Scuola: dietro le quinte
21.2.2009
Il crocifisso a scuola non da fastidio a nessuno
Un professore dell’istituto professionale per il commercio Alessandro Casagrande di Terni ogni volta che entra in aula per fare lezione, toglie il crocifisso dal muro e lo ripone nel cassetto della cattedra per poi ricollocarla al termine della sua docenza. Gli studenti, sedici fra italiani e stranieri, si sono però più volte riuniti in assemblea chiedendo che il crocifisso sia lasciato esposto anche durante le lezioni di Coppoli. La sua classe civilmente si ribella al gesto e difende il diritto ad avere il crocifisso appeso anche durante quell'ora d'italiano.
18.2.2009
Prof accoltellato. L'alunno giustificato.
Non si sarebbe nemmeno reso conto della gravità di quello che ha fatto. Accompagnato dalla madre è stato sentito dagli agenti di polizia di Chioggia il tredicenne che ieri durante la lezione di musica ha accoltellato alla schiena il professore. "Volevo suonare la chitarra", così avrebbe spiegato il suo gesto. Una frase che potrebbe nascondere la rabbia a lungo covata verso quell'insegnante che lo rimproverava e lo spingeva sempre a migliorarsi. Il ragazzo, che non è imputabile perché ha meno di 14 anni, ora è stato affiancato dai servizi sociali e da un neuropsichiatra infantile. Tutto è accaduto all'improvviso ieri pomeriggio nella scuola media Silvio Pellico quando il minorenne, durante la lezione individuale, ha preso un coltello da cucina e ha colpito il professore, Fabio Paggioro, 36 anni, alla schiena. L'uomo, ferito in modo non grave, è ancora ricoverato in ospedale.
Difficile decifrare cosa sia scattato nella mente del ragazzino descritto da tutti come introverso e silenzioso ma che non avrebbe mai dato segni di insofferenza e che proviene da una famiglia irreprensibile. Oggi, in una scuola ancora sotto choc, nessuno ha voluto commentare l'accaduto.
23.12.2008
I bambini mai educati possono avere problemi psichici da grandi
I bambini dovrebbero essere coltivati come delle pianticelle e per impedire di  farle crescere storte,  andrebbero aiutate quando il fusto è ancora tenero con dei supporti a mantenere la giusta posizione.
Questa è lo scopo dell'educazione e i genitori sono i maggiori artefici, volendo o non.
I bambini mai educati, possono crescere con problemi psichici molto seri che possono sfociare addirittura in disturbi della personalità e in problemi comportamentali. Essi non saranno capaci di affrontare le difficoltà subendo continue frustrazioni andando facilmente incontro ad ansie e depressioni. C'è da stare molti attenti su queste cose, ma molti genitori odierni sembrano essere molto distratti, lasciando i figli da soli dinanzi all'uso incontrollato dei media, tra cui internet.
Noi siamo il risultato della nostra infanzia, delle nostre origini, delle nostre tradizioni, della nostra cultura e anche del nostro credo. Per esempio, se si mette un bimbo appena nato nella giungla possiamo star ben sicuri che diventerà come una scimmia e difficilmente riuscirà a imparare la lingua e il comportamento degli uomini.

23.12.2008
I videogame sono educativi o danneggiano i bambini?
A volte i videogiochi diventano una sostituzione dei giochi e del tempo che si sarebbe speso con i propri amici, magari a giocare a calcio o a campana. Il bambino si trova a vivere più in solitudine. Dal momento in cui gioca da solo con i videogame si siede sul letto e sta per ore zitto, sembra che stia in un mondo tutto suo. Credo che ciò lo danneggi socialmente. Per non parlare del problema dell'obesità dovuta alla troppa sedentarietà dinanzi alla tv e alle playstation e alla cattiva alimentazione (troppi ovetti kinder). Non a caso, i bambini italiani sono i più obesi dell'Europa e ciò è una vergogna per il nostro paese, in un momento in cui i bambini affamati nel mondo sono notevolmente aumentati.
Un altro conto è se questi videogiochi hanno un carattere sociale e educativo. Per esempio, un videogame usato per imparare l'inglese assieme ai compagni e fare anche del bene, così come si può fare su questo sito:

http://www.freerice.com/
22.12.2008
inferno in una scuola torinese: bidello picchia a sangue le colleghe
Una lite per futili motivi legati al loro lavoro di bidelli come, a quanto sembra, ce ne erano state tante altre in passato, ma che questa volta è sfociata nella tragedia. Questa la ricostruzione di quanto accaduto stamattina nella palestra della scuola Tommaseo di Torino dove due bidelle -Rosa Bianco di 40 anni e Maria Catoggio 41enne- sono state aggredite da un loro collega che si è poi consegnato alla polizia.

A quanto sembra la lite è scoppiata mentre le due donne stavano facendo le pulizie in palestra, per motivi legati al loro modo di lavorare. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori l’uomo avrebbe improvvisamente afferrato una spranga colpendo alla testa le due donne che sono ora ricoverate in gravi condizioni, con un trauma cranico commotivo e numerose ecchimosi, agli ospedali Cto e Mauriziano.

Subito dopo l’aggressione l’uomo, Biagio La Porta, di 50 anni ha chiamato il 113 e all’arrivo dei poliziotti ha detto di dover confessare due omicidi. L’aggressore è stato preso in consegna e arrestato per duplice tentato omicidio. Secondo le prime testimonianze raccolte dalla squadra mobile e dalle volanti a quanto sembra il bidello era già noto all’interno della scuola per il suo carattere irascibile e in passato ci sarebbero già state segnalazioni nei suoi confronti al Provveditorato.


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Poi ci si lamenta dei tagli al personale scolastico. La Gelmini ha fatto bene a ridurre il personale, soprattutto di quelli dei bidelli. Per esperienza personale, posso testimoniare del fatto che moltissimi bidelli, di quelli che ho incontrato non facevano nulla durante il tempo, se non rompere le scatole anche ai docenti.
Bidelli che leggono libri e fanno cruciverba, che non vengono nel momento in cui sono chiamati, che vedono telenovelas, o che pettegolezzano ai danni dei docenti e degli studenti...
Spreco di denaro pubblico!
Sarebbe meglio se molti ritornassero a zappare la terra!


