Le parole sono come delle medaglie che contengono un duplice significato: uno legato alla semantica, al significato meramente pratico e concreto della frase stessa; l’altro legato ad un significato sotteso e nascosto, più dinamico poiché oltrepassa la mera frase per arrivare al concetto simbolico e arcano che vi è racchiuso. Così, sotto il primo profilo per Viaggio si intende quello di moto a luogo, ciò che il dizionario definisce come “uno spostamento da un luogo ad un altro lontano dal primo”. In questa chiave di lettura la parola viaggio è minimizzata e circoscritta al suo significato esteriore di “percorso”, “tragitto”, “cammino” con cui l’uomo si sposta fisicamente. Sotto il secondo profilo, quello simbolico o “interiore”, invece, il Viaggio rappresenta qualcosa di più complesso e profondo...Per Guy De Maupassant “il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”. Nel mondo profano l’uomo viaggia per il desiderio e, qualche volta, per la necessità di esplorare nuovi paesi, per un' avventura o una pausa dalla vita e dallo stress quotidiano. Ma cosa cerca e cosa spinge l’iniziato nel Viaggio esoterico e simbolico? Qual'è il senso del Viaggio Massonico?Esotericamente il Viaggio rappresenta un cammino interiore, un percorso che conduce l’essere umano alla ricerca di stadi superiori, di verità, di conoscenza del proprio essere. Poichè la Verità non è mai una ma infinite quante sono le vite umane, ciascun iniziato ricercherà quella che reputerà essere la propria, ma che, vivendo in un mondo profano, è nascosta dai vizi e dai pregiudizi. Ecco allora che gli strumenti della simbologia massonica possono aiutare l’iniziato in questo Viaggio di ricerca, possono aiutarlo a trovare la Via attraverso la quale poter Conoscere e poter Vedere: tale conoscenza è la Luce, la Verità che è assoluta per colui che la possiede (l’iniziato), ma al contempo è una delle tante per colui che la ricerca (il neofita). Nel viaggio massonico l’iniziato non si muove mai fisicamente ma si spinge oltre verso la perfezione o la sacralizzazione del proprio Io, ciò che si muove è la sua coscienza, la sua mente ed il suo spirito. In Massoneria i Viaggi accompagnano l’iniziato per tutto il suo percorso , essi sono al tempo stesso Principio e Meta del massone apprendista, compagno e maestro. E poiché i Rituali recitano che la Luce sorge ad Oriente, è ad Oriente che il massone deve viaggiare affinché possa vedere e raggiungere la piena luce della mente illuminata dal più alto grado di coscienza raggiungibile dall’essere umano. Attraverso il viaggio massonico l’iniziato può finalmente abbandonare l’Età del Ferro (uomo-metallo) per approdare all’Età dell’Oro (uomo-spirituale). Secondo Lao Tze “ un viaggio di mille miglia incomincia sempre con il primo passo”. Del pari, se il massone è con un piede (il sinistro) che supera le due colonne per entrare in un'altra dimensione parallela a quella profana, tanti altri passi deve compiere affinché possa avvicinarsi al Delta. Nel primo grado, l’apprendista deve effettuare i 3 viaggi simbolici che rappresentano i 3 elementi purificatori dell’aria, acqua e fuoco. Prima di affrontarli però, l’apprendista deve effettuarne uno preliminare, quello della terra, rappresentato dal Gabinetto di Riflessione, ove egli sosterà per riflettere su ciò che dovrà compiere. Esso, difatti, simboleggia lo spazio nel quale l’uomo nasce vive e muore, è il suo habitat di vita che condizionerà e determinerà le sue scelte e azioni. Uscendo dal gabinetto di riflessione e, quindi, simbolicamente dalla Terra e dal suo humus, entrerà in contatto con l’elemento dell’aria, simbolo delle idee del mondo intermedio, di quello stadio in cui si percepisce ma ancora non si apprende. E’ il luogo della mente e della psiche, di ciò che è insito e recondito nell’uomo. In tale Viaggio egli deve scontrarsi con le idee contrapposte e differenti dei suoi simili, ma anche con i dubbi che lo attanagliano. Sarà solo con il lavoro di discernimento che potrà trovare il cammino, la via senza perdersi nel Chaos, nella dualità e nella contrapposizione. I viaggi dell’apprendista sono equiparati ai viaggi del peregrino: la loggia ed il tempio rappresentano il Cosmo, la Vita e il cammino che quest’ultimo dovrà affrontare. Passo successivo è il viaggio dell’acqua, culla della vita. E’ il dinamismo e la fluidità senza forma, mezzo di purificazione e sorgente di rigenerazione interna ed esterna, simbolo del passaggio dell’iniziato dalla perpendicolare alla livella. In tale fase si incomincia a prendere coscienza del