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5/3/2009 10:36, posted by Mario in:
La presente devozione ( come quella del Cuore Immacolato) è molto importante per la salvezza. Leggete qui, quello che la Vergine disse a Bruno Cornacchiola (un ex protestante che aveva un odio terrificante nei confronti del Papa e del cattolicesimo) alle Tre Fontane in Roma:

«Sono colei che sono nella Trinità divina... Sono la Vergine della Rivelazione... Tu mi perseguiti, ora basta! Entra nell'ovile santo, corte celeste in terra. Il giuramento di Dio è e rimane immutabile: i nove venerdì del Sacro Cuore che tu facesti, amorevolmente spinto dalla tua fedele sposa, prima di iniziare la via dell'errore, ti hanno salvato!».

Cosa aspettiamo allora a salvarci e far salvare?

La Grande promessa del Sacro Cuore di Gesù

Io prometto nell'eccesso della misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti e il mio Cuore sarà loro rifugio sicuro in quell'ora estrema.



Le 12 Promesse di Gesù ai devoti del suo Sacro Cuore




  1. Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato

  2. Metterò la pace nelle loro famiglie

  3. Li consolerò in tutte le loro pene

  4. Sarò loro rifugio sicuro durante la vita e soprattutto alla loro morte

  5. Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro imprese

  6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l'oceano infinito Alacoque della misericordia

  7. Le anime tiepide diventeranno ferventi

  8. Le anime ferventi si eleveranno a grande perfezione

  9. Benedirò le case dove l'immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e onorata

  10. Darò ai sacerdoti il dono di toccare i cuori più induriti

  11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore, dove non sarà mai cancellato

  12. Io prometto nell'eccesso della misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno* il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà loro rifugio sicuro in quell'ora estrema.

Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque

* Si richiede la Confessione nello stesso giorno o nei giorni precedenti (max 8 gg)

4/3/2009 08:42, posted by Mario in:
Giacinta acconsente coraggiosamente per salvare i peccatori dall’inferno. Ella conosce il giorno della sua morte. Nel frattempo furono fatti i progetti per portare Giacinta a Lisbona. Il viaggio per Lisbona fu molto triste. Arrivarono lì, ma nessuno si volle prendere cura di quella bambina ammalata.

 Stanche e deluse, madre e figlia, andarono all’orfanotrofio "Madonna dei miracoli" e chiesero di essere ammesse. La superiora, madre Godinho, le accolse a braccia aperte. Giacinta spese ogni attimo possibile nella cappella dell’orfanotrofio, i suoi occhi fissavano il tabernacolo. Tuttavia, nel suo ardente amore per Gesù, non potè ignorare le piccole scortesie dei visitatori. Vide alcune persone che non mostravano una decorosa riverenza nella cappella. Giacinta disse alla madre superiora: "Cara madre, non permettetelo!". Essi devono comportarsi come conviene. Tutti devono osservare il silenzio in Chiesa. Non devono parlare. Se questa povera gente sapesse che cosa li aspetta". Giacinta racconta inoltre le visioni alla madre superiora che è la sua infermiera preferita. Parla delle mode scandalose che dispiacciono alla Madonna e a Gesù, e dei peccati che più La offendono, che sono i peccati impuri. "La Madonna ha detto che nel mondo ci saranno molte guerre e discordie. Le guerre sono soltanto punizioni per i peccati del mondo. La Madonna non può più trattenere il braccio punitore del suo adorato Figlio sul mondo. E’ necessario fare penitenza. Se il popolo si correggerà, Nostro Signore verrà ancora ad aiutare il mondo. Se il popolo non si correggerà, allora ci saranno castighi. I peccati che conducono molte anime all’inferno, sono i peccati della carne. Certe mode offendono molto il Signore. Quelli che servono Dio, non seguono queste mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre uguale. I peccati del mondo sono troppo grandi. Se solo la gente sapesse che cos’è l’eternità, farebbe qualsiasi cosa pur di cambiare vita. Molte persone perdono l’anima perchè non pensano alla morte di Nostro Signore e non fanno penitenza. Molti matrimoni non sono buoni; essi non piacciono a Nostro Signore e non sono di Dio. Pregate molto per i governi delle nazioni, di perchè perseguitano la religione di Nostro Signore. Se i governi lasceranno in pace la Chiesa e la santa religione, saranno benedetti da Dio. Fuggite la ricchezza, amate la santa povertà e il silenzio. Siate molto caritatevoli anche con le persone scortesi. Non criticate mai gli altri, ma esaminate le vostre azioni. Siate molto pazienti perchè la pazienza vi porta in Cielo. Le mortificazioni e i sacrifici piacciono molto al Nostro Signore.

1/3/2009 01:26, posted by Mario in:
Il Papa parla di Satana, "figura oscura e tenebrosa che osa tentare il Signore", e degli angeli "figure luminose e misteriose" che "sono il contrappunto di Satana". Nella prima domenica di Quaresima, Benedetto XVI analizza il Vangelo odierno che propone il passo di San Marco, in cui Gesù rimase nel deserto per 40 giorni, tentato da Satana.

"Angelo vuol dire 'inviato' - dice Ratzinger prima dell'Angelus, davanti alla folla radunata in piazza San Pietro -. In tutto l'Antico Testamento troviamo queste figure che nel nome di Dio aiutano e guidano gli uomini". "Cari fratelli e sorelle - è l'invito del Pontefice - toglieremmo una parte notevole del Vangelo, se lasciassimo da parte questi esseri inviati da Dio, i quali annunciano la sua presenza fra di noi e ne sono un segno".

"Gli angeli servono Gesù, che è certamente superiore ad essi, e questa sua dignità viene qui, nel Vangelo, proclamata in modo chiaro, seppure discreto. Infatti anche nella situazione di estrema povertà e umiltà, quando è tentato da Satana - conclude il Papa - Egli rimane il Figlio di Dio, il Messia, il Signore".

