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Dallo Zenith al Nadir
Dateline: 17.10.2008
Il Linguaggio del Silenzio

Il primo grado della saggezza è saper tacere; il secondo è saper parlare poco e moderarsi nel discorso; il terzo è sapere parlare molto senza parlare ne male ne molto”.(Abate Dinouart)

Simbolo dei simboli per eccellenza, il Silenzio, nel corso dei secoli, ha dominato come cuore pulsore di riti magici, sacri ed esoterici. Le antiche iniziazioni filosofiche e le sacerdotali magiche erano precedute da una preparazione del discepolo al Silenzio. Duplice, nei secoli, la visione ed i significati attribuitigli: quello positivo, quale preludio alla Parola e quindi alla Rivelazione; l’altro negativo, quale Mutismo o chiusura alla comunicazione, un rifiuto di rivelare e trasmettere ciò di cui si è a conoscenza.

Analizzando l’etimo della parola,dall’italiano silenzio, al francese silence, allo spagnolo silencio; si può notare come ciascuna di esse derivi dal latino silentium, ovvero silere, tacere.

I Greci ed i Romani personificavano il Silenzio con il dio Arpocrate, colui che gli Egiziani identificavano nel dio Horus, infante raffigurato come un principe nudo che si porta le dita alla bocca.

Tacere quindi, non rivelare: ma cosa e perché?

Questa domanda risale ai tempi antichi e spesso, ancora oggi, qualcuno se lo chiede quando si parla di segreto o silenzio massonico.

Eppure, la Legge del Silenzio è alle origini di tutte le reali iniziazioni: così fu per tutti gli insegnamenti esoterici degli antichi misteri e per i misteri della tradizione cristiana divulgati dai fedeli nel Silenzio delle cripte o delle catacombe; e così è per i massoni all’interno dei propri Templi.

Da Apuleio, che nell’Asino d’Oro scrisse: “nessun pericolo potrebbe forzarmi mai a rivelare al profano che cosa è stato confidato a me sotto l’impegno della segretezza”; ai Liberi Muratori,che terminati i lavori di Loggia giurano “il più perfetto silenzio sui lavori compiuti”.

Una Tradizione che si tramanda da secoli come linguaggio privo di parole. Questo ci è stato tramandato e questo cerchiamo, con tutte le difficoltà del tempo, di trasmettere all’interno dei nostri Templi affinché la si possa ritrasmettere fuori, nella vita profana. Nel XXI secolo, assediati da una comunicazione fatta esclusivamente di parole su parole, e spesso parole vuote, dove internet, la televisione, gli I-pod ci portano distanti gli uni dagli altri... Una solitudine dove schermi digitali e cuffie ci distolgono dall’ascolto, nostro e degli altri, proiettandoci in mondi virtuali dove possiamo essere tutti o nessuno, poco importa, basta che si abbia qualcosa da dire perché parlare è la regola. Parlare, oggi, vuol dire essere “pieni”, sapere, avere qualcosa da condividere ma, in realtà, noi iniziati sappiamo bene che così non è. Ecco allora che mi ritorna alla mente l’antico messaggio iniziatico per cui “è necessario vedere, ascoltare, capire, ma, tra le verità scoperte, nessuna dovrà essere rivelata”. Così, parlare non basta e spesso non serve,se manca il “seme”, l’essenza che deve contenere e trasmettere le parole stesse. E questo è il Silenzio.

Ma che cosa deve essere taciuto quindi?. L’Iniziato non può che rispondere che il Silenzio. Simbolo che racchiude ed esprime contemporaneamente la Modestia, quale condizione interiore che ci porta a comprendere e ad accettare che non si saprà e non si conoscerà mai abbastanza, perché il Viaggio, il percorso esoterico di ciascuno è infinito nel tempo, ma finito e definito per mezzo degli strumenti e dei simboli che adoperiamo. La Proibizione, la condizione cioè che ci impedisce di rivelare, di esteriorizzare ciò che sino a quel momento è stato appreso:il segreto. L’Apprendimento e l'Autocoscienza, l’aver appreso, conosciuto; è la capacità di conservare la conoscenza per tramandarla, a sua volta, a coloro che vorranno seguire la Via, la Luce. L’Introspettiva, la capacità e lo strumento che ci conduce dal microcosmo al macrocosmo, dal nostro stato interiore a quelle fisico esteriore, consentendoci di eliminare tutte le profanità che quotidianamente e, spesso, inconsapevolmente, incanaliamo dentro di noi così da poter liberare il nostro spirito ed affrontare il lavoro muratorio. E’ la virtù della Temperanza, colei che ci consente di controllare gli istinti e le passioni, colei che ci induce alla meditazione, allo spazio intra-sensoriale che ci permette di ascoltare noi stessi e di poter, conseguentemente, operare ed agire con la ragione, giustizia, prudenza e temperanza, appunto. Esse sono anche le quattro virtù cardinali che ritroviamo rappresentate nel quadro di Loggia, per mezzo dei quattro nappi posizionati agli angoli dello stesso. Cardinali, poiché sostengono l’uomo nelle sue azioni e nelle sue evoluzioni, rappresentano, secondo il vescovo Durand Guillaume “le quattro colonne del Tempio di Dio”. Ma il Silenzio è anche simbolo di Preghiera ed Evoluzione al GADU: Madre Teresa scrisse “Noi vogliamo incontrare Dio, egli non può essere trovato nel rumore e nella confusione. Dio è amico del Silenzio. Guarda come la Natura, gli alberi, i fiori e l’erba cresce in Silenzio; guarda le stesse, la luna ed il sole, come loro si muovono nel Silenzio…noi abbiamo bisogno del Silenzio per essere capaci di toccare anime”.

Ecco allora, come il Silenzio nel Tempio, quando liberamente accettiamo di “costringerci” al Silenzio stesso meditando, ci è necessario come autopurificazione dai nostri metalli interiori, da quegli istinti e passioni che ci allontanano da una elevazione spirituale e mentale, impedendo di trovare quel sacro che è all’interno di ognuno di noi:il Verbo del Silenzio,la Pietra Filosofale, l’Io.

Se tutto ciò lo si ricerca e ottiene con il Silenzio, perché allora tacere? Perchè non rivelarlo?

