Riflessioni in technicolor

29/7/2010

CONCERTO allo Zuckermann - G.B. RIGON direttore - A. SEROVA viola

Mercoledì 28 Luglio 2010 - h.21.00 - Palazzo Zuckermann - Padova

Orchestra di Padova e del Veneto

Giovanni Battista Rigon direttore

Anna Serova viola

 

Se il 14 luglio diretto dall'imperturbabile bacchetta di Carlo Goldstein che sul podio appariva  in..condizionato rispetto al caldo sconvolgente,  Andrea  Bacchetti a causa dell’afa, fazzoletto bianco a portata di piano, sembrava liquefarsi sopra i tasti del pianoforte, anch’essi se non sciolti certamente scivolosi tanto che una passatina l’ha data anche a loro.  E se Olaf John Laneri ha trovato la tastiera più asciutta il 21 approfittando però delle pause per tamponare anche lui la madida fronte, ad Anna Serova, per via del clima, ieri sera è andata meglio.

Per fortuna il suo spartito era ben fissato al leggio con apposite mollette poiché, temperatura mite ma tempo imprevedibile,  quando il vento ha soffiato quasi volesse suonarci qualcosa anche lui, alcuni spartiti dell’orchestra di fiati hanno preso il volo. Grazie al cielo si è trattato di un piccolo spostamento che ha consentito un rapido recupero, il loro ricollocamento ed un più energico fissaggio. Pensare che il volo delle note con lancio è un simbolo di protesta quando non diventa anche  gesto scenico di una performance. Qui invece, di scena, piuttosto un colpo…

E a volte sembravano colpi, o meglio stoccate, i movimenti decisi dell’archetto della bella e brava Serova che impugnando  la sua viola e assumendo a tratti la postura di una schermitrice infondeva tutta la sua energia e il suo talento nell’interpretazione del programma.

In abito elegante rosso porpora, con il volto che assecondando il tema e la tensione mostrava un’espressione ora distesa ora contratta, adornato da lunghi capelli biondi fissati ai lati in un’acconciatura infantile la Serova appariva in sequenze alternate una bambina dolce ed ingenua, perfino sorpresa, o una donna intensa e tenace, sapiente conduttrice. In entrambe queste sembianze espressive una grande musicista ed interprete.

 

Per quanto riguarda il M° Giovanni Battista Rigon direi che per il suo evidente senso e piacere del ritmo e del movimento, non l’ ha solo diretta l’orchestra; l’ha assolutamente danzata.

 

La Serenata per archi in mi maggiore op. 22 di Antonin Dvorak, che Rigon deve amare molto, si è a tratti trasformata in una sorta di mare ondeggiante, in cui la musica suonata dall’Orchestra di Padova e del Veneto e da lui diretta per l’occasione, si lasciava cullare in esuberanti sussulti e più lenti rollii. Impeto, calma, ripresa. Movimenti che l’Orchestra con al timone Rigon ha saputo cogliere e trasmettere trasportando il pubblico in una coinvolgente e maestosa traversata musicale.

 

Essere poi molto cortesemente accompagnati all’auto dal M° Rigon e da Sonig Tchakerian  (celebre violinista e sua consorte), direi che…non ha prezzo. E per questo e per il resto, c’è...Musica.

 

 

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29/6/2010

CONCORSO CATTURANDI SU FACEBOOK. "TERRA BRUCIATA"

Concorso letterario: CATTURANDI - Dario Flaccovio Editore 

IL CONCORSO:

1)Il racconto, inedito e in italiano, non dovrà superare le 3000 battute (compresi gli spazi).
2) La scrittura deve essere in prima persona.
3) Il tempo da utilizzare è il presente, in modo da descrivere al meglio le sensazioni che accompagnano l’azione di un poliziotto della sezione Catturandi.

Immedesimatevi nella storia di un uomo delle forze dell’ordine che lavora alla Catturandi e date libero sfogo alla vostra capacità di descrivere i “vostri” sentimenti e le “vostre” emozioni in quegli istanti di tensione che precedono la cattura di un boss.
Cosa sente un uomo che sta dalla parte della legge sapendo di rischiare la vita per stanare un pericolosissimo latitante?
Che succede nel cuore di una persona che sa di essere a pochi secondi dall’affrontare faccia a faccia un esponente di una tra le organizzazioni criminali più potenti al mondo?
Raccontateci tutto questo.

Qui

IL CONCORSO E' UFFICIALMENTE CHIUSO DAL 31 MARZO 2009

 

 

"TERRA BRUCIATA"

di Nicoletta Salata

(Ph. James Oliver)

Conclusa l’indagine. Siamo pronti ad intervenire. Sappiamo che ti nascondi in una radura alla periferia del paese. Hai trovato rifugio nella boscaglia impenetrabile, oltre i campi di granoturco e i vigneti, là dove la campagna apparentemente distesa e placida sfuma in un intricato viluppo di zolle incolte e fronde selvagge.
Sappiamo che ora ti trovi in una stamberga diroccata disseminata nella macchia, in attesa che i tuoi ti trasferiscano, questione di ore, in un nascondiglio meno impervio. Come una bestia reietta e spaventata che si è mimetizzata tra arbusti ed intricati anfratti, sei lì. Ma noi ti abbiamo fiutato. E tra pochi minuti sarai stanato e in trappola. Pregusto la visione di questa solida rete costituita da analisi, appostamenti, intercettazioni che finalmente lanceremo su di te e che ti si tesserà tutt’intorno, più fitta e vischiosa di un’ invisibile ragnatela.
Ma il fine non è predare; è fare giustizia.
La zona è circondata, la luce del tardo pomeriggio si sta attenuando; accorta e attenta alla minima vibrazione, scorgo ogni filo d’erba, ogni cespuglio e rovo che inconsapevolmente sta celando complice, la tua latitanza.
Più ci avviciniamo e più sappiamo che avvertirai il rumore dei passi, il fruscio degli sterpi, il nostro respiro che, nonostante il rigido allenamento alla compostezza, si fa più affannoso.
L’emotività rivela spesso qualche lieve segno di cedimento quando si è a pochi metri dal bersaglio. Ma ci si ricompone fulminei in quella disciplina e in quel controllo indispensabili per portare a buon fine una missione.
Respiro profondamente un’ultima volta e oltre all’odore di umido terreno selvatico mi sembra di percepire un sentore di intrusa presenza umana. Nel momento dell’impatto i sensi sono più acuti e protesi al massimo, per riconoscere ogni elemento calcolato e scorgere in anticipo qualsiasi imprevisto.
Una sagoma scura dalla forma ancora vaga mi appare. Avanzo calma e rassicurata dalla mia squadra che mi fa da copertura; scatto adrenalinica e per necessità quasi ferina quando intravedo le tue fattezze, che in mezzo a questo fatiscente e lurido scenario mostrano l’animale malvagio e sanguinario che sei.
Ti ho di fronte. Ogni volta che ho arrestato qualcuno l’ho guardato negli occhi e mi sono domandata dove fosse, oltre lo sguardo e nell’anima, il seme di una più umana presenza. Che per qualche ragione guastatosi aveva poi generato erbacce e marciume.
Ma di te non me lo sto chiedendo, quasi sapessi che qualsiasi seme abbia tentato d’interrarsi in te per vegetare e germogliare il bene, è stato divorato da una crudeltà che, ancor prima di dischiudersi, ti aveva già infestato.
Ricordo che mio padre per dissuadermi dall’arruolarmi in questa squadra, mi ripeteva alludendo alla mia passione per fiori e piante: “resta in giardino, non addentrarti nella sterpaglia”.
Ma io testarda volevo estirpare, sradicare, ripulire.
Ora che ti ho preso, e ti ho in pugno come un’infestante zolla dissodata, respira meglio questa mia terra.

(24 marzo 2009 alle ore 13.52)

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22/11/2009

OBAMA IN CINA. LIU BOLIN GLI DA' FUOCO.

Nella sua tre giorni in Cina, Obama è stato accolto ed acclamato in svariate situazioni. Artisticamente parlando ha ricevuto, ancora prima di arrivare il 16 novembre, un insolito welcome nei giorni precedenti.

Lui, l’artista cinese autore dell’opera, sostiene che si tratta di un tributo. Dare fuoco al busto di Obama, è infatti per Liu Bolin la metafora dell’energia che il nuovo presidente americano ha dispensato nel mondo.