Cosmo e di sé stessi, l’iniziato impara ad ascoltarsi e a percepirsi in modo dinamico e costruttivo. Infine, il terzo viaggio è quello del fuoco, simbolo dello spogliarsi dell’uomo vecchio per quello nuovo, il mutamento della pelle di serpente, la rigenerazione esteriore dopo quella interiore. In questo viaggio l’iniziato, attraverso il lavoro e la perseveranza nella ricerca della Verità riuscirà a trovare la via di mezzo, la neutralità tra il bianco e il nero che gli consentirà una padronanza delle proprie emozioni e sensazioni, di ciò che lo circonda. Il fuoco è quindi Luce e con esso il massone è in grado di bruciare le ultime scorie del suo ego prima di rinascere in un essere migliore, capace di veder il Bello, il Vero ed il Buono che si celano in tutte le cose. Nel secondo grado, il Compagno d’Arte affronterà i 5 viaggi simbolici (che corrispondono ai 5 anni di studio) del perfezionamento attraverso il taglio della pietra, l’operare sui materiali sgrezzati e levigati, mettere in posa ciò che ha levigato, elevare l’edifico ed, infine, istruito sulla costruzione, studiarne la teoria. Lo scopo di questi 5 viaggi simbolici è quello di far apprendere e approfondire al Compagno:
-l’influenza dei sensi sulla natura ( a lui spetterà capire come poterli dominare);
-il livello della coscienza superiore al quale accede (dovrà prepararsi per accedere ad una dimensione interiore sino ad allora sconosciuta);
-la necessità di approfondire l’Arte Reale ( dovrà sviluppare ogni dote in suo possesso per approdare alla Conoscenza, alla Luce);
-la totalità della conoscenza cosmologica ( dovrà percepire e conoscere il Cosmo quale rappresentazione del Tempio, interiorizzando il concetto dell’Uno Cosmico, della melagrana che racchiude tanti chicchi, quali fratelli appartenenti all’Uno) ;
-beneficiare della sapienza degli antichi ( per continuare che la Tradizione viva e risplenda anche nel futuro, perché nulla deve spegnere l’eterna fiamma di Luce che accompagna le nostre intenzioni, azioni e lavori “per il bene ed il progresso della patria e dell’umanità”).
Al Compagno spetterà seguire la Stella Fiammeggiante quale stella polare che direziona le sue scelte e lo induce ad una progressiva introspezione delle conoscenze sino a quel momento apprese, così da renderlo maturo per il grado successivo. Veniamo infine al viaggio del Maestro. Egli percorrerà la sua marcia nel Tempio da uomo ora pronto e maturo a compiere l’ultimo passo richiesto, quello della Piena Conoscenza delle cose. Un viaggio che necessariamente, sotto il profilo simbolico, deve compiersi a ritroso, quale rappresentazione della discesa alle tenebre, agli inferi del proprio Io, quale morte apparente di tutto ciò che sino ad allora era ed è stato, per rinascere finalmente sotto la piena Luce, fratello maestro libero muratore. Il suo viaggio ricalca e rivive la leggenda simbolica del maestro Hiram re di Tiro: il libero muratore perde la parola che Hiram stesso aveva inciso sul gioiello. Con la perdita della parola si perde ogni punto di riferimento, la materia e le tentazioni sono ancora troppo forti per lasciar spazio allo spirito. Il compito del maestro è quello di ritrovare la parola perduta e con essa la Luce, la Conoscenza e lo sviluppo dello Spirito. Ecco che si spiega ancora una volta il viaggio a ritroso del maestro: le tenebre avvolgono i più arcani misteri che celano, nella Tradizione, la Luce necessaria per rinnovare il Verbo e diventare parte integrante di questo. La simbolica discesa agli inferi rappresenta per l’iniziato un necessario ritorno al passato e alle sue origini come condizione imprescindibile per passare al futuro, alla sua evoluzione interiore. Solo così l’iniziato potrà vincere la morte di Hiram e scoprire l’archetipo capace di risvegliare e completare il proprio intelletto: la scoperta della tomba di Hiram è per l’iniziato il risveglio di una chiaroveggenza spirituale che gli consentirà di scoprire e decifrare i simboli nascosti. Per il maestro libero muratore Hiram diventa il simbolo morale, della giustizia, della libertà e del progresso; il maestro rappresenta così la reincarnazione di Hiram, il ritorno alla Luce, il futuro. Come scrisse Thomas Stearn Eliot “ nel mio principio è la mia fine”, ogni iniziato comincia il suo peregrinare da un punto di partenza il cui ritorno non ritrova la stessa situazione che è stata lasciata poichè il viaggio ha prodotto inesorabilmente un cambiamento, così che il ritornare a sé è solo un perfezionamento di ciò che si era all’origine: la conquista di un Io migliore.