1/3/2009 01:22, posted by Mario in:
Riflessione personale

Beati quelli che nutrono un’interiorità bella, piena di pensieri e desideri buoni perché vedranno il loro migliore amico, il loro sposo: Dio.
Il Signore mi invita a riflettere sulle conseguenze delle mie scelte, sia di quello che nutro dentro (pensieri, sentimenti, desideri, ecc) e sia delle azioni che compio.
Quando mi viene un pensiero, devo subito rendermi conto se è un pensiero ispirato da Dio. Se è così posso seguirlo e praticarlo perché avrà conseguenze positive per me e per gli altri. Non è così, invece, per i pensieri che provengono dal demonio. Gesù dice: “vedranno Dio”. Si può parafrasare quest’espressione in vari modi perché vedere Dio è la cosa più bella che esista: “stare con Dio”, “abitare con Dio”, “vivere l’amicizia con Dio”, “godere dell’amore di Dio”, ecc.
Per questo motivo Dio mi ha creato: godere per sempre di Lui.
La purezza è un combattimento, come pure la carità, anzi purezza e carità in questa beatitudine combaciano perché chi ama sa anche rispettare il prossimo, sa rispettare le donne se è uomo, gli uomini se è donna.
Questa virtù esige un combattimento dell’anima e la quaresima è il tempo per combattere.
Il peccato porta l’anima a vivere senza Dio, senza combattere per amore suo. Dio può ricucire le ferite dell’anima, a patto che l’anima, sinceramente pentita, ritorni a combattere le prove, a dare prova dell’amore verso Dio. Se prima ha tradito Dio, adesso deve dare prova che lo ama.
Dio mio accompagnami Tu in questo combattimento d’amore quaresimale.
Con te, il mio cuore non ha paura alcuna.
gere
28/2/2009 03:04, posted by Mario in:

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore

Lode a Te o Cristo

Omelia di Don Roberto

E' la prima domenica di quaresima. Il S. Padre ha iniziato suo messaggio con queste espressioni: "La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della misericordia. Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel
cammino verso la gioia intensa della Pasqua. Anche nella "valle oscura" del mondo, mentre il tentatore ci suggerisce di disperarci o di riporre una speranza illusoria nell'opera delle nostre mani, Dio ci custodisce e ci sostiene".
Abbiamo letto un breve testo di Marco.
La scena che precede il Vangelo di oggi ci ha mostrato Gesù mescolato alla folla che va da Giovanni il Battista, per farsi battezzare. Lui, senza peccato, assieme a coloro che si dichiarano peccatori e compiono un gesto di penitenza e di conversione. Lui, in cui risplende ogni bontà, accanto a coloro che hanno oscurato le tracce della bellezza di Dio, impresse nella loro vita.
La manifestazione che accade al Giordano lo rivela come il Figlio, la discesa dello Spirito lo conferma nella missione che sta per affrontare.
Non ci sono sconti, però, né esenzioni, né privilegi: è chiamato ad essere uomo fino in fondo. Così anche lui conoscerà la tentazione, il tempo della prova, il dubbio, il rischio di allontanarsi dal progetto di Dio.
Marco non presenta le tentazioni in dettaglio. Perché? Perché rifugge dal fornirci particolari, così come fanno Matteo e Luca? Forse perché, proprio a partire da quel momento in cui dà inizio alla sua missione pubblica, la vita di Gesù sarà tutta una tentazione.
Sarà tentato dal potere, mentre è venuto come Messia umile e buono, che è venuto per servire e non per farsi servire.
Sarà tentato dalla popolarità che lo investe subito, appena compie i primi miracoli. Ma questi sono solo dei «segni»: l'importante è altrove, è quella Parola che sola può convertire e cambiare i cuori.
Sarà tentato dalla fuga di fronte al cumulo di sofferenza, di violenza, di abbandono e di fallimento, che sta per rovesciarsi su di lui. E invece gli viene chiesto di essere il Figlio che si mette completamente nelle mani del Padre e rinuncia a misurare la sua esistenza col criterio del successo, della riuscita, del consenso.
Il Messia povero, disarmato e disarmante, che osa pronunciare una parola misericordiosa, colma della tenerezza di Dio, ma anche scomoda, tagliente, senza compromessi, non avrà la vita facile. E la tentazione costante sarà quella di ammorbidire, smussare gli angoli, rendere più accettabile quel vangelo che è annuncio di gioia, annuncio di cambiamento, ma anche denuncia di tutto ciò che rovina la vita degli uomini.
Anche noi, come lui, conosciamo le tentazioni. Dopo duemila anni esse sono, stranamente, sempre le stesse. E di fatto intaccano, tutte, la nostra fiducia in Dio, ci gettano nel sospetto di trovare in lui non un Padre, che ci ama e vuole il nostro bene, ma un concorrente geloso delle nostre capacità, un padrone esoso che richiede obbedienza cieca.
Conclude il papa, nel suo messaggio: "Nel volgerci al divin Maestro, nel convertici a Lui, nello sperimentare la sua misericordia, scopriremo uno sguardo che ci scruta nel profondo e può rianimare ciascuno di noi e l'umanità intera".
Occorre guardare a Cristo, seguire il suo esempio, accoglierlo perché vinca in noi il maligno e le sue tentazioni e ci aiuti a realizzare il progetto e la volontà di Dio su di noi.
E' così che accogliamo e viviamo il comando di Gesù: "Convertitevi e credete al vangelo".

 

Scrivi una tua riflessione nel commento


27/2/2009 07:06, posted by Mario in:
(da farsi specialmente durante la Quaresima)
Gesù sopportò per nostro amore. Si raccomanda  la pratica di questo esercizio per la gloria di Dio, la salvezza delle anime e le proprie intenzioni particolari.

OFFERTA
Eterno Padre Ti offro tutte le riparazioni di Gesù durante questa ora e mi unisco alle sue intenzioni per la tua maggior gloria, per la salvezza mia e per quella di tutto il mondo.
(Con approvazione ecclesiastica)

ORE DELLA NOTTE
19 h. - Gesù lava i piedi ai suoi
20 h. - Gesù, nell'ultima cena, istituisce l'Eucaristia (Lc. 22,19-20)
21 h. - Gesù prega nell'orto degli ulivi (Lc 22,39-42)
22 h. - Gesù entra in agonia e suda sangue (Lc 22,44)
23 h. - Gesù riceve il bacio di Giuda (Lc 22,47-48)
24 h. - Gesù è preso e condotto ad Anna (Gv. 18,12-13)
01 h. - Gesù è presentato al Sommo Sacerdote (Gv. 18,13-14)
02 h. - Gesù è calunniato (Mt .26,59-61)
03 h. - Gesù è aggredito e schiaffeggiato (Mt. 26,67)
04 h. - Gesù è rinnegato da Pietro (Gv. 18,17.25-27)
05 h. - Gesù nella prigione è schiaffeggiato da una delle guardie (Gv. 18,22-23)
06 h. - Gesù è presentato al tribunale di Pilato (Gv 18,28-31)