Sarà…ma per esprimere questo concetto poteva anche pensare di illuminarlo come fanno gli inglesi con Harrod’s a Natale o i francesi con la Tour Eiffel a Capodanno. O trasformarlo in perenne luminaria come appare la giocolandiera Las Vegas per 365 giorni, night and day.

Lui ha preferito le fiamme, che se non distruggono (la statua è in bronzo) certamente rendono quanto meno i paraggi, incandescenti. C’è almeno un vantaggio, che nel caso di Obama è inversamente provvidenziale: non c’è pericolo che le opere si affumichino annerendosi, sono già scure all’origine!

E poi Liu Bolin per il fuoco ha una passione. Tra figure messe al muro

e altre mimetizzate nello spazio,

gli scappa sempre di metterne qualcuna al rogo.

Insomma, per Obama, un benvenuto davvero caloroso!

 

Obama quiqui e qui.

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18/11/2009

STREAKS di CHRISTOPHER SABBATINI

Per mostrare come il mondo della danza sia di…casa alla MaisonSabbatini, pubblico questo emozionante video, realizzato dal fotografo  Christopher Sabbatini (nella foto, figlio di Alfredo) attingendo ai 3.700 fotogrammi facenti parte di un servizio fotografico del padre.

E’ di una bellezza a volte cupa, sotterranea, semi celata: come se anche in un buio ricercato, probabilmente come garanzia di riservatezza e protezione poichè nasconde, apparisse universalmente sempre il bisogno, la ricerca e la speranza di dialogo, di luce, di vita. Una frenesia psichedelica che infrange con il suo ritmo i momenti di calma: due stati differenti, due approcci opposti, alterazione e ridimensionamento in cui i corpi però sono, e restano, movimento e luce.

Apparire e scomparire in sequenze rapidissime, dialogare con le tenebre.  Opporsi al buio in strisce di luce che così appaiono nitide e più luminose.

I corpi, figure nell'ombra enfatizzate dal contrasto tra il chiaro-scuro, non sono più solo forme umane ma idee materializzate, emozioni visibili, sentimenti rilucenti.

I movimenti sono azioni espressive dell'anima.

Soffermarsi al minuto 2.39', in cui la figura sembra raccogliersi rapidamente in sé stessa in un accartocciamento che non è chiusura, ma interiorizzazione prima di un nuovo slancio.

E' questo ciò che provo guardando questo video.

Bellissimo!

 

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18/11/2009

MAISON SABBATINI AD ARTE PADOVA

Tra gli stand che espongono tele dipinte ad ogni angolo e parete, in un effetto a volte  di caleidoscopico frastuono di colori, la MaisonSabbatini sembra una sorta di pecora nera della Fiera. Niente colore e niente pennelli: quel che espone sono fotografie e tutto è rigorosamente in bianco e nero. Questa Maison ovviamente non è un atelier di moda ma di grazia nel suo accarezzare il mondo della danza, di eleganza nello stile dei suoi lavori, di raffinatezza nell’accurata scelta delle immagini, ne produce parecchia. Il folder della MaisonSabbatini che illustra anche i servizi offerti e lo stesso sito, denotano questa attitudine.

Del resto se Alfredo Sabbatini è principalmente un fotografo, che ha però spaziato e tutt’ora si muove in vari ambiti artistici (nel suo blog la biografia) va detto che negli anni ’60/’70 sua madre è stata una affermata stilista di moda e si può quindi supporre che anche in casa, tra disegni, colori e tessuti si respirasse più l’arte…che il profumo del sugo. A 17 anni aveva già effettuato  in America il suo primo coast to coast, naturalmente con l’inseparabile attrezzatura fotografica.

Ad ArtePadova (13-16 novembre '09) è stato presentato l’ultimo lavoro “Impatto Frontale”, una serie di foto in b/n il cui senso è così descritto: "Impatto frontale nasce dal bisogno di rompere. Rompere quella bellezza che tanto ci ossessiona e che ci rende fragili. Nasce dalla necessità di urlare. Urlare la rabbia per la raggiunta consapevolezza. Niente più scuse, abbandonare l’ipocrisia e tuffarci nelle verità. Nasce dal disperato bisogno di amore. Gli ostacoli veri, pericolosi, mortali…non si vedono.Mai".

Non sorprenda quindi se rispetto ad altri lavori (cito lo splendido “Petrolio” - video e foto del 2007- con Gheorghe Iancu, il famoso ballerino-coreografo altero e severo che presenzia ad Amici, per intenderci con i DeFilippi...dipendenti), queste foto esprimono dal mio punto di vista, non un’estetica di perfezione ma smorfie e ammaccature, dunque un’apparente disarmonia. In realtà anche nell’impatto, forte ed inatteso,  si vengono a creare e definire “forme” intense, ricche ed espressive, quasi che de-formare l’essere servisse a restituirgli la sua verità. Ciò che è ruvido e spigoloso, più nel senso dell’ effetto interiore che del suo involucro, qui sembra assumere una sua distensione, una sorta di adattamento, che non significa adeguarsi conformandosi all’ostacolo ma sbattere su di esso (e le foto fissano questo istante) per poi rimodellarsi.

E non stupisca nel video la modalità schietta e diretta (niente capricci e niente impicci!) della descrizione dello strano ed inusuale indicatore-bussola; se Impatto Frontale dev’essere, Frontale Impatto sia.

Per mostrare come il mondo della danza sia di…casa alla Maison vai all’articolo successivo qui.

 

 

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15/11/2009

FIERA ARTE PADOVA 2009: dal...colossneon al…berluscones marinus

20° Fiera Arte Padova (13-16 novembre 2009)

Tra le opere esposte che ho fotografato:

 

(Marco Lodola)

(fa un po' Arcimboldo!)

(Paola Pezzi - bandiera Australia)

(Pat Edwards)

(Francesco Bruscia)

(Rabarama)

(Omar Ronda)

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15/11/2009

FIERA ARTE PADOVA 2009: MARYLIN PER SEMPRE

Rapido tour alla 20° edizione di Arte Padova (13-16 novembre 2009): due padiglioni, 130 stand tra Gallerie e Studi d’Arte, esposte opere di numerosi artisti tra cui Afro, Arman, Baj, Balla, Burri, Carrà, Chagall, Christo, De Chirico, De Pisis, Fontana, Guttuso, Hartung, Klee, Magritte, Matta, Morandi, Picasso, Rosai, Rotella, Schifano, Sironi, Tamburi, Wharol ecc…

Partendo dal soggetto segnalo alcune opere che ho fotografato, che ispirandosi all’intramontabile mito di Marylin Monroe la raffigurano, con tecniche diverse, così:

(Dario Brevi)

(Enzo Fiore)

(Francesco Bruscia)

(Trapunta fine anni '50 - Marzotto)

(Omar Ronda)

(Mimmo Rotella)

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14/11/2009

LE PERSONE VERE...

 

 

 

Le persone vere hanno il coraggio delle proprie idee, senza le quali sanno di non essere nulla..
Le persone vere combattono per ciò in cui credono con le unghie e con i denti, anche se per il resto del mondo la loro è una battaglia persa..
Le persone vere sono come la leonessa con i suoi cuccioli, mai permetterebbero che ciò in cui credono venisse sbranato dal branco..
Le persone vere si arrabbiano, puntano i piedi, a volte urlano, fanno della diplomazia carta straccia, perchè stanno difendendo ciò che hanno nel sangue: onestà, lealtà, sincerità..e ciò che è sanguigno a volte arriva ad infiammarle fino a farle esplodere...
Le persone vere si alzano al mattino e ciò che vedono nello specchio è la loro anima, ancor prima del loro viso..
Le persone vere non nascondono i propri difetti, non negano i propri limiti, non si vergognano delle proprie debolezze, ma ti dicono " Eccomi io sono qui...cerca di amarmi per quello che sono e in cambio ne avrai solo verità"...
Le persone vere commettono infiniti errori, ma sanno chinare il capo e chiedere scusa..
Le persone vere, se ferite, pretendono che tu chieda loro scusa..
Le persone vere non usano i soldi per comprarti, ma ti regalano il loro cuore e attendono, felici di aver donato...
Le persone vere non hanno paura di cambiare opinione, ma pretendono che tu dimostri loro che sei altrettanto vero...
Le persone vere girano nude, non temono di esporre la loro anima e il loro cuore alle intemperie della vita..
Le persone vere sanno piangere e ridere come fanciulli anche in veneranda età...
Le persone vere gioiscono del sorriso di un bimbo e piangono per il tradimento di un amico..
Le persone vere sanno abbracciare, dire "Ti voglio bene", amare, ma anche odiare con tutto se stessi perchè è la verità dei sentimenti la loro essenza....
Le persone vere, però poi perdonano, perchè hanno imparato ad essere indulgenti con se stessi ancor prima che con gli altri....
Le persone vere sono facili prede, vittime ignare di chi fa della falsità la sua ragione di vivere...ma i perdenti non sono mai loro, bensì chi vero non è...
Le persone vere sono maledettamente scomode....non indossano maschere, ma riescono a vedere al di là della tua.....