Così come i grandi sacerdoti e i sommi capi detenevano il potere della conoscenza occulta, senza condividerla se non con chi si dimostrasse degno di ricevere tali insegnamenti; del pari gli Iniziati non rivelano ciò che hanno “udito e veduto”, poiché impegnati al segreto. Il Silenzio Iniziatico permette al Libero Muratore di ricostruire la sua interiorità lavorando nella sacra quiete del Tempio, nel cui interno il Silenzio veicola in senso circolare: riunisce ciò che è diviso così che le emozioni possano essere con-templa-te alla luce dei moti solari e lunari. Il Silenzio è il veicolo che ci conduce al Gnosis se auton, alla conoscenza di noi stessi per poter conoscere gli altri. Non rivelare, dunque, tacere su “tutto ciò che si è udito e visto”, diventa condizione necessaria affinché ciascuno possa addentrarsi negli stadi più profondi del proprio Io, per trasmutare dall’interno all’esterno. Così da non poter permettere a coloro che non sanno (vedere e ascoltare), di adoperare strumenti di cui non si conoscono finalità e simbologie, impedendo all’Energia che in essi è racchiusa di circolare per compiere l’Opera. Tacere quindi, perché come scrisse Ermete Trismegisto “ Richiamandoti a questi principi, ti ricorderai facilmente delle cose che più a lungo ti spiegai e che qui sono riassunte. Ma evita di intrattenerti alla folla; non perché io voglia impedire che ne venga a conoscenza, ma perché non voglio esporti alle sue derisioni. Chi si somiglia si congiunge, e tra persone dissimili non può esistere amicizia. Queste lezioni devono essere udite da pochi, o presto non ve ne saranno più del tutto. Esse posseggono qualcosa di così particolare che spinge i malvagi ancor più verso il male. Guardati dalla moltitudine, perché questa non comprende la virtù di tali discorsi”. L’Iniziato non ha bisogno, quindi, della parola, l’obbligo che gli è dato di non svelare la Parola non gli è di peso poiché intende il Silenzio come lo spazio che separa l’uomo dalla conoscenza delle cose divine. Il Silenzio diventa il passaggio necessario per ricevere lo stato di illuminazione, dove l’iniziato opererà non dal vertice della piramide ma dalla base. Ed è in questo che credo consistere la “regola d’oro” di ogni Iniziato: il saper tacere!.

 

Per approfondimenti:

Le Garzatine-Enciclopedia dei Simboli, Garzanti editore

Renè Guenon, Simboli della Scienza Sacra, ed. Adelphi

Abate Dinoaurt, L’Arte di Tacere, Sellerio editore

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Dateline: 7.10.2008
Arte Feng Shui e Arte Reale: l’Equilibrio tra Micro e Macrocosmo come Regola di Perfezione

Il Feng Shui è un’antica arte geomantica-taoista cinese: per semplificare possiamo definirla come l’arte di armonizzare l’ambiente che ci circonda con il nostro campo vitale. Il Feng Shui significa letteralmente vento e acqua, elementi capaci di modificare e plasmare la terra, la forma del territorio. La filosofia taoista ritiene che solo due principi generali sono in grado di guidare lo sviluppo degli eventi naturali: il Yin e Yang,e il Ch’i. I primi rappresentano l'equilibrio dinamico: lo yin è il principio umido, l’oscuro, il femminino: è rappresentato dall’acqua; mentre lo yan è il principio caldo, luminoso, maschile rappresentato dal vento. Entrambi operano su livelli paralleli e in sinergia fra loro per realizzare il Ch’i, l’energia vitale, l’equilibrio cosmico. Simboli e significati che gli iniziati ben conoscono e ritrovano all’interno dei propri Templi. Difatti, la dualità yin e yan è percepibile nel pavimento bianco e nero: simbolo del dualismo ermetico, degli opposti che dominano e caratterizzano la vita maschile e femminile, la luce e le tenebre, il bene ed il male, involuto ed evoluto ecc. Il pavimento a scacchi ci ricorda la duplice natura insita in ogni cosa, la distinzione tra immagine e realtà, tra percepibile ed impercepibile, tra forma ed essenza, è la relatività in assoluto. E’ quello stesso pavimento che nell’antico Egitto costituiva il tragitto necessario che l’iniziando doveva percorrere durante i riti di iniziazione. Altra dualità è ravvisabile nelle colonne J e B che sorreggono i nostri Templi, le stesse colonne presenti all’entrata del Tempio di Salomone. Esse rievocano le divinità siriache del fuoco e dei venti, rappresentano i due alberi l’uno del bene e l’altro del male, l’uno della vita e l’altro della morte così come si ritrovavano nell’Eden o Paradiso Terreste. Le due colonne rappresentano anche la continua contrapposizione e lotta condotta dalle forze costruttrici contro quelle distruttrici dell’Universo, sono le energie contrapposte che, bilanciandosi, sorreggono il Tempio e quindi l’Opera. Il Delta luminoso è il simbolo della Divinità, in esso la dualità è data dal fatto che esso esprime la Trinità in tutte le sue forme: Passato-Presente-Avvenire; Saggezza-Forza-Bellezza; i tre principi della pietra filosofale Sale-Zolfo-Mercurio;Nascita-Vita-Morte; Luce-Tenebre-Tempo. Il Ch’i del Feng Shui quale energia vitale, cuore del Cosmo, può essere individuato nell’Ara massonica e nella Menorah. La collocazione centrale dell’Ara nel Tempio racchiude ed esprime tutte le forze e le energie che ciascun fratello emana e fa circolare all’interno del Tempio stesso. E’ quel fulcro di sinergie che, interagendo fra loro creano l’Armonia del Tempio, racchiudono e delimitano lo Spazio Vitale, il Sacro inteso quale realizzazione del Rito, quale veicolo che ci conduce ad esaminare, analizzare e riflettere su come operare, dentro e fuori il Tempio, per il “progresso della patria e dell’umanità”. La Menorah o Candelabro che è posizionato sopra l’Ara rappresenta la Luce, la Via che ciascun Iniziato ha cominciato e che deve essere percorsa. E’ il simbolo dello Spirito e della Salvezza, rappresenta le sette Arti Liberali la cui conoscenza è indispensabile per il lavoro del vero iniziato:Grammatica-Retorica-Logica-Aritmetica-Geometria-Astronomia-Musica.

Il Feng Shui studia i modelli secondo i quali questa energia (Ch’i) fluisce con  cicli stagionali, in base alle ubicazioni, agli orientamenti, alle frequenze e combinazioni delle cose all’interno di un ambiente. Lo studio di tutte le manifestazioni energetiche del Ch’i permette di creare ambienti pieni di energia, correggendo, se necessario, squilibri per creare armonia. E’ quello che sostanzialmente avviene anche all’interno del nostro Tempio, dove ogni simbolo e attrezzo muratorio non sono posizionati a caso, ma seguono una precisa logica legata ai loro significati.