22.12.2008
"Babbo Natale non esiste"
(ANSA) - LONDRA, 12 DIC - Una supplente di una scuola primaria non verra' richiamata in servizio dopo aver detto agli scolari che Babbo Natale non esiste.E' accaduto in Gran Bretagna alla at Blackshaw Lane Primary School di Oldham, quando l'insegnante, chiamata per un giorno di supplenza, ha detto agli alunni che i regali che trovavano sotto l'albero non erano opera del signore panciuto con la barba bianca. I genitori hanno protestato con la scuola e alla supplente e' stato detto di non farsi piu' vedere.

Se la maestra avesse detto che Gesù non esiste nessuno le avrebbe fatto nulla. Eppure il Natale è la festa di Gesù e non di Babbo Natale, ma i giovani genitori europei non lo capiscono. Questo fatto è accaduto in Inghilterra, ma succede anche in Italia.

Mah!

Storie di ordinaria follia che succedono nelle scuole: la cosa peggiore è che tra questi genitori che fanno licenziare una insegnante per far crescere i figli con le favolette, ci siano anche rappresentanti di classe.


10.12.2008
sulla riforma della scuola
La riforma della scuola ci vuole, occorrono maggiori controlli sugli sprechi e le truffe che si fanno riguardo ai finanziamenti per le scuole dello Stato. Bisognerebbe che ci sia un reclutamento migliore che non crei milioni di precari e di supplenti che, per fare punteggio, vanno in giro per mezz'Italia in tanti anni. Ci sono addirittura maestre entrate di ruolo in età pensionabile, cioè sotto i 60 anni.
L'insegnante unico alle primarie va bene così si vede meglio la professionalità e la competenza però senza fare tagli del personale docente bensì occorre che ci siano maggiori classi con minor numero di alunni. In tal modo, potranno essere molto + seguiti. I tagli al personale dei bidelli è un bene perchè molti, lo dico per esperienza, non fanno nulla per la maggior parte del tempo se non fare pettegolezzi, vedere tv, leggere e litigare, anche gravemente come è successo a Torino.
Riguardo al sostegno, a mio parere, non si possono mettere nella scuola diversamente abili molto gravi e che danno enorme fastidio, anche involontariamente, come gli autistici con ritardo mentale che urlano, picchiano, si fanno del male, si fissano continuamente con stereotipi, ecc. Occorrerebbe aprire delle strutture specifiche e ben attrezzate per loro con la presenza, soprattutto iniziale, di almeno un genitore perchè per loro l'integrazione è difficilissima. GLi autistici difficilmente si adattano ad ambienti nuovi e reagiscono spesso con violenza. Molto spesso si sente parlare di docenti che si ammalano per questo: alcuni si sono procurati ernie discali per sollevare gli autistici da terra continuamente. Nella provincia di Latina hanno provveduto anche a fare un'assicurazione per docenti di sostegno.

Continua...
7.12.2008
Il bullismo e la responsabilitเ dei genitori oggi
fattori scatenanti il bullismo possono essere anche le violenze subite durante l'infanzia, problemi famigliari vari, e soprattutto l' atteggiamento troppo permissivo o limitativo da parte dei genitori, i quali danno tutto ""quantitativamente"" ma non la qualità della vita, che vuol dire affetto, comprensione profonda, porsi come "modelli"" positivi, essere educatori, e non sindacalisti dei propri figli come oggi accade. Basta vedere nella scuola: se il figlio non va bene non è perchè il pargolo non studia, è perchè l'insegnante ce l'ha con lui ecc...Andando avanti di questo passo, questi adolescenti troppo protetti in modo negativo, prima o poi si scontreranno con la realtà, dura, e allora sarà il tempo della depressione, della droga, anche del suicidio purtroppo...

Alcuni comunque attribuiscono anche alla tv un ruolo di “cattivo educatore”. Questa infatti, ridicolizzando le malefatte, le discriminazioni e sorridendo su aggressioni, su cattiverie e su prevaricazioni lasciano al bambino e al ragazzo una realtà deformata da un modello di vita commerciale. Alucni cartoni animati, per esempio si basano sulla violenza e già presentano cattivi costumi. Basta guardare dei cartoni animati e dei telefilm che vengono trasmessi in orario pomeridiano e accorgersi che i modelli educativi proposti sono estranei al modello ideale di questa società, la quale si scontra con il modello antisociale proposto dai media fino alla repressione di quelli che, rappresentanti della parte buona della società, appaiono come i più deboli e indifesi: loro sono quelli che pagano le conseguenze di questo scontro, e la tv- baby sitter non è una novità :)
In linea generale, moltissimi genitori mettono al mondo oggi solo uno o due figli, ma poi non sanno educarli, non sanno insegnargli la differenza tra il bene e il male, tra ciò che è giusto fare e cosa no, non gli insegnano ad essere persone perbene, educate e con dei valori... a volte sono i figli stessi che con la loro personalità sovrastano quella dei genitori, che sono "colpevoli" di averli cresciuti dandogliela sempre vinta, senza un' educazione che gli insegni quelle cose basilari per essere una persona corretta e per vivere in una società. Tutto questo diventa un cerchio chiuso dove i figli si comporteranno come si sono comportati i loro genitori con loro nei riguardi dei propri figli.

6.12.2008
Le scimmie sono discepoli degli uomini
"Le scimmie sono discepoli degli uomini", questa è una delle risposte di un bambino di una scuola urbinate detta all'insegnante, durante l'interrogazione.
Durante le interrogazioni e i compiti dei bambini, si sentono davvero le cose più disparate, al punto da poterci scrivere un libro umoristico.

"Mee" grida il bambino iperattivo all'insegnante ogni volta che lo chiama. Oramai non sa dire più maestra o maestro, ma "Mééé!!".

