha richiesto anni di lavoro e che ora rende di fatto inespugnabile ogni sconcezza salvata sul suo portatile. Incidentalmente il soggetto ha poi dato vita ad una serie di progetti informatici che hanno causato una seria contrazione della new economy, causando il prolasso di certi settori strategici per mezzo di tecniche ardite che non posso purtroppo rivelare avendo da tempo esaurito ogni tipo di credibilità (e credito) presso il mio team di avvocati, con la triste conseguenza che l’ennesimo processo per diffamazione mi ridurrebbe sul lastrico ancor prima di pronunciare “Vostro Onore”.
Beh ma a noi che leggiamo che ce ne frega, osserverete (giustamente) voi? E’ che la festa in questione si svolgeva al Rock Island di Rimini, il celebre (?) locale in zona Porto. Coglierei quindi il “la” per partire con una rimembranza giovanilistica che tanto va di moda nei blog e nelle bocciofile. E in effetti mi è subito tornato in mente quanto quel locale sia stato importante per una buona fetta di cattolichini che trasmigravano a nord, come storni in caccia di un mojito.
Il Rock Island: una palafitta traballante costruita sui flutti dell’Adriatico, in maniera tale che se esageravi con i Negroni ti ritrovavi a conversare coi baganelli. Un posto curioso dove tutto poteva accadere e dove in realtà non accadeva mai nulla, se non qualche amorazzo sbocciato e vissuto lo spazio temporale di un cubetto di ghiaccio in una Caipiroska.
Mi ricordo che una sera si era lì a vegetare su qualche pezzo dei Radiohead quando, totalmente inaspettato, salì sul palco un tizio con una chitarra, e si mise a suonare qualche pezzo mentre la musica dei Radiohead sfumava dagli speakers come cenere al vento. Suona bene però, questo tizio, suona “l’Isola che non c’è” mi pare (ma tu dimmi se poteva essere un pezzo diverso da quello), direi che lo suona decentemente, concediamoglielo.
Inutile dire che il tizio era Edoardo Bennato.
Ciao Rock Island, stammi bene, e rimani sempre in buona navigazione.