Così, se nel Feng Shui trovare il giusto equilibrio tra Yin e Yang, all’interno delle abitazioni, è necessario per far sì che il corpo e la mente di chi le abita ne traggano vantaggio e giovamento; all’interno dei nostri Templi non avremmo quell’Armonia, quell’energia se ogni strumento, simbolo, segno e fratello non fossero al loro posto, non fossero cioè posizionati secondo quanto la Regola e la Tradizione (massonica, esoterica e alchemica) richiedono. Possiamo quindi dire che tutto sarà “giusto e perfetto” quando il lavoro speculativo (che rappresenta il metodo) ed il lavoro operativo (simbolo dell’applicazione dei principi) agendo in sinergia fra loro, ci permetteranno di riconoscere dentro di noi i simboli che vediamo fuori, in modo da poter armonizzare il mondo interiore con quello esteriore, attraverso quello che gli alchimisti chiamavano Specchio dell’Arte. Anche i comportamenti ed i gesti che adottiamo nei nostri Templi sono veicoli che ci consentono di applicare i simboli, di incanalare le energie così da poterle ritrasmettere al simbolo stesso, in modo che le energie delle singole azioni possano trasformarsi in energia del Cosmo. Ecco allora che squadrare il Tempio significa creare lo Spazio Sacro, quello che per il Feng Shui è lo Spazio Vitale. Lavorare da Mezzogiorno a Mezzanotte significa creare il Tempo Sacro, lo spazio all’interno del quale il Ch’i nasce, si genera e propaga per creare l’equilibro tra visibile ed invisibile, portando al di fuori del piano di percezione fisico le dimensioni spazio-temporali, per riprodurre in Terra l’Ordine Cosmico. In questa ottica gli iniziati procedono sul pavimento a scacchi, proiettati costantemente verso la Volta Celeste, seguendo il movimento del Sole, della Luna e degli Astri rappresentati nelle costellazioni zodiacali che circondano il Tempio. Ed è quest’ultimo che, rappresentando l’Uomo e il Cosmo, contiene al suo interno 22 energie:

- 3 energie elementari primarie (Fuoco, Acqua e Aria che si concretizzano nel quarto elemento Terra);

- 7 energie planetarie (dal Sole, passando per la Luna fino a Saturno);

- 12 energie zodiacali (dall’Ariete, al Toro fino ai Pesci).

Lo studio del simbolismo del Tempio si traduce nell’ edificazione dello stesso attraverso le tre dimensioni o canali energetici: Tempio Interiore (Microcosmo), Tempio Collettivo ( Eggregore massonico che crea la dimensione spazio-temporale metafisica), Tempio Universale (Macrocosmo), inteso quale umanità nel suo complesso senza alcuna distinzione.Le energie che il Feng Shui cerca di individuare per applicarle al concreto  (materiale) così da poter armonizzare corpo e spirito, creando uno spazio Vitale all’interno del quale la vita dell’individuo deve poter esplicarsi con armonia ed equilibrio, si possono individuare anche all’interno dei tre gradi massonici.Difatti, nel grado di Apprendista l’elemento preponderante è il Fuoco: l’energia opera sul piano fisico. All’iniziato spetta il compito di incanalare lo slancio entusiastico, il desiderio per conquistare il Silenzio, ricercando il razionale e la profondità dell’osservazione. Nel grado di Compagno l’energia si esplica sul piano animico: l’elemento preponderante è l’Acqua. L’iniziato ha il compito di indagare dentro sé stesso dominando la psiche da eventuali condizionamenti, verificando le proprie capacità sensoriali così da poter attingere all’archetipo  della Bellezza. Nel grado di Maestro l’elemento preponderante è l’Aria: le energie operano quindi sul piano spirituale. E’ il grado in cui l’Iniziato impara a dominare la mente, cercando la conquista della libertà interiore ed esteriore, così da poter acquisire tutto il Sapere per giungere alla Conoscenza e aprirsi alla Legge che è dentro e fuori di noi. Anche se il Feng Shui è stato introdotto in Occidente solo nel 1960, in realtà già era conosciuto ed applicato nella Cina del IV° secolo A.C. Difatti, i Maestri di questa arte, come ai tempi dei Liberi Costruttori, la tramandavano  ai propri allievi dopo anni e anni di apprendistato e solo dopo che questi avevano dato prova di essere dei Maestri, di conoscere cioè sia la tecnica sia i principi filosofali: riconoscere le energie, suddividerle e per ciascuna creare il proprio spazio fisico, vitale. Una tecnica o arte che nei tempi si è tramandata, con modalità e terminologie differenti, ma con lo stesso principio o finalità che all’interno dei nostri Templi vediamo, in qualche modo, applicato. Ciascun fratello diventa, consapevolmente o meno, veicolo di energia per ritrasmetterla e creare, a sua volta, altra energia che si trasformerà in Bellezza, Armonia, Giustizia e Perfezione. Un Cosmo massonico che si apre con l’accensione della Menorah, si trasmette con segni e simboli muratori e si chiude quando il Secondo Sorvegliante, dopo aver ascoltato il Silenzio e recepito l’energia vitale creata e circolata nel Tempio, pronuncerà “ tutto è giusto e perfetto”.

 

Per approfondimenti:

http://www.zenhome.it

http://www.centrofengshui.it

Quaderni di Simbologia Muratoria n.2 del GOI

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Dateline: 28.9.2008
La simbologia della Luce: tra Religione e Massoneria

Quale elemento che da sempre ha caratterizzato parte della storia e delle dottrine religiose, mistiche ed esoteriche, alla Luce si è, per vie e definizioni differenti, attribuito per secoli significati e tradizioni diverse. La Luce è diventata il simbolo che ha caratterizzato popoli, credenze, ritualità e culture diverse tra loro ma che ognuna ha tramandato, quale parte della propria storia e della propria esistenza, per farsi conoscere.

Prima di parlare del simbolismo della Luce facciamo un passo indietro: che cos’è il simbolo? Possiamo sintetizzarlo come “un segno concreto che evoca, attraverso un rapporto naturale, qualcosa che è assente o che non è possibile percepire”. E’ così che Lalande intende il simbolo, come un segno che permette il passaggio dal visibile all’invisibile. Allo stesso modo Durand affermava che “il simbolo è l‘epifania di un mistero”.

In questa ottica i simboli diventano chiavi di lettura o strumenti che iniziano l’uomo ad una serie di comportamenti essenziali per la vita. Essi, cioè, rivelano nascondendo e possono rivelare soltanto in quanto sanno nascondere. Capirli, decifrarli ed attuarli, è il compito che gli Iniziati hanno per sapere come Vivere: un vivere inteso quale comportamento, materiale, mentale e spirituale che consente di prendere coscienza di ciò che ci circonda, di valutare appieno la dimensione del nostro Essere e quella del Cosmo, così che ciascuno di noi (il chicco) possa far parte della collettività (melagrana) senza confondersi con essa.

Lo studio della simbologia della Luce è un cammino che sembra condurre anche al di là della Luce stessa, al di là, cioè, di ogni forma, sensazione e nozione. E’ come percorrere una strada che ci conduce a qualcosa che sappiamo esistere ma che non vediamo. Siamo viandanti alla ricerca della terra promessa, della Luce, dell’Essenza, del Vitriol… Ci lasciamo guidare dai raggi del sole in attesa della “piena Luce”, quale passaggio obbligato che va dalla materia o forma (che percepiamo) all’essenza o anima  (che vediamo) delle cose. Una sorta di trasmutazione dell’Essere umano a seguito di un percorso di tappe o fasi esoteriche che ci permettono di evolverci e di riuscire, così, a Leggere, codificare e Conoscere i simboli stessi.

Forse non ha torto Eliade quando insiste nel credere sull’esistenza di un legame stesso tra la Luce, il Vedere e la Conoscenza. Un trinomio che anche in Massoneria è inscindibile e fondamentale: la Luce permette di essere Iniziati e, come tali, di iniziare quel lungo viaggio che ci permette di Vedere e di approcciarci ai simboli in maniera costruttiva e non più intuitiva, così che ora essi possano essere riconosciuti e decifrati. La Conoscenza è il prodotto finale di questo percorso, è ciò che un Uomo ha appreso nel corso del Viaggio e ciò che è diventato. Analogamente, e con le dovute cautele, può dirsi per la religione: la Luce è lo Spirito Santo che solo i credenti ed i misericordiosi possono Vedere e ,vedendola, acquistano Conoscenza della Verità, della Parola e del Verbo.

Non solo in quella Cristiana, ma in ogni religione la Luce è utilizzata quale simbolo di espressione di divinità e spiritualità. In Cina la dualità della Luce è espressa con il carattere ming che sintetizza le luci del sole e della luna; per i buddisti cinesi è il senso di illuminazione; per gli islamici al-nur (la luce) è essenzialmente identica a al-ruh, lo Spirito. L’irraggiamento della Luce a partire dal punto primordiale genera l’estensione secondo la Cabala, è l’interpretazione simbolica del Fiat Lux della Genesi, che per Guenon è anche illuminazione. Ritornando alla religione Cristiana, per San Giovanni (1,9) la luce primordiale si identifica con il Verbo: un nesso che esprime l’irradiamento del sole spirituale con il cuore del mondo.

La stessa importanza è data dalla Libera Muratoria al concetto di Luce: attraverso questa si ha l’Iniziazione, la morte profana e l’uscita dalle tenebre, è la Luce che il Maestro Venerabile  dà per mezzo della spada fiammeggiante. Con essa il Venerabile proclama l’Iniziato, lo dota degli strumenti che gli saranno necessari per viaggiare, “dall’est all’ovest, dal nord al sud”, così che la Parola, il Verbo non venga mai dimenticato e con sé la Conoscenza degli antichi misteri e della loro continuità. La Luce ci permette di accedere e, quindi, conoscere la Parola che ognuno di noi deve poter utilizzare per costruire il proprio Tempio interiore e tramandare il Verbo stesso. E’ la guida che accompagna i nostri “architettonici” lavori, ma soprattutto ci permette di identificare e codificare le varie tappe del nostro Viaggio. Senza la Luce l’uomo rimarrebbe nella oscurità e nell’oscurantismo, analfabeta e quindi schiavo di preconcetti. La Luce non crea la Via poiché è essa stessa la Via, la Forza che spinge alla ricerca, alla introspezione. Questa dualità tra luce e tenebre è ben radicata nella religione, dove in occidente e espressa con la contrapposizione di angeli e demoni; in India deva-asura, in Cina con le influenze celesti e terrestri ecc. Anche nella tradizione celtica esiste una tale equivalenza simbolica, soprattutto quella della Luce e dell’occhio: il sole è chiamato Ilygod y dydd, occhio del giorno, e l’espressione irlandese li sula ovvero luce dell’occhio, è una metafora che designa il brillare del sole.

La Luce è anche un’ espressione delle forze fecondanti uraniche, in numerosi miti dell’Asia Centrale essa è evocata come la forza che dà la vita o come la forza che penetra il ventre della donna.

Ecco allora che ricevere la Luce massonica diventa ricevere l’insegnamento della Via, ricevere una Tradizione che consente il miglioramento del nostro Io, un affinare quelle potenzialità e caratteristiche che ci permetteranno, un giorno, di salire la Scala che collega il pavimento bianco e nero alla volta Celeste, al Delta che illuminiamo proprio perché esso, a sua volta, illumini noi ed i nostri passi.

Interessante è il distacco, nei simboli religiosi, fra il lato razionale e quello mitico-religioso che troviamo nel Prologo di Parmenide. Difatti, viene narrato il viaggio che l’uomo compie verso il Sapere: trainato da un carro condotto dalle “figlie del sole”, al di là di una porta trova la Via della notte e la via del giorno. Come non leggere tutto ciò se non in una allegoria delle facoltà conoscitive che considerano la Luce come condizione per poter esercitare la facoltà della Vista. Ecco allora che con Parmenide l’itinerario iniziatico è diventato metodo filosofico, così come la via del giorno è diventata quella della conoscenza razionale.

Ciò che accomuna religione e Libera Muratoria, in tema di Luce, è il fatto che con il simbolismo della Luce l’uomo si apre al trascendente, che nella religione sarà identificato in una divinità ben precisa, mentre in Massoneria è il GADU, l’essere supremo che non ha identificazione precisa se non quella che l’Iniziato gli vuole attribuire. La Luce diventa così la causa dell’essere e delle cose, il senso ed il significato di tutto ciò che ci circonda e delle azioni che mettiamo in atto.

Fin dal III° millennio A.C. l’Egitto ha dato nascita a una religione in cui la Luce era considerata uno dei segni della perfezione cosmica, del sacro e della divinità. Non è un caso allora che il greco Zeus, il latino deus e l’italiano dio sono imparentate con il termine sanscrito dyàuh che evoca il cielo luminoso.

Volta celeste, Delta luminoso e Menorah si pongono, all’interno delle nostre logge, come trade-union o punto di collegamento tra il tempio materiale e quello spirituale, tra l’uomo ed il trascendente, tra materiale e immateriale, corpo e anima… E’ la forza che tiene, attraverso la catena di unione, ciascun fratello unito all’altro, come nodi di armonia, per lavorare insieme alla Perfezione, allo sgrezzamento assoluto e continuo di ogni cosa. E’ l’Armonia che regola i lavori di loggia, quella che è data dalla pace materiale e immateriale, dalla consapevolezza dell’uso dei simboli e della loro applicazione, dall’equilibrio del nostro essere di fronte agli strumenti muratori.

In definitiva, la Luce condiziona nell’uomo ogni visione sensibile, rivela ciò che è nascosto inducendo ad una profonda e attenta riflessione. Colui che Vede è colui a cui è concessa la Luce, coloro che guardano, invece, sono incatenati ad ombre che riflettono solo da lontano uno spiraglio di Luce. L’Iniziato è colui che sa armarsi della propria curiosità per trasformarla in ricerca del sapere e della conoscenza. Solo allora il cammino sarà iniziato, quel pavimento bianco e nero sarà calpestato, in attesa che il Delta illumini i nostri passi nella piena consapevolezza che ogni mattonella calpestata rappresenta un Metallo abbandonato, una piccola rigenerazione dentro noi stessi, una piccola briciola di conoscenza acquisita, un fratello in più…

 

Per approfondimenti:

Simbolismo ed esperienza della luce nelle grandi religioni, Julien Ries e Charles Marie Ternes

Dizionario dei simbolismi, Jean Chevalier e Alain Gheerbrant

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Dateline: 5.9.2008
Influenze pitagoriche nel simbolismo del Primo Grado

Come gran parte delle scuole iniziatiche, anche la Massoneria ha sempre rivendicato l’esistenza di una certa eredità con l’Ordine Pitagorico. Molti riconducono la ragione di tale pretesa nell’esistenza, all’interno del simbolismo massonico, di emblemi utilizzati dai discepoli del maestro della città di Samo: un esempio è rappresentato dalla stella a cinque punte allora simbolo di riconoscimento dei Pitagorici.In realtà, altri simboli ci riportano alla scuola Pitagorica: pensiamo alla simbologia del primo grado. Difatti,i simboli che caratterizzano la fase di Apprendistato,ovvero che conducono e guidano l’Apprendista durante il suo cammino o excursus massonico, possono sintetizzarsi nel:

1)     l’essere liberi   

2)     silenzio

3)     labirinto

4)     la luce

Tali simboli, prima ancora che massonici, sono in primis simboli Iniziatici, ovvero strumenti che consentono di delineare e definire percorsi (individuali e collettivi) attraverso l’utilizzo di linguaggi e forme codificati.

E questi codici, questi strumenti o chiavi di lettura sono proprio i simboli, gli attrezzi che la Libera Muratoria utilizza per conoscere e praticare la Storia, per percorrere, o perché no, ripercorrere Vie di Luce e cammini di Saggezza che già altri, nei tempi addietro, hanno in qualche modo già percorso. La Tradizione porta così a far Rivivere o, se preferiamo, a manter vivi simboli o codici di lettura grazie ai quali ciascuno può intraprendere un proprio percorso iniziatico, “un’avventura” esoterica che lo condurrà agli “arcani misteri”, al nostro vero Io.

Seppur con modalità diverse, Pitagorici e Massoni hanno riconosciuto e utilizzato detti simboli quali chiavi di lettura e di conoscenza del proprio Sé, della Pietra Filosofale racchiusa dentro di noi. E’ un veicolo o “stargate” che ci pone in relazione ed in unione con la Costellazione: il Delta che guida i nostri passi e le nostre scelte, il luogo o l’origine da cui tutti proveniamo e al quale tutti dovremmo, un giorno, farvi ritorno. 

Ma partiamo dal primo simbolo, l’ Essere Liberi. Chi bussa alla porta del Tempio, al neofita che si incammina verso la Massoneria per diventare Apprendista, viene chiesto quale condizione essenziale (materiale e fisica) di essere un Uomo Libero. Non voglio soffermarmi sulle considerazioni e interpretazioni della Libertà e del libero arbitrio massonico, ma voglio considerare la libertà sotto il profilo esclusivamente del significato della parola rapportata e considerata in relazione al rituale di primo grado. Nei tempi antichi, quando la Massoneria era solo una corporazione di scalpellini e di costruttori di cattedrali medioevali, al tempo del feudalesimo, per intenderci, gli uomini venivano considerati e suddivisi in categorie: gli uomini liberi (possidenti terrieri) ed i servi della gleba (contadini legati al feudo, loro unica fonte di sopravvivenza, e al proprio feudatario). Ebbene, mentre i primi erano signori feudali, ricchi proprietari terrieri liberi di determinare le proprie sorti ed anche quelle dei plebei loro servitori, questi ultimi erano legati indissolubilmente al feudo. In realtà, vi era una terza categoria non menzionata, i Liberi Muratori, coloro che, facendo parte delle corporazioni, erano uomini liberi e padroni di se stessi. Un esempio di ciò lo si riscontra maggiormente nell’ambito delle corporazioni artigiane, dove gli scalpellini della pietra avevano il privilegio di viaggiare su tutto il territorio, spostandosi a piacimento nel mondo ovunque vi fosse una cattedrale da costruire, ovunque vi fosse la possibilità di imparare “nuove regole di costruzione”. Anche per tale motivo non era facile entrare in dette corporazioni, tanto che i membri avevano appositamente ideato una serie di segni e parole in modo da potersi riconoscere tra loro, escludendo così gli estranei. Avevano inoltre elaborato il linguaggio definito anche Argòt, con il quale era possibile intendersi anche parlando lingue diverse e in ogni posto del mondo. Per tale motivo era fondamentale che coloro che fossero interessati ad entrare nelle corporazioni non appartenessero alla gleba, proprio perché costoro non erano liberi, non appartenevano a se stessi ma bensì ad un feudatario. Tuttavia, oggi la Massoneria è speculativa e come tale utilizza e applica questi concetti soltanto alla morale ed allo spirito. Possiamo definire l’Uomo libero come colui che sa volontariamente e consapevolmente autodeterminare le proprie azioni e scelte, ha in definitiva un libero arbitrio che gli permette di scegliere, in rapporto alla propria morale ed ai propri bisogni, ciò che è meglio per lui e ciò che non lo è. Noi siamo liberi finchè l’inclinazione verso il bene non è ostacolata da condizionamenti di sorta o da vizi dell’animo. I rituali di primo grado recitano che l’Iniziando “spontaneamente e liberamente” sceglie di aderire alla società massonica, quindi si proclama sin dall’inizio uomo libero che, come tale, dovrà continuare a lavorare su se stesso per migliorarsi, perfezionando così il proprio Io, levigando la pietra con la quale sarà possibile edificare il Tempio del suo Spirito  e quello della Società, del vivere comune.

Il secondo simbolo è il Silenzio, che già nei tempi antichi costituiva requisito essenziale e fondamentale per essere ammessi e per rimanere all'interno delle scuole pitagoree. Si dice che all’iniziato all’Ordine di Pitagora era richiesto ed imposto un anno di silenzio, sia all’interno del Tempio che nella vita profana. Difatti, una volta ammesso al noviziato dell'Ordine, il giovane postulante veniva sottoposto a severe prove, aventi come scopo quello di temperare il suo carattere. Il candidato veniva trattato duramente e senza riguardi: veniva messo al servizio degli anziani e gli si imponeva un perpetuo silenzio. Quest’ultimo è tutt’ora utilizzato in Massoneria ed “imposto” all Apprendista, ma perché? Il silenzio ci riporta all’interno di noi stessi, è un Viaggio nel profondo del nostro animo e del nostro inconscio, ci permette di riflettere e meditare su ciò che vediamo e sentiamo, così da incanalare nuove sensazioni e nuovi concetti sui quali poi andremo a levigare le nostre idee e la nostra forma mentis.

Già al tempo degli egizi, all’interno dei templi veniva raffigurato un giovane nell’atto di portare il dito sulle labbra. Questo era Apocrate, il Dio del silenzio, colui che indicava che gli uomini che conoscevano gli Dei non dovevano parlarne temerariamente. Tutto doveva essere ponderato e soppesato, il giudizio e la parola dovevano necessariamente seguire un ragionamento, una Logica, dovevano, in definitiva, essere il frutto della Conoscenza così da non recare menzogne o offese agli dei stessi. E sotto certi aspetti, possiamo dire che l’Apprendista che si avvia a conoscere i segreti, i simboli, gli strumenti, le chiavi per poter leggere e quindi Conoscere, può ben paragonarsi ad Apocrate stesso, a colui al quale è richiesto il dovere ed il compito dell’introspezione, ricordando, a se stesso ed agli altri, il cammino ed il dovere che lo aspetta per poter passare al gradino successivo di quella lunga Scala che è la vita, la Via, la Conoscenza. Ma vi è di più, dal simbolo del silenzio discende e si ricollegano due obblighi che sia la scuola Pitagorica sia la Massoneria richiedono ai propri iniziati: l'Echemythia, che consisteva nell'obbligo di mantenere il segreto sugli insegnamenti ricevuti, sul numero e sull'identità dei membri dell'Ordine a cui appartenevano e su tutto ciò che si riferiva alla vita corrente. Ogni indiscrezione veniva punita con l'espulsione immediata. Da qui la frase utilizzata nel rituale di Primo Grado dove si elencano al neofita i doveri a cui dovrà sottostare qualora decidesse di entrare nella Libera Muratoria: “il primo dei doveri è quello di mantenere un silenzio assoluto, su tutto ciò che vedrete e udirete..”
La seconda, era la Kathartysis, che consisteva nel rispetto verso la gerarchia, nella sottomissione agli ordini del Maestro, nella docilità più esemplare, nel rispetto della disciplina comune, liberamente e gioiosamente accettata, nell'obbedienza più totale. Anche in questo caso la gerarchia massonica, riprendendo da quella cavalleresca, prevede gradi e dignità, ciascuno rapportati al grado di conoscenza appreso. L’Apprendista, essendo un nuovo iniziato ha bisogno di una guida, il Maestro Venerabile in primis, che lo aiuti ad individuare, comprendere ed utilizzare gli strumenti con i quali andrà a forgiare la propria Pietra, una guida che indichi il cammino, la Via senza influenzarlo in alcun modo, così che la sua scelta possa essere sempre libera.

La terza caratteristica che contraddistingue il grado di Apprendista è il Labirinto. Esso è essenzialmente un intersecarsi di vie, di cui alcune senza uscita. Il significato del labirinto è poter scavare all’interno del proprio Io per ricercare la Luce, la Consapevolezza che ci conduce alla Saggezza. Il labirinto mette a dura prova l’audacia e la devozione umana. Spinge l’Uomo a ricercare, senza sapere se e quando troverà una uscita. Esotericamente rappresenta il Cammino Iniziatico, la ricerca della Pietra Filosofale: ciascuno via rappresenta le prove a cui gli uomini sono sottoposti per superare i condizionamenti che li legano a dogmi e certezze. Abbandonare una via per intraprenderne un'altra non è altro che lo spogliarsi delle verità e dei metalli di cui ci si è avvalsi sino a quel momento, rompere una catena che impedisce allo spirito umano la sua evoluzione verso la Luce.  Non era un caso, quindi, che le raffigurazioni del labirinto venivano spesso usate nelle cattedrali medioevali; così come non è un caso il fatto che se segnamo su di una cartina i punti dove sono collocate le cattedrali gotiche, avremmo il disegno della costellazione della Vergine. Del pari non è una casualità che tutte le cattedrali gotiche si chiamano Notre Dame (Nostra Signora). Ma che attinenza ha tutto questo con la Massoneria.  Semplice, proviamo a pensare al percorso in Loggia, non richiama forse un Labirinto? L’Apprendista compie tre giri o viaggi all’interno della stessa, ripassando tre volte sugli stessi passi. Il candidato è bendato per simboleggiare l’oscurità, materiale e spirituale, nella quale si trova, posizione che dovrà ben presto abbandonare per poter veder finalmente la Luce e quindi divenire un Iniziato. Egli non può  vedere ma può udire, percorre il suo cammino a tastoni ma sorretto da una guida. Il viaggio incomincia da Occidente, simbolo della realtà materiale, per avventurarsi nelle tenebre alla ricerca del ramoscello di Acacia che gli permetterà, come Ulisse, di entrare negli inferi, simbolo del nostro profondo Io, alla ricerca della Verità. Il viaggio si concluderà a Oriente, dove sorge il sole, la Luce iniziatica.

Ed è proprio la Luce a rappresentare il quarto simbolo che lega la Massoneria all’ordine dei Pitagorici. Essa rappresenta il fulcro, l’essenza, la ricerca e lo scopo di ogni scuola iniziatica. Non a caso fu definita da San Bernardo di Chiaravalle come “ l’istante immobile, l’ora dell’ispirazione divina, l’intensità luminosa al cospetto di Dio”. Nei secoli passati il Battesimo veniva chiamato dalla stessa Chiesa Illuminazione; lo stesso Bernardo di Chiaravalle sosteneva che “ alla morte materiale, le anime separate dal corpo saranno sprofondate in un’oceano immenso di luce eterna e di eternità luminosa”. Allo stesso modo, quando nel rito di iniziazione al primo grado si concede al neofita di togliersi la benda che sino ad allora oscurava i propri occhi, ma,simbolicamente, la propria anima, gli viene concessa la “piena luce”, ovvero la possibilità di iniziare un percorso che gli permetterà si svincolarsi dalle catene di dogmatismo che lo hanno reso sino a quel momento profano, schiavo dei metalli. La sua anima spezzerà ogni vincolo di costrizione per volare nella piena luce, in quella dimensione simbolico-massonica che rappresenta la Via che ciascuno deve percorrere individualmente per arrivare, insieme agli altri compagni di viaggio, al Delta, alla Verità e alla Saggezza, a quella Conoscenza acquisita durante il percorso iniziatico. Solo nella piena luce sarà possibile decifrare e leggere compiutamente i segni, simboli e parole che racchiudono esse stesse l’Acacia, un parte di Hiram che è nascosto in fondo ad ogni cosa, quella Verità che va cercata e perpetrata nella Tradizione affinché nulla muoia. E’ il Verbo che sta al principio di tutte le cose e che non deve essere dimenticato, solo così l’iniziato potrà appagare la propria anima e la propria conoscenza, solo così il vero muratore potrà continuare la sua costruzione: solo conoscendo e applicando la Regola, la stessa che ci permette di “costruire Templi alla virtù e profonde prigioni al vizio”.

Ecco, allora, che si spiega anche la posizione che si richiede di adottare all’interno del Tempio all’Apprendista: egli viene posizionato a nord-est della Loggia proprio perché essa è la posizione meno illuminata ma che, al contempo, è anche la posizione in cui si trova il sole prima di sorgere. Tutto ciò simboleggia quindi la potenzialità e capacità che possiede ciascun Uomo di divenire iniziato, di potersi elevare per mantenere vivo il simbolo e diventarne, in parte, esso stesso.

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Dateline: 31.8.2008
La Via del Samurai e la Via del Massone

Sicuramente molti riterranno strana e apparentemente senza logica la combinazione "Via del samurai con Via del Massone". In effetti si tratta di due “Vie” storicamente e filosoficamente diverse: l’una si riferisce al Bushido (o Via del Guerriero) un codice di condotta, morale e fisico, utilizzato dai guerrieri giapponesi (samurai) durante i periodi di shogunato e formalmente applicato nel periodo che va dal 1603 al 1867; l’altra è la Via Iniziatica ed Esoterica del Libero Muratore. Per racchiuderla in due parola possiamo definirla una scuola non unicamente di pensiero, bensì di Formazione dell’Essere Umano. Una scuola, cioè, dove non viene insegnata nessuna verità e nessun dogma, poiché l’insegnamento stesso consiste nell’elevare lo Spirito e l’Essere dell’Uomo attraverso lo studio e l’apprendimento dei simboli, così che lo studio della Tradizione possa portare l’uomo a capire il perché di “arcani misteri”, a collegare ieri all’oggi. Ad interporsi, in definitiva, come canale o stragate tra ciò che era ed eravamo, a ciò che siamo e dovremmo essere, seguendo una sola Regola: il percorso Iniziatico, la Via appunto. Il Bushido, invece, ispirandosi ai principi del confucianesimo e del buddismo, indica al guerriero la Via da seguire, quindi detta ed indica i principi e i cardini fondamentali a cui attenersi, detta le pratiche che è meglio seguire per essere ogni giorno, e di fronte ad ogni situazione, un giusto Guerriero, incominciando dal comportamento che si deve tenere dalla mattina appena svegliati fino a come decapitare l’avversario. Eppure,nonostante la diversità sia abissale, si può scorgere un filo sottile che percorre entrambe le “filosofie”,  a partire dalla concezione di Via che ognuna pone come strumento necessario da seguire, quale percorso formativo-esseziale che deve condurre, Guerriero e Massone alla ricerca della Verità e della Perfezione. Casualmente, complice anche l’interesse e la pratica delle arti marziali, mi è capitato di leggere un libro di Yamamoto Tsunetomo intitolato “Hagakure- Il codice segreto dei samurai”. Si tratta di un vero e proprio “codice del guerriero”,dove sono indicati, in sintesi, alcuni scritti e pensieri del monaco-guerriero, Yamamoto Tsunetomo, resi pubblici dal suo allievo Tsuramoto Tashiro, diventati insegnamenti dell’arte samurai.Leggendo il libro ho trovato alcuni brani che hanno innescato nella mia mente uno “strano” parallelismo tra l’Arte samurai e l’Arte della Libera Muratoria. Sicuramente alcuni accostamenti o richiami risulteranno forzati, ritengo, comunque, che valga la pena e sia interessante esaminarne alcuni; in fin dei conti, credo che l’Iniziato ha anche il compito di capire e ritrovare “l’Arte muratoria” in ciò che lo circonda, per migliorare e per migliorarsi.
Partiamo dal significato del termine Hagakure. Letteralmente significa “nascosto tra le foglie” e ciò rinvia, tra le altre possibilità, al fatto che il guerriero compie il proprio dovere in assoluta umiltà,rimanendo in ombra e, quindi, “nascosto tra le foglie”. Tutto ciò richiama il detto occidentale per il quale “l’iniziato è come il sale nella minestra: c’è, deve necessariamente esserci, ma non si vede”. Invero, questo atteggiamento è non solo in relazione al principio di “mortificazione” dell’Ego, ma riflette, altresì, una prudente circospezione quanto mai necessaria, soprattutto nei tempi moderni. Al guerriero spetta un compito cui nessuno vuole assolvere in “tempo di guerra” e che nessuno apprezza “in tempo di pace”: difatti, è sempre difficile il doversi specchiare nelle virtù che non si possiedono, ed è per sfuggire curiosità insane o facili maldicenze che il guerriero, agli occhi del profano, preferisce occultarsi. Allo stesso modo, il libero muratore “lavora per perfezionare se stesso, scavare profonde prigioni al vizio e costruire templi alla virtù”, cosa che può avvenire solo se praticata con prudenza e riservatezza, lontano da ogni maldicenza ed energia negativa che può ostacolare quella “catena di unione ” che permette, a ciascuno, di lavorare in modo che “tutto sia giusto e perfetto”.Lavorare nel tempio  per lavorare nella società; del resto,non è per acquisire facili benemerenze mondane o conquistare glorie personali che si intraprende una via dove, come in Massoneria, tutto è svolto “alla Gloria del Grande Architetto”.

L’Arte del guerriero . Interessante è come l’Arte del Guerriero viene messa in relazione a quella del massone, dove si dice che:  La terza via è quella del guerriero … La quarta via è quella dell’artigiano.Tra questi, il carpentiere esercita la sua attività servendosi dei propri utensili, che deve sempre conservare con la massima cura possibile…Mi piace paragonare l’Hejo (l’Arte del Guerriero) all’attività dell’artigiano e più esattamente a quella del carpentiere che costruisce le case … Userò l’espressione “attività del carpentiere”per indicare l’Hejo. L’ideogramma cinese del carpentiere significa “grande schema”, anche i principi dell’Hejo sono un “grande schema"..Il maestro è l’ago e il discepolo è il filo. Per conoscere a fondo è necessario esercitarsi con grande assiduità”. Il richiamo alla costruzione come pratica di miglioramento e crescita del proprio stato interiore, “il grande schema” che il guerriero  deve seguire, altro non è che la “Via di Luce” che il Libero Muratore deve seguire con Perseveranza e Rettitudine, affinchè la consapevolezza lo renda edotto del percorso fatto e di quello che ancora deve essere fatto. Del resto, anche M. Musash ne Il Libro dei Cinque Anelli, specifica il paragone e mette in relazione il “Maestro Carpentiere”e il “Condottiero”, dove: “Il maestro carpentiere studia le misure dei templi e i progetti delle case e provvede alla loro costruzione. Il capo di un clan militare agisce in maniera analoga”.

L’essenza del Bushido.  Tsunetomo nel brano 1.2 nel definire l’essenza del Bushido scrive “Ho scoperto che la Via del samurai è morire..”  In una accezione e considerazione diversa, possiamo riscontrare lo stesso concetto nella celebrazione della morte del maestro Hiram, dove la morte significa simbolicamente la Rinascita o nascita a Nuova Vita, ad un nuovo stato interiore o Consapevolezza dell’Essere. La morte di Hiram è la perdita della Parola, intesa quale assenza di Verità, di Logica della costruzione. E’ la Giustizia, la Regola e la Perseveranza che vengono sopraffatte dall’egoismo. L’Ordine è stato violato e il Chaos regna nelle cose. Così, se la morte apre la Via al samurai,rendendolo conscio delle cose materiali e immateriali che lo circondano, così da percepirne l’essenza, la morte massonica rappresenta la Via che conduce allo stato superiore, una morte apparente che è abbandono delle impurità, un passaggio obbligato per Levigare ciò che fino ad allora è stato appreso e assimilato. Morte,che può essere vista come due facce della stessa medaglia: prima abbiamo appreso senza capirne, in tutto o in parte, il significato delle cose; con la morte si è accesa la Luce che consente di capire ciò che abbiamo acquisito, ci consente di utilizzare gli stessi strumenti ma in maniera diversa, più abile.
Come acquistare la sapienzaNel brano 1.04 si dice che “ ci sono alcuni che per natura sono dotati di sapienza, mentre altri devono logorarsi il cervello per poterla avere. Tuttavia, sebbene uno sia per nascita poco intelligente, con la pratica dei quattro voti e l’abbandono del proprio egoismo può colmare ogni deficienza e far nascere in sé una sorprendente sapienza”. I quattro voti di cui parla Tsunemoto possono accostarsi ai 4 elementi terra, aria, acqua e fuoco, ovvero, ai quattro  viaggi simbolici che il neofita deve percorrere per poter essere Iniziato. Tale numero lo si ottiene se facciamo risalire il 1 viaggio al gabinetto di riflessione. Difatti, secondo alcune tradizioni iniziatiche l’uomo entra nel suo percorso evolutivo rappresentato da un Labirinto o, altrimenti, con una fase d’apprendimento detta l’aula dell’ignoranza (il gabinetto di riflessione, appunto). All’inizio dell’opera di ricostituzione interiore, la cecità impera e tutto pare oscuro e misterioso, per cui,ignoranza, paure e superstizioni segnano il mondo della prima sfera emotiva il cui connotato predominante è l’oscurità. L’individuo,come l’umanità, sono privi della Luce della discriminazione spirituale ed ancora non hanno sviluppato quella intellettuale (la coscienza del Sé). In tale ottica si ha la concezione di Terra quale esplorazione dei significati di materia e forma fisica. La Madre materia, oscura perché priva della Luce primigenia dell’azione creativa (la Vedova del catechismo massonico).Il 2 viaggio è rappresentato  dall’aria, emblema della vita umana, del chaos e delle difficoltà che l’uomo incontrerà sempre nel suo cammino ma che è chiamato, nel limite delle sue capacità, a superarle e dominarle. Il 3 viaggio è rappresentato dall’acqua, dalle azioni lente ed insinuose che fanno vacillare l’uomo e le sue scelte, è il ”turbinio delle passioni” che l’uomo deve saper dominare e vincere. Il 4 viaggio è quello del fuoco, simbolo della carità umana alla quale l’uomo deve ispirarsi e attenersi per migliorare il proprio Essere e quello degli altri, è la Perseveranza e la Rettitudine che guida le sue azioni al cospetto del Grande Architetto dell'Universo. 
Il vero fine della cerimonia del thè2.118 “Il vero fine della cerimonia del thè è quello di purificare i sei sensi: la vista, con la contemplazione del vaso di fiori e il dipinto del paesaggio; l’odorato, con il profumo dell’incenso; l’udito, con il mormorio dell’acqua che bolle; il gusto, con il sapore del thè; il tatto, con la posizione corretta del corpo. Quando i cinque sensi sono purificati in questo modo, anche il cuore diventa puro”. Ebbene, questo mi riporta al rituale di iniziazione al 2° grado quando il compagno,all’occidente, legge i 5 sensi: Vista, simbolo generatrice dell’immagine che percepisce e assimila colori e forme ; Udito, strumento di comunicazione dei suoni, evoca l’idea della voce della coscienza, della vita morale; Tatto, simbolo di conoscenza e percezione del mondo esterno ed interno, delimita i confini di ciò che ci appartiene e di ciò che ci è estraneo; Odorato, simbolo dei sentimenti profondi e vari che appartengono al corpo umano; Gusto, simboleggia la sensibilità più vicina al mondo fisico, a lui si riferiscono le sensazioni gradevoli e sgradevoli. Anche per la Libera Muratoria i cinque organi del corpo sono simbolo dei cinque sensi dell’anima che permettono, attraverso lo studio di altrettanti simboli, di conoscere se stessi ed i propri limiti, così che possiamo successivamente conoscere ciò che ci circonda e valutare, se e in che maniera il mondo esterno interagisce e influenza il nostro essere e le nostre azioni. Altri brani sono scritti nel libro e possono avere altrettante interpretazioni. Mi limito qui, concludendo che la Via è Unica per ogni guerriero, sia esso Samurai o Massone; ognuno ha la sua Regola per affrontare il lungo viaggio; ciascuno i propri consiglieri e Maestri. Ognuno la propria spada, katana o Spada Fiammeggiante, per aiutare la difesa della Ricerca, della Tradizione e della Conoscenza, per riflettere la Luce della Consapevolezza (acquisita durante il cammino) e della protezione divina. La forza ed il coraggio di Perseverare saranno dati con la Preghiera o con la Catena di Unione, pronti a fermarci e a sostenere un Fratello (o compagno d’armi) in difficoltà, ma sempre pronti a ricominciare perché la Via è infinita…

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