Insegnante: "Sei mai andato a caccia con un tuo parente?"
Alunno: "Sono andato con Papà a quel paese!"
"In quale paese?"
"In Italia a sparare le giraffe!"
"In Italia non ci sono ne giraffe ne leoni, vuoi dire in Africa?"
"Si"
"E tu sei andato in Africa con tuo padre per sparare alle giraffe?"

Alunno "Io sono andato a pesca con il nonno"
Ins. "A sii? E dove?"
"Qui vicino allo stagno. Il nonno quando pesca sputa in faccia ai pesci"



continua
5.12.2008
Si usa internet di nascosto a scuola e a lavoro
Ho fatto un'indagine su questo argomento, oltre che leggere i giornali.
Risulta che quasi il 60% dei lavoratori, che lavorano negli uffici, in diversi enti, usano internet, di nascosto, durante le ore lavorative. Questa "distrazione nascosta" avviene anche nella scuola con i moderni cellulari che integrano internet.
Ecco cosa dicono alcune persone a cui ho chiesto questa domanda:

ti posso assicurare ke a scuola viene usato tantissimo internet soprattutto nelle ora più seccanti!ti posso assicurare ke io nn sono l'unico ke lo usa x giocarci durante le lezioni...e sei fai un sondaggio vedrai ke spreco ke ce

Siiii dove lavoro io ,ora sono in ferie,becco sempre un tipo in ufficio che naviga per i fatti suoi al posto di lavorare,ma se gli chiedi qualcosa ti dice tipo che non ha tempo perche ha un casino di lavoro,quanto mi stà sui cosiddetti....^_^

sisi, molto spesso viene usato a scuola dai ragazzi ke invece di studiare,si mettono a chattare oppure a giocare on-line, e molti sul posto del lavoro fanno lo stesso... è una vergogna... secondo me bisognerebbe controllare di + queste persone e dar loro una lezione...

ciao....
io l'estate lavoro in ufficio e stò praticamente sempre su msn!!!!
l'inverno studio in una ragioneria programmatore dove ho 8 ore di informatica a settimana...in quelle 8 ore sto su internet!

Io lo uso a scuola nell' ora di informatica... ma non sono un nullafacente !!!! =(

certo che cosa credi. soprattutto qll che stanno alle reception dell'hotel, che nn hanno un c***o da fare



4.12.2008
Pornografia nei computer della scuola
Sono andato un attimo nella sala multimediale in una scuola (30 minuti da Rimini) e ho trovato che c'erano robe po rnografiche. Chiaramente non ho visto il contenuto e in questa sala c'era anche il Dirigente Scolastico intento a lavorare su un altro computer. Non ho detto nulla perchè ho avuto un vago sospetto e me ne sono andato.
Dovrebbero esserci maggiori controlli nelle nostre scuole, ma anche negli uffici. Pertanto, si potrebbero usare speciali filtri antiporno. Secondo una recente ricerca, moltissimi impiegati passano del tempo su internet negli ambienti di lavoro. Se molti lavoratori e studenti si mettono a vedere pornografia in internet negli ambienti di lavoro e di studio, vuol dire che stiamo messi male come Nazione.


2.12.2008
Come preparano il natale molte delle nostre scuole

Fino a pochi anni fa, in una scuola campana, non si cantavano canti a Gesù (per esempio: Tu scendi dalle Stelle”) nel periodo Natalizio, ma altri canti in cui non si menzionava il festeggiato. Il motivo? Una maestra che si faceva chiamare “catechista”, non li insegnava ai bambini perché c’erano altri bambini di altre religioni. Ora non so se questa maestra, quasi 70enne (non se ne va in pensione per “vocazione”), faccia ancora queste cose. La cosa strana è che in quella scuola per Halloween hanno fatto lezioni a non finire su streghe, mostri, ecc. mentre per il Natale pochissimo e tutte rivolte a due personaggi della fantasia: Babbo Natale e la Befana.
Riporto di seguito un articolo che ho trovato sul web e che risponde alla questione che ho riportato oggi.

Tu scendi dalle stelle

 “Non farò più cantare Tu scendi dalle stelle nella mia scuola, che è una scuola statale – scrive un insegnante - perché nella mia classe ci sono due musulmani,una shintoista, un ebreo, una testimone di Geova e tre atei, e nonintendo calpestare i loro diritti: Natale è una festa cristiana, e non è giusto farla celebrare con musiche e canti anche a loro”...( Di Carlo Delfrati, da ScuolAmadeus)


Tu scendi dalle stelle

di Carlo Delfrati
da 'ScuolAmadeus'

“Non farò più cantare Tu scendi dalle stelle nella mia scuola, che è una scuola statale – scrive un insegnante - perché nella mia classe ci sono due musulmani, una shintoista, un ebreo, una testimone di Geova e tre atei, e non intendo calpestare i loro diritti: Natale è una festa cristiana, e non è giusto farla celebrare con musiche e canti anche a loro”.
La questione affiora improvvisa in questi tempi di forte immigrazione, e assume toni a volte polemici. Dall’altro fronte si risponde che così ragionando si calpestano i diritti della maggioranza: Natale è una delle ricorrenze più importanti della tradizione italiana ed europea, e non è giusto rinunciarvi solo per rispetto verso i nuovi arrivati; è l’ospite che deve adattarsi alle norme dell’ospitante...
Con l’avvicinarsi del Natale, sono in effetti molte le scuole che si preparano alla ricorrenza con letture, disegni, canti, musiche da ascoltare. Il repertorio delle musiche e dei canti natalizi è uno dei più ricchi e vari che si conoscano nella tradizione europea, dal gregoriano a Messiaen e oltre, e c’è solo l’imbarazzo della scelta.
La maggioranza dei nostri insegnanti continua come sempre. Ma si vede insidiata da una minoranza crescente che intende farsi portavoce dei gruppi non cristiani presenti nelle nostre scuole...
Diritti calpestati, dunque, quelli dei non-cristiani? Credo che si debba far chiarezza sulla questione, togliendo di mezzo certi equivoci.