 

 

(Testo di Sabrina Bianchi - 11 novembre '09)

 

 

Belle parole. Nel post La Maschera una mia antecedente riflessione.

 

 

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11/11/2009

ROMY SCHNEIDER DALL'ENFER DI CLOUZOT

Per i cinefili, nonché amanti del cinema francese, nonché  ammiratori di Romy Schneider, esce oggi nelle sale cinematografiche francesi una pellicola davvero speciale.

Si tratta del documentario di Serge Bromberg e Ruxandra Medrea “L'enfer d' Henri-Georges Clouzot”.

La  particolarità dell’evento consiste nel fatto che il soggetto è “L’enfer”, ovvero il  film del grande e pluripremiato regista francese H.G. Clouzot (1907-1977) di cui nel 1964 egli girò soltanto una parte e rimasto quindi incompiuto.

Il film, protagonisti la Schneider venticinquenne e Serge Reggiani, avrebbe dovuto raccontare  il dramma di un uomo posseduto dal demone della gelosia nei confronti della sua donna.

Nel luglio del 1964 Clouzot girò per due settimane ma poi si verificarono alcuni eventi che imposero l’interruzione delle riprese: tensioni che finirono con l’esasperare la troupe e portarono Reggiani ad abbandonare il set. L’eccessiva ricerca della perfezione finì per alienare lo stesso regista che accusò infatti un improvviso infarto e anche per ragioni di salute dovette pertanto interrompere il suo lavoro. La messa in scena di un’ ossessione in un film il cui intento era quello di fare penetrare lo spettatore nel delirio del protagonista,  sembrò rivoltarglisi contro come un boomerang, come se egli stesso fosse precipitato in una follia.

Il film verrà abbandonato, anche se nel 1994 Claude Chabrol realizzò una sua interpretazione de L’Enfer con protagonista femminile Emmanuelle Béart (che ha recitato anche in un altro L’Enfer - quello di Danis Tanovic del 2005, che però non c’entra nulla, strano ma vero!)

 

Centottantacinque bobine, quindici ore di immagini prive di sonoro (sono state ingaggiate alcune persone che leggono i movimenti delle labbra ma non sono riuscite a comprendere i dialoghi) non montate e mai viste prima. Bromberg è riuscito ad avere il permesso di visionarle ed utilizzarle (in ottimo stato, erano conservate dal 1974 presso l’archivio del CNC, non si è reso necessario quindi alcun restauro, solo interventi sul colore) grazie ad una provvidenziale permanenza in un ascensore bloccato per due ore (!!) con la vedova di Clouzot, Inés, la quale più volte sollecitata negli anni passati non aveva mai acconsentito all’autorizzazione.

Quando Bromberg ha visto il materiale è rimasto stupito ed affascinato, soprattutto dalla bellezza e dalla sensualità di Romy, alla quale è dedicato in contemporanea anche un libro “Romy dans l’Enfer” (ed. Albin Michel) che raggruppa le sue bellissime immagini e racconta  questo progetto insolito che ha trasformato un naufragio cinematografico in un documentario certamente magnifico.

Dopo tanti anni di buio ritorna in vita questo film enigmatico di un regista appassionato del genere poliziesco e della suspence che sosteneva, tra l'altro, che  “il peggiore dolore è la mancanza di amore e la disperazione”.

Buona visione!

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8/11/2009

PIROSO (ndp), TRA SAKAMOTO E ALLEVI

Se due settimane fa (23 ottobre) a “ndp” (niente di personale) su La7, Antonello Piroso ha certamente sorpreso i telespettatori ospitando il grande Ryuichi Sakamoto (in realtà il più stupito sembrava proprio l’artista, nel senso che spiccava la sua riservatezza e una sorta di estraneità), a distanza di due settimane ecco che fa il bis con il genere pianista genialoide e propone il nostrano Giovanni Allevi (6 novembre).

Da un lato è vero che entrambi avevano in corso qualcosa da promuovere: la sua tournée italiana il nipponico e il suo dvd l’ascolano. Ma al di là di questa regola che spesso motiva le ospitate degli artisti in tv (giustamente), sono comunque occasioni per ascoltare un po’ di musica suonata dal vivo e anche per apprendere qualche aspetto della biografia e personalità dell’ospite attraverso le sue stesse parole.

Di Sakamoto si è saputo gran poco; forse il tempo era scaduto, forse non era previsto, più facilmente Ryuichi è un artista poco avvezzo alla promozione-divulgazione  di se stesso. S’intuisce che la sua profondità e la sua ricerca sono concentrate quasi severamente, nel senso di un rigore diffuso che si percepisce, sulla musica. E anche questo fa di lui un musicista, sia nella veste di compositore che esecutore, particolare: uno sperimentatore che spazia elegantemente dalla musica più “classica” a quella d’avanguardia passando attraverso l’elettronica, sempre stretto, direi abbracciato con intenso sentimento, alla musica con la M maiuscola. Intesa cioè come Musa ispiratrice di vita e forse perfino mezzo eletto per comprenderla. Quasi che creare melodie e poi suonarle divenisse per lui un’ esperienza esistenziale.

 

 

Allevi ha sempre detto invece che è la musica ad impadronirsi di lui, che in un attimo gli arrivano le note e che all’improvviso si ritrova, possiamo dedurre, la testa piena di suoni e accordi. E’ la Musa quindi che esige di essere espressa ed ascoltata.

Solito look ricciolone, t-shirt nera, jeans scuro, occhiale pesante e quello spirito tra l’euforico e l’evanescente più alterato del solito (forse a causa della sua parodia piuttosto beffarda - ad opera di Checco Zelone - trasmessa tra l’esecuzione e l’intervista), Allevi rientra in patria dopo una trasferta negli USA dove ha suonato tra l’altro sia  alla Carnegie Hall di New York che al Blue Note.

Dopo aver suonato con l’evidente intento di mostrare anche il suo virtuosismo (più volte l’inquadratura sulle mani fa pensare ai famosi ed indimenticabili primi piani alla Leone), chiacchiera poi con Piroso raccontando tra l’altro il suo primo e secondo incontro con il maestro Muti. Che da un tavolo da pranzo è partito e ad un tavolo da cena è arrivato. Ma se Allevi nella veste di cameriere vide in passato il suo cd dimenticato da Muti sul tavolo, diversi anni dopo, grazie alla di lui moglie che si premurò di  prenderlo, poté finalmente gioire per la compiuta missione.

 

(Qui e qui l'intervista).

D’obbligo per Piroso mostrare il dvd (relativo al grandioso concerto in Arena dell’1 settembre) e il libro La musica in testa.

Piroso cita poi un articolo di Repubblica che evidenzia una sorta di boom dei pianisti.

Sarà che il piano affolla da tempo la mia cd-teca, fatto sta che sabato da Ricordi ho scelto la chitarra: Giovanni Baglioni “Anima Meccanica”, il cui padre Claudio è stato ospite anche lui qualche puntata fa a ndp.

Ascoltato con scarsa attenzione una volta. Ancora non so dire se queste corde possano deliziare quanto i tasti. Difficile se si tratta della testa di Allevi, quasi impossibile se a suonare è l'anima di Sakamoto.

 

 

(Post Allevi - Post Sakamoto)

 

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1/11/2009

ALDA MERINI. POESIA, AL DI LA' DEL MURO

 

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

 

(Alda Merini)

 

 

 

 

Poesia.

Anima, tormento, forza, speranza, sentimento, bellezza, patimento.