ORE DEL GIORNO

07 h. - Gesù è disprezzato da Erode (Lc. 23,11)
08 h. - Gesù è flagellato (Mt. 27,25-26)
09 h. - Gesù è coronato di spine (Gv 19,2)
10 h. - Gesù è posposto a Barabba e condannato a morte (Gv 18,39)
11 h. - Gesù è caricato della Croce e l'abbraccia per noi (Gv 19,17)
12 h  - Gesù è spogliato delle vesti e crocifisso (Gv 19,23)
13 h. - Gesù perdona al buon ladrone (Lc 23,42-43)
14 h  - Gesù ci lascia Maria come Madre (Gv 19,25-27)
15 h. - Gesù muore in Croce (Lc 23,44-46)
16 h. - Il Cuore di Gesù è trapassato dalla lancia (Gv 19,34)
17 h  - Gesù è deposto tra le braccia di Maria (Gv 19,38-40)
18 h  - Gesù è sepolto (Mt 27,59-60)
27/2/2009 02:00, posted by Mario in:
Dal libro del profeta Isaia
 
Così dice il Signore:
“Grida a squarciagola; non aver riguardo;
come una tromba alza la voce;
dichiara al mio popolo i suoi delitti,
alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
Mi ricercano ogni giorno,
bramano di conoscere le mie vie,
come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;
mi chiedono giudizi giusti,
bramano la vicinanza di Dio:
“Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire chi è nudo,
senza distogliere gli occhi dalla tua gente?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà;
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.

Parola di Dio

Lode a Te o Cristo

Il digiuno

E il digiuno? La Madonna ne ha parlato ai veggenti. La parrocchia ha ripreso questa antica tradizione francescana caduta in disuso. Ancora prima che la Madonna ne parlasse, sembra il 3 luglio 1981, Jozo Zovko invitò la parrocchia al digiuno, per vedere chiaro in quegli avvenimenti inattesi. Riferiamo dettagliatamente i messaggi della Madonna su questo punto in Studi medici e scientifici sulle apparizioni di Medjugorje, Queriniana, Brescia 1985, pp. 121-153. In breve: Il 21 luglio 1982, padre Tomislav Vlasic interrogò i veggenti su questo messaggio e annotò così le risposte della Madonna:
  1. Il digiuno migliore è quello a pane e acqua
  2. Il digiuno può allontanare la guerra
  3. Può arrestare il corso delle leggi naturali

Queste due ultime affermazioni possono sorprendere. Richiamano quelle del vangelo sulla fede “capace di trasportare le montagne” (Mt 17,20) e sui demoni che possono essere allontanati solo “con il digiuno e la preghiera” (Mc 9,29). Digiunare! Questa prospettiva spaventa, ma è anche un lieto annuncio. Quando siamo invitati a un pranzo festivo, è una buona notizia, anche se gli eccessi alimentari possono appesantirci. Nel periodo di Natale e di Capodanno ho sentito persone che dicevano: “Meno male che tutti questi pranzi stanno per finire”. Il loro stomaco e il loro fegato non vedevano l’ora di riposarsi. Essere invitati a digiunare è un lieto annuncio e un regalo per molti motivi. É una cosa ottima per la salute. Il digiuno elimina le tossine, brucia le riserve che ci appesantiscono. Coloro che lo praticano regolarmente ne apprezzano i benefici. Si allungano la vita. Ma digiunare a pane e acqua, due volte alla settimana! Non dobbiamo fare niente con precipitazione. Bisogna adattarsi al digiuno e può essere cosa saggia intraprenderlo gradualmente. Può essere ragionevole limitarsi a una volta per settimana, almeno per cominciare. Può essere anche un’esigenza della vita frenetica di oggi, perché il digiuno non si accorda con il forcing, la tensione e l’eccessivo affaticamento. Secondo alcuni sondaggi, fatti in occasione di conferenze, coloro che digiunano una volta per settimana (oltre 100.000, credo) sono nettamente più numerosi di coloro che digiunano 2 volte, e Marija (la veggente), che si era spinta fino a tre volte, oltre a lunghi digiuni prima delle grandi feste, ha avuto difficoltà di salute. Il suo medico e il suo direttore le hanno chiesto di limitare i digiuni.

Il digiuno richiede pace, rilassamento (il che non vuol dire inattività). Spesso è difficile trovare giorni adatti. Inoltre, l’organismo deve adattarsi al digiuno gradualmente e ognuno deve trovare il digiuno che gli consente di essere più efficace nella preghiera, nel lavoro, nei rapporti sociali e nel resto. Il digiuno non deve essere masochismo. Normalmente, non è un giorno di malinconia, né di attività mediocre. L’attività può diventare più calma, un po’ rallentata, talvolta, un po’ disturbata da fenomeni secondari, ma generalmente diventa più efficace.

Possono esistere controindicazioni mediche al digiuno; il prof. Joyeux lo ‘sconsiglia formalmente’ a una madre durante la gestazione o l’allattamento, a un “operaio di fatica in piena attività, a un autista di mezzi pesanti”. In quest’ultimo caso, però, dipende dall’adattamento del soggetto. Il signor Karminsky e sua moglie mi hanno fatto viaggiare per 24 ore in uno dei giorni del loro digiuno, che essi fanno molto radicalmente e godevano di perfetto equilibrio e di padronanza di sé. Ma essi hanno molti anni di esperienza e conoscono le loro possibilità.

Ci possono essere motivi psicologici per non digiunare. Un carattere ansioso si lascia facilmente prendere dall’ossessione di aver fame e non riesce a vincersi. Non avrà benefici dal digiuno e il suo carattere può diventare spigoloso. Non deve provocare tensioni psicologiche, ma prepararsi ad accettare il digiuno, cominciando con tentativi ridotti, cercando di sfruttare tutte le sue possibilità. Chi digiuna regolarmente infatti, non ha fame. Al massimo, a momenti, può provare lievi crampi allo stomaco, ma si tratta di stimoli illusori che spariscono nel giro di pochi secondi, se uno non si fissa su questo incidente di percorso, perché questo fenomeno di natura psicologica si esaspera quando uno ci pensa, e cessa appena il nostro pensiero è occupato altrove.

Per i soggetti fragili e per ragioni particolari il digiuno può subire adattamenti. Ma come? Ad alcuni, il digiuno procura un mal di testa depressivo, dovuto a un fenomeno di ipoglicemia (mancanza di zucchero). In questo caso, bisogna sconsigliare le zollette di zucchero e le bevande zuccherate diventate di moda tra gli pseudo giovani del maggio 1968. Lo stesso vale per l’alcool e per tutti gli altri alimenti artificiali che sono contrari allo spirito del digiuno. Per lo stesso motivo, dobbiamo sconsigliare il caffè, sebbene persone molto stimabili ricorrano a questo integrativo stimolante per riconciliare il digiuno con una vita irrimediabilmente tesa e affannosa. Si tratta però di un caso limite che è meglio scusare che imitare. I più indicati sono i frutti di stagione: nutrimento naturale, povero, economico (come il pane e l’acqua). É un buon mezzo per rimediare al mal di testa dovuto a ipoglicemia e può giovare anche ai digiunatori soggetti a stipsi. In questo spirito, nella canonica di Medjugorje, le suore preparano legumi cotti per coloro che ne avessero bisogno. Non certamente carne, però. Tali adattamenti possono essere una tappa intermedia.

Alcuni compensano queste facilitazioni, per esempio una volta al mese, con un digiuno più radicale, a base di sola acqua. É un digiuno dagli ottimi effetti purificatori per il corpo e per l’anima e alcune persone lo sopportano bene come il digiuno a pane e acqua. É un’esperienza che vale la pena fare una volta o l’altra, se non altro il venerdì santo. Anche questo è un adattamento, ma nel senso del radicalismo. Coloro che provano difficoltà troppo gravi, dal punto di vista psicologico, sociale o altro, per intraprendere il digiuno a pane e acqua, possono fare almeno un digiuno senza carne e seguire con frutto il consiglio di Jelena “per ogni giovedì”: Colui che fuma, non fumi. Colui che beve alcool, quel giorno non lo beva. Gli altri, rinuncino a qualcosa che sta loro a cuore (1° marzo 1984). Digiunare anche di televisione, aggiunge. É una catena che rende incapaci di pregare.

Digiunare è anche astenersi dal cattivo umore e dall’aggressività, è rendersi disponibile per il servizio degli altri. Significa risparmiare risorse per aiutare i poveri e coloro che hanno fame. É stata una delle ragioni determinanti dei grandi digiuni popolari intrapresi due anni fa nelle Filippine.

Ma la funzione primordiale del digiuno è un’altra. Questo vuoto di stomaco apre a Dio, rende più disponibili alla preghiera e procura tempo libero. Nelle famiglie dove tutti digiunano, è un giorno di libertà per la casalinga, che non deve occuparsi di cucinare e di rigovernare. É lo spirito che conta, ma non diciamo, è solo lo spirito che conta, perché la nostra preghiera e la nostra esperienza spirituale abitano un corpo. Ne seguono il ritmo e da esso dipendono. La privazione del corpo può risvegliare la fame dell’anima, come diceva brillantemente Lanza del Vasto nei giorni in cui digiunava a solo acqua: Signore oggi sarai tu il mio solo pane. Il digiuno può essere un buon trampolino per la preghiera e la carità, per la pace e la riconciliazione, perché un digiuno ben compreso è pacificante. Nel corso dei secoli, coloro che hanno praticato un digiuno autentico ne hanno sperimentato i benefici. Esso procura la salute nella libertà e la libertà nella salute, perché la carne è guidata dallo spirito e lo spirito dal soccorso di Dio, dice s. Leone (sermone 1,2). Esso fa nascere i pensieri puri, voglie razionali, consigli salutari (sermone 13,1 ).

Ma più che su questa igiene insiste sull’apertura a Dio e agli altri: Ciascuno riconosca in sé questa condizione di mortale che cambia e perisce e, per questa comunanza di condizione, testimoni al suo prossimo un amore di fratello (sermone 11,1). L’astinenza di colui che digiuna diventa cibo per il povero (sermone 13 ,1 ).

Dal punto di vista pratico e medico, il digiuno a pane e acqua non presenta quasi alcun problema. Ordinariamente non c’è bisogno di farlo sotto controllo medico, come i digiuni totali e prolungati. Ma alcune precauzioni sono necessarie. Il dr. Joyeux le ha indicate in Studi medici e scientifici sulle apparizioni di Medjugorje, Editrice Queriniana, Brescia 1985 (p. 152). Le principali sono le seguenti:
- Non dimenticare di bere almeno un litro e mezzo di acqua nel corso della giornata. É necessario per l’equilibrio e per una buona eliminazione.
- Preferire pane integrale.
Io aggiungerei: non vi rimpinzate di pane. Vi privereste di buona parte dei benefici del digiuno: purificazione del corpo e dello spirito, eliminazione delle tossine e di altri surplus; perdereste infine l’aspetto alato del digiuno che alleggerisce il corpo e l’anima. Ognuno scoprirà il modo di risolvere i piccoli problemi secondari posti dal digiuno. Abbiamo consigliato la frutta per quelli che soffrono di mal di testa dovuto a ipoglicemia. Ma dopo un certo tempo, il corpo, abituato al digiuno, non ne avrà più bisogno. Il digiuno può comportare momenti di depressione passeggera, che fanno provare il bisogno di una siesta riparatrice. A volte è un avvertimento che stiamo vivendo sempre tesi, con il sonno arretrato e ci invita a un supplemento compensatore attraverso il quale si può ricuperare uno stato tonico. Per la maggior parte delle persone, il giorno che segue quello del digiuno è un giorno supertonico; il corpo purificato, riposato e ristorato da questa calma diffusa, riparte in scioltezza a pieno regime... Tocca quindi a voi trovare il modo per fare questa esperienza che migliaia di cristiani hanno scoperto. Non è solo un’esperienza fisiologicamente salutare. Il digiuno ha soprattutto una funzione spirituale, che poggia su basi fisiologiche. Questa privazione scava e risveglia un certo appetito che può essere orientato verso la fame e la sete di Dio stesso. Fa trovare tempo e disponibilità per la preghiera e la carità.

 

Tratto da: "Breve storia delle apparizioni di Maria a Medjugorje"
[René Laurentin]

 


26/2/2009 08:17, posted by Mario in:

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”.
E, a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.
Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?”.

Parola del Signore

Lode a Te o Cristo

25/2/2009 09:56, posted by Mario in:

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.

Parola del Signore

Lode a Te o Cristo

25/2/2009 08:50, posted by Mario in:
Così dice il Signore:
“Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti”.
Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore vostro Dio,
perché egli è misericordioso e benigno,
tardo all’ira e ricco di benevolenza
e si impietosisce riguardo alla sventura.
Chi sa che non cambi e si plachi
e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libazione per il Signore vostro Dio.
Suonate la tromba in Sion,
proclamate un digiuno,
convocate un’adunanza solenne.
Radunate il popolo, indite un’assemblea,
chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti;
esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.
Tra il vestibolo e l’altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:
“Perdona, Signore, al tuo popolo
e non esporre la tua eredità al vituperio
e alla derisione delle genti”.
Perché si dovrebbe dire fra i popoli:
“Dov’è il loro Dio?”.
Il Signore si mostri geloso per la sua terra
e si muova a compassione del suo popolo.

Parola di Dio

Rendiamo grazie a Dio
25/2/2009 03:56, posted by Mario in:

 


L'origine del Mercoledì delle ceneri è da ricercare nell'antica prassi penitenziale. Originariamente il sacramento della penitenza non era celebrato secondo le modalità attuali. Il liturgista Pelagio Visentin sottolinea che l'evoluzione della disciplina penitenziale è triplice: "da una celebrazione pubblica ad una celebrazione privata; da una riconciliazione con la Chiesa, concessa una sola volta, ad una celebrazione frequente del sacramento, intesa come aiuto-rimedio nella vita del penitente; da una espiazione, previa all'assoluzione, prolungata e rigorosa, ad una soddisfazione, successiva all'assoluzione".

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Nel tempo il gesto dell'imposizione delle ceneri si estende a tutti i fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare l'importanza di questo segno.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso delle ceneri.

1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: "Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere" (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell'uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).

2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: "I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere" (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: "Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore" (Gdt 4,11).

La semplice ma coinvolgente liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo". Adrien Nocent sottolinea che l'antica formula (Ricordati che sei polvere...) è strettamente legata al gesto di versare le ceneri, mentre la nuova formula (Convertitevi...) esprime meglio l'aspetto positivo della quaresima che con questa celebrazione ha il suo inizio. Lo stesso liturgista propone una soluzione rituale molto significativa: "Se la cosa non risultasse troppo lunga, si potrebbe unire insieme l'antica e la nuova formula che, congiuntamente, esprimerebbero certo al meglio il significato della celebrazione: "Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai; dunque convertiti e credi al Vangelo".

Il rito dell'imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l'omelia, sostituisce l'atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.

Le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del mercoledì ma sarà opportuno indicare una celebrazione comunitaria "privilegiata" nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando.


24/2/2009 06:06, posted by Mario in:
Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
preparati alla tentazione.
Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via retta e spera in lui.
Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.

Parola di Dio

(Rendiamo grazie a Dio)
23/2/2009 08:27, posted by Mario in:



E’ stato istruito nella fede da "molti che avevano visto il Signore", e "fu dagli Apostoli stessi posto vescovo per l’Asia nella Chiesa di Smirne". Così scrive di lui Ireneo, suo discepolo e vescovo di Lione in Gallia. Policarpo, nato da una famiglia benestante di Smirne, viene messo a capo dei cristiani del luogo verso l’anno 100. Nel 107 è testimone di un evento straordinario: il passaggio per Smirne di Ignazio, vescovo di Antiochia, che va sotto scorta a Roma dove subirà il martirio, decretato in una persecuzione locale. Policarpo lo ospita durante la sosta, e più tardi Ignazio gli scrive una lettera che tutte le generazioni cristiane conosceranno, lodandolo come buon pastore e combattente per la causa di Cristo.
Nel 154 Policarpo dall’Asia Minore va a Roma in tutta tranquillità, per discutere con papa Aniceto (di origine probabilmente siriana) sulla data della Pasqua. E da Lione un altro figlio dell’Asia Minore, Ireneo, li esorta a non rompere la pace fra i cristiani su questo problema. Roma celebra la Pasqua sempre di domenica, e gli orientali sempre il 14 del mese ebraico di Nisan, in qualunque giorno della settimana cada. Aniceto e Policarpo non riescono a mettersi d’accordo, ma trattano e si separano in amicizia.
Periodi di piena tranquillità per i cristiani sono a volte interrotti da persecuzioni anticristiane, per lo più di carattere locale. Come quella che appunto scoppia a Smirne, dopo il ritorno di Policarpo da Roma, regnando l’imperatore Antonino Pio. Undici cristiani sono già stati uccisi nello stadio quando un gruppo di facinorosi vi porta anche il vecchio vescovo (ha 86 anni), perché il governatore romano Quadrato lo condanni. Quadrato vuole invece risparmiarlo e gli chiede di dichiararsi non cristiano, fingendo di non conoscerlo. Ma Policarpo gli risponde tranquillo: "Tu fingi di ignorare chi io sia. Ebbene, ascolta francamente: io sono cristiano". Rifiuta poi di difendersi di fronte alla folla, e si arrampica da solo sulla catasta pronta per il rogo. Non vuole che lo leghino. Verrà poi ucciso con la spada. E’ il 23 febbraio 155, verso le due del pomeriggio. Lo sappiamo dal Martyrium Polycarpi, scritto da un testimone oculare in quello stesso anno. E’ la prima opera cristiana dedicata unicamente al racconto del supplizio di un martire. E anzi è la prima a chiamare “martire” (testimone) chi muore per la fede.
Tra le lettere di Policarpo alle comunità cristiane vicine alla sua, si conserverà quella indirizzata ai Filippesi, in cui il vescovo ricorda la Passione di Cristo: "Egli sofferse per noi, affinché noi vivessimo in Lui. Dobbiamo quindi imitare la sua pazienza... Egli ci ha lasciato un modello nella sua persona". Policarpo quella pazienza l’ha imitata. Ed ha accolto e realizzato pure l’esortazione di Ignazio, che nella sua lettera prima del martirio gli scriveva: "Sta’ saldo come incudine sotto i colpi".

Come sacrificio gradevole e accetto


Quando il rogo fu pronto, Policarpo si spogliò di tutte le vesti e, sciolta la cintura, tentava anche di togliersi i calzari, cosa che prima non faceva, perché sempre tutti i fedeli andavano a gara a chi più celermente riuscisse a toccare il suo corpo. Anche prima del martirio era stato trattato con ogni rispetto, per i suoi santi costumi. Subito fu circondato di tutti gli strumenti che erano stati preparati per il suo rogo. Ma quando stavano per configgerlo con i chiodi disse: «Lasciatemi così: perché colui che mi dà la grazia di sopportare il fuoco mi concederà anche di rimanere immobile sul rogo senza la vostra precauzione dei chiodi». Quelli allora non lo confissero con i chiodi ma lo legarono.
Egli dunque, con le mani dietro la schiena e legato, come un bell'ariete scelto da un gregge numeroso, quale vittima accetta a Dio preparata per il sacrificio, levando gli occhi al cielo disse: «Signore, Dio onnipotente, Padre del tuo diletto e benedetto Figlio Gesù Cristo, per mezzo del quale ti abbiamo conosciuto; Dio degli Angeli e delle Virtù, di ogni creatura e di tutta la stirpe dei giusti che vivono al tuo cospetto: io ti benedico perché mi hai stimato degno in questo giorno e in quest'ora di partecipare, con tutti i martiri, al calice del tuo Cristo, per la risurrezione dell'anima e del corpo nella vita eterna, nell'incorruttibilità per mezzo dello Spirito Santo. Possa io oggi essere accolto con essi al tuo cospetto quale sacrificio ricco e gradito, così come tu, Dio senza inganno e verace, lo hai preparato e me l'hai fatto vedere in anticipo e ora l'hai adempiuto.
Per questo e per tutte le cose io ti lodo, ti benedico, ti glorifico insieme con l'eterno e celeste sacerdote Gesù Cristo, tuo diletto Figlio, per mezzo del quale a te e allo Spirito Santo sia gloria ora e nei secoli futuri. Amen». Dopo che ebbe pronunciato l'Amen e finito di pregare, gli addetti al rogo accesero il fuoco. Levatasi una grande fiammata, noi, a cui fu dato di scorgerlo perfettamente, vedemmo allora un miracolo e siamo stati conservati in vita per annunziare agli altri le cose che accaddero.
Il fuoco si dispose a forma di arco a volta come la vela di una nave gonfiata dal vento e avvolse il corpo del martire come una parete. Il corpo stava al centro di essa, ma non sembrava carne che bruciasse, bensì pane cotto oppure oro e argento reso incandescente. E noi sentimmo tanta soavità di profumo, come di incenso o di qualche altro aroma prezioso.
23/2/2009 07:10, posted by Mario in:


Dal libro di Qoèlet 2, 1-3. 12-26


Vanità dei piaceri e della sapienza umana Io ho detto in cuor mio: «Vieni, dunque, ti voglio mettere alla prova con la gioia: Gusta il piacere!». Ma ecco anche questo è vanità. Del riso ho detto: «Follia!» e della gioia: «A che giova?». Ho voluto soddisfare il mio corpo con il vino, con la pretesa di dedicarmi con la mente alla sapienza e di darmi alla follia, finché non scoprissi che cosa convenga agli uomini compiere sotto il cielo, nei giorni contati della loro vita. Ho considerato poi la sapienza, la follia e la stoltezza. «Che farà il successore del re? Ciò che è già stato fatto». Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre: Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Ma so anche che un'unica sorte è riservata a tutt'e due. Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora perché ho cercato d'esser saggio? Dov'è il vantaggio?». E ho concluso: «Anche questo è vanità». Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto. Ho preso in odio la vita, perché mi è sgradito quanto si fa sotto il sole. Ogni cosa infatti è vanità e un inseguire il vento. Ho preso in odio ogni lavoro da me fatto sotto il sole, perché dovrò lasciarlo al mio successore. E chi sa se questi sarà saggio o stolto? Eppure potrà disporre di tutto il mio lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza sotto il sole. Anche questo è vanità! Sono giunto al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica che avevo durato sotto il sole, perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura. Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità! Non c'è di meglio per l'uomo che mangiare e bere e godersela nelle sue fatiche; ma mi sono accorto che anche questo viene dalle mani di Dio. Difatti, chi può mangiare e godere senza di lui? Egli concede a chi gli è gradito sapienza, scienza e gioia, mentre al peccatore dà la pena di raccogliere e d'ammassare per colui che è gradito a Dio. Ma anche questo è vanità e un inseguire il vento!
23/2/2009 11:19, posted by Mario in:

+ Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù sceso dal monte e giunto presso i discepoli, li vide circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.
Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?”. Gli rispose uno della folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”. Egli allora, in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. E glielo portarono.
Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”. Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità”.
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”. E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”. Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.
Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli disse loro: “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”.

Parola del Signore

Lode a Te o Cristo


22/2/2009 05:49, posted by Mario in:

+ Dal Vangelo secondo Marco

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Parola del Signore

(Lode a Te o Cristo)


Quando il miracolo è il perdono

Il racconto del miracolo della guarigione del paralitico (Mc 2,1-12) non pone al centro dell'attenzione la potenza di Gesù che guarisce, ma la sua parola che afferma: «Figliolo, ti sono perdonati i peccati». La guarigione è in funzione della parola che perdona, ne è il segno e la prova. Gesù «vista la loro fede disse al paralitico: ti sono perdonati i peccati». Non: ti dono la salute. Ma: ti sono perdonati i peccati. La preoccupazione fondamentale di Gesù non è la guarigione, ma il perdono. Gesù ha guarito gli ammalati, ma non tutti: ha invece offerto a tutti la possibilità del perdono. Ha guarito gli ammalati, e questo significa che nel suo pensiero la malattia è qualcosa da vincere e che tutto l'uomo è chiamato alla salvezza. Ma non ha guarito tutti gli ammalati, e questo significa che i suoi gesti di guarigione sono semplicemente dei segni, compiuti per attirare l'attenzione su qualcosa di più profondo: il perdono, appunto. Si noti subito un altro particolare: in precedenza Gesù ha vietato a tutti di manifestare pubblicamente la sua messianità. Lo ha vietato allo spirito impuro, ai malati, al lebbroso. Ora invece è lui stesso che - davanti a tutti e incurante dello scandalo - proclama di essere «il Figlio dell'uomo che ha sulla terra il potere di perdonare i peccati». Proibisce che venga divulgata la sua messianità prima del tempo (cioè prima della passione), perché c'è il pericolo che essa venga equivocata. Ma questo pericolo non c'è per quanto riguarda la sua offerta di perdono: egli perdona sempre, e su questo non c'è pericolo di sbagliare.
Dopo queste brevi osservazioni è bene stringere più da vicino l'affermazione centrale: «Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati». Quale potere? Che significa perdonare i peccati? Hanno ragione gli scribi di pensare che soltanto Dio può perdonare i peccati. E questo non solo perché Dio è l'offeso e dunque spetta a Lui perdonare. Ma anche - e soprattutto - perché perdonare i peccati (così pensa la Bibbia) non significa semplicemente dimenticare i peccati, passarci sopra, bensì «strappare» l'uomo al peccato, e questo è un miracolo che solo la potenza divina è in grado di compiere. La Bibbia è convinta che il peccato è profondamente radicato nel cuore dell'uomo, al punto che l'uomo non può da solo scrollarselo di dosso. È perciò indispensabile una mutazione radicale da parte di Dio, una vera e propria rigenerazione nello Spirito: nel perdono dei peccati non è soltanto in gioco la bontà di Dio, ma ancor prima la sua potenza.

(Don Bruno)
21/2/2009 07:09, posted by Mario in:
Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Parola del Signore

(Lode a Te o Cristo)

La sopportazione di Don Giovanni

Sopportare è una parola che non è per nulla simpatica. Quando si dice che una cosa si sopporta, e ancor di più quando si dice di sopportare una persona, sicuramente non si afferma nulla di piacevole.
La sopportazione indica sempre un qualcosa di negativo che richiama fatica e uso massiccio di buona volontà.
Non si vorrebbe mai dover sopportare nessuno, specialmente se è qualcuno che ci sta vicino a lungo o con il quale condividiamo parte della vita (in famiglia, tra gli amici o nel lavoro…). Tanto meno vorremmo esser oggetto di sopportazione. E’ brutto rendersi conto che da un po’ di tempo qualcuno che ci sta accanto in realtà a fatica ci sopporta.
Eppure la parola “sopportazione” nasconde qualcosa di positivo che il Vangelo di questa domenica mi ha fatto riscoprire.
E’ curiosa la dinamica del racconto della guarigione di questo malato che, non potendosi muovere da solo, è portato fin sul tetto e poi da li calato davanti a Colui che lo può guarire.
Senza l’intervento deciso e tenace di questi amici il paralitico non avrebbe incontrato la sua guarigione. L’evangelista infatti sottolinea che è proprio a motivo di questa loro azione che Gesù decide di guarire il malato.
Possiamo dire che questo paralitico è “sopportato” dai suoi amici. Essi portano il peso della sua malattia, se ne prendono concretamente il peso e si caricano di tutte le conseguenze della sua infermità, facendo al suo posto quello che lui non riesce a fare.
Questa è vera “sopportazione” in senso pienamente ecvangelico: farsi carico dei pesi del prossimo, siano essi pesi fisici che anche morali e spirituali.
Quante volte ci rendiamo conto che chi ci sta vicino, e che ci risulta “pesante” e da “sopportare”, in realtà è così perché in difficoltà interiore o perché segnato da problematiche concrete e fisiche che lo rendono difficile e triste. Sopportare non è dunque solamente un’azione passiva di resistenza, ma è anche amore concreto e puro. Sopportare l’altro è cercare di capire le ragioni della sua difficoltà senza lasciarsi condizionare dal giudizio.
Sopportare in senso evangelico è anche far in modo che l’altro esca della sue pesantezze, aiutandolo a superare il più possibile i motivi che lo rendono così.

Sopportare è molto simile alla parola “supportare”, e qui davvero arriviamo al significato più positivo della “sopportazione evangelica”.
Supportare è la stessa azione della tifoseria di una squadra che ha proprio nei “supporter” uno dei punti di forza, perché danno coraggio e motivazioni per combattere e vincere la competizione contro l’avversario.
Lo stesso vale, alla fin fine, nelle relazioni personali. Supportare chi si trova nella difficoltà e chi si trova “depresso” nelle proprie problematiche fisiche e interiori, significa dare coraggio e speranza attraverso l’amicizia e l’aiuto concreto.
Sappiamo bene che per crescere e migliorare nel corso della vita, non basta la sola buona volontà individuale, ma occorre anche avere persone accanto che ci fanno coraggio e che ci aiutano a veder quei piccoli passi positivi che da soli non vediamo, specialmente quando siamo presi dal pessimismo dei nostri fallimenti.
Gesù è venuto a sopportare l’umanità, cioè a portarne i pesi fisici e morali.
Gesù è venuto anche a “supportare” l’uomo. Con la sua umanità infatti ci ha fatto capire che anche noi, pur segnati da egoismi personali e da tutti i limiti della nostra umanità fragile, possiamo lo stesso amare e migliorare il mondo. Gesù vede in questi uomini che gli portano il paralitico calato dal tetto un segno di fede. In questo modo il Vangelo ci incoraggia, anzi ci “supporta” nella nostra continua ricerca di amare di più e nella ricerca di vivere da veri cristiani.


21/2/2009 12:09, posted by Mario in:
Così dice il Signore:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi.
Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe;
anzi ti sei stancato di me, o Israele.
Tu mi hai dato molestia con i peccati,
mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso,
e non ricordo più i tuoi peccati».

Parola di Dio

(Rendiamo grazie a Dio)
20/2/2009 06:15, posted by Mario in:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. [36]Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. [37]Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, [38]perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. [39]E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno. [40]Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno».
(Gio 6,36)

Riflessione personale

Signore ti prego per Don Michele che hai chiamato a te. Ti ringrazio per avercelo donato. Ha portato tante anime a Te e adesso da lassù intercede ancora per noi. Egli ti ha servito tutta la vita e la mia gratitudine è grande. Ricordo alcune sue omelie, toccanti, una volta la fece tutta in forma di preghiera. Sapeva coinvolgerci tutti nel cammino di Fede e riusciva a portare a Te, tantissime persone: dai giovani agli anziani.
Dava spazio ai laici di potersi impegnare liberamente e sono sorte diverse vocazioni nella Parrocchia di San Ciro: sia sacerdotali, sia missionarie, oppure di gruppi di preghiera e catechisti.
Ti prego per Lui o Signore: il seme che ha gettato nella Parrocchia produca frutti abbondanti!
Lui, ci ha solo anticipato in Paradiso, perché li tu vuoi che saremo nuovamente tutti insieme in una grande famiglia con Te, o Dio, per sempre. Questo è un incitamento a vivere sempre meglio il Vangelo. Si, o Gesù, perché il Pane di Vita sia il nostro nutrimento abbondante. Adesso che si avvicina la Quaresima, fa o Signore, che ci nutriamo di Te e della tua Parola abbondantemente....che cresciamo in questo cammino di Fede e di Carità, come Don Michele ci invogliava e ci incitava a farlo sempre di più, passo dopo passo.
Questo cammino di vita ci fa crescere nell'amore, nella carità vera, nella Fede e nella Speranza. Una Parrocchia dove tutti siano a servizio del prossimo, e nell'altro si veda Te: un cammino che Don Michele cercava di portare avanti e io assaporavo questo....sapevo che le nostre energie spese per te, nonostante le prove, sono tutte fruttuose...ogni sacrificio per te è un seme di pace; la forza dell'amore "non si esaurisce" (come diceva Don Michele), cioè tutto quello che facciamo per Te lo usi sempre e altre anime ne sono ristorate.
Don Michele mi dava dei buoni consigli, ma quando voleva consigliarci qualcosa lo faceva essenzialmente attraverso l'omelia.
La Santa Messa: li è Gesù che ci illumina, ci purifica, ci salva, ci converte. Li Tu compi il più grande miracolo o Signore: una rinascita, un cambiamento di mentalità. di atteggiamenti, di vedute....si, con te o Signore, c'è una vita nuova, più bella e gioiosa.
La carità è questa!
E Don Michele me l'ha mostrato...
Potevo tranquillamente venire dinanzi al Tabernacolo e sostare li quando volevo anche quando la Chiesa era chiusa. Don Michele mi faceva rimanere e mi diceva: "Ricordati, quando esci, di chiudere la porta"
Ed io potevo rimanere accanto a Te in adorazione, Signore e Tu mi parlavi. Era il momento della giornata più importante per me: stare vicino a Te, nutrirmi di Te.
Non importa se altri giovani uscivano per il corso...a me importava restare con Te....Tu mi parlavi e mi dicevi tutto.
Stare in compagnia del Signore vale più che stare altrove: questo era ciò che desideravo.
Sei Tu che agisci nella storia e usi poche persone per avvicinare a Te numerose altre.
Così hai fatto con Don Michele e quante cose ho imparato andando nella sua Parrocchia e aiutandolo durante la Messa con i canti o le letture. Si, la Messa va partecipata, perché la Santa Messa è un momento vivo in cui Tu ti offri totalmente a noi e quanto più siamo ben disposti e partecipi tanto più traiamo frutti dalla Celebrazione Eucaristica.
La Messa è la forza della giornata.
Quando andammo in Germania e venne Don Michele, nonostante la sua età, un giorno ci fece fermare e preparare la Santa Messa in una Stazione di Servizio in Svizzera, su un giardino dietro l'autogrill, perché disse che non potevamo restare senza di te durante il giorno ed è vero. La forza l'ho sempre attinta da Te, Gesù.
La forza per affrontare i sacrifici del giorno io l'ho sempre trovata nel Santissimo Sacramento dell'Eucarestia.
E' dall'Eucarestia che parte tutto e se nel mondo non ci fosse per un giorno una Santa Messa - come diceva Padre Pio - il mondo non durerebbe nemmeno due giorni.
Sei Tu che hai agito attraverso di lui e chi obbedisce ai sacerdoti obbedisce a Te.
Ti prego per lui Signore...perché voglio ascoltarti....perché voglio ascoltarlo...e provo anche una grande speranza, quella di essere tutti insieme una grande famiglia in Paradiso perché il bene fatto e vissuto qui lo ritroveremo lassù, con Te.

Grazie Gesù

Grazie di tutto Signore.
20/2/2009 02:04, posted by Mario in:

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi”.
E diceva loro: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”.

Parola del Signore

(Lode a Te o Cristo)

 

Col digiuno si possono fermare tutte le guerre

 

La richiesta del digiuno a pane e acqua due volte alla settimana, il mercoledì e il venerdì, è forse il messaggio che nella sua concretezza colpisce di più i seguaci della Gospa ["Madonna" in croato; N.d.R.]. Ho conosciuto numerose persone iniziare questo tipo di digiuno molto esigente, anche se solo una parte ha poi perseverato. Le tre corone quotidiane del Rosario e il digiuno bisettimanale appartengono ai buoni propositi di molti pellegrini al ritorno da Medjugorje.

La "Regina della pace" attribuisce un grandissimo valore a questa forma penitenziale, purché venga fatta non per abitudine, ma per amore verso di Lei e verso Gesù. Ha impressionato molto quel messaggio dove si afferma che col digiuno è possibile fermare persino le guerre, per quanto violente esse siano. Non vi è dubbio che l’adesione di molte anime generose a questo invito abbia dato un contributo essenziale per porre fine alla tremenda carneficina causata dalla guerra nella ex-Jugoslavia.

Molti si chiederanno la ragione per cui il digiuno è così importante. Innanzitutto va detto che la Madonna non propone qualcosa di assolutamente nuovo. Il digiuno a pane e acqua tutti i Mercoledì e i Venerdì di Avvento e di Quaresima appartiene alla tradizione monastica. La Madonna l’ha ripresa, proponendola a tutti e nell’arco dell’intero anno. E’ tipico della Madonna rinverdire tradizioni spirituali cadute in disuso presso il popolo di Dio.

Quanto la Regina della pace tenga al digiuno lo dimostra anche quel messaggio dove precisa che non bisogna scoraggiarsi se qualche volta, specie all’inizio, si prova qualche disagio fisico. Le persone sane devono perseverare con una volontà forte e determinata. D’altra parte, non dobbiamo dimenticare che il pane e l’acqua sono un alimento che nutre e fortifica. Le persone malate sono anch’esse invitate alla penitenza, rinunciando a qualche cosa che a loro piace di più.

Mi pare chiaro che, invitando a questa forma di digiuno, la Madonna voglia innanzitutto sottolineare il valore della penitenza nella vita cristiana. Il combattimento spirituale ci vede fatalmente soccombenti se la nostra volontà non si è allenata con le mortificazioni e le rinunce quotidiane. Nella società dei consumi il digiuno proposto dalla Gospa prepara il cuore a staccarsi dal mondo, in tutto ciò che esso ha di seducente e di peccaminoso. Va anche sottolineato che il pane e l’acqua sono un richiamo a nutrirci di quegli alimenti spirituali così necessari che sono l’Eucaristia e la Grazia dello Spirito Santo.

Tuttavia il digiuno proposto a Medjugorje, per essere compreso, va collocato in un contesto più vasto. Infatti, la Madonna non chiede soltanto il digiuno della gola, ma anche quello degli occhi ("Spegnete il televisore!"), quello della lingua e delle orecchie ("Smettete con i pettego1ezzi!"), quello della gola spirituale (la ricerca di segni e di messaggi). Chiede piccoli sacrifici, fioretti, mortificazioni. Tutto questo è orientato verso la rinuncia che lei desidera da tutti noi, che è la rinuncia al peccato.

In questa luce il digiuno a pane e acqua ha indubbiamente un valore di espiazione per i peccati del mondo e di intercessione per ottenere grazie straordinarie, in modo particolare la conversione dei peccatori. Ma ha anche un grande valore sul piano personale, perché aiuta a sradicare i vizi capitali della gola e della lussuria e fortifica la volontà nella lotta al peccato, preparando le vittorie nel combattimento spirituale.

 

Tratto dal libro di Padre Livio Fanzaga "Vicka parla ai giovani e alle famiglie", editrice Shalom

 



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