Archivio tag: fotografie

Leonardo Casali “New York Before” – Mostra fotografica

GALLERIA D’ARTE VENTITREESIMA
dal 23 Maggio al 23 Luglio 2008

Venerdì 23 Maggio 2008 alle ore 21.00, la Galleria d’Arte Ventitreesima, sotto la direzione artistica di Giovanni Cenni, inaugurerà la mostra fotografica di Leonardo Casali “New York Before” con una grande festa che animerà i suoi spazi affacciati direttamente sul mare di Cattolica.

Le opere presentate raccontano una New York che agli occhi dell’artista oggi non c’è più, lui che l’ha vissuta per tanti anni in quel periodo “caldo” che va dalla fine degli anni ’80 alla fine dei ’90, una New York, per dirla con le parole del critico Ivo Bonacorsi «non è la città immortale, ferita e sfigurata per sempre nei primi anni del nostro millennio, ma si è trasfigurata ai nostri occhi nella chemioterapia a tolleranza zero, la stupefacente arma nelle mani del mago repubblicano Rudolph Giuliani.

Questo gruppo di foto di Leonardo Casali ne raccontano la lunga agonia». E poi scene tratte da manifestazioni di strada, violenze durante gli arresti, raduni in cui i manifestanti brandiscono cartelli con più case e meno poliziotti, vita urbana che porta in sé quel sapore amaro dell’ascesa catastrofica del liberismo reaganiano.

Ma New York «è sempre fotogenica nell’overdose di immagini attraverso cui la conosciamo», e nei ritratti di celebrities (Pendleton, Quinn, Schnabel) e nei volti anonimi immortalati «c’è tutta la città quando ancora era abitata da una società civile[…].

Le foto di Leonardo Casali cercano una contiguità psicologica con una America spirituale, una geologia dell’anima, come un cantiere urbano d’emozioni e vite vere. Prima che una coltre di glossy istupidente la seppellisca come le città mitiche troppe volte promesse» (I.B.).

Leonardo Casali (Rep. di San Marino, 1961) dai primi anni ’80 inizia a lavorare con alcuni tra i migliori fotografi internazionali di moda e ritratto (Fabrizio Ferri, Oliviero Toscani, Herb Ritts, Bert Stern ecc.).
Dopo due anni si trasferisce a New York, dove resterà per 11 anni collaborando e pubblicando servizi fotografici di moda, reportage giornalistici e ritratti per riviste quali : USA Time, News Week, Allure, Harper’s Bazar, Glamour, GQ, Marie Claire.
Tornato in Italia ha realizzato servizi per Vogue, Elle, Grazia, Amica.
Ha al suo attivo tre pubblicazioni “Due storie di Maremma” del 1991, “Fuori Pista” del 1999 e “Sammarinesi” del 2003.
In questi anni ha partecipato a numerose aste, mostre collettive e personali in Italia, Francia e Stati Uniti.

Galleria XXIII si trova in
via Don Minzoni n° 69 CAP 47841 Cattolica (Rn)

Aperta dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 19.00.

Ingresso libero.

Uff. stampa: Ilenya Fraternali tel. 0541 830345

e-mail: galleria.ventitreesima@gmail.com

Tank You di Luca Rossetti

Oggi mi sono recato alla Galleria d’arte XXIII, sita in via Don Minzoni 69 a Cattolica, che ospita dal 23 febbraio fino al 23 marzo 2008, la mostra di Luca Rossetti Tank You; un palese doppio senso con il quale l’artista ringrazia la donna che ci mostra questo corpo perfetto, un corpo che si trasforma in terreno da gioco, grazie alla fervida fantasia di Luca, i carrarmatini del risiko diventano piccoli uomini di diverso colore, ognuno con la propria anima e con la propria tecnica di seduzione, che lottano per conquistare questa sensuale collina!
Luca non considera erotiche queste foto, ma per me sono la più alta forma di erotismo che si possa ottenere dal corpo di una donna; la vita è un gioco nel quale la donna è il perno attorno al quale si muove ogni cosa, senza donna la vita non avrebbe senso, non sarebbe divertente, ogni scoperta rimarrebbe fine a se stessa, un mera forma di egoismo.
Esporre il proprio corpo affinchè lo spettatore viva l’estasi dell’assoluto è un alta forma di altruismo, il nero dello sfondo è il tutto entro il quale la perfezione del corpo prende forma.