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Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia. Nonostante oggi il suo significato e la sua storia sia stata dimenticata e sostituita da festeggiamenti e regali, il mio pensiero di Luce va a tutte le donne sparse sulla faccia della terra.... Un pensiero speciale a tutte coloro che per ignoranza mascherata da cultura, religione e tradizione sono costrette a vivere la loro condizione di donna come schiave, fantasmi della società, persone private della loro dignità, libertà, onore. A voi dedico queste due poesie, perchè la Forza vi accompagni nel lungo cammino della vita. Un triplice abbraccio!
A quelle che non hanno il dono di un sorriso
A quelle che non hanno una carezza sulla pelle
A quelle che non conoscono la dolcezza
A quelle che in silenzio subiscono la violenza
A quelle che non possono sciogliersi i capelli al vento
Buon 8 marzo, a tutte le donne
A quelle che abbracciano con Amore
A quelle che illuminano l’anima
A quelle che parlano dentro, oltre lo sguardo
A quelle che sorridono con i colori dell’arcobaleno
A tutte quelle che danno energia alla libertà della vita
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!
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Si avvicina il Natale e con esso il Solstizio d’Inverno: il sole raggiunge lo Zenith nella località del tropico del Capricorno, il massimo valore di declinazione negativa. L’arcano significato che si cela dietro questo evento fu da sempre celebrato da antiche tradizioni: pensiamo ai Romani, che nella data tra il 21 e il 25 dicembre festeggiavano solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, festività che i Romani usavano chiamare anche Saturnali, appunto perché dedicate a Saturno Re dell’Età dell’Oro. All’estremo opposto invece, in Islanda, terra dei Druidi, la tradizione germanica festeggiava lo Yule (Solstizio-Natale) con festosi e ricchi banchetti cerimoniali tanto che le confraternite composte da artigiani del IX sec. (le future Gilde) furono messe al bando dal clero cattolico proprio perché, in tale occasione, usavano scambiarsi patti di reciproco sostegno accompagnati da evocazione degli spiriti dei defunti. Un passo significativo della cerimonia druidica recita:” Getta via o Uomo o Donna tutto ciò che si frappone al comparire della Luce”; le evocazioni degli spiriti erano considerati come tappa necessaria per superare l’oscurità delle tenebre e lasciare spazio alla Luce, quale passaggio di collegamento tra la vita e la morte, il terreno e l’ultraterreno. Molti altri popoli e tradizioni più antiche hanno per secoli celebrato il periodo solstiziale quale periodo di rinascita o rigenerazione dall’oscurità, come ritorno alla Luce: dall’Egitto con Dio Horus, alla Grecia del Dio Bacco, da Zaratrusta in Azerbagian a Buddha in Oriente… Sul perché di tali festeggiamenti tanto si è scritto. Ricorderò solo che il Solstizio d’Inverno è il momento in cui la notte ed il buio diventano padroni, diventa quindi necessario ricercare la Luce e ristabilire un equilibrio di opposti andato perduto. Con il Soltizio d’Inverno l’Uomo finalmente riesce ad uscire dalla Caverna Cosmica in cui la Natura, padrona per eccellenza, lo pone ciclicamente con l’avvicinarsi dell’estate, quando cioè il sole entra nel tropico del cancro. La Caverna Cosmica rappresenta in sintesi il momento di interiorizzazione dell’Essere umano, il luogo dove avviene la nascita dell’Iniziato e la morte del Profano. L’Uomo emula il Serpente che spogliandosi della propria pelle e delle proprie impurità riesce ad autorigenerarsi per la continuazione e il rafforzamento del proprio Essere così da continuare la Vita. Simbolo di rinascita della Luce sull’oscurità, con il Solstizio invernale l’Iniziato rivive le 3 tappe del processo alchemico: dapprima le tenebre si infittiscono, poi l’alba si imbianca ed infine la Fiamma risplende. E’ percorrendo queste tappe che l’Uomo riesce ad acquisire la sua vera spiritualità, la Luce si fa spazio negli aspetti più profondi e reconditi dell’essere umano, sciogliendo così i vili metalli per forgiare l’Oro, la Pietra sgrezzata dalle impurità. Lo stesso significato viene rappresentato nei Tarocchi dalla carta del Bagatto, colui cioè che compie l’Opera Alchemica lavorando con i 3 principi (3 piedi) e 4 elementi (i 4 angoli del tavolo). Il numero attribuito alla carta è l’1, simbolo del principio di tutte le cose, dell’Uno, di ciò che è immane e all’origine delle cose anche se, il suo cappello a forma di otto allungato simboleggia il movimento, l’elevazione e la dinamica spirituale che conduce alla quadratura del cerchio. Vi è un passo evangelico significativo per gli iniziati, in cui Giovanni Battista (nato nel Solstizio d’Estate) rivolgendosi a Gesù (nato nel Soltizio d’Inverno)- le due porte di quella Caverna Cosmica all’interno della quale gli Iniziati Viaggiano quali eterni pellegrini alla ricerca del Sé- pronunciò: ”Bisogna che egli cresca e che io diminuisca”. Ancor più importante fu la risposta:“Il Sole ritorna sempre e con lui la Vita. Soffia sulla brace ed il Fuoco Rinascerà”. Carissime Sorelle e Fratelli, che in queste notti che si apprestano ad essere più lunghe e più buie, auguro a tutti voi che l’ Eterna Fiamma di Luce risplenda sul Filo a Piombo che indirizza e guida la nostra direzione, la Via sull’Asse del Mondo. Che il nostro peregrinare esoterico continui sempre più forte e più vivo, affinché lo spiraglio di Luce che ognuno ritroverà nella propria Caverna, possa espandersi creando la Volta che ci unisce al mondo intero. Che questo Solstizio regali a tutti voi la piena Luce!
