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La spiaggia TOP della Riviera Romagnola

Cattolica si fa bella in attesa del periodo pasquale.
Il sindaco Pietro Pazzaglini esorta gli operatori degli stabilimenti balneari cattolichini, a rendere omogeneo il colore delle palate ed i legni, che proteggono gli stabilimenti stessi e gli hotel fronte mare, dalla sabbia e dalle raffiche di vento che nel periodo invernale sono gli spauracchi dei bagnini.
Una Cattolica che si premura di essere la Regina dell’accoglienza! “Ordine” è l’imperativo del primo cittadino! Sciogliere i sigilli che impediscono l’accesso alla spiaggia nei mesi invernali, affinché Cattolica possa diventare un comune turistico non solo nei 3 mesi estivi!
Una Cattolica esigente con i propri cittadini, per offrire un servizio turistico al TOP della Riviera Romagnola, a tal fine è corretto curare i dettagli nei minimi particolari!
La pulizia della spiaggia è un punto di forza della Regina dell’Adriatico, nei week-end invernali la battigia è calpestata da coppiette che scelgono Cattolica come meta romantica delle loro passeggiate; al di là del ritorno meramente economico, l’amministrazione comunale lavora per fare di Cattolica una città accogliente ed ospitale per 12 mesi all’anno!

Un gesto naturale


“Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone
osservo la mia mano che si muove, la sua decisione
da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero
e sento che in quel movimento io non c’ero.”

Un corpo è una macchina perfetta, una mirabile sintesi di arti e organi, ognuno teso a preservare e far vivere l’entità ospitante.
La città è quel corpo. I cittadini: uomini, donne, bambini sono un’unica imponente massa magmatica che si modella e cambia forma a seconda del recipiente che la ospita. I cittadini sono i suoi atomi, le filiformi fibre muscolari, i recettori nervosi che sovrintendono i movimenti e fanno viaggiare i velocissimi pensieri. I cittadini fanno vivere la città, la difendono e la preservano.
Un tale esercito non si divide in corporazioni, non si prende cura del proprio orticello, ma al contrario antepone il bene comune ai problemi personali, ha a cuore la cosa pubblica e fa fronte alle avversità in maniera democratica e collegiale per mezzo di rappresentanti eletti espressamente a tali fini.
Ora torniamo in Italia, a Cattolica. nel 2007. Stracciamo il velo retorico di questa patetica metafora e mostriamoci per quel che siamo. Vediamo bene come tutto ciò sia una mera Utopia e il “bene comune”, il “senso civico”, il “benessere collettivo” lo gettiamo volentieri alle ortiche tuffandoci voluttuosamente nel microcosmo di minuscoli egoismi che costellano la vita di un uomo, di tutti noi. E tanti saluti a Platone e Tommaso Moro, e a tutti quei pensatori che hanno cercato di instillarci un senso civico che non avremo mai.
Eppure, a volte, ci piace pensare, ipocritamente, che la città sia davvero un unico corpo e che i suoi cittadini davvero si sentano parte di questo corpo. Questo a prescindere da come stiano realmente le cose.
Il sommo poeta Gaber cantava: “osservo la mia mano che si muove… e sento che in quel movimento io non c’ero”. A volte questa sensazione di non appartenenza, di estraneità, la viviamo osservando come evolve la nostra città intorno a noi. Come se il nostro corpo si muovesse senza la nostra volontà.
Un caso simile personalmente lo sto vivendo per il Porto. Amo la mia città e amo come è stata gestita e portata avanti, tra qualche errore e molte scelte vincenti, dalle varie amministrazioni che mi hanno fatto sentire ben rappresentato e alcune volto persino orgoglioso. E non penso solo a Micucci, ma anche a Pazzaglini, che si è dovuto destreggiare tra i flutti di una situazione economica disastrosa, operando scelte coraggiose.
Domenica scorsa ero al Porto, ho incontrato i rappresentanti della Lista Arcobaleno che protestavano contro la cementificazione del Porto di Cattolica. Erano in verità pochi sparuti dimostranti, in un’assolata giornata domenicale che invogliava più a gettarsi tra i flutti dell’Adriatico piuttosto che a marciare in un sit-in davanti a un cantiere. Ma questi signori sono ostinati e hanno protestato civilmente, direi pacatamente. Dai loro discorsi traspariva il loro amore per questa città. Mi hanno spiegato la situazione illustrandomi le loro ragioni e le loro richieste. Ma più di milioni di parole valeva quel che stava dinanzi a noi. All’orizzonte si stagliava infatti un manufatto in cemento armato che gettava la sua lunga ombra pomeridiana sulla banchina del porto oscurando le bitte e qualche pigro gabbiano alle prese con i piccoli segreti annidati nel proprio candido piumaggio. L’edificio pare che dovrà ospitare cinque chioschi trasformandoli in piccoli negozi (forse è il caso di parlare di loculi) con una sede definita e stabile. Il problema è che una tale opera nasconde completamente la vista del mare, come giustamente avvertiva Fabio Ronci in un suo post. Senza contare l’imponente struttura che campeggia oltre il manufatto, tra il ristorante “La Lampara” e la nuova darsena al confine con la spiaggia. Una struttura la cui destinazione rimane tuttora misteriosa.
Insomma farei un appello all’amministrazione di Cattolica, considerando la sua sensibilità in passato per le opinioni dei cittadini e per i servizi resi alla comunità, viste le oltre 2500 firme raccolte tra la cittadinanza, visto l’oggettivo arduo impatto naturalistico delle opere in corso: perchè non fare il punto della situazione in un consiglio comunale, dove poter spiegare le ragioni e i vantaggi dei lavori e poterne ridiscutere i parametri con i cittadini? Con serenità. Collegialmente. Personalmente sono convinto che tutto questo è stato fatto nell’interesse di Cattolica, ma perfavore qualcuno mi dipani l’ordito, così che anche io possa capire :-)
Sarebbe un bellissimo gesto naturale.

“Cerco un gesto, un gesto naturale
per essere sicuro che questo corpo è mio
cerco un gesto, un gesto naturale
intero come il nostro Io.”