Luca Rossetti è nato a Rimini nel 1979, ma è cresciuto e vive tuttora a San Giovanni in Marignano; lavora nel campo della fotografia da diversi anni, collaborando con i migliori dj della Riviera Romagnola ha curato campagne pubblicitarie per importanti griffe di moda, riscuotendo notevoli consensi nelle riviste Glamour e GQ.
Le sue prossime mete sono Asia e Africa, terre nelle quali approfondirà le tecniche del reportage, personalmente aspetto con entusiasmo i suoi prossimi scatti digitali!

Galleria 23A via Don Minzoni, 69 47841 Cattolica (Rn)
Dal lunedì alla domenica dalle 16.00 alle 19.00.Ingresso libero.
Info: Ilenya Fraternali – tel. 0541 830345
e-mail: galleria.ventitreesima@gmail.com

Il Progetto Sofia

Se dovessimo conchiudere in un solo istante Mauro Ciaroni di Misano Adriatico, diremmo: è un viaggiatore. A casa sua campeggia una riproduzione cartografica di ogni terra emersa e per ogni paese visitato c’è una bandierina rossa. Ad un’occhiata fugace non si distingono quasi più le brune terre dei continenti ma appare un globulo rossastro devastato dalla scarlattina. Mauro è stato in ogni angolo del globo che possieda un nome pronunciabile o intelleggibile. Un romagnolo panteistico e immanente.
Mauro Ciaroni è anche un benefattore. Termine quantomai ridicolo se pronunciato con una certa sussiegosa intonazione da telegiornale e financo abusato, di cui fatalmente ci si unge autoincensandosi con proclami spesso commoventi, costume e prassi di quel mondo popolato da santi e disinteressati filantropi che è la politica italiana. Mauro Ciaroni però è un benefattore nel senso meno politico e più etimologicamente autentico.
Ma prima di ogni altra cosa Mauro viaggia, o meglio dilata attraverso le distanze il suo desiderio di conoscere, di capire, di incontrare culture diverse. Un anelito antropologico che fa di lui un ricercatore del lucore etnografico che solo a pochi è concesso cogliere e custodire. Mauro insegue nei visi di chi incontra una bellezza perduta, sfuggente, non codificabile. Il suo occhio è scevro da ogni gravità. Una purezza lieve, adamantina che gli schiude i volti più segreti della gente che gli si fa incontro, gli permette di coglierne l’intima essenza. Una dimensione di viaggio sideralmente lontana dal fittizio fondale dei tour operator, enclavi prefabbricate, arbitrariamente impiantate in un corpo spesso estraneo, recintate come monadi a se stanti, senza alcun collegamento con il tessuto sociale o territoriale in cui sono inserite, mere macchine da soldi che volteggiano su paesaggi a cui non appartengono.
Mauro viaggia da solo. Il suo occhio cristallino ferma in immagini l’anima delle persone e dei luoghi, traduce in fotogrammi quella che la Gestalt definiva percezione. Ammirando un’antologia dei suoi scatti si cade nella catarsi di tutti questi splendidi visi, dei loro occhi che guardano muti: sguardi dall’Etiopia, dal Mali, dall’Uganda. Immagini di una bellezza dilaniante. Eppure Mauro mi continua a ribadire che non esiste abilità di un fotografo nel ritrarre un volto ma è la bellezza stessa di quel volto a impadronirsi dello scatto e a farlo rifulgere. Null’altro.
Ma Mauro non è solo un ottimo fotografo o un incallito viaggiatore, come si diceva. Mauro ha deciso di sfruttare questo suo amore per i viaggi e ha costruito qualcosa di veramente importante. Di seguito allego la notizia della nascita del Progetto Sofia, come è apparsa sulla Piazza, un quotidiano locale:
“La bellezza del bene è il “Progetto Sofia” di Mauro Ciaroni. Sofia è una bambina mora di 5 anni. Racconta il babbo: “Chiacchierando con lei c’è stato uno scambio: i suoi piccoli pensierini si sono intrecciati con i miei. Lei ha un salvadanaio per i bambini poveri. Ed è un fatto tranquillo, senza forzature. E’ una fiammellina dentro che ti dice che si può fare qualcosa per gli altri. E forse è anche un modo per ringraziare la gioia che mi dà la piccolina”.