Auguri, auguri, auguri.
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Tra l’VIII e IX secolo d.C il maestro Lao Tzu scrisse il Trattato del Segreto del Fiore d’Oro o del Grande Uno, oggi uno dei pochissimi testi che si conosca riguardante le pratiche di iniziazione cinese ed in particolare del taoismo operativo. Gli insegnamenti contenuti nel libro si propongono di insegnare al praticante la Via dell’immortalità dell’anima e del corpo attraverso procedimenti di alchimia interiore e spirituale, mediante l’adozione di tecniche meditative e di direzionamento delle cosiddette “correnti sottili” dell’organismo al fine di trasmutare e integrare l’essere umano.
Lo stesso Lao Tzu scrisse:
“Senza principio, né fine.
Senza passato, senza futuro.
Un alone di luce circonda il mondo dello spirito.
Ci si dimentica a vicenda, calmi e puri pieni della potenza e del vuoto.”
Per mezzo di tali parole vennero trasmesse per secoli le istruzioni alla via del Fiore d’Oro, ovvero la capacità di ogni iniziato a ritornare al Grande Uno, all’origine da cui è derivato. Ecco allora che il Fiore d’Oro altro non è che il Principio racchiuso in noi stessi, il raggiungimento del corpo di Luce, uno stato di Illuminazione che lega l’uomo, “semplice” essere umano, ad uno stato divino quale ponte tra ciò che viviamo e ciò che percepiamo, tra l’essere ed il dover essere. E nel mezzo di questo cammino, tra seme e Fiore d’Oro, si interpone la meditazione e tutte quelle pratiche che utilizzano il processo alchemico mediante il quale l’anima ed il corpo immortale si costruiscono e perfezionano misteriosamente all’interno del corpo materiale.
L’illuminazione è il centro o l’Uno di questo percorso, la chiave attraverso la quale si riesce a pervenire, divenire e mantenere l’armonia e la perfezione del nostro essere, corporeo e spirituale, così che del fiore (noi stessi) si possa dire essere fatto di oro, di Luce. Il termine Fiore d’Oro, difatti, prende spunto da un episodio leggendario in base al quale un giorno Buddha radunò tutti i suoi discepoli su una montagna (chiamata il Picco degli Avvoltoi) per esporre loro la dottrina. Decise di farlo però senza usare parole, limitandosi a sollevare un fiore che aveva in mano ; nessuno capì il gesto tranne il venerabile Mahakasyapa che comunicò la sua comprensione al maestro con un sorriso sereno. A quel punto Buddha parlò e disse che proprio Mahakasyapa possedeva il segreto mistero della sua disciplina, il più prezioso tesoro spirituale: l’Illuminazione. Ecco quindi che per poter divenire Illuminati è necessario lavorare dentro sé stessi attraverso procedimenti meditativi e alchemici, attraverso i principi del sing (mente, respiro ed emozioni) legato ad una dimensione verticale e del ming (materia, umori corporei) che rappresenta la dimensione orizzontale dell’uomo. Punto di incontro tra le due dimensioni è il centro essenziale dell’Essere verso il quale converge tutto lo sforzo umano. Il segreto del Fiore d’Oro sostiene quindi che sing e ming rappresentano il più sottile segreto del tao. Per fonderli insieme è necessario ricondurre gli stessi al principio di unità, al Grande Uno, quell’Uno o Assoluto al quale tutti dovremmo tendere per completare il procedimento di levigazione del nostro essere, di costruzione della nostra conoscenza.
