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La Festa delle Cozze

Era un appuntamento ammantato di mito degli anni ’70 e ’80, una festa per rinverdire la leggenda del mitilo per eccellenza, la cozza. Più che una festa alla fine era una guerra, un epico scontro con le proprie capacità gastrointestinali, una battaglia all’ultimo sangue con i misteri inviolabili della digestione, una sfida alla gravità e alla Weight Watchers…
Un’infornata di cozze gratinate apriva le ostilità, poi giù con l’artiglieria pesante della zuppa di cozze e per finire gli obici che travolgevano ogni resistenza: spaghetti aglio, olio e peperoncino…
Ricordo che c’era questa mitica signora di Milano: la Gina, istrionica e sguaiata, sprizzava simpatia da tutti i pori e per ogni festa delle cozze aveva in serbo una nuova trovata. Ricordo i suoi travestimenti da Uomo in coppia con un signore travestito ovviamente da Donna, un signore entrato anch’egli a pieno titolo nell’Empireo dei Clienti dell’Hotel Boston, il leggendario monsieur Simon, vero e proprio mattatore delle serate bostoniane di quel tempo e tuttora cliente fedelissimo dopo 39 anni dal suo primo approdo in Hotel (!). Ricordo che quando si scatenavano quei due Viale Carducci di fermava e una piccola folla si radunava a seguire lo show. E di un vero e proprio show si trattava, condotto con magistrale ironia, mai volgare, mai becero, tutto giocato sulla presenza scenica e sul carisma dei due attori…
Tra una cozza e un bicchiere di Trebbiano quei due scivolavano leggeri e impalpabili, come due spiriti ubriachi di gioia trascinavano i presenti in un vortice di risate… Gesualdo Bufalino dice: “chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo”, e quei due credo ne fossero i leggitimi proprietari in quei tempi…

Un Mare d’Acqua

Era forse il 1979 o il 1980, qualche anno prima delle notti mundial di Pablito e soci…
Ricordo che in agosto quell’anno si era creata una strana miscela di clientela, una compagnia allegra e chiassosa che sfidava ogni notte il sonno di mio padre. Una brigata eterogenea e multietnica: dagli svizzeri ai belgi, ai francesi fino ad arrivare agli italiani de Milan e de Roma. In particolare c’era questa signora svizzera, Brigitte, che aveva un sorriso obliquo che si apriva d’improvviso in una risata cristallina che contagiava in un attimo tutta la terrazza dell’Hotel, come un virus potentissimo.
In quel Ferragosto, dopo il lauto pranzo, gli spiriti erano sopiti nel blando e faticoso esercizio della digestione e sembrava, proprio quel giorno di festa, che si riuscisse a superare indenni le goliardate di prammatica.
Non mi ricordo chi iniziò, anzi sì, fu mio padre, ancora lo rivedo con il pesante mastello colmo d’acqua che si avvicinava furtivamente alla svizzera e la inondava letteralmente, dando così il via ad una faida irrefrenabile. Ricordo ancora che ogni singolo cliente aveva un mezzo per lanciare acqua: chi si accontentava di un semplice bicchiere, chi esagerava con mastelli e secchi enormi, chi addirittura aveva introdotto una canna di gomma con tanto di spruzzatore a 6 atmosfere… L’acqua nella Hall era talmente fluente e copiosa che sembrava di trovarsi sul bagnasciuga, intenti in una camminata tra conchiglie e piccole onde… Non esisteva più nessuno che potesse vantare un centimetro quadrato di tessuto asciutto, e in quel preciso momento ebbi la sensazione che ogni persona presente: dai camerieri ai clienti al direttore, tutti per un attimo avessero chiuso gli occhi per annegare ogni incombenza in un mare d’acqua, un festante e ilare mare d’acqua fresca.

Amarcord

Amarcord, ovvero: “mi ricordo”.
Mi ricordo quando si era in braghine di tela e il mondo dei grandi sembrava alto e irraggiungibile… l’albergo era tutto il nostro mondo… Io e mia sorella Laura ci industriavamo a vendere vecchie copie di Topolino, Geppo, Tiramolla e il Corriere dei Piccoli, su un paio di cassette di legno per la frutta rovesciate e con un lenzuolino bianco come apparecchiatura, di fronte al vecchio dondolo (quanti amori sono nati su quel dondolo!), sul marciapiede di Viale Carducci, in quella che era nientemeno che “la terrazza al piano terra” dell’Hotel Boston. Quante contrattazioni su quei giornalini e quanti ponderati e sofferti scambi con qualche rarissima figurina Panini!
Mia sorella era molto più inflessibile di me per quel che riguardava il prezzo di copertina, per me c’era invece sempre spazio per uno sconto “sociale”, a seconda del tipo di cliente: che fosse un bambino (un buon 25% di sconto), un adulto (prezzo pieno) o financo un insegnante di scuola che ci veniva a trovare e non rinunciava a un Tex (prezzo maggiorato di un 40% -50%, a seconda della materia insegnata).