Il canto come atto di culto
Se in chiesa canto Tu scendi dalle stelle in atteggiamento devoto, sto pregando con la parola cantata invece che semplicemente parlata: la parola scritta da Sant’Alfonso de’ Liguori, che prendeva a prestito un motivo popolare preesistente, già presente nel Messia di Händel pochi anni prima. L’intero repertorio gregoriano nasce con questa intenzione: pregare Dio, la Madonna, i santi del cristianesimo. Cantando si prega meglio. San Giovanni Crisostomo attribuisce l’intuizione a Dio stesso: “Dio, visto che la maggioranza degli uomini erano indifferenti, poco disposti a leggere le cose spirituali e a sopportarne volentieri la fatica, volle rendergliela più piacevole: aggiunse la melodia alle parole profetiche, di modo che, attratti dal ritmo del canto, tutti gli rivolgano con ardore i santi inni”. Il canto in questi casi è un vero e proprio atto di culto. E lo è sia che lo si canti in chiesa, o che lo si canti in classe.
Ma la stessa canzone potrebbe essere cantata in un contesto e con una motivazione completamente differenti.

Il canto come oggetto di studio
Vediamone alcuni. L’insegnante potrebbe aver messo in programma una lezione su influssi, derivazioni, citazioni in musica. Può scegliere una melodia che ha avuto speciale fortuna, come la sequenza medioevale Dies irae e mostrare come abbia attraversato i secoli, da Ockeghem a Lully, da Berlioz a Liszt, da Eugène Ysaïe a Luigi Dallapiccola. Una lezione di storia della musica, della musica europea s’intende, come momento insostituibile per una riflessione sul concetto stesso, più astratto, di influsso culturale. Un altro insegnante può ricostruire la trama che collega in una medesima costellazione semantica il concetto cristiano di Gesù pastore delle anime; il pastore mitologico che fa visita alla capanna; lo strumento del pastore, la zampogna; il ritmo dondolante della pastorale; arrivare alla melodia natalizia napoletana Quanno nascette Ninno, diventata He shall feed his flock nel Messia handeliano, e Tu scendi dalle stelle nel libro di preghiere di Sant’Alfonso: un’altra lezione di storia della musica. Un altro ancora, più semplicemente, si serve di quel canto nell’ora di grammatica musicale, per spiegare il tempo composto e sperimentare cosa diventerebbe un canto come il nostro se fosse trasformato da tempo composto a tempo semplice.
Non occorre essere cristiani per svolgere una lezione del genere. L’insegnante può anche essere un mangiapreti, come si usa dire. Sceglie Tu scendi dalle stelle perché in classe molti la conoscono già e gli facilitano il compito. Quel che vale per l’insegnante perché non dovrebbe valere per l’alunno? Anche perché la volta dopo lo stesso insegnante potrebbe illustrare il concetto di derivazione lavorando in classe sul CD contenente i raga indiani; oppure mostrare come la “scala araba” sia presente un po’ in tutta l’area mediterranea dell’Europa (con quei caratteristici intervalli di seconda eccedente); oppure potrebbe approfondire il concetto di tempo e metro utilizzando un canto sefardita o una danza sacra musulmana. Cose un po’ più complicate solo perché non è detto che l’insegnante ne abbia competenza sufficiente, e poi perché per niente familiari non solo ai suoi ragazzi italiofoni ma anche agli immigrati (e non è detto che la ben più conosciuta Avril Lavigne – che sembrerebbe appartenere alla koiné dei gusti adolescenziali - non incontri le stesse resistenze ideologiche di quelle suscitate da Sant’Alfonso).
In tutti questi casi l’obiettivo dell’insegnante non è far pregare i ragazzi; è istruirli sul linguaggio musicale: sia nei suoi aspetti formali/grammaticali, sia nei suoi aspetti simbolici/semantici, questi ultimi a forte valenza interdisciplinare. Non si studiano nelle nostre scuole le conquiste di Maometto e l’espansione dell’Islam? Non si studiano le religioni del mondo? Cosa succederebbe allo studio della storia della musica europea se si dovesse cacciarne fuori il repertorio sacro? A cominciare dai Conservatori, che sono scuole statali!
Dopo l’atto di culto, ecco dunque un secondo uso possibile dei canti di Natale: come esperienza storica e linguistica. E questa è un’esperienza squisitamente laica: non ha niente a che vedere con le fedi. Musulmano o indù o ateo, se vuoi diplomarti in Conservatorio devi anche conoscere e avere ascoltato e praticato, Palestrina e Bach, Pergolesi e César Franck, Messiaen e Gorecki.

Il canto come rappresentazione
Ma laico è anche un terzo modo di usare i canti natalizi, e riguarda l’uso rappresentativo. Il teatro è un’altra incresciosa lacuna della nostra scuola, mitigata di quando in quando dallo spettacolino di fine anno. Di solito in questi saggi la musica non manca. Lo spettacolo può prendere ispirazione dalla tela di Penelope, o dal viaggio di Gilgamesh, dalla vita di Gandhi, o dai riti dei Bacanghi centroafricani. Perché non dovrebbe prendere ispirazione dalla vita di Gesù, o da uno qualunque degli episodi biblici, così ricchi di storie avventurose e affascinanti? L’attore che recita Mefistofele sa di avere i piedi ben al di qua dei mondi, non nell’aldilà. In un racconto di Natale anche la preghiera è propriamente “rappresentazione della preghiera”. Chi canta “Dio di Giuda” dal Nabucco o “Nume custode e vindice” dall’Aida sa che non sta pregando ma “rappresentando” una preghiera. La ragazza che impersona Maria piangente alla croce non sta pregando, sta interpretando la parte. Nessuno le chiede di essere cristiana, può anche essere taoista o atea. Sacre rappresentazioni dunque: che se nelle loro origini europee erano veri e propri “drammi liturgici”, quindi “atti di culto”, già nel XV secolo avevano perso quel carattere ed erano diventati spettacoli, tout court, da recitare in piazza, magari dagli stessi giullari che a carnevale allestivano lo spettacolo osceno e anticlericale.
Una quantità di canti natalizi è di questo tipo. Nascono sì in ambienti cristiani, certo non in ambienti indù o musulmani. Ma potrebbe benissimo averle inventate un ateo. Così come tante Messe e Avemarie sono state composte da musicisti atei: come sempre, Parigi (in questo caso il guiderdone per uno che tiene famiglia) val bene una messa! Non ho bisogno di essere scintoista per progettare un bel tempio per la comunità giapponese di Kyoto (sempre che ne sia capace e che la parcella sia invitante).