Tao e zen insegnano che la differenza tra l’uomo comune ed il saggio sta unicamente nel prendere la vita a ritroso, allo stato primordiale da cui tutto ebbe inizio e origine, allo stato iniziale di separazione del sing e ming. Il ritorno alle origini, allo stato embrionale primordiale o edenico è condizione o stato necessario dal quale bisogna partire per poter realizzare gli stati superiori: conoscere ciò che si è, è cosa indispensabile per completare e migliorare il nostro essere spirituale e corporeo.
Bisogna partire dal Vuoto per poter eseguire un opera di riempimento. Per la filosofia zen il vuoto ha significato ben diverso da quello che usualmente gli è attribuito in occidente. Vuoto è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà; una cavità pronta e disponibile ad accogliere come ad elargire, a donare quanto a dare. E’ un po’ come il significato che si può attribuire al silenzio dell’apprendista, quale periodo necessario e utile per svuotarsi di ogni preconcetto o influenza profana, per rendersi canale veicolatore di nuova energia, spezzando così tutte le catene metalliche. Chiunque difatti si addentra ad esplorare le profondità del proprio essere, è spinto da uno spirito di ricerca che porta inevitabilmente e necessariamente a scivolare ed oltrepassare la superficie delle cose, trovandosi così di fronte ad una via che, pur potendo potenzialmente essere seguita da chiunque, solo pochi potranno penetrare. Solo infatti chi avrà la forza ed il coraggio di svuotare se stesso, ciò che sino a quel momento è stato ed è, potrà iniziare la via di riempimento, di conoscenza, di miglioramento. E’ partendo dal vuoto che si riesce a pervenire al pieno e durante il cammino sarà possibile, nel tempo, l’alternanza degli opposti, del sing e ming. La filosofia zen dice che facendo entrare il vuoto cosmico dentro di noi si giunge ad uno stato di armonia in cui l’uomo pensa e non pensa: “pensa come la pioggia che cade da cielo, come le onde che corrono sul mare, come le stelle che illuminano il cielo notturno”. Molti saranno portati a pensare che in tale maniera l’uomo sarà vuoto, nullo o annullato; tutt’altro invece, è proprio in questo stato o momento che egli sarà svincolato da ogni catena o dogma, da ogni preconcetto che gli impedisce di aprire la propria mente ed il proprio essere alle situazioni che si presenteranno, senza dover dare giudizi o spiegazioni.Sarà il raggiungimento del vuoto assoluto a permette all’iniziato di vedere un mondo nuovo che prima non poteva percepire, quello che la filosofia zen chiama come un “risveglio a nuova vita”. Per tale motivo il metodo del Fiore d’Oro prevede una discesa al centro della terra, che a sua volta permetterà l’ascesa verso il paradiso celeste, ciò che, in un certo modo, Paracelso intendeva quando scrisse ” chi vuole entrare nel regno di Dio deve anzitutto entrare con il suo corpo nella madre e morirvi”. Da qui ritorna il simbolismo di una seconda nascita ma questa volta ad un livello superiore. Il ritorno alla madre significa il raggiungimento del cinabro divino, della pietra filosofale… E come ottenere tali cose se non attraverso un ritorno all’origine, all’indifferenziato, a ciò che l’antica tradizione metallurgica indicava nel trasformare il metallo vile in oro?
Quale atteggiamento quindi adottare per realizzare il Fiore d’Oro dentro noi stessi?
Il maetro Lao Tzu insegna a “non fare poiché la luce circola secondo le sue leggi”. Bisogna abbandonarsi alla pratica e lasciare che questa ci conduca, giorno dopo giorno a svuotare un po’ di quelle impurità che ostacolano all’energia cosmica di circolare dentro noi stessi e di riempire così ogni spazio svuotato. Certo una sola vita non basterebbe a perfezionare l’imperfezionabile, tuttavia ritengo che una maggiore attenzione e sensibilità, accompagnata da una buona pratica ed uso del silenzio aiuterebbe sicuramente il nostro spirito ed il nostro corpo a ristabilire equilibrio. Un po’ come succede all’interno del Tempio, dove non sempre e non necessariamente le parole bastano o servono per riempire lo spazio in cui ci troviamo. L’attenzione per la ritualità, per i tempi, per i silenzi che, credo, debbano necessariamente seguire le parole saranno un buon mezzo e veicolo per ridimensionarci all’interno delle colonne, per renderci consapevoli di ciò che si sta realizzando ed eseguendo in quel momento, del senso che ciascuno apporta a ogni gestualità e simbolismo praticato, a perfezione del tutto. Ecco allora che svuotarci, attraverso gli strumenti muratori o meditativi, ci renderà sicuramente pronti ad accogliere gli altri e, nel contempo, a perfezionare noi stessi attraverso levigazioni, smussamenti e integrazioni dei nostri pensieri e, conseguente, del nostri essere.