Vita. Salvezza. Infinito.

 

 Che importa salire o scendere

se inciampando tra i gradini

la poesia resta accanto.

Nessuna stanza è buia se le parole descrivono la luce.

Nessun silenzio è muto se le parole danno voce all’anima.

La fredda pietra è un foglio nuovo

in cui inciso come un graffio antico

risuona il battito del cuore

aldilà del muro.

 

(Nicoletta Salata - 1 novembre 2009)

 

  

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21/10/2009

SAKAMOTO E AUDI

Audi Japan sponsorizza la tournée europea di Ryuichi Sakamoto, in questi giorni in concerto in Italia.

 

 

Musicista eclettico e rinnovatore, compositore e pianista amante della tecnologia e della sperimentazione ma dalle profonde tradizioni che sempre portano, velate o manifeste, la melodia del suo paese, impegnato da sempre anche in tema di pace ed ecologia, Sakamoto torna in Italia dopo diversi anni. E’ sua la colonna sonora del film della regista Shirin NeshatWomen Without Men”(tratto dal romanzo della scrittrice iraniana Shahrnush Parsipur che narra le cronache e le esperienze di cinque donne ambientate a Teheran nel 1953), premiato con il Leone d’Argento alla recente 66° Mostra del Cinema di Venezia e in uscita nelle sale italiane ai primi di dicembre.

Mi ha piacevolmente sorpresa questa bella accoppiata perché musicalmente apprezzo moltissimo Sakamoto e Audi è un marchio che mi è particolarmente caro. Non solo perché, diciamolo pure, adoravo alla sua uscita sul mercato, per le sue linee morbide e simmetriche, grintose ed eleganti quella che chiamavo affettuosamente la Titti (Audi TT), ma perché per tre anni ho lavorato in Carat Italia, agenzia media all’interno della quale, nel gruppo che gestiva Autogerma e i suo brand (Volkswagen, Audi, Škoda e Seat) seguivo appunto la pianificazione del budget pubblicitario destinato all’ Italia di AUDI. Ricordo che già all’epoca pianificammo, per A4 cioè il segmento più "giovane",  degli spot all’interno di Roxy Bar, la trasmissione in diretta condotta da Red Ronnie, che si occupava notoriamente di musica.

Ma torniamo a Sakamoto. Queste le date dei concerti, compreso quello di ieri ormai già...suonato!

 

20 Ottobre, Reggio Emilia, Teatro Valli
22 Ottobre, Firenze, Teatro Comunale
25 Ottobre, Catanzaro, Politeama
26 Ottobre, Palermo, Politeama Garibaldi
28 Ottobre, Roma, Parco della Musica
31 Ottobre, Treviso, Teatro Comunale
2 Novembre,  Torino, Teatro Regio
4 Novembre, Ferrara, Teatro Comunale
5 Novembre, Milano, Teatro degli Arcimboldi

 

Lo sperimentatore del Sol levante, premio Oscar per le musiche de L’Ultimo Imperatore, presenta alcuni brani del suo ultimo cd "Out of Noise" (uscito in Giappone in primavera ma inedito in Italia) di cui “Firewater” è considerata “la vera perla dell'album: suoni elettronici che si dileguano nell’angoscia dell’infinito, catturando le paure e lo smarrimento per tramutarlo in poesia sonora” (recensione).

Brani che nel corso del concerto si alternano ad altri relativi alla produzione cinematografica, alle composizioni solistiche, a brani classici (Satie, Bach ecc..). Ma la particolarità per quello che riguarda i pezzi suonati risiede nel fatto che ciascun concerto si preannuncia diverso dall’altro in quanto pare che solo la notte prima verranno selezionati di volta in volta i brani che verranno eseguiti. Questo, unitamente a probabili improvvisazioni, renderà unico ciascun concerto, che verrà registrato e pubblicato il giorno dopo su I-Tunes per essere acquistato.

Altro originale dettaglio: Playing the Piano, nome di questa tournée per Piano solo, vede sì Sakamoto quale unica presenza umana, ma sul palco gli strumenti sono due.

Due pianoforti acustici a gran coda (al suo seguito), uno di fronte all’altro, che concertano armoniosamente; uno suonato da Ryuichi, l’altro programmato elettronicamente mediante tecnologia digitale.

Considerando che proprio la tecnologia ha creato perfino robot musicisti…passi pure un piano senza pianista, l’importante è che i tasti di almeno uno dei due pianoforti vengano...suonati da mani vere.

E quelle di Sakamoto, mosse da abile tecnica e grande sensibilità,  si muovono certamente con insostituibile tocco producendo suoni ineguagliabili.

Ryuichi, keep in...touch!

 

 

 

 

 

 

 

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19/10/2009

RUOTAMANIA A LIGNANO

 

Il mare d’inverno (in questo caso d’autunno per la verità) a volte ricorda davvero “un film in bianco e nero visto alla tv”…

Nel senso che quando arrivi e scorgi per caso arrivare una serie di auto storiche tirate a lustro viste in effetti solo in vecchi film o documentari, lo sguardo volge inevitabilmente al passato, normalmente raccontato in b/n.

 

Queste auto ieri mattina raggiungevano la località di Lignano Sabbiadoro (UD) per partecipare alla manifestazione “Ruotamania” in programma dal 17 al 19 e dal 23 al 25 ottobre. Organizzato dall’ Ente Fiera Lignano, questo evento è concepito proprio come una Fiera all’aperto che coinvolge operatori del settore ed esercenti che per l’occasione aprono i loro negozi e le loro attività lungo la via principale del centro.  Stand espositivi, esibizioni, corsi di guida sicura, raduni, mostre di auto, moto e bici d’epoca, gare, intrattenimento, giochi e musica, animano la zona pedonale.

Il tema principale  è  la storia della ruota, dalla preistoria a quella supertecnologica del 21° secolo.

Ma le auto storiche dove sono finite?

Ah, eccole. Sono parcheggiate in fila sul lungomare, in attesa della loro “sfilata” prevista nel pomeriggio. Ma dal mare tira un vento così forte che le bellissime si stanno ricoprendo di un velo sottile di sabbia; chissà se tra quattro ore brilleranno ancora così!

 

 

 

 

 

 

 

Io intanto me ne vado: “questo vento agita anche me”…a colori o in b/n!

 

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9/10/2009

NOBEL A BARACK OBAMA, PLAYBOY A MARGE SIMPSON

La gialla consorte di Homer (per l’occasione meno tuorlo d’uovo e un po’ più rosea), all'anagrafe Marjorie Bouvier (proprio come quella Jacqueline detta Jackie Kennedy e poi Onassis!) nonché amorevole e protettiva mamma di Bart, Lisa e Maggie, sarà in copertina sul numero di Playboy di novembre, in uscita nelle edicole americane il 16 ottobre. E anche all’interno le saranno dedicate alcune pagine in cui, assicurano dalla redazione, non si mostrerà però senza veli.

Scott Flanders, l’amministratore delegato, precisa che l’obiettivo è quello di attirare un target di lettori più giovani (i ventenni) rispetto al 35enne lettore medio.

Un po’ per un’operazione di marketing un po’ per festeggiare i 20 anni dell’irriverente cartoon chissà se Marge, potendo dire la sua, approverebbe.

Non tanto per il suo atteggiamento perbenista e moralista o per l’ottima reputazione nonostante dei trascorsi con la giustizia che in passato l’hanno portata anche in carcere; né per quegli appariscenti e forse anche poco sexy capelli tinti di blu o per un sorprendente ed antiestetico n° 47 di piede che si spera non sarà qui la sua parte svelata o allusivamente esibita. In verità, a guardar sopra,  le sue estremità sono ammirabili proprio in copertina, ma questi piedini femminili sembrano ora quelli di Cenerontola...

E’ che Marge, pur con un tantino di orgoglio e lusinghiero compiacimento all’idea di  finire sulla copertina in cui per prima spiccò l’allora esordiente Marylin nel 1953, ed  equiparata quindi a donne che già erano, o che in seguito lo diventarono, icone sexy e mito di bellezza, forse non esulterebbe. Poiché fare la coniglietta, lei che semmai per le sue doti artistiche preferirebbe esporre un suo quadro, forse poco le si addice.

Ma è la stampa, bellezza!

