In memoria di Andrea Magalotti

Una delle ultime cose che vide fu un arrembaggio di pedoni: un furioso e determinato incedere di  piccoli  guerrieri che travolgevano ogni difesa dell’avversario. Una rete di matto pazientemente intessuta dai pezzi più umili e dimessi…
Andrea cercò nella sua mente le possibilità dell’avversario calcolando ogni tangibile scenario.
Migliaia di smottamenti tellurici investirono quel piccolo scenario di 64 caselle. Andrea socchiuse gli occhi e quasi pregustò la parata vittoriosa.
Luci sbiadite fuggirono dal suo giorno quasi a rincorrersi come Morgane assetate di cielo e vastità. Allungò una mano per scacciare gli ultimi mostri: i sacrifici, le mosse irrazionali, le difese disperate, i tentativi di un Perpetuo trovato all’ultimo istante. Grani di luce si dissolsero nella sua mente e la sua visione fu improvvisamente chiara: abbacinante. Ogni musica giungeva a lui con un’armonia prestabilita e i suoni della scacchiera risultavano attutiti, fiochi, leggeri. Come vapori dispersi alle prime luci dell’alba.
Le voci si fecero confuse, lontane… 
Un rumore di erba, d’infanzia diradata, una cortina che improvvisamente veniva a cadere, con moto sciancato e ossessivamente lento.
Andrea si rese conto che l’ebbrezza di luce non era più una variante ma  parte integrante del suo nuovo restare, del suo candido ricollocarsi in un ambito più aereo, più imprevedibilmente lieve…
Sorrise in quel suo modo obliquo e impenetrabile, sparse nuvole d’ironia e affrettò il passo.

[ciao Andrea! buona strada ovunque tu sia!]

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