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Un drappo nero

Ho allungato una mano ma tu non c’eri,
ho seguito il tuo respiro,
come un cervo spossato
attraverso un bosco infinito,
tra un latrare di rami
e il labirinto verde dell’erba.

Un drappo nero ormai ci divide,
come a teatro un buio sipario,
di quelli impossibili ad aprirsi,
separa le storie raccontate
da quelle silenziose in platea.

Sì, è vero, tu sei qui, ti tocco, ti bacio
colgo l’ironia balenare nel tuo sguardo.
Ma sei in un’altra storia,
in un altro imprendibile Avello,
con i tuoi Demoni privati
e le tue scarnificate memorie.

Racconti di persone che passano
nei tuoi luoghi segreti,
invadendo anche l’intimo rifugio
che hai faticosamente eretto.

Racconti di presenze, di angeli perduti,
di voci che narrano in silenzio
memorie cancellate dal torpore,
da quel tremolio leggero del Tempo.

Racconti di impercettibili silenzi,
che ossessionano il rumore dei denti,
il corpo, la pelle, le unghie, la saliva,
l’umana fatica di vivere che stritola…

Babbo, mio fragile tremolante guerriero,
tu mi hai insegnato il suono del vento,
e la guizzante presenza di Dio in un prato verde…

Tu mi hai donato l’ironia del Non Detto,
parole che giocano e frullano frasi e sorrisi,
vorticando nella semantica dei convenevoli…

Tu mi hai guardato con l’amore di un Padre,
e io ti ritrovo in quel perduto senso,
in un sogno masticato dal mattino,
in un tiepido sonno velato d’innocenza…

La tua essenza è intatta,
nessun tremore la fa vacillare.

Il Drappo nero che ci separa
non può spezzare la luce dei sogni…

Sogno nel Sogno

In questa notte d’aprile
gonfia di piogge e ricordi
non so dormire,
la morte mi è accanto
come sogno ostile
come rapida ladra d’ingegni
che seppe sfilarci Pavese
nel culmine acido
di occhi tanatoici
volati via.

Ed io con i miei teneri dolori
penso alla vita
che si duplica nel sonno,
avverto oltre l’oscuro
i febbrili affanni
d’un sogno bambino
che crepita nel ventre
amniotica tempesta
che si dissolve calma
nel sovrastante sogno
dell’incosciente madre.

Sogno nel sogno
neve su neve
ombra dentro al buio.

Consunzione di due avidi materialisti per mezzo di un bidet intasato dal calcare

bidet

Così lei sarebbe l’idraulico.
Andrei piano con le definizioni e intanto le dico buongiorno.
Ah ecco, quindi senza presunzione di identità lei passa direttamente ai convenevoli. E cosa ci farebbe qui?
Come cosa ci faccio qui? Ma se ha chiamato lei per uno scarico difettoso.
Senta, per principio non chiamo mai nessuno. Sono facilmente soggetto ad essere chiamato, questo sì, ma per quanto riguarda l’atto specifico…
Va bene, se non ci sono guasti io me ne vado.
Dal momento che è qui la introduco ad un circuito di sofferenza.
Mmm. Faccia strada.
Eccolo qui. Guardi che roba.
Io vedo un bidet. Un decoroso dispensatore di igiene intima.
Perchè lei guarda con il disincanto del tecnico. Provi a spogliare la forma. E lasci perdere l’intimità.
Aspetti che controllo i rubinetti. C’è una perdita?
Un’assenza.
Una mancanza di acqua?
Esattamente. Lo scroto rimane asciutto.
Mi risparmi i particolari. Dunque vediamo.
La materia di cui è fatto questo bidet è pura porcellana delle Isole Guam, per cui la imploro di usare una certa attenzione.
Eh, lo sapevo. Il suo bidet ha gli ugelli completamente intasati di calcare. Probabilmente anche le tubature lo sono.
E l’acqua che prima scrosciava rubiconda e altezzosa dove se ne è andata?
E’ rimasta nelle tubature e non può oltrepassare la barriera di calcare. Se ne sta rintanata in attesa di tempi migliori.
Un po’ come Diogene di Sinope che se ne stava nella sua botte.
Sì ma quello cercava l’uomo. L’acqua invece cerca solo di ammazzare il tempo giocando a burraco con gli atomi di zinco dei tubi. E se ne frega del suo scroto, sia detto tra noi.
Lei mi secerne paradossi quando dovrebbe stillare fluidità manutentoria.
Mi metto subito al lavoro. Stia lontano prego, devo usare un acido anticalcare.
Non si usano acidi in questa casa, solo elementi basici.
E come faccio a sbloccare gli ugelli dal calcare, scusi?
Liberi un paradosso dei suoi, e faccia fare a lui il lavoro sporco.
“Tutto ciò che ha nome vita ha in opera la morte.”
Vede che anche plagiando l’antichità un paradosso salta sempre fuori? Provi un po’ ad aprire i rubinetti.
Funziona.
Sì, funziona. La ringrazio.
Arrivederci.