Lo scorso ottobre, l’idea viene raccontata ad un amico. Si parte. Viene costruito un volantino e con questo Mauro Ciaroni si colloca in alcuni spazi pubblici e privati per raccogliere donazioni. Puntava ad un migliaio di euro. Ma Mauro è una persona bella, speciale, dagli occhi puliti.
Raggiunge una cifra ragguardevole, dieci volte tanto: circa 11.000 euro. Racconta: “La mia idea è molto semplice: basta un nulla per creare un bel pensiero. E questo nulla è diventato tantissimo ed ha rispecchiato un bel pensiero di Madre Teresa: ‘Possiamo fare tutti qualcosa di piccolo con grande amore. Ma insieme possiamo fare qualcosa di meraviglioso’. Per trasformare i fondi nel bene vero ho pensato di acquistare materiale direttamente in loco”.
La scelta del Mali e dello Yemen non è casuale, ma appartiene alla sfera delle passioni private di Mauro Ciaroni: viaggiare per scoprire popoli ed etnie. “Ho scelto il Mali e lo Yemen – continua Ciaroni – perché la conoscenza di questi grandi popoli, forti, fieri, mi mancavano”.
In novembre va in Mali. Visita tre orfanotrofi e lascia loro: quaderni, matite, penne, libri, giocattoli, coperte, cibo, speranza. Uno è stato fondata dalla signora Kadiatou Sanogho, che ha avuto due figli con problemi. L’associazione che se ne occupa si chiama Amaldema (Associazione del Mali contro la lotta dei problemi mentali dei bambini). E’ un autentico gioiellino d’accoglienza (curiosità: visitato anche Nelson Mandela).
La cartolina malese che Mauro si è portata nel cuore: ‘Ho trovato un’attenzione notevole verso i bambini. Lavorano per la loro salvaguardia. L’accoglienza ricevuta mi stimola a continuare ad aiutarli. Ho avvertito un sentimento vero. Mai avuto l’impressione di essere nel vuoto. Sensazione ricevuta in un orfanotrofio nello Yemen; fortunatamente ce ne siamo accorti e non abbiamo sciupato il nostro piccolo gesto. Dal Mali ho ricevuto sensazioni bellissime”.
Il secondo viaggio di Ciaroni, destinazione gli orfanotrofi dello Yemen, è avvenuto in gennaio. Qui ha fatto due tappe nei luoghi d’accoglienza. Ciaroni: “Gli arabi sono meno aperti, più diffidenti; però quando si aprono riescono a dirti molto. In un paesino del sud dello Yemen, a Mukala, c’è stata una vera e propri festa. Ed è davvero affascinante trovarsi in mezzo alle donne completamente velate che si aprono e si avvicinano quando, normalmente, fuori, ti schivano. Sono stati momenti di grande accomunamento. Segno che le culture possono convivere; insomma, è stata una bellissima finestra di dialogo, reciproco”.
Oltre agli orfanotrofi, Ciaroni ha consegnato viveri a 140 nuclei di profughi somali con 280 bambini: olio, latte, zucchero, riso, vestiti.
Una bella mano a Mauro Ciaroni è stata dato dall’amico Luca Bernesi, che a Pesaro, attraverso i bambini, ha raccolto quaderni e matite che sono stati regali ad altri bambini. “Quando in villaggi sperduti e deserto, regalavamo quaderni e matite i bambini ringraziavano con occhi felici: una sensazione unica. Ringrazio tutti coloro che mi hanno permesso di portare un po’ di felicità a bambini meno fortunati”.
Il progetto Sofia si è allargato anche ai bambini asiatici colpiti dal maremoto.
Ciaroni: “Il progetto avrà un seguito. L’esperienza mi ha fatto crescere. Tutte le volte che farò un viaggio ci sarà un aspetto d’aiuto verso i bambini. Intanto grazie agli amici, alle persone sensibili, aziende, enti pubblici (Banca Popolare dell’Adriatico e Comune di Misano Adriatico), il ‘Progetto Sofia’ è stato un piccolo grande miracolo di umanità e gioia”.
In totale Mauro ha raccolto 11.000 euro per gli orfanatrofi del Mali. Poi sono seguiti altri progetti, altri fondi raccolti: l’Uganda, l’Etiopia, lo Yemen con l’edizione yemenita del Times che gli dedica un articolo, e poi varie cene benefiche, come ad esempio quella in favore di Cometa Asmme per sostenere la ricerca sulle malattie metaboliche ereditarie.
Grazie per tutto quello che hai fatto e che fai, Mauro.

Memorie cattolichine

Da la Vantena in giù” è l’ultima fatica letteraria (us fa par dì, dice lui) di Peter Tonti, cattolichino verace, che non è sbagliato definire coscienza storica della città, magari insieme ad altri due insigni annalisti della Regina quali Lucia De Nicolò e Guido Paolucci.
Il libro è un compendio di poesie dialettali dell’autore, brani di vita vissuta e anedottica sparsa, fotografie d’epoca e memorie di una topografia e di una toponomastica inghiottite dal vortice degli anni e sopravvisute quasi esclusivamente nell’oralità degli anziani e nei loro ineffabili intercalari dialettali. Inutile dire che pur nel suo apparente caos strutturale il libro risulta estremamente godibile e perfino affascinante nei suoi rimandi storici, collocandosi come importante riferimento per un recupero di tradizioni e uomini che hanno fatto di Cattolica quello che attualmente è: uno dei più importanti centri turistici di tutta la costa adriatica.
In verità alcuni aneddoti sono talmente esilaranti che non posso esimermi dal pubblicarli, eccone un paio:
“Voi tutti avrete sentito parlare di Gianèn, dunque Gianèn ha conosciuto la sua futura moglie sotto una pioggia di bombe e granate, mentre il fronte passava sul fiume Conca dove i due erano sfollati. Tanto tempo dopo, dopo l’ennesima lite con la moglie, Gianèn andò in Comune a chiedere i documenti per fare la richiesta dei danni di guerra. Quando l’impiegato gli chiese che tipo di danni avesse subito, Gianèn candidamente rispose: – Che dann ca ho avù? Più che dann l’è stè na catastrofe! Ho cnusù la mi moj drent el rifugio!” [n.d.t. Che danni ho avuto? Più che un danno è stata una catastrofe! Ho conosciuto mia moglie dentro il rifugio!]
“Un giorno del 1943, i tedeschi misero due civili, Bagòn e Fissciòn, di guardia al ponte di ferro affinchè si evitassero eventuali sabotaggi, dando loro una parola d’ordine per i controlli da parte delle pattuglie tedesche. Al primo controllo notturno, alla richiesta della parola d’ordine, Bagòn, che era rimasto solo, perchè il collega se ne stava tranquillamente all’osteria, rispose: – Me an la ho, u la ha Fissciòn drenta la Luna” [n.d.t. io non ce l’ho, ce l’ha Fissciòn dentro l’Osteria della Luna]
Concludo il mio omaggio al libro di Peter con un altro passo estrapolato dal magma ribollente di “Da la Vantena in giù”, si tratta di una lista di soprannomi dialettali e relativa libera (e mordace) traduzione peteriana:

  • BESAMADON – Uno molto pio
  • MUCLON – meno pio
  • CITRATO – uno rinfrescante
  • SPUDAFOGH – uno molto incazzareccio
  • LA BELA – gradevole nell’aspetto
  • SCARAFON – dall’aspetto meno gradevole
  • CICHET – che beveva
  • CHERUBEN – molto buono
  • AL DIAVLET – molto cattivo
  • GENEROS – buono d’animo
  • CIMSEN – parassita
  • BUSCON – che incassa
  • CURIER – portaordini
  • BOTA AD FER – che da sicurezza
  • BAZOT – uno molle
  • AL BOV – uno con molta forza
  • FADIGON – gran lavoratore
  • AL BOT – lamentoso
  • CIUFLET – che zufolava
  • FISSCION – che fischiava

[La fotografia di inizio post fa parte dell’archivio Belemmi. E’ una foto di gruppo di cattolichini e turisti sulla spiaggia di Cattolica nell’estate del 1929, mio nonno Attilio è il primo accosciato con i pantaloncini bianchi]