Andare al di là delle apparenze è cosa sicuramente indispensabile per iniziare un viaggio, metterci nelle condizioni di farlo non è facile ma possibile, se si è di buona volontà. Una possibilità per l’uomo comune ed un dovere per l’iniziato, per chi ha intrapreso la via della conoscenza e della saggezza, per chi si è impegnato a ricercare l’ordo ab chao, il microcosmo nel macrocosmo, per chi ama la vita pur cercando la morte…
Sono diverse le pratiche orientali che aiutano e stimolano la ricerca e la formazione del Fiore d’Oro, infiniti i modi con cui ciascuno di noi può ricercarlo dentro se stessi, dentro la propria quotidianità.
Se quindi a ritroso si deve andare, per formare il futuro, superiamo i diversi gradi e dignità e riprendiamo a guardare le cose che ci circondano come quando ci fu tolta per la prima volta la benda; proviamo a riflettere sulle stesse come quando ci fecero entrare nel tempio rivolti verso occidente e, prima di trarre le nostre conclusioni, ripensiamo a quando ci sdraiarono per terra su un telo nero funerario. Forse tutto ciò non ci porterà a niente, o forse, chissà, può capitare che questo ci porti un giorno a sorridere se vedremo il nostro venerabile alzare il maglietto senza dire una parola, perchè magari il Verbo
Per approfondimenti:
Lu Tzu, Il mistero del fiore d’oro Ed. Mediterranee
C. Jung, Il segreto del fiore d’oro,un libro di vita cinese Ed Bollati Boringhieri
Herringel, La via dello Zen Ed. Mediterranee
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Per chi ha un po’ di tempo per girare in internet, non gli sarà difficile trovare articoli o pensieri che, in un modo o nell’altro avvicinano la Libera Muratoria con le Arti Marziali in generale. Per chi non è iniziato a nessuna di queste due Arti tutto ciò suonerà strano o, perlomeno, stravagante. Per chi invece è iniziato anche alla Via del Bushido, per chi la pratica seriamente e con Spirito filosofico, avrà notato o potrà notare, come queste due Vie di Saggezza possono, in una certa maniera, convergere in principi ed atteggiamenti (Sostanza e Forma) che entrambe richiedono ed “impongono” ai propri “allievi”. Per scorgere tali analogie non è importante soffermarsi sulla tipologia di Arte praticata o Ordine Massonico al quale si appartiene poiché esse riguardano Principi e Regole che disciplinano e sorreggono entrambe queste Arti. Mi riferisco al Fondamento, all’Humus che ha consentito e che consente tuttora di mantenere vive e applicabili discipline nate secoli or sono in paesi con culture, usi e tradizioni differenti fra loro.
Mi limiterò ad analizzare e comparare solo quegli aspetti che ho potuto sin ora apprendere e conoscere dalla pratica di queste due Arti, che simbolicamente si riferiscono l’una all’albero del salice (l’arte del jujitsu o, più anticamente jujutsu, viene definita anche arte della cedevolezza poiché il salice insegna a cedere o flettere per sfruttare la forza altrui senza spezzarsi). L’altra a quello dell’acacia (che nella Libera Muratoria rappresenta la saggezza e la conoscenza che ci permetterà di rigenerare la nostra mente e spirito così da poter proseguire nel percorso iniziatico liberi da vincoli o fardelli metallici).
Chi avrà avuto l’occasione di praticare qualche Arte Marziale avrà subito notato come la ritualità sia assolutamente elemento necessario e basilare: in sua mancanza la Disciplina e la Regola non possono essere applicate. Difatti, Libera Muratoria e Arti Marziali adottano ed eseguono una ritualità che è fondamentale non solo per la loro esecuzione, ma soprattutto per la loro comprensione: gesti e comportamenti vengono eseguiti per dare “vita” e “anima” a regole e dettami che compongono l’Arte. Per applicare detti principi e, quindi, per esecuzione ai rituali massonici è in primis indispensabile aprire i Lavori di Loggia. Essi preparano i fratelli ai lavori muratori, li rendono Vigili e attenti affinché tutto possa svolgersi in maniera Giusta e Perfetta; li richiama alla Serietà e al Silenzio affinché il Verbo possa circolare per arrivare a ciascun fratello che lo apprenderà nei rispettivi Gradi e Dignità. Del pari avviene per iniziare una lezione marziale la cui apertura avviene ponendo ciascun allievo in fila rivolto verso l’Oriente, dove è posizionato non solo il Maestro ( che può corrispondere al Maestro Venerabile), ma anche la fotografia del fondatore della disciplina, poiché in suo onore e in suo rispetto viene praticata o celebrata l’Arte(suo analogo potrebbe essere rappresentato dal Delta posto sopra il trono del Venerabile). Ciascuno è posizionato seguendo la Regola dei Gradi, partendo cioè dalle cinture più basse fino a quelle più alte (così come avviene quando ci sediamo tra le colonne, dove negli scranni inferiori siedono gli apprendisti e poi, salendo, trovano collocazione i compagni e i maestri).