Educare alla tolleranza
Che poi sia facile far accettare queste cose a chi ha difficoltà ad ammettere la distinzione, questo fa parte del problema più grande della integrazione culturale, nel crogiolo di etnie e di mentalità anche religiose nel quale sta ribollendo e riplasmandosi la nostra società. Per la scuola, la capacità di cogliere le differenze non può essere considerata un presupposto, un “prerequisito” come si dice nel gergo, bensì un obiettivo da raggiungere. Si parla normalmente di Maometto nell’ora di storia (e magari di religione) delle nostre scuole: l’insegnante sa che non è più il tempo di essere manichei e di dipingere il profeta tra i dannati, come faceva il pittore del Duomo di Bologna. Al bimbo e alla sua famiglia musulmana, o buddista o indù, si parlerà allo stesso modo di San Giovanni e San Pietro. Come i riti, le immagini e le preghiere stesse possono diventare oggetto di confronto, di studio multiculturale, così possono entrare nel progetto educativo i canti religiosi di ogni civiltà: magari per scoprire che come le raffigurazioni pittoriche di Dio (fossero anche solo i simboli geometrici dell’islam o degli ebrei) ci fa capire molto di come pensano Dio i fedeli che le creano e le riveriscono, così i canti religiosi del confucianesimo, del buddismo, dell’islam, dell’animismo, del cristianesimo hanno tanto da farci capire delle rispettive credenze.
Certo, un compito impegnativo. Ma è forse l’unico che permetta di educare alla pacifica convivenza. L’intolleranza è l’avversario che le nostre democrazie si trovano a dover disarmare: un avversario duro se si pensa che ad essere rifiutati a volta come “canti di Natale” sono anche canzoni che col Natale c’entrano ben poco: c’entrano solo o perché a Natale fa freddo e nevica anche, almeno quando le preghiere degli sciatori vanno a buon fine; o perché è convenzione che ci si scambino regali. Cosa che anche a un ateo fa di solito molto piacere. We wish you a merry Christmas, auguri di buon Natale, lo può cantare ai suoi compagni cristiani anche un brahmano (e loro lo ricambieranno con un canoro OM il giorno di nascita del guru Vajasanayeva) ; Klingelingeling (“chi ci vuole bene coi regali viene”) lo può cantare in italiano o in tedesco anche un taoista: pro domo sua stavolta.



2.12.2008
Gli stili di vita e le abitudini dei giovani italiani
Riporto alcuni dati aggiornati sugli stili di vita dei giovani italiani. E' un aspetto di cui ho parlato molte volte sul blog. Non tutta l'erba fa un fascio e sono da ammirare quei giovani che sanno andare contro corrente, scegliendo sempre le strade migliori.

Roma, 1 dic. (Apcom) - Ma uno degli aspetti più allarmanti emerso dell'edizione 2008 dell'indagine annuale della Società Italiana di Pediatria su "Abitudini e stili di vita degli adolescenti" è la sensibile crescita, nell'ultimo anno, del già alto consumo di fumo, alcol, droga da parte degli adolescenti.

Il fenomeno è in costante crescita da molti anni, ma le differenze incrementali tra il 2007 e il 2008 sono particolarmente significative. Dalle domande al campione di 1200 studenti tra gli 12 e i 14 anni risulta che nell'ultimo anno i fumatori sono passati dal 23,6% al 30,2%. I ragazzi che hanno provato la cannabis sono passato dal 34,9 al 41,7% (+ 19%). In aumento chi beve, soprattutto superalcolici (+37 %) e si e' ubriacato oltre un ragazzo su 10, segnando un +12%.

"Il consumo di fumo alcol e droga in età così precoce - afferma Pasquale Di Pietro, Presidente della Società Italiana di Pediatria - rappresenta una vera emergenza per affrontare la quale è necessario un intervento tempestivo e congiunto di famiglia, scuola, pediatri e Istituzioni".

Eppure a fronte delle preoccupanti addiction degli adolescenti i genitori, secondo l'indagine, sono sempre più "soft". Il 70% degli adolescenti ritiene che le "regole" imposte in casa dai genitori siano adeguate. Solo il 19,4% sostiene che siano troppe, mentre per l'11% sono addirittura poche. Una famiglia quindi assolutamente non prescrittiva. Su modo di vestire, amicizie da frequentare, scuola superiore alla quale iscriversi, sport da praticare, solo poco più di un terzo dei genitori influisce sulle scelte del figlio, mentre per circa il 40% degli adolescenti sarebbe giusto che i genitori dicessero la loro in questi ambiti.

Questa "assenza" dei genitori sembra influire anche su altri aspetti del rapporto: se i ragazzi hanno un problema da risolvere, il primo interlocutore sono oggi gli amici (44,7%) che hanno spodestato la mamma (41,9%), tradizionale confidente, per non parlare del papà (20%) e degli insegnanti (3,3%).

E, se il 63,7% (68,9% delle femmine) dichiara di soffrire la solitudine, meno del 20% vorrebbe compensarla passando un po' più di tempo con i genitori e, di contro, il 14% sostiene che di tempo con mamma e papà ne passa anche troppo.

"D'altra parte - afferma Maurizio Tucci, curatore dell'indagine - non sembra che i genitori facciano molti sforzi per cercare di incentivare il dialogo con i figli. E' significativo osservare che il momento di maggior consumo televisivo da parte degli adolescenti non è il pomeriggio, quando presumibilmente sono soli a casa (63%), ma durante i pasti (85%) quando è verosimile che ci siano anche i genitori e che siano proprio i genitori a volere la TV accesa".