Con molto più stupore arriva anche la notizia del conferimento al presidente americano Obama (che ha sbaragliato oltre duecento candidati) del premio Nobel per la Pace, che gli verrà consegnato ufficialmente il 10 dicembre a Oslo.

 

Sorpresa che si manifesta non solo in vasta parte del mondo ma nella reazione dello stesso Barack, che consapevole di non essere ancora passato totalmente...dalle parole ai fatti, dichiara: “Accetto questo premio come una chiamata all'azione per tutte le nazioni davanti alle sfide del XXI secolo”.

 

 

 

Copertine che furono di donne (possibilmente in carne - soprattutto! - ed ossa) famose in vari ambiti o Nobel per la Pace assegnati ad altisonanti nomi quali Martin Luther King (’64), Madre Teresa di Calcutta (’79), XIV Dalai Lama (’89) o Nelson Mandela (’93), queste due notizie sono ciascuna a loro modo sorprendenti.

Gandhi, nominato ben 5 volte tra il ’37 e il ’48, non vinse mai il Nobel per la Pace.

 

Insomma, per quanto di..sparati, due esempi di conquista e premio...inaspettati!!

 

(Quanto alle copertine osé, anche Obama ebbe a suo tempo la sua, clicca qui)

 

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1/10/2009

ANNOZERO E LA D'ADDARIO

ANNOZERO AFFONDA IL COLPO O IL BUON GUSTO?

 

Ci dicesse almeno Santoro, dato che nel sito di Annozero ancora non è data notizia della puntata, a che ora è prevista l’incoronazione della martire del Salon Kitty, in modo tale che i deboli di stomaco ma certamente più forti in quanto ad intelletto possano evitare di assistervi bypassando il collegamento, anche se è probabile che la escort specialist siederà in realtà in studio. Incollata  in una postazione assegnatale per chissà quali titoli o meriti in una sorta di trono immaginario e decadente, regina dello squallore, circondata da figure assurte a sostenitori che si prostrano a lei, mostrandola con tanta ipotizzabile disinvoltura, come i peggiori sudditi del regno del vacuo. Il che renderebbe necessario non sintonizzarsi affatto sul canale che stasera vedrebbe trionfare una bassezza dalla quale potremmo essere risparmiati, se non fosse che evidentemente qualcuno vuole affondare a tutti i costi il suo ennesimo colpo (che sa molto di “grosso” in questo caso), non rendendosi conto che altre ferite possono aggravarsi in questo quadro…clinico (quello del buon gusto e dell’informazione) già di per sé compromesso.

Santoro, infatti, se la sarà pur posta la semplice domanda “faccio bene o faccio male” ad esibire nuovamente (lo ha già fatto nella puntata precedente) questa figura volgarmente femminile impersonificante la sassaiola dello scandalo, divenuta oramai per ripetitività e noia un ingombrante  macigno?

Possibile che non abbia considerato il rovescio della medaglia di tale inutile e vago pseudo-scoop mascherato da libertà e diritto, perfino dovere, alla notizia?

Sul  lato del diritto di questa patacca da bric à brac in cui si espongono scadenti cianfrusaglie, ci sono probabilmente:  la volontà di non demordere sulla vicenda tirando in ballo ancora una volta la protagonista attivamente coinvolta nel piccante incontro nonché colei che ha fatto scoppiare il caso; il conseguente (da lui presunto) ulteriore sputtanamento della già compromessa reputazione morale del Premier e ancora l’effetto audience che tale presenza potrebbe procurare allettando illusi aspiranti perseguitori della verità, morbosi di vicende prettamente gossipare e curiosi tout court. Si presume, in tal caso, soprattutto uomini, perché una donna con un minimo di  dignità e consapevolezza della propria identità come può non indignarsi e non ritenersi offesa dal fatto che una postazione dell’anfiteatro di Annozero venga  occupata da una maîtresse e non semmai da una…educatrice, ovvero una donna che abbia qualcosa di interessante e costruttivo da raccontare?

Se Santoro ha poi, anche se solo rapidamente, dato quindi uno sguardo al retro del suo bel monetone luccicante possibile che non abbia scorto quanto riduttivo e avvilente questa scelta possa risultare proprio rispetto ad alcuni positivi e condivisibili intenti sempre propugnati?

 

(continua a leggere su "dituttounblog" cliccando il link sottostante!)

 

http://dituttounblog.com/articoli/annozero-affonda-il-buon-gusto

 

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29/9/2009

BRIGITTE BARDOT, in mostra a 75 anni.

Icona del cinema francese, come Marilyn per gli Usa e Sofia per l’Italia (che da poco ha compiuto pure lei i 75), Brigitte Bardot ha festeggiato ieri il 75° compleanno. Ma il fatto più straordinario è che si inaugura oggi presso l’Espace Landowski a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi dove si trovano i famosi studi di registrazione in cui sono state girate anche scene dei suoi film, la prima retrospettiva dedicata alla celebre attrice. Una donna che ha lasciato un segno non soltanto nel firmamento delle star cinematografiche ma anche nel costume dell’epoca, contribuendo alla liberazione femminile e ad incrinare la morale del tempo.

"Les années d'insouciance" ovvero "Gli anni di spensieratezza" è il nome della mostra  che inizia con “La follia Bardot”, detta sala dello scandalo, in cui sono esposte alcune foto d’archivio di BB a Cannes, quando passeggiava lungo la Croisette in bikini. Prosegue poi secondo un criterio cronologico su uno spazio di 900 m2, 19 sale tematiche,  trasportando il visitatore nella vita tumultuosa dell’attrice, passando in rassegna però la sua vita spensierata, dai filmati in cui era ancora in fasce, l’infanzia, il suo diploma di ballerina classica, i primi passi da mannequin, fotomodella in copertina su Elle, Vogue, Cosmopolitan ecc…e poi attrice.

Una sala è interamente dedicata al film di Roger Vadim (sposato quando lei era diciottenne) del 1956 “Et Dieu...créa la femme” che grazie alla scena di danza, un mambo sfrenato ed audace, la consacrò la più bella donna del mondo.

 

 

Più di 1.000 foto, manifesti, spezzoni di film e documentari, oggetti personali tra cui il suo celebre vestito da sposa rosa in Vichy, la sua Harley Davidson con le sue iniziali. Una ricerca accurata durata circa otto mesi per reperire queste testimonianze; un vero tour de force perché avendo venduto tutto dopo i trent’anni a favore della sua fondazione per gli animali, non c’era praticamente nulla da mostrare!

Per esempio Gunter Sachs (uno dei suoi ex-mariti) ha prestato due ritratti di Brigitte eseguiti da Andy Warhol e mai esposti in pubblico.

La sola richiesta della Bardot pare sia stata quella, lei che a 39 anni ha lasciato il cinema per condurre una vita più solitaria ed occuparsi di animali e natura,  di allestire una sala (l’ultima) in cui mostrare alcune immagini del maltrattamento degli animali, per ricordare quanto lei si sia impegnata per questa causa.

Da sex-symbol ad attivista per la difesa degli animali passando attraverso controversie, scandali e accuse di razzismo e perfino omofobia dalle quali si difese sostenendo di avere sempre avuto carissimi amici omosessuali, dimostrò comunque una crescente misantropia ritirandosi dal mondo apparentemente luccicante dello spettacolo e vivere in un ambiente meno eclatante e sensazionalistico ma certamente, almeno per lei, più concreto e reale.

Alla  domanda  Can you describe the spirit of Cannes in five words?” posta da un giornalista della CNN nel 2007 lei rispose “Dream, glamour, glitz, international, artificial”.

Lei di "artficial" sembra davvero non esibirne affatto. Il che è da considerarsi una rarità.

Bon anniversaire BB! E viva...l'insouciance.

 

 

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29/9/2009

KSENIYA SIMONOVA, “sand art” vittoriosa.

Questa giovane (24 anni) e bella artista ucraina ha vinto quest’anno nel suo paese un importante talent show televisivo. La sua specialità è la “sand art” che in questo caso non le è servita solo per raffigurare immagini suggestive che velocemente cambiano sul tavolo luminoso in cui uno strato di sabbia funge da materia creativa. Kseniya Simonova, accompagnata da una musica particolarmente coinvolgente e concentrata nei suoi movimenti di braccia e mani come stesse dirigendo un’orchestra, ha raccontato infatti attraverso i disegni di sabbia, in una sorta di via crucis che alternava il ricordo della tragedia ad immagini positive, l’invasione tedesca dell’Ucraina ai tempi della seconda guerra mondiale.