Il Saluto massonico è rivolto all’Oriente: esso ci permette di essere riconosciuti dal 1° e 2° sorvegliante come fratelli Liberi Muratori; del pari il saluto che gli allievi rivolgono al maestro permette di riconoscerli in quanto tali, quali iniziati all’Arte che ci si appresta a praticare. Ancor più interessante è il momento che precede il saluto. Il maestro richiama subito il mozhu, ovvero il Silenzio accompagnato dalla chiusura degli occhi e da una profonda respirazione, di modo che ogni “impurità o metallo” venga abbandonato per prepararci così all’Apprensione e alla Conoscenza: al Lavoro e alla Pratica. Ciò può richiamare la Sala dei Passi Perduti, il momento, cioè, che precede l’apertura dei lavori muratori e che dovrebbe portare ciascun fratello a meditare e prepararsi all’entrata nel Tempio privo di influenze profane. E’ un momento necessario e utile per aprire i nostri punti energetici o chakra così da poter essere quell’ anello di unione grazie al quale circola l’Energia cosmica-vitale.
Il luogo dove si pratica l’Arte del Bhudo (che deriva da bushi, guerrieri giapponesi da cui poi seguì il termine bushido per indicare appunto la pratica filosofica, mentale, fisica e spirituale dell’arte stessa)è chiamato Dojo, che vuol dire “luogo dove si pratica la Via”,al cui interno Forma e Sostanza si mescolano l’una all’altra per poter forgiare “l’Uomo-metallo” (tamahagane)e costruire quel Tempio Interiore (Equilibrio e Armonia) ed Esteriore (Bellezza e Forza). Al Dojo può quindi avvicinarsi il Tempio Massonico, luogo ove gli architettonici lavori vengono eseguiti per ottenere gli stessi Benefizi sopra citati. Il Pavimento a Scacchi Bianco e Nero, invece, può ben essere rappresentato dal tatami (pavimento formato da materassini incastonati fra loro a forma di L, come si usava nelle antiche scuole)sul quale si svolge la pratica delle arti marziali.
Così come è prevista una apertura di lavori (lezione), è prevista anche la Chiusura che vede gli allievi riposizionarsi di fronte all’Oriente per il saluto finale. Ed anche in questo momento è richiamato il mozhu e la respirazione, questa volta a significare la consapevolezza di ciò che sino ad allora è stato praticato, insegnato ed appreso, a riequilibrare il nostro fulcro energetico dopo lo sforzo fisico. Sua analogia può essere la Catena di Unione celebrata a chiusura dei lavori muratori, dove anche in questo caso il Silenzio e la Meditazione vengono richiamati per stabilire un flusso di energia, che di solito è circolare poiché passa da fratello a fratello, per prepararci a ritornare al mondo profano, facendo tesoro di quanto appreso nel Tempio e renderci Uomini migliori anche fuori le sue colonne.
Per quanto attiene al vestiario, i grembiuli e guanti massonici possono tradursi, all’interno delle arti marziali, nella cintura che il praticante indossa a seconda del proprio grado e dignità, ovvero a seconda del livello di conoscenza, fisica e filosofica, appresa dall’arte stessa. Ed anche le tinte sono importanti, così, se la gamma dei colori massonici dei nostri grembiuli denota e distingue (all’interno del Rito) gradi di conoscenza ed età massoniche diverse; del pari avviene nelle arti del Budo, dove man mano che ci si eleva ad un grado di conoscenza maggiore, il colore della cintura varia fino ad arrivare al colore nero(pensiamo ai gradi filosofici del R.S.A.A.)
