Per un mondo migliore

Per essere liberi dobbiamo anche essere informati. Questo blog sostiene la libera informazione.

 

Rapporto 2009 Afghanistan

05:03, 18.1.2010 .. 0 comments .. Link

Ecco il rapporto del 2009 sull'Afghanistan fatto da amnesty international:

 

Repubblica islamica dell'Afghanistan

Capo di Stato e di governo: Hamid Karzai
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 28,2 milioni
Speranza di vita: 42,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 232/237‰
Alfabetizzazione adulti: 28%

 

Milioni di persone abitanti nelle regioni meridionali e orientali dell'Afghanistan sono risultate terrorizzate dai Taliban, da altri gruppi di insorti e dalle milizie locali palesemente alleate con il governo. L'insicurezza ha ridotto ulteriormente il loro già limitato accesso a cibo, cure sanitarie, e istruzione. Attacchi indiscriminati, rapimenti e la presa di mira di civili hanno raggiunto livelli senza precedenti. I Taliban e altri gruppi anti-governativi hanno esteso significativamente i loro attacchi fino a coprire più di un terzo del Paese, comprese zone in precedenza considerate relativamente sicure nel centro e nel nord dell'Afghanistan. Il crescente numero di attacchi militari tra gruppi anti-governativi e le truppe statunitensi e della NATO ha provocato più di 2.000 morti tra i civili. Il governo non è stato in grado di affermare lo Stato di diritto né di fornire servizi basilari a milioni di persone anche nelle zone sotto il suo controllo.

 

Contesto

A gennaio, il comitato congiunto afghano-internazionale Joint Co-ordination Monitoring Board (JCMB) ha ammesso che poca strada era stata fatta nell'attuazione del Piano d'azione per la pace, la giustizia e la riconciliazione. Il Piano d'azione del 2005 chiedeva allo Stato afghano di rimuovere gli autori di violazioni dei diritti umani dalle posizioni di potere, di incoraggiare le riforme istituzionali e di stabilire un meccanismo per il riconoscimento delle responsabilità.

Nella sua revisione annuale di marzo, il JCMB ha riconosciuto che in materia di diritti umani i progressi erano stati lenti. Il JCMB ha inoltre ammesso che vi era ancora un'insufficiente supervisione civile sulle forze di sicurezza governative e le agenzie preposte al mantenimento dell'ordine, con particolare riferimento alla Direzione nazionale della sicurezza (NDS), i servizi di intelligence afghani.

A giugno, il governo ha lanciato la Strategia di sviluppo nazionale per l'Afghanistan (ANDS), una roadmap per lo sviluppo fino al 2013. L'ANDS è omologa al Compact Afghanistan 2006, un accordo politico tra il governo afghano e i Paesi donatori.

 

Sistema giudiziario

I settori della giustizia e della sicurezza sono stati caratterizzati da mancanza di personale, infrastrutture e volontà politica per proteggere e promuovere i diritti umani. Il ministero della Giustizia, che funziona quale agenzia governativa di punta per l'attuazione e l'affermazione dei diritti umani, non ha collaborato sufficientemente con la Commissione indipendente dell'Afghanistan sui diritti umani (AIHRC). Senza cooperazione, le raccomandazioni avanzate dall'AIHRC, comprese indagini su operazioni militari causa di vittime civili, sono risultate ampiamente disattese.

Le condizioni lavorative, i bassi salari e la mancanza di sicurezza personale sono spesso citate tra le motivazioni alla base della corruzione, che si ritiene essere dilagante tra giudici, pubblici ministeri e altri dipendenti pubblici impiegati nel settore della giustizia. Ai cittadini è mancata la fiducia nelle istituzioni giudiziarie ufficiali considerate lente, inefficaci e spesso corrotte. La maggior parte delle persone, e in particolare le donne, hanno avuto difficoltà di accesso ai tribunali e a ottenere assistenza legale; la maggior parte non poteva permettersi di pagare le spese processuali o i costi di viaggio per raggiungere i tribunali. Le tradizionali jirga e shura (consigli tribali informali), che operano al di fuori del sistema di giustizia ufficiale e che hanno portato a violazioni del diritto a un equo processo, hanno continuato a gestire circa l'80% del totale delle dispute, in particolare nelle zone rurali.

Sono proseguiti i procedimenti giudiziari a carico di detenuti afghani trasferiti da Guantánamo e Bagram al governo afghano per essere perseguiti, ma in modo non conforme agli standard nazionali o internazionali sull'equo processo. I procedimenti sono risultati gravemente viziati dall'assenza di un collegio di difesa o a causa della mancanza di un lasso di tempo sufficiente per preparare una linea difensiva, dall'uso di confessioni ottenute sotto tortura e altri maltrattamenti e dal diniego del diritto a prendere esame le prove e di chiamare a confronto i testimoni. A marzo è stato istituito un comitato presidenziale per la revisione dei reclami processuali.

 

Impunità

Anche nelle zone del Paese sotto il controllo del governo è prevalsa l'impunità a ogni livello dell'amministrazione. Non è stato varato alcun meccanismo concreto di attribuzione delle responsabilità e soltanto un numero esiguo di responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nel trentennale conflitto sono stati assicurati alla giustizia, per lo più in altri Stati in base al principio della giurisdizione universale. Molti funzionari regionali e comandanti di milizie hanno continuato a perpetrare violazioni dei diritti umani nell'impunità.

 

Arresti e detenzioni arbitrarie

Sono risultati dilaganti i casi di arresti e detenzioni arbitrarie da parte della polizia e altre agenzie ufficiali di sicurezza, così come da parte di milizie private impiegate per conto delle forze di sicurezza afghane e internazionali.

L'NDS ha continuato ad arrestare e detenere arbitrariamente sospetti senza concedere loro accesso agli avvocati della difesa, alle famiglie, alle corti o ad altri organi esterni. Decine di detenuti sono stati sottoposti a tortura e altri maltrattamenti, comprese frustate, esposizione a temperature estremamente fredde e privazione del cibo.

Oltre 600 detenuti erano trattenuti presso la base aeronautica militare gestita dagli Stati Uniti di Bagram e in altre strutture militari statunitensi al di fuori della protezione dettata dalle leggi internazionali sui diritti umani e dal diritto interno. Alcuni erano detenuti da diversi anni ed era stato loro negato il diritto a un processo equo, comprendente l'accesso a un avvocato e la revisione dell'habeas corpus.

 

Pena di morte

Diciassette persone sono state messe a morte nel corso dell'anno e almeno altre 111 erano nel braccio della morte. La Corte Suprema dell'Afghanistan ha convalidato 131 sentenze di morte comminate da tribunali di grado inferiore in attesa di approvazione da parte del presidente Karzai. Nella maggior parte dei casi, i procedimenti giudiziari avevano violato gli standard di equità, non fornendo, tra l'altro, un periodo di tempo sufficiente per gli accusati per preparare la propria difesa né la rappresentazione di un legale, e facendo affidamento su prove deboli e negando il diritto degli imputati a convocare ed esaminare i testimoni.

*Il 22 gennaio, Sayed Parwiz Kambaksh è stato condannato a morte per «blasfemia» al termine di un processo gravemente iniquo. Egli era stato giudicato colpevole di aver scaricato da Internet materiale sul ruolo delle donne nell'Islam, per avervi aggiunto commenti e averlo distribuito all'Università di Balkh nel nord dell'Afghanistan. Il 21 ottobre, in seguito a un'udienza di appello, la sentenza è stata commutata a 20 anni di carcere.

A dicembre, l'Afghanistan ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

 

Violazioni da parte delle forze afghane e internazionali

Le vittime civili sono andate aumentando dal 2001 e il 2008 si è dimostrato l'anno più sanguinoso in assoluto. La maggior parte dei civili sono rimasti feriti in seguito ad attacchi compiuti dagli insorti ma circa il 40% delle vittime civili (795) sono state provocate da operazioni condotte dalle forze di sicurezza afghane e internazionali - un aumento del 30% rispetto alle 559 registrate nel 2007.

In seguito ad alcuni gravi episodi, sono state sollevate serie preoccupazioni per l'uso indiscriminato e sproporzionato di attacchi aerei. Il 6 luglio, raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti condotti nel distretto di Deh Bala, provincia di Nangarhar, secondo quanto riferito, hanno ucciso 47 civili, compresi 30 bambini; tra il 21 e il 22 agosto attacchi aerei operati sul distretto di Shindand, provincia di Herat, hanno provocato oltre 90 vittime tra i civili, di cui 62 bambini.

Nel mese di settembre, in risposta alle critiche riguardo al numero elevato di morti civili, la NATO ha rivisto nuovamente le proprie regole di ingaggio per limitare il ricorso ad attacchi aerei immediati nel caso in cui le truppe di terra fossero risultate sotto tiro, prevedendo un lasso di tempo maggiore per pianificare l'attacco aereo e per chiedere l'approvazione dei più alti livelli di comando.

Alcune famiglie i cui congiunti erano stati uccisi o feriti e quanti avevano avuto distrutte le loro proprietà hanno ricevuti risarcimenti economici da parte dei governi coinvolti nelle operazioni militari. Tuttavia, le forze afghane e internazionali non erano dotate di un programma sistematico per fornire aiuti a coloro che erano rimasti feriti dalle forze militari afghane e internazionali.

Le forze della NATO e degli Stati Uniti hanno continuato a consegnare detenuti all'NDS, i servizi di intelligence afghani, che compie impunemente violazioni dei diritti umani, comprese torture e detenzioni arbitrarie.

 

Violazioni da parte di gruppi armati

Bande criminali e gruppi armati (alcuni palesemente alleati con il governo) hanno rapito stranieri e attaccato imprenditori, operatori umanitari, insegnanti, progetti di aiuto all'istruzione e scuole allo scopo di destabilizzare la sicurezza e fermare in tutto il Paese i tentativi di sviluppo. Settantotto dipendenti di varie ONG sono stati rapiti e altri 31 uccisi. I Taliban e altri gruppi di insorti hanno perseguito la loro "tattica" di prendere deliberatamente di mira le donne, anche tramite rapimenti.

*Il 13 agosto, tre operatrici umanitarie e un autista afghano che lavoravano per l'International Rescue Committee sono stati uccisi nella provincia di Logar da insorti Taliban. Un secondo autista afghano è rimasto gravemente ferito.

*Il 20 ottobre, un'operatrice dell'organizzazione British Christian Aid è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco in pieno giorno a Kabul da insorti Taliban a bordo di una motocicletta.

Gruppi armati criminali hanno rapito afghani di alto profilo a scopo di riscatto. La maggior parte dei rapimenti non sono stati denunciati in quanto le vittime e i loro familiari temevano ritorsioni da parte di funzionari corrotti di polizia con legami nei gruppi armati.

*Il 19 ottobre, Humayun Shah Asefi, parente del defunto re Zahir Shah è stato rapito da uomini armati dalla sua abitazione di Kabul. Egli è stato liberato una settimana dopo dalla polizia afghana.

 

Attacchi suicidi

Gli attacchi suicidi hanno provocato 373 morti. Gli attentati suicidi condotti da Taliban e altri insorti che avevano come obiettivo militari o poliziotti hanno spesse volte provocato un elevato numero di morti e feriti tra i civili.

*Il 17 febbraio, un attentatore suicida si è fatto esplodere vicino a una folla di circa 500 persone che assistevano a una lotta di cani ad Arghandab, provincia di Kandahar. Circa un centinaio di civili sono rimasti uccisi e decine feriti.

*Il 7 luglio, un'autobomba sistemata davanti all'ambasciata indiana a Kabul ha ucciso 41 persone e ferito quasi altre 150.

*Il 30 ottobre, un attentatore suicida ha preso di mira il ministero dell'Informazione e della Cultura nel centro di Kabul, uccidendo cinque civili e lasciandone più di altri 21 feriti.

 

Libertà di espressione

La libertà di espressione, cha aveva conosciuto un breve periodo fiorente dopo la caduta dei Taliban nel 2001, è risultata erosa da minacce e attacchi da parte sia di attori statali che non statali.

I Taliban e altri gruppi anti-governativi hanno preso di mira giornalisti e bloccato quasi tutte le notizie provenienti dalle zone sotto il loro controllo.

*Il 7 giugno, Abdul Samad Rohani, un giornalista afghano che lavorava per la BBC nella provincia di Helmand, è stato rapito. È stato fucilato il giorno dopo, presumibilmente in risposta a una sua inchiesta sul narcotraffico.

*Nel mese di maggio, la giornalista Nilofar Habibi è stata pugnalata da una donna sulla soglia della sua abitazione di Herat, secondo quanto riportato, a causa del suo lavoro di giornalista televisiva.

Il governo, in particolare l'NDS, e il Consiglio degli Ulema (consiglio di studiosi religiosi) hanno tentato di limitare l'indipendenza dei media.

*Nel mese di luglio, l'NDS ha detenuto Mohammad Nasir Fayyaz, presentatore del programma televisivo The Truth, per aver «malinterpretato» funzionari di governo. Mohammad Nasir Fayyaz è stato rilasciato poco dopo ma, secondo quanto riferito, è rimasto sotto sorveglianza.

*Nel mese di settembre, Ahmad Ghous Zalmai, giornalista ed ex portavoce del Procuratore generale, e il mullah Qari Mushtaq, sono stati condannati ciascuno a 20 anni di carcere per aver pubblicato una traduzione in lingua dari del Corano senza testo arabo a fronte.

 

Discriminazione e violenza contro donne e ragazze

Sebbene la partecipazione delle donne alla vita politica e pubblica sia risultata in crescita, i loro diritti sono rimasti vincolati dal pregiudizio sociale e dalla violenza all'interno della famiglia e quella perpetrata dai gruppi armati. Il numero delle donne con posizioni ministeriali è diminuito.

*Il 28 settembre, Malalai Kakar, la funzionaria di polizia di grado più elevato in Afghanistan, è stata uccisa da uomini armati Taliban nei pressi della sua abitazione di Kandahar.

*Il 12 novembre, due uomini a bordo di una motocicletta hanno impiegato pistole ad acqua per spruzzare dell'acido su circa 15 ragazze che camminavano verso scuola a Kandahar, accecandone almeno due e sfigurandone diverse altre. Dieci insorti Taliban sono stati in seguito arrestati in relazione all'aggressione.

Le donne sono state soggette a elevati tassi di violenza domestica e hanno avuto scarse, se non nulle, possibilità di ricorso a una protezione legale. Secondo l'AIHRC, dal 60 all'80% di tutti i matrimoni erano forzati e i matrimoni in età precoce avvenivano in gran numero. Le donne che cercavano di sfuggire a questo tipo di matrimoni sono state spesso detenute e perseguite per presunti reati come «fuga da casa» o reati «morali» che non sono contemplati nel codice penale.

 

Mancato accesso umanitario

L'insicurezza causata dai Taliban e da altri gruppi di insorti nel sud e nell'est del Paese ha impedito a molte organizzazioni di aiuti di operare in queste zone. Ad agosto, l'International Rescue Committee ha interrotto tutte le operazioni di aiuto in Afghanistan dopo che quattro suoi dipendenti erano stati uccisi da militanti nella provincia di Logar. Nella provincia di Kunar, la significativa presenza dei Taliban ha impedito all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati di rifornire direttamente i rifugiati pakistani in fuga dal conflitto tra le forze di sicurezza pakistane e gli insorti filo-Taliban nelle Zone tribali ad amministrazione federale del Pakistan.

 

Diritto alla salute a all'istruzione

L'anno ha visto un crescendo di attacchi contro scuole, l'intimidazione di insegnanti e di studentesse soprattutto da parte dei Taliban, e una maggiore interruzione delle lezioni in seguito al conflitto armato. Nelle zone controllate dal governo afghano, sia il sistema sanitario che scolastico hanno sofferto per finanziamenti inadeguati, mancanza di personale qualificato, e problemi legati alla sicurezza. Il deteriorasi di quest'ultima ha costretto il ministero della Salute Pubblica a chiudere un significativo numero di ambulatori, gli unici servizi sanitari disponibili per molte persone.

 

Sfollati e ritornati

La task-force afghana per gli sfollati, comprendente agenzie umanitarie internazionali e il governo, ha calcolato che gli sfollati erano oltre 235.000. Questi si sono trovati ad affrontare situazioni disperate nelle zone di conflitto in quanto le agenzie umanitarie internazionali e locali hanno incontrato difficoltà a raggiungere tali zone.

Secondo l'UNHCR, oltre 276.000 profughi afghani abitanti in Iran e Pakistan hanno fatto ritorno in Afghanistan. Molti ritornati si sono trovati in condizioni di indigenza, con scarse opportunità di lavoro, mancanza di accesso alla terra, a un'abitazione, all'acqua, alle cure sanitarie e all'istruzione. Alcuni di coloro che erano rientrati sono divenuti sfollati poiché le loro proprietà erano state confiscate da potentati locali.

A settembre, più di 20.000 persone sono fuggite dal Pakistan nell'Afghanistan orientale per sfuggire al conflitto tra le forze di sicurezza pakistane e gli insorti filo-Taliban delle Zone tribali ad amministrazione federale del Pakistan.

 




Aggiungi un Commento

{ Articoli Successivi } { Pagina 3 su un totale di 55 } { Articoli Precedenti }

Parlando di me:

Home
Il mio Profilo
Archivi
I miei Amici
Il mio Album di Foto

Links

amnesty international
Il Blog di Alessio
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
utopie.it
Un mondo migliore (my blog)
Per un mondo migliore (associazione di volontariato)
Che cosa sono i diritti umani
Uniamoci per un mondo migliore ( my blog )
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog diffondi


Categorie

diritti umani
guerra e pace
pena di morte
piccoli pensieri e curiosità
problemi ambientali
problemi degli adolescenti

Ultimi Articoli

FUTURO?
Per la mia amica
Rapporto 2009 Afghanistan
Perú: venti anni di violazioni dei diritti umani
Video per il rispetto dei diritti umani

Amici su bedo.it

piccirillone
amelie81
ghiro11
giobiccio
duilio94
socie4ever
leti
giankino