Viene accesa una candela. La prima scena raffigurante un cielo stellato e un coppia seduta serenamente su una panchina, un’atmosfera quindi di quotidiana normalità, viene turbata ed interrotta dal sopraggiungere dei nefasti eventi, annunciati dai comunicati radiofonici e dalle espressioni dei volti che cambiano in tristezza. La nascita di un bambino è una fiammella di speranza che può far tornare il sorriso ma manciate di sabbia gettate con forza annunciano l’inevitabile tragedia e il  frastuono dei rumori della guerra irrompe nella musica e sul destino degli uomini in balia della violenza. Una donna dal volto sereno si trasforma in una vedova stanca e sofferente che s’inginocchia insieme ad altri ai piedi dell’obelisco che ricorda le vittime (e qui la commozione del pubblico e dei giudici è incontenibile). Il paesaggio diviene infine quel che si vede all’esterno da una finestra, all’interno della quale una madre con il suo bambino salutano un uomo, presumibilmente marito e padre,  e su questo quadro finale l’artista scrive nella sua lingua “Tu sei sempre vicino”. L'applauso rompe finalmente la sospensione determinata da questa particolare performance che oltre ad avere una connotazione ed una valenza artistica ha suscitato emozioni e lacrime. L'artista soffia quindi sulla candela per spegnere una fiamma che è simbolo di luce e ricordo inestinguibili, mentre il pubblico entusiasta si alza in piedi per esprimere al meglio la sua intensa partecipazione.

La notizia della vittoria della Simonova ha acquisito maggiore rilevanza da quando il video che ripropone Kseniya nella sua esibizione ha registrato un elevato numero di visualizzazioni (ad oggi quasi 2 milioni e ottocento).

Naturalmente la vittoria le ha portato una cospicua somma di denaro.

 

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18/9/2009

MORIRE A KABUL. War & Peace: Sakamoto-Lindsay .

 

 

Da Chasm (2005), War & Peace : Ryuichi Sakamoto e Arto Lindsay . 

 

Is war as old as gravity?
If I love peace do I need to love trees?
Are there animals that like peace and animals that like war?
Is peace quiet?
Is making war an instinct we inherited from our hunting or farming ancestors?
Were farmers the first warriors?
Do we love without thinking?
Do we do the right thing without thinking?
When children fight with their brothers and sisters are they learning how to make war?
How do we test the limits of our bodies without war?
Why do they compare war to a man and peace to a woman?
Peace is unpredictable
Why is war so exciting?
War is the best game and the worst life.
Is peace the deadliest work?
Is peace a time of tension?
What are the different kinds of victory?
In a war? In a race?
Is despair a solution?
Why is it dangerous to say, “Never forget”?

 

È la guerra vecchia come la gravità?
Se amo la pace, devo anche amare gli alberi?
Ci sono animali a cui piace la pace e animali a cui piace la guerra?
È la pace tranquilla?
È fare la guerra un istinto che ereditiamo dai nostri antenati cacciatori o agricoltori?
Erano gli agricoltori i primi guerrieri?
Amiamo noi senza pensare?
Facciamo noi la cosa giusta senza pensare?
Quando i bambini bisticciano con i loro fratelli e sorelle, stanno imparando come fare la guerra?
Come esploriamo i limiti dei nostri corpi senza guerra?
Perché paragonano la guerra a un uomo e la pace a una donna?
La pace è imprevedibile.
Perché la guerra è così eccitante?
La guerra è il gioco migliore, e la lotta peggiore.
È la pace il lavoro più duro?
È la pace un tempo di tensione?
Quali sono i diversi tipi di vittoria in una guerra?
In una gara?
È la disperazione una soluzione?
Perché è pericoloso dire: mai dimenticare?

 

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11/9/2009

11 SETTEMBRE '09: "Memoria e Luce" per le Twin Towers.

Anche quest’anno a Padova è stata ricordato il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle in cui nel 2001 morirono 2.749 persone.

La cerimonia si è svolta questa mattina nell’area dei giardini delle Porte Contarine in cui è stato posto nel 2005 il monumento “Memoria e Luce” di  Daniel Libeskind che come un libro della storia vuole simbolicamente rappresentare da un lato il ricordo della strage compiuta dall’altro l’aspirazione alla fratellanza e alla non violenza.

L’opera è costituita  infatti da una trave originale lunga quasi sei metri proveniente dal World Trade Center recuperata dopo il crollo delle Torri e inserita in una struttura concepita come un libro nelle cui pagine va scritto e conservato quanto accaduto.

 

Sono le parole di Libeskind (architetto statunitense nato in Polonia da genitori sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti il quale ha realizzato tra l’altro il  Museo ebraico di Berlino, il Museo ebraico di Copenaghen, il Museo ebraico a San Francisco e al quale è stato affidato il progetto per la ricostruzione del World Trade Center) a spiegare chiaramente il significato dell’opera:

"La luce delle Libertà splende attraverso il Libro della Storia. Questo Libro è aperto in memoria degli eroi dell'11 settembre. L'eterna affermazione di Libertà è iscritta nella Statua della Libertà, come è stata vista da milioni di emigranti che arrivavano in America. Nella pagina di sinistra è iscritta la drammatica trave recuperata dall'attacco al World Trade Center. La latitudine di New York è connessa al centro di Padova dalla cerniera verticale del Libro. Il Libro è luminoso, come il basso ed espressivo muro che crea un luogo intimo per la meditazione. La luminosità di questo "faro" sarà modulata in ritmi sottili. Il Libro è delicatamente bilanciato tra gli edifici storici di Padova, il ponte, il corso d'acqua. Il progetto include anche la riscoperta delle mura storiche creando uno spazio che sia al tempo stesso luogo di memoria, di ispirazione e di elevazione. Questo luogo speciale brillerà giorno e notte e in tutte le stagioni dell'anno".

 

La struttura si compone di una parete in vetro satinato lunga 50 metri e con un'altezza variabile da 2 a 5 metri, che termina in un cuneo alto 17 metri, formato anch'esso da due pareti di vetro a forma di libro aperto. All'interno di una di queste due pareti è incastonato il frammento del World Trade Center. L'opera cambia luce e caratteristiche a seconda dell'angolo di osservazione.

 

Alla cerimonia hanno partecipato  le massime Autorità Civili e Militari della Città di Padova, della Provincia, della Regione Veneto, il Console Generale degli Stati Uniti d’America Carol Perez e i Gonfaloni dell’Università, della Regione, della Provincia e del Comune di Padova e di altri Comuni e rappresentanze delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma locali.  

In questo suggestivo scorcio della città in cui confluiscono e convivono architettura antica e moderna, dove sotto un ponte che simboleggia l’unione delle culture scorre l’acqua del vecchio ma sempre rinnovato fiume, in cui il verde e la musica (Civica Orchestra di Fiati di Padova) creano armonia e infondono sentimenti positivi il Sindaco di Padova, Flavio Zanonato, ha evidenziato tra tutti un concetto: il valore della libertà, della solidarietà, della pace, della giustizia, dell’uguaglianza.

In uno scenario di profonda empatia e commozione come quello di questa mattina, in cui appare chiaro come sostiene Libeskind  che “l'architettura è profondamente emotiva, non è solo un'arte intellettuale, non è solo astrazione, va oltre, comunica in profondità con lo spettatore”, le parole del Sindaco appaiono davvero, ovviamente condivisibili, come l’unica ed universale Verità perseguibile.

 

Preparativi per la commemorazione.

Qui e qui altri due video.

 

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9/9/2009

BEATLES DAY : 09.09.09

 

 

 

La data era stata annunciata da tempo: 09.09.09

E’ oggi infatti che si sono compiute due memorabili iniziative riguardanti i Fab Four: l’operazione “Beatles remasters” e il videogioco "The Beatles: Rock Band".

A quarant’anni dalla loro ultima presenza nella sala di registrazione di Abbey Road la Emi pubblica un cofanetto costituito dall’intero catalogo  del quartetto di Liverpool.  Una discografia di 118 canzoni originali rimasterizzate in digitale da Apple Corps Ltd ed Emi Music avvalendosi di tecnici del suono che per quattro anni hanno lavorato al progetto il cui obiettivo era il raggiungimento di un altissimo livello di fedeltà mirato a conservare l’integrità delle registrazioni originali.