Sul fronte bullismo è costante, rispetto agli ultimi anni (circa il 70%), la percentuale di adolescenti che ha dichiarato di aver assistito ad atti di bullismo, ma diminuisce rispetto allo scorso anno la percentuale di coloro che considerano giusto che una vittima riferisca la cosa ad un adulto (76,8% contro 79,2%) e aumenta quella di chi considera tale atteggiamento da "fifone o spia" (22% contro 20%). Così se l'atto di bullismo li riguardasse direttamente il 44,4% (56,5% dei maschi) si difenderebbe da solo, mentre solo il 29% (20% dei maschi) informerebbe i genitori o un insegnante (8,4%).

Ma perché si fa il bullo? Le ragioni principali risultano: dimostrare di essere forti e coraggiosi (indicata dall'83% dei maschi e dall'88,5% delle femmine) e essere ammirati dal gruppo (79,6% dei maschi e 82% delle femmine). Ma per il 54% del campione si fa il bullo per non rischiare di diventare vittima: una sorta di "bullismo preventivo". Minoritaria, ma comunque significativa, la percentuale di chi dice che si fa il bullo per razzismo (29,7%). Più inquietanti le motivazioni per le quali, secondo gli adolescenti, si diventa vittima: al primo posto (indicata dal 58,7%) avere un difetto fisico, segue l'essere timido (51,6%) e l'essere nuovo dell'ambiente (50,8%). Il 27% (30% delle femmine) indica anche il vestirsi male.


29.11.2008
I diversamente abili e i loro genitori
Nel mio blog, come si può notare, non faccio nomi di scuole, persone, insegnanti e dirigenti scolastici coinvolti, ma scrivo solo i fatti che sono successi e succedono ancora. In alcune scuole è capitato che alcuni genitori non volessero far migliorare il proprio figlio diversamente abile, in modo da continuare ad avere un sussidio economico statale. Ci sono genitori che preferiscono i soldi al bene dei propri figli.
In questo periodo, Berlusconi ha permesso una social card per le famiglie disagiate e per quelle con diversamente abili. Ci sono genitori che per profittare dei vantaggi economici e di altro tipo, preferiscono che il figlio rimanga diversamente abile per sempre.
In una scuola Urbinate, c'è una mamma di un bambino che ha voluto dare 24 ore di sostegno al proprio figlio diversamente abile che, in realtà, non ha bisogno del sostegno. Nella stessa classe, c'è un altro bambino dislessico che ha bisogno del sostegno, ma non ha nemmeno sei ore. Fin quando nella scuola, le cose funzionano alla rovescia, come potrà andar bene la scuola italiana?
Per non parlare dei diversamente abili, molto gravi, con gravi ritardi mentali e difficoltà di autonomia. Questi necessitano di essere accompagnati al bagno e l'insegnante, oltre al bidello, finisce per diventare quello che cambia il pannolino al bambino di 9-10 anni.
Possono farsi queste cose nella scuola?
A qualche genitore è chiaro che fa comodo tutto ciò: si toglie dai piedi per molte ore un figlio che non ha mai voluto e accettato. A soffrire però è il figlio, è la sua dignità di persona, sono le sue frustrazioni, perchè non riesce e mai riuscirà a fare quello che fanno gli altri e si sentirà, ancor di più, un "minorato" nei confronti degli altri coetanei e degli adulti.
Da quando queste cose stanno succedendo nella scuola, la nostra scuola italiana, va peggio di prima.
Spero che la Gelmini apra Istituti specifici per i diversamente abili e si favorsisca l'integrazione in altro modo e non in maniera frustrante per l'alunno, come sta accadendo, nell'ipocrisia dei genitori e degli insegnanti.
28.11.2008
Quando alcune mamme comandano a scuola
Nelle nostre scuole può capitare che qualche genitore entri in rapporti confidenziali con il preside e si senti in qualche modo il capo delle insegnanti. Questo capita soprattutto con le mamme troppo apprensive, talmente  preoccupate dei loro figli, di solito quelli diversamente abili, da andare sempre dalla preside a chiedere favori vari e creando disordini nella scuola.
C'è poi il braccio destro del Dirigente Scolastico, che si vende le colleghe o i colleghi, per motivi di carriera.
Tutte queste cose rovinano la nostra scuola. Talvolta, ci sono alunni che non hanno bisogno di nessuna raccomandazione scolastica e, purtroppo, a causa del troppe "raccomandazioni" genitoriali, finiscono per apparire meno capaci di quello che sono.
Tutto questo è amplificato nelle scuole primarie e, in particolare, per i bambini diversamente abili.
Da quando hanno messo come rappresentante di classe, il genitore, la scuola è diventata un mercato al servizio dei genitori più "boss".
La figura che meno si fa onore è quella del Dirigente Scolastico che si vende gli insegnanti per amicizia e favoritismi verso alcuni alunni figli di genitori loro amici.
Purtroppo, la nostra scuola funziona così e, per questi motivi, va a rotoli.
28.11.2008
Norme antibaroni: finalmente un decreto giusto

ROMA (Reuters) - Nel decreto legge sulle disposizioni urgenti sulle università all'esame del Senato entrano nuove regole stringenti per l'avanzamento di carriera dei docenti universitari e sul finanziamento delle università sulla base di parametri di qualità.

Il decreto-legge 180, varato dal consiglio dei ministri lo scorso 6 novembre è stato licenziato oggi dalla commissione Cultura al Senato ed è all'esame dell'aula.

Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini il provvedimento, che impone anche una linea di "tolleranza zero" verso le università con i conti in rosso, è una vera "svolta" nel sistema accademico italiano.

"Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma - come previsto dagli emendamenti approvati in commissione - al merito e alla ricerca effettivamente svolta", ha detto il ministro in una nota.

Tra le novità negli emendamenti approvati oggi in commissione, vi è anche quella che se i docenti non procederanno nell'attività di ricerca saranno esclusi dagli scatti biennali, dalle ripartizioni dei fondi Prin per la ricerca, dalle commissioni per il reclutamento delle strutture accademiche.

I docenti avranno l'obbligo di pubblicare l'elenco delle loro attività di ricerca scientifica in una apposita "anagrafe dei professori", mentre i rettori, in sede di approvazione di bilancio, dovranno pubblicare i risultati dell'attività di ricerca, della formazione e del trasferimento tecnologico all'università.

I fondi saranno destinati agli atenei in base ai meriti ed alla qualità della ricerca e della didattica.

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A mio parere,solo così si può migliorare l'Università. Ci sono stati troppi truffatori all'interno delle nostre scuole, specie nelle Università: stipendi gonfi ai fannulloni che hanno portato la scuola alla rovina. Meglio così se ci sono più controlli e gli stipendi siano dati ai lavoratori e non agli imbroglioni!

 


27.11.2008
bambino cade dalla finestra della scuola
alunno della scuola elementare 'Castellini' ่ precipitato da una finestra del terzo piano. Il piccolo di origine cinese, presto compirเ sei anni, ่ in coma all'ospedale Niguarda. Un volo di almeno sei metri poi l'impatto nel cortile interno dell'istituto scolastico. Non era da solo il piccolo quando ha preso una sedia e si ่ avvicinato alla finestra. Con lui, mentre l'insegnante stava riaccompagnando altri bambini in classe, c'erano alcuni compagni di scuola. Sul loro racconto, per๒, non emergono indiscrezioni al momento. Difficile capire se qualcuno si ่ accorto davvero di quanto stava accadendo. Alle 9.50 ่ scattato l'allarme. L'insegnante, dopo una lezione nel laboratorio di lingue, stava riaccompagnando gli alunni in classe. Qualche bambino, per๒, si ่ attardato e quando la maestra ่ tornata nel laboratorio si ่ accorta della sedia accanto alla finestra aperta. Le ่ bastato affacciarsi per vedere il corpo del piccolo in una pozza di sangue. La donna ่ ancora in stato di choc. E' stato sufficiente un minuto al piccolo per prendere la sedia, appoggiare i piedi sul termosifone per raggiungere l'alto parapetto e sporgersi. Poi, probabilmente, ha perso l'equilibrio ed ่ caduto nel vuoto. Le sue condizioni sono disperate: ่ in coma, per lui la prognosi ่ riservata. L'ultimo bollettino medico parla di "trauma cranico severo e lesioni agli organi addominali toracici oggetti di monitoraggio continuo". Sul caso, intanto, si ่ attivata anche la procura. A breve il pm, Luigi Luzi, aprirเ un'indagine con l'ipotesi di reato di omessa vigilanza a carico dell'insegnate. __________________________________________________________________________________ Il bambino che ่ caduto ha cinque anni ed ่ della prima classe. Mi chiedo perch่ portare i bambini piccoli al terzo piano? Ci sono molte scuole che hanno le classi prime e secondo al piano di sopra mentre i pi๙ grandi sotto: ่ una strana scelta da parte delle insegnanti e del Dirigente Scolastico. Perch่ anzich่ fare un aula multimendiale, non dotare di un computer ogni classe? SI fa un contratto con le famiglie all'inizio dell'anno e se c'่ un alunno che rompe il materiale scolastico, in questi tempi di crisi, sono i genitori a pagarlo. Ci sono strane scelte nelle scuole che richiamano in campo le responsabilitเ di tutti: dall'insegnante al Dirigente Scolastico al genitore che non interagisce con l'ambiente scolastico e non educa i propri figli.
26.11.2008
4 giovani riminesi bruciano un barbone per divertimento
I nostri tempi non sono molto diversi da quelli degli antichi romani, quando si divertivano a vedere i cristiani mangiati dalle belve nel Colosseo. Oggi ci sono giovani che forse vanno pure bene a scuola, ma sono troppo difesi e protetti dai genitori persino quando attentano alla vita di un uomo. Il vuoto, la cattiveria, la mancanza di moralità e di pietà oggi mancano in molti giovani soprattutto perchè i genitori li hanno sempre protetti e "viziati" fin dall'infanzia.
Tali giovani hanno avuto tutto nella vita e mancano di tutto. Credono che possono fare tutto ciò che vogliono e divertirsi senza misure. Per loro non esiste Dio, non esiste neppure la libertà altrui, la dignità di un uomo, povero o ricco che sia.
Tutto questo lo si vede già nelle scuole primarie quando alcuni bambini fanno di tutto nei confronti degli altri e delle insegnanti e sono protetti dai genitori. Ecco cosa diventano dai grandi: quello che leggiamo sui giornali.
26.11.2008
Overdose di TV per i bambini
I PEDIATRI LANCIANO CAMPAGNA: UN GIORNO SENZA TV ROMA - Un giorno senza Tv per i bambini: mantenere spento il piccolo schermo per 24 ore invogliando i piccoli ad altre attivita'. E' l'appello dei pediatri ai genitori. Un'iniziativa, spiegano, per sensibilizzare gli adulti sui pericoli da 'overdose' televisiva anche in relazione alla crescente obesita' tra i ragazzi. A lanciare la campagna 'Un giorno senza tv' e' la Societa' Italiana di Pediatria (Sip). Obiettivo: sollecitare le famiglie a trovare alternative ai pomeriggi, alle serate, e soprattutto ai pasti, davanti alla televisione.

 ''Sappiamo bene - afferma Pasquale Di Pietro, presidente Sip - che non e' con un giorno di 'moratoria' che si risolvono i problemi, ma il nostro obiettivo e' sensibilizzare genitori e ragazzi sul fatto che la Tv non deve essere una necessita' e che ogni tanto se ne puo' anche fare a meno. Se poi la giornata senza Tv diventasse una abitudine settimanale tanto meglio''.

Dalle indagini sugli stili di vita condotte annualmente dalla Sip sui ragazzi tra i 12 e 14 anni di eta', infatti, emerge chiaramente che l'eccesso di Tv condiziona in peggio i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Tra le cause, sia l'effetto dei messaggi e dei modelli che la Tv veicola, sia il fatto che piu' del 20% dei giovani passa oltre 3 ore al giorno davanti al piccolo schermo. Il che comporta, continua Di Pietro, ''meno attivita' sportiva, meno socializzazione, meno stimoli culturali, meno tempo trascorso con i genitori''.

Nel lanciare la campagna, sottolinea inoltre il vicepresidente Sip Gianni Bona, ''la Sip vuole anche evidenziare l'affollamento pubblicitario nella fascia oraria specificatamente destinata ai ragazzi, che dovrebbe invece risultare 'protetta'''. Lo stop alla tv, anche se solo per un giorno, dunque, puo' essere un buon 'inizio' anche per prevenire sovrappeso e obesita', mali sempre piu' diffusi tra i piccoli.

 - BIMBI ITALIANI SEMPRE PIU' GRASSI, PROBLEMI PESO PER 1 SU 3: Secondo gli ultimi dati del ministero del Welfare, ogni cento bambini della terza elementare 24 sono in soprappeso e 12 obesi. Complessivamente, si stima che siano oltre un milione i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi legati al peso eccessivo: piu' di un bambino su tre. Il sovrappeso appare molto diffuso, con valori vicini alla media nazionale del 24%, in diverse aree del Paese; mentre l'obesita' e' un problema che tocca maggiormente le regioni del Sud, con il primato negativo alla Campania (21%), seguita da Sicilia (17%) e Calabria (16%), contro una media nazionale del 12%. Tra i fattori responsabili del fenomeno ci sono le cattive abitudini alimentari, ma anche la scarsa attivita' fisica (solo un bambino su 10 ha un livello di attivita' fisica raccomandato per la sua eta') e l'eccesso di sedenterieta' con troppe ore trascorse, appunto, davanti la tv.

 - OVERDOSE PICCOLO SCHERMO: Troppa tv per i piccoli. Tanto che, secondo uno studio dell'Universita' Cattolica, nell'arco della scuola elementare i bambini italiani dedicano ciascuno 11 mila ore allo studio e 15 mila ore alla tv. Non solo: sono 4 milioni i bambini tra i 3 e i 10 anni che passano in media 2 ore e 40 minuti davanti al video. E se una famiglia italiana su tre tiene la tv accesa all'ora di cena, il 28% la tiene accesa anche al mattino a colazione. Cosi' 6 bambini su 10 stanno almeno due ore al giorno davanti alla televisione - due ore e' il tempo massimo consigliato dai pediatri - ed uno su 4 trascorre in sua 'compagnia' oltre 4 ore al di'.


26.11.2008
Scuole pericolanti
Per gli interventi più urgenti il fabbisogno sarebbe di 4 miliardi. Invece il governo ha pronti 75 milioni per interventi sulle 100 scuole considerate più a rischio anche perchè situate in zone altamente sismiche. È il quadro sulla situazione degli edifici scolastici nel nostro paese tracciato dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso alla Camera. «Le scuole italiane andrebbero sistematicamente sottoposte a interventi strutturali di manutenzione straordinaria. Inoltre va eliminata la vergogna della proroga della legge 626 (ovvero la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro n.d.r.) nelle scuole» ha detto Bertolaso. Proroghe, sia chiaro, dettate solo «da gravi carenze economiche» accettate all'unanimità dalle strutture centrali e enti locali. «Lo dobbiamo ai bambini di San Giuliano, a Vito, ai genitori - ha aggiunto - Abbiamo tutte le capacità per farlo e credo che nessuno di noi voglia o possa distrarsi, perdendo un'occasione importante che i nostri ragazzi non capirebbero e per la quale non ci perdonerebbero».
Il capo della Protezione Civile è tornato anche sul crollo del controsoffitto al liceo Darwin di Rivoli che ha ucciso Vito Scafidi, 16 anni, e ferito gravemente un suo compagno. «Non è stato un cedimento strutturale» ha detto il sottosegretario Bertolaso. Dalle prime verifiche sembra che il crollo sia stato «causato dal cedimento del controsoffitto ancorato a un solaio della struttura di copertura, del peso di 100-150 kg per metro quadrato». È ipotizzabile «un cedimento di elementi non strutturali, fragili e agganciati in modo precario». Quella del liceo scientifico di Rivoli «non è una situazione episodica nelle scuole italiane d'epoca». Ecco perchè le scuole «andrebbero sottoposte regolarmente a manutenzione ordinaria e straordinaria» eliminando ad esempio i controsoffitti pesanti, soprattutto nelle zone «sismiche».
In tutto, ha quantificato Bertolaso, «le scuole pubbliche italiane sono 42mila, per un totale di studenti di poco inferiore agli 8 milioni». A queste si aggiungono 14.800 scuole private: 57 mila scuole esistenti nel Paese. Per la messa in sicurezza delle prime cento scuole, dunque, «c'è la disponibilità immediata di fondi straordinari pari a 75 milioni di euro». La ripartizione sarà effettuata «sulla base dell'indicatore di rischio sismico».
Bertolaso ha pure tracciato il mosaico dei finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole. Vi sono quelli disposti dalla legge n. 23 del 1996, «che ha assegnato per il triennio 2007-2009 pari a 250 milioni di euro, importo integrato con altri investimenti complessivi per 940 milioni». Sono già stati attivati i piani del 2007 per 184 milioni di euro e anche quelli del 2008 per circa 300 milioni di euro. C'è poi il piano straordinario previsto dalla legge del 2002. È una legge che nasce dopo la tragedia di San Giuliano di Puglia. «Al momento» ha detto Bertolaso «è stato formulato un piano generale pari a 4 miliardi di euro e sono stati avviati i primi due piani stralcio». La legge 169 del 2008 ha previsto, ha continuato Bertolaso, «riserva a regime, e quindi stabile, del 5 per cento delle risorse che vengono assegnate per le infrastrutture strategiche».


(il tempo)

Cosa succede nella scuola oggi? Pu๒ migliorare la scuola?

Ultimissimi Post

• Il crocifisso a scuola non da fastidio a nessuno
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