
Tra l’VIII e IX secolo d.C il maestro Lao Tzu scrisse il Trattato del Segreto del Fiore d’Oro o del Grande Uno, oggi uno dei pochissimi testi che si conosca riguardante le pratiche di iniziazione cinese ed in particolare del taoismo operativo. Gli insegnamenti contenuti nel libro si propongono di insegnare al praticante la Via dell’immortalità dell’anima e del corpo attraverso procedimenti di alchimia interiore e spirituale, mediante l’adozione di tecniche meditative e di direzionamento delle cosiddette “correnti sottili” dell’organismo al fine di trasmutare e integrare l’essere umano.
Lo stesso Lao Tzu scrisse:
“Senza principio, né fine.
Senza passato, senza futuro.
Un alone di luce circonda il mondo dello spirito.
Ci si dimentica a vicenda, calmi e puri pieni della potenza e del vuoto.”
Per mezzo di tali parole vennero trasmesse per secoli le istruzioni alla via del Fiore d’Oro, ovvero la capacità di ogni iniziato a ritornare al Grande Uno, all’origine da cui è derivato. Ecco allora che il Fiore d’Oro altro non è che il Principio racchiuso in noi stessi, il raggiungimento del corpo di Luce, uno stato di Illuminazione che lega l’uomo, “semplice” essere umano, ad uno stato divino quale ponte tra ciò che viviamo e ciò che percepiamo, tra l’essere ed il dover essere. E nel mezzo di questo cammino, tra seme e Fiore d’Oro, si interpone la meditazione e tutte quelle pratiche che utilizzano il processo alchemico mediante il quale l’anima ed il corpo immortale si costruiscono e perfezionano misteriosamente all’interno del corpo materiale.
L’illuminazione è il centro o l’Uno di questo percorso, la chiave attraverso la quale si riesce a pervenire, divenire e mantenere l’armonia e la perfezione del nostro essere, corporeo e spirituale, così che del fiore (noi stessi) si possa dire essere fatto di oro, di Luce. Il termine Fiore d’Oro, difatti, prende spunto da un episodio leggendario in base al quale un giorno Buddha radunò tutti i suoi discepoli su una montagna (chiamata il Picco degli Avvoltoi) per esporre loro la dottrina. Decise di farlo però senza usare parole, limitandosi a sollevare un fiore che aveva in mano ; nessuno capì il gesto tranne il venerabile Mahakasyapa che comunicò la sua comprensione al maestro con un sorriso sereno. A quel punto Buddha parlò e disse che proprio Mahakasyapa possedeva il segreto mistero della sua disciplina, il più prezioso tesoro spirituale: l’Illuminazione. Ecco quindi che per poter divenire Illuminati è necessario lavorare dentro sé stessi attraverso procedimenti meditativi e alchemici, attraverso i principi del sing (mente, respiro ed emozioni) legato ad una dimensione verticale e del ming (materia, umori corporei) che rappresenta la dimensione orizzontale dell’uomo. Punto di incontro tra le due dimensioni è il centro essenziale dell’Essere verso il quale converge tutto lo sforzo umano. Il segreto del Fiore d’Oro sostiene quindi che sing e ming rappresentano il più sottile segreto del tao. Per fonderli insieme è necessario ricondurre gli stessi al principio di unità, al Grande Uno, quell’Uno o Assoluto al quale tutti dovremmo tendere per completare il procedimento di levigazione del nostro essere, di costruzione della nostra conoscenza.
Tao e zen insegnano che la differenza tra l’uomo comune ed il saggio sta unicamente nel prendere la vita a ritroso, allo stato primordiale da cui tutto ebbe inizio e origine, allo stato iniziale di separazione del sing e ming. Il ritorno alle origini, allo stato embrionale primordiale o edenico è condizione o stato necessario dal quale bisogna partire per poter realizzare gli stati superiori: conoscere ciò che si è, è cosa indispensabile per completare e migliorare il nostro essere spirituale e corporeo.
Bisogna partire dal Vuoto per poter eseguire un opera di riempimento. Per la filosofia zen il vuoto ha significato ben diverso da quello che usualmente gli è attribuito in occidente. Vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà; una cavità pronta e disponibile ad accogliere come ad elargire, a donare quanto a dare. E’ un po’ come il significato che si può attribuire al silenzio dell’apprendista, quale periodo necessario e utile per svuotarsi di ogni preconcetto o influenza profana, per rendersi canale veicolatore di nuova energia, spezzando così tutte le catene metalliche. Chiunque difatti si addentra ad esplorare le profondità del proprio essere, è spinto da uno spirito di ricerca che porta inevitabilmente e necessariamente a scivolare ed oltrepassare la superficie delle cose, trovandosi così di fronte ad una via che, pur potendo potenzialmente essere seguita da chiunque, solo pochi potranno penetrare. Solo infatti chi avrà la forza ed il coraggio di svuotare se stesso, ciò che sino a quel momento è stato ed è, potrà iniziare la via di riempimento, di conoscenza, di miglioramento. E’ partendo dal vuoto che si riesce a pervenire al pieno e durante il cammino sarà possibile, nel tempo, l’alternanza degli opposti, del sing e ming. La filosofia zen dice che facendo entrare il vuoto cosmico dentro di noi si giunge ad uno stato di armonia in cui l’uomo pensa e non pensa: “pensa come la pioggia che cade da cielo, come le onde che corrono sul mare, come le stelle che illuminano il cielo notturno”. Molti saranno portati a pensare che in tale maniera l’uomo sarà vuoto, nullo o annullato; tutt’altro invece, è proprio in questo stato o momento che egli sarà svincolato da ogni catena o dogma, da ogni preconcetto che gli impedisce di aprire la propria mente ed il proprio essere alle situazioni che si presenteranno, senza dover dare giudizi o spiegazioni.Sarà il raggiungimento del vuoto assoluto a permette all’iniziato di vedere un mondo nuovo che prima non poteva percepire, quello che la filosofia zen chiama come un “risveglio a nuova vita”. Per tale motivo il metodo del Fiore d’Oro prevede una discesa al centro della terra, che a sua volta permetterà l’ascesa verso il paradiso celeste, ciò che, in un certo modo, Paracelso intendeva quando scrisse ” chi vuole entrare nel regno di Dio deve anzitutto entrare con il suo corpo nella madre e morirvi”. Da qui ritorna il simbolismo di una seconda nascita ma questa volta ad un livello superiore. Il ritorno alla madre significa il raggiungimento del cinabro divino, della pietra filosofale… E come ottenere tali cose se non attraverso un ritorno all’origine, all’indifferenziato, a ciò che l’antica tradizione metallurgica indicava nel trasformare il metallo vile in oro?
Quale atteggiamento quindi adottare per realizzare il Fiore d’Oro dentro noi stessi?
Il maetro Lao Tzu insegna a “non fare poiché la luce circola secondo le sue leggi”. Bisogna abbandonarsi alla pratica e lasciare che questa ci conduca, giorno dopo giorno a svuotare un po’ di quelle impurità che ostacolano all’energia cosmica di circolare dentro noi stessi e di riempire così ogni spazio svuotato. Certo una sola vita non basterebbe a perfezionare l’imperfezionabile, tuttavia ritengo che una maggiore attenzione e sensibilità, accompagnata da una buona pratica ed uso del silenzio aiuterebbe sicuramente il nostro spirito ed il nostro corpo a ristabilire equilibrio. Un po’ come succede all’interno del Tempio, dove non sempre e non necessariamente le parole bastano o servono per riempire lo spazio in cui ci troviamo. L’attenzione per la ritualità, per i tempi, per i silenzi che, credo, debbano necessariamente seguire le parole saranno un buon mezzo e veicolo per ridimensionarci all’interno delle colonne, per renderci consapevoli di ciò che si sta realizzando ed eseguendo in quel momento, del senso che ciascuno apporta a ogni gestualità e simbolismo praticato, a perfezione del tutto. Ecco allora che svuotarci, attraverso gli strumenti muratori o meditativi, ci renderà sicuramente pronti ad accogliere gli altri e, nel contempo, a perfezionare noi stessi attraverso levigazioni, smussamenti e integrazioni dei nostri pensieri e, conseguente, del nostri essere.
Andare al di là delle apparenze è cosa sicuramente indispensabile per iniziare un viaggio, metterci nelle condizioni di farlo non è facile ma possibile, se si è di buona volontà. Una possibilità per l’uomo comune ed un dovere per l’iniziato, per chi ha intrapreso la via della conoscenza e della saggezza, per chi si è impegnato a ricercare l’ordo ab chao, il microcosmo nel macrocosmo, per chi ama la vita pur cercando la morte…
Sono diverse le pratiche orientali che aiutano e stimolano la ricerca e la formazione del Fiore d’Oro, infiniti i modi con cui ciascuno di noi può ricercarlo dentro se stessi, dentro la propria quotidianità.
Se quindi a ritroso si deve andare, per formare il futuro, superiamo i diversi gradi e dignità e riprendiamo a guardare le cose che ci circondano come quando ci fu tolta per la prima volta la benda; proviamo a riflettere sulle stesse come quando ci fecero entrare nel tempio rivolti verso occidente e, prima di trarre le nostre conclusioni, ripensiamo a quando ci sdraiarono per terra su un telo nero funerario. Forse tutto ciò non ci porterà a niente, o forse, chissà, può capitare che questo ci porti un giorno a sorridere se vedremo il nostro venerabile alzare il maglietto senza dire una parola, perchè magari il Verbo
Per approfondimenti:
Lu Tzu, Il mistero del fiore d’oro Ed. Mediterranee
C. Jung, Il segreto del fiore d’oro,un libro di vita cinese Ed Bollati Boringhieri
Herringel, La via dello Zen Ed. Mediterranee
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3.1.2009 - greatings
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