 

 

Il videogame consente invece di identificarsi con uno dei quattro e interagire al suo posto, seguire la carriera del gruppo, partecipare virtualmente ai loro concerti, ascoltare registrazioni inedite di alcune loro conversazioni nello studio di registrazione. Soprattutto un modo per avvicinare anche il pubblico dei giovanissimi a questa leggenda musicale inglese.

Quando  nel mese di giugno Paul Mc Cartney e Ringo Starr hanno partecipato alla presentazione dell'iniziativa a Los Angeles, "il gioco ci piace" ha detto Paul, "Chi avrebbe pensato che saremmo finiti come degli androidi" ha commentato Ringo muovendosi a scatti.

Già..manovrati da chi li avrà tra le mani, ma ancor di più...nell'orecchio!

 

 

Clicca qui se vuoi entare nel sito del videogame.

 

 

 

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8/9/2009

MIKE BONGIORNO E SANDRO LODOLO: l'ultimo Rischiatutto

 

 

 

8 settembre 2009

Scomparsi nello stesso giorno. Uno nell’albergo di Montecarlo che lo ospitava con la moglie, l’altro in un ospedale di Roma. Accomunati da una storica trasmissione, il Rischiatutto, che tra il 1970 e il 1974 appassionò i telespettatori.

Mike (85 anni) la presentava, Sandro Lodolo (79 anni) fu l’ideatore e il grafico della sigla.

 

 

Pensare che prima dell’estate Mister Allegria aveva firmato un contratto con SKY che lo avrebbe visto condurre sul canale 109 SKY Uno 12 puntate del famoso quiz che  per l’occasione avrebbe rinnovato il nome in RiSKYtutto.

E di certo Mike non si tirava indietro. Aveva ancora un  ricco...tabellone di idee e progetti. E allora nel salutarlo come fosse ancora un inizio: fiato alle trombe!

 

 

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7/9/2009

LA TOMATINA DI BUNOL

La Tomatina di Bunol. Con as..soluzione!

 

Come tanti…maccheroni, l’ultimo mercoledì di agosto (il 26) secondo il regolamento, in 40 mila sono sopraggiunti a Bunol, nei pressi di Valencia, per partecipare alla 64esima edizione del Tomatina Festival, la tradizionale festa del lancio dei pomodori. Per la...pummarola on the road sono state consumate 110 tonnellate tra pelati e succosa polpa rossa, sufficiente per colpirsi e ricoprirsi in questo match di...tomato fight della durata di un’ora.

Allo scadere del  tempo la strada sembra il mar…rosso, in cui snorkeler muniti di maschera annaspano invano quasi in cerca dell'introvabile pesce meglio se…azzurro che starà già in...paella, essendo della zona che per l'occasione è in festa, la specialità. E non c’è neppure da sperare che  le acque si dividano, la salsa ormai è così bella amalgamata e compatta che non resta che dire colpito e affondato se non addirittura affogato.

 

Questo lancio di pomodori, che con quello delle uova è un classico dell’ espressione di dissenso e dichiarazione di fiasco, potrebbe dirottarsi in un fuori pista, una deviazione, una traiettoria alternativa…  Insomma anche qui da noi, che a Ivrea siamo invece specialisti nel lancio delle arance, qualche…mezza penna o…vermicello, qualche…gramigna o…tempestina per restare nei...formati piccoli, sarebbe da mettere in pentola per poi diventare bersaglio del vermiglio ortaggio, così da assumere quel rosso colorito che potrebbe assomigliare almeno un po’, se non alla vergogna, almeno ad un sugoso imbarazzo per qualcuna delle ciurmerie praticate da questi nostri pastaioli…impastati per bene. 

Sarebbe una pappa col pomodoro…che è un capolavoro!

 

p.s. Ma poi, per ripulire le strade e i muri, lavaggio o anche prelavaggio ad alte temperature? E le macchie sui pochi indumenti indossati come si tolgono? È sufficiente recitare un’ ava come lava e un ace noster o ci vuole un’ immersione nel doppio concentrato di tide?

 

Fortuna che Bunol è come Calimero, che non era nero...ma solo sporco! 

 

 

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6/9/2009

47° CAMPIELLO LETTERATURA - vince la Mazzantini con "Venuto al mondo"

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Bruno Vespa ha appena presentato dal Gran Teatro La Fenice di Venezia il XLVII Premio Campiello Letteratura. Con lui sul palco, attraversando la platea e recando in mano lo scrigno contenente le 300 schede, Maria Grazia Cucinotta che,  temporaneamente dismesso il ruolo di madrina del festival del Cinema al Lido, su tacchi vertiginosi  che l’allungano più di quanto non fosse necessario fa apparire il salottiero della notte più bassino di quanto non sia realmente, soprattutto per un bizzarro effetto ottico,...naturrally. 

In…caricata di leggere gli incipit dei cinque libri l’attrice sembra piuttosto giù di...talento; pazienza per la dizione che rivela palesemente l’inflessione regionale ma anche l’interpretazione lascia a desiderare e perfino la lettura è stentata e non fluida. Forse l’eccessiva scollatura, tra l’altro asimmetrica per taglio dell’abito o mal riposta o non equamente distribuita la...mercanzia, ha scombinato anche le altre sue doti, in questo caso davvero meno evidenti e  di scarso effetto.

In platea fin dall’inizio viene inquadrato Sergio Castellitto, notoriamente marito e…socio in affari della Mazzantini. Ad un certo punto anche Emma Marcegaglia sfuma in un primo piano, che la mostra in abito verde..padania, del resto siamo in territorio serenissimo, la cui profonda scollatura sembra far concorrenza a quella di Maria Grazia. Fortuna che almeno la Loewenthal non solo è coperta ma...ricoperta proprio lì da una serie di geometrici jabot ad effetto..utili fronzoli.

Ad aprire la serata  per i più classici e formali onori di casa, Andrea Tomat, Presidente di Confindustria Veneto.

Sale quindi  sul palco Giovanni Allevi, reduce dal concerto del primo settembre all’Arena di Verona dove ha suonato e diretto la All Stars Orchestra, una super orchestra composta da oltre ottanta elementi provenienti da  importanti e prestigiosi ensemble musicali del mondo.

Colore scuro per il solito look jeans + t-shirt attillata e nero corvino dei folti riccioli che adornano la testa nella quale, come lui asserisce ad ogni occasione, nasce e si compone la sua musica senza bisogno del pianoforte se non a stesura definitiva e completa. La sua presenza anche alla Fenice alimenterà l'ossessione sempre più imbufalita dei suoi detrattori!

 

 

Questa la cinquina dei finalisti (che uno alla volta raggiungono il palco e vengono presentati con una scheda riassuntiva relativa al proprio libro):

Elena Loewenthal, Conta le stelle, se puoi, Einaudi

Margaret Mazzantini, Venuto al mondo, Mondatori

Pierluigi Panza, La croce e la sfinge, vita scellerata di Giovan Battista Piranesi, Bompiani

Francesco Recami, Il superstizioso, Sellerio

Andrea Vitali, Almeno il cappello, Garzanti

 

 

In blocchi di cinquanta schede per volta vengono dati i risultati parziali dei voti. La Mazzantini è da subito in testa alla cinquina.

Vespa, riferendosi all’abbellimento del di lei vestito, s’incuriosisce dell’ornamento e appurato che si tratta di, peraltro evidenti, piume di struzzo, definisce la scelta “di buon auspicio”. Che sappia io nell’antichità era il volo degli uccelli a fornire indicazioni sul da farsi non le loro piume!! E poi lo struzzo manco vola!!

Bruno la combina ancora più  grossa quando a 250 voti annuncia “ha vinto la Mazzantini”, e aggiunge “lo struzzo è ammortizzato”! Lei si alza per farsi acclamare ma poi si rende conto della notizia affrettata e fuori luogo dato che mancano ancora 50 voti. Che non faranno cambiare i risultati fin qui raggiunti ma che per correttezza vanno attesi ed attribuiti.

Dopo la terza esibizione di Allevi finalmente la vittoria è ufficiale. Con 129 voti su 285 validi vince “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini. 