Ma passiamo a considerare l’aspetto spirituale o il fine che le arti marziali vogliono ottenere. La prima cosa che verrebbe da dire è sicuramente un ottimo aspetto fisico ed una sicurezza e/o pace interiore. In realtà a questo deve aggiungersi lo Sviluppo ed il Potenziamento delle proprie Capacità non solo sensoriali (attraverso le quali ci si riesce ad “ascoltare” e “sentire”) ma anche Spirituali. Imparare a dominare i propri istinti, ad adattarsi a ciò che ci è diverso ed esterno, ci aiuta senz’altro a comprendere l’importanza che il nostro corpo ed i nostri comportamenti hanno nel Cosmo, nella Vita. Diventiamo incanalatori e trasmettitori di Ki, energia che ci rende l’Uno nel Molteplice delle diverse vite e livelli di conoscenza. Impariamo a diventare, attraverso un lavoro individuale, parte di una collettività che ci è indispensabile per poterci rapportare e confrontare, ma non scontrare, e dalla quale rimaniamo e rimarremo sempre distinti, senza confonderci o fonderci con essa. Questo concetto è quello che, ritengo, esprime la Melagrana quando rappresenta ciascun fratello in distinti chicchi che condividono la stessa dimensione o porzione di materia, di spazio; una collettività individuale che racchiude e definisce al contempo il Molteplice e l’Uno.
Infine, come avveniva per la Libera Muratoria quando era operativa, ma non ancora speculativa, il Segreto sui lavori eseguiti, a tutela della propria sopravvivenza e riconoscimento reciproco, era adottato e praticato anche dai guerrieri del Bushido, dove pratiche e metodi di combattimento erano codici segreti condivisi solo dagli appartenenti alla stessa scuola.Tutto ciò richiama, rimarca e rafforza la Saggezza e la Bellezza che è racchiusa in ogni Arte. Doti che si tramandano da generazione a generazione poiché il “bisogno” dell’Uomo, nonostante il passare del tempo, rimane sempre lo stesso: la ricerca di perfezionare il proprio Essere (fisico, mentale, spirituale e filosofico), la necessità di sentirsi l’Uno nel Caos ( pensiamo all’Ordo ab Chao per i Liberi Muratori). E’ per dare importanza alle diversità e caratteristiche che ognuno di noi detiene senza sentirsi emarginato dal contesto. Infine, ma non di meno importanza, la necessità storica di potersi rigenerare e trasmettere (con dna, ideologie, religioni ecc.) per non sentirsi morire,fallire. Perché ancora oggi, nonostante lo sviluppo culturale e il proliferarsi di filosofie new (e meno) age, la morte in ogni sua sfaccettatura (fisica, mentale, spirituale) non riusciamo ancora ad accettarla ed affrontarla. Ecco perché la pratica delle Arti è importante, esse ci aiutano, all’inizio magari inconsapevolmente, ad addentrarci in livelli o fasi a noi sconosciute e temute. Per questo celebriamo la morte di Hiram, per ricordare e applicare, con i nostri rituali, la rigenerazione e la rinascita. Così avviene, per analogo, nelle Arti Marziali quando ci facciamo atterrare dall’avversario o subiamo una tecnica senza contraccolpi, così da imparare a sfruttare l’energia e il dolore subìto, per trasformarlo in Ki e forza interiore per poter così passare alla fase evolutiva-successiva: continuare ciò che si era (apparentemente) interrotto senza far terminare l’azione. Ecco allora che mi viene in mente il detto giapponese con il quale antichi maestri spiegavano l’importanza della Pratica ai propri allievi:”bisogna spezzare il dente al serpente, solo così esso sarà innocuo”.
Sgrezzare la Pietra, utilizzare la Livella, la Squadra, il Compasso e tutti gli altri strumenti messici a disposizione della Libera Muratoria per migliorare noi stessi, non è forse un modo per spezzare il dente al serpente dell’ignoranza? La Libera Muratoria, così come a suo modo l’Arte del Budo, ci insegnano a guardare in faccia il serpente, a non temerlo poiché, essendo iniziati a detti insegnamenti, abbiamo (o dovremmo avere) gli strumenti e la capacità (mentale e spirituale)per affrontarlo, per domare i nostri istinti di paura e aprire i nostri occhi per vedere che non tutto è come ciò che appare. E per chi non ha completato il percorso della conoscenza o non è arrivato a livelli superiori, avrà maggior paura poiché si renderà conto che più ardua è la battaglia nello scoprire che il serpente altro non è che l’altra metà di noi stessi. Per questo praticare, frequentare assiduamente i nostri Templi è necessario più che mai: questo ci ricorda sempre che nella battaglia non siamo soli, altri fratelli e sorelle ci accompagnano e condividono con noi difficoltà e speranze poichè esistono tanti serpenti quanti sono gli uomini sulla terra. Se riusciremo a trovare la Chiave o il Gioiello di noi stessi, se riusciremo ad imparare a utilizzare la katana, allora il lavoro non sarà inutile perché tutto ciò ci permetterà di ri-conoscerci meglio. Ecco allora il cerchio chiudersi, ritornare alle origini per ripartire di nuovo: “Conosci te stesso”…
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