Il Tamarro e il Pedone

Canicola sudore sangue acqua calore sabbia. Ore 17.30. Di rientro dal mare. Poco iodio e troppo contatto umano. Una doccia in prospettiva, giù giù nelle papille gustative, come una granita di Tamarindo Ciuffoli a lungo attesa. Ancora un ostacolo. L’ultimo. Viale Carducci da attraversare.

Lo sento da 200 metri di distanza. Lui è un essere quasi sicuramente umano. E’ alla guida di un auto giappo-sportiva con spoilerino anodizzato e vernice glitter-purpurea. Il tamarro entra così nella mia vita, come un ratto in una torta salata. Sto per attraversare la strada sulle strisce pedonali. Altri lo stanno già facendo di fronte a me. Il tamarro inchioda all’ultimo istante. Stridore e bestemmie. Moccoli e freni che fischiano. Il turbomezzo è fermo. La fiumana di gente riprende timidamente ad attraversare. Siamo incolumi e forse felici di essere vivi. Il gomito peloso fuori dal finestrino fa da sentinella tenebrosa al nostro passaggio. Mentre transitiamo una musica sparata a livelli subumani ci rende coscienti di come possa essere l’Inferno, o magari Palazzo Chigi di questi tempi. L’essere ci rende partecipi del suo godimento estetico attraverso una carrettata di decibel che diramano Lady Gaga nel mondo conosciuto, o qualsiasi cosa sia. Lo intravedo al posto di guida, camicia hawaiana aperta, petto catramato, catenone d’oro da due chili con ciondolo mercedes, basettone un po’ incolto, occhiale a specchio stile Chips, la testa che ciondola a ritmo di musica, la bocca che rumina chewing gum (probabilmente al rabarbaro): insomma l’archetipo di tamarro, un esemplare perfetto, persino prezioso dal punto di vista antropologico.

Siamo vicinissimi al turbomezzo. La musica è lobotomica. Copre la realtà stessa. D’improvviso un attempato signore di fronte a me guarda dritto il parabrezza del Mostro di Metallo, quindi fa una cosa folle, totalmente estemporanea, una stella cadente in formato solubile lì davanti a noi. Quel signore imbraccia una chitarra invisibile e inscena, lì sulle strisce pedonali, in mezzo a Viale Carducci, una performance da rocker fantasma, sulle note detonanti di Lady Gaga. Il tamarro è preso alla sprovvista. Tentenna, vacilla, perde la sua tamarrezza… Perde i riferimenti. Scolorisce. Si dissolve. Adesso è solo un qualcosa di indefinito, prigioniero di un’acustica dilaniante. Il signore continua a rockeggiare. Il tamarro è sempre meno tamarro e sempre più autista di auto eccentrica. Il signore termina il suo invisibile assolo con un ghigno soddisfatto. Il tamarro è coperto dai suoi decibel. Sprofondato. Disperso. Vacuità ben carenata. Se ne va senza neppure una clacsonata, come un frate in bicicletta.

Non sento più il caldo. La giornata diventa perfetta. Come diceva Lou Reed.

2 pensieri su “Il Tamarro e il Pedone

  1. Zuba

    Che ridere!!! e forse ho capito chi è il soggetto è un tipo che fa su e giù in cerca di donne si vede lontano un chilometro. mio cugino gli ha rigato la macchina con lo scooter ancora ridiamo!!!!!

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  2. Paolino

    Posso dirti una cosa? mi fa rabbia vedere una persona che scrive così bene, do cultura diciamo, come te occuparsi di queste cose e non analizzare la situazione del comune. Sei superficiale se tratti le cose in questo modo lasciatelo dire. Scrivi solo di cose che mi sembrano di poco conto e tralasci i mille problemi che la nostra cittadina ha. Perchè non spendi due parole sull’operato del sindaco e della sua giunta incompetente? visto che sai scrivere usa meglio le tue doti!!!

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