Ringrazio la giuria “nobile” ma soprattutto la giuria “popolare”  (pare ne abbiano fatto parte Concita de Gregorio-L'unità, Gianni Riotta-Sole 24 ore, Dario Franceschini-PD, Luca Zaia-Ministro Polit. Agricole,Ennio Fantastichini-attore, Michele Maffei-schermidore, ecc; davvero "pop" questa giuria!) perché infondo io scrivo per il pubblico semplice ma intelligente che oltre a guardare la televisione legge anche delle storie.  Ho messo molta passione, nostalgia per la vita in un libro che mi ha lacerata; dopo aver scritto tornavo a casa piangendo. Lo dedico a tutti i bambini morti sotto le granate di Sarajevo”.

Mentre i fotografi immortalano il momento che prelude alla fine della serata e Vespa comincia a rassegnarsi a diradare le sue, definiamole strane, battute, Castellitto sale sul palco per acclamare la moglie ma non si lascia sfuggire che: “stasera comincia il cammino del film”.

Buona lettura e a seguire, come era prevedibile,  buona visione!

 

 

Recensione del libro (qui le recensioni anche degli altri quattro libri)

“Una mattina Gemma lascia a terra la sua vita ordinaria e sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all’aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l’amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi, giovani sprovveduti, invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d’amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una Guerra che mentre uccide procrea. In questo grande affresco di tenebra e luce, in questo romanzo intimo e sociale, le voci di quei ragazzi si accordano e si frantumano nel continuo rimando tra il ventre di Gemma e il ventre della città dilaniata. Ma l’avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché Margaret Mazzantini ha scritto un coraggioso romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l’aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L’assedio di Sarajevo diventa l’assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dal calcio della Storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto. Il cammino intimo di un uomo e di una donna verso un figlio, il loro viaggio di iniziazione alla paternità e alla maternità diventa un travaglio epico, una favola dura come l’ingiustizia, luminosa come un miracolo. Dopo Non ti muovere, con una scrittura che è cifra inconfondibile di identità letteraria, Margaret Mazzantini ci regala in romanzo-mondo, opera trascinante e di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematica come una parabola. Una catarsi che dimostra come attraverso il male della Storia possa eromprere lo stupore smagato, sereno, di un nuovo principio. Una specie di avvento che ha il volto mobile, le membra lunghe e ancora sgraziate, l’ombrosità e gli slanci di un figlio di oggi chiamato Pietro”.

 

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27/8/2009

LA MASCHERA. Conversazione virtuale.

(foto di Paula Grenside)

1) La maschera oggetto

La maschera può rappresentare un modo attraverso il quale esprimere una parte più vera di sé stessi senza essere visti né riconosciuti. Indossando un travestimento il cui solo scopo è quello di consentire la manifestazione di sé senza apparire con la propria identità.

Senza dover ricorrere alla maschera come oggetto, azione che generalmente avviene di preferenza su un palcoscenico e non certo nelle situazioni comuni (fatta eccezione per il carnevale!), vi sono probabilmente diversi sistemi per rendere questo possibile.  La rete per esempio può certamente costituire in questo senso un ottimo camuffamento, poiché l’individuo può, senza rivelare la propria identità, mostrare una personalità senza che essa sia riconducibile ad una entità.

Può fungere da maschera anche il ricorrere a sostanze che modificano impressione ed espressione, siano esse alcol o droghe, poiché il soggetto nel momento in cui i propri recettori vengono alterati recepisce ed esterna visoni distorte non solo degli altri ma anche di sé, assumendo, tra l’altro oltre ad un diverso aspetto esteriore, una rilevante mutazione di quello intellettivo.

Viceversa però la maschera, materialmente parlando, la quale spesso è modellata e costruita in modo da essere già espressiva ed esplicita, funge anche da annullamento di chi la indossa; restando ancora, per il momento, in ambito spettacolo, va detto infatti che chi la porta assume il compito di recitarla, conferendo al personaggio o elemento rappresentato la più incisiva caratterizzazione, certamente appellandosi soprattutto alle proprie doti interpretative e di recitazione, quindi impiegando una propria forza ed energia ma certamente trascurando personali attitudini e ideologie.

E’ il trionfo del personaggio sulla persona.

 

2) La maschera invisibile

Ma la maschera intesa come mostrarsi per ciò che non si è, falsando l’emanazione e quindi l’altrui  percezione del proprio essere, e che non fa quindi riferimento all’oggetto ma ad un comportamento, è il senso più diffuso di questo concetto. Naturalmente esso subentra laddove finisce la necessità legittima e comprensibile di adattarsi alle situazioni o accondiscendere circostanze che, per eccessivi e peculiari aspetti del nostro carattere, saremmo inclini a contrastare o non accettare. E’ indubbio infatti che una certa dose di tolleranza e controllo dei propri principi che c’indurrebbero ad un atteggiamento dissenziente  siano necessari (anche perché non è detto che la ragione sia dalla nostra parte) per affrontare e gestire in modo sereno e quanto più armoniosamente possibile le più disparate situazioni in cui ci troviamo ad interagire con gli altri. Ma in questo caso, ed ogni giorno a ciascuno se ne presentano molteplici, più che di falsità si può convenientemente parlare di sapiente e indispensabile adattamento. Più che un’azione negativa verso l’altro si può quindi parlare di un intervento di soccorso per la salvaguardia emotiva di noi stessi. La ricerca dell’ accettazione per evitare di procurarci un conflitto con l’esterno che, continuo e snervante, sarebbe causa di stress e frustrazione.

Quando invece si ricorre ad una maschera per ingannare gli altri al fine di trarne benefici, per mimetizzarsi di volta in volta in contesti diversi tra loro ma soprattutto da noi stessi, cercando invece di apparire sintonici o addirittura simbiotici, questo è certamente il più deplorevole ed esecrabile esempio di mistificazione e menzogna.

E’ il trionfo dell’impersonale sull’identità.

Talvolta lo scopo non è neppure quello di omologarsi ma essenzialmente il bisogno esclusivamente soggettivo di mostrarsi diversi, e quindi in realtà non mostrarsi. Questo si rende necessario per ragioni spesso  riconducibili a paure, timore di pregiudizi,  a volte inconsapevoli.

E per alcuni aspetti, è proprio questo il caso più drammatico e patologico dell’uso della maschera ma forse anche il più perdonabile poiché non scatenato dalla comprensibile esigenza di adattamento né finalizzato all’inganno dell’altro ma segnale di una debolezza; chi se ne serve lo fa perché si sente diverso, escluso, insicuro.

E’ il trionfo del rifiuto di sé stessi.

Ed è ancora in questo caso che indossare una maschera credo porti infine, come altri espedienti o sotterfugi che poi si rivelano nefasti, ad un malessere ancora più vasto di chi invece più schietto ed autentico si mette a nudo rischiando quindi il conflitto con l’esterno ma soprattutto misurandosi con sé stesso. Questo sempre che per la propria coscienza e il più profondo io sia indispensabile e fisiologicamente necessario esprimersi piuttosto che reprimersi.

Cioè: se sul piano della relazione sociale e verso sé stessi non sia ancora una volta più appagante il vero del falso.

 

(foto di Andrey Vahrushew)

 

 

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15/8/2009

FERRAGOSTO

 

 

Io, per come sono sfatta io

il tuo dolore mi ha avvinghiata.

Lo capisci?

Limaccioso pugno di fango

ha sfondato il mio schermo

e imbrattando il distacco

ha rimodellato il pensiero

ed ogni suo ingombro.

Lo cerco e ne ho bisogno

per strappartelo via e farmene carico.

Lo sgretolo dei sedimenti

lo sbriciolo dei tuoi impedimenti

e lo plasmo di carezze

come tributo alla dolcezza.

Perché non lo capisci?

Parole amare e sconosciute

non so da dove scaturite

che travolgendomi di te

m’ inondarono del tuo dispiacere,

ed io quanto le ho sentite…

Come l’eco del mio grido

e lo squarcio del mio cuore

in cui il tuo si è riversato.

Scorrono insieme

ma sono io ad andare a fondo.

Vorrei risalire con te verso il mondo

ma annaspo

nel tuo indifferente tacere.

Nei flutti assetati d’asciutto

e negli spruzzi dolenti del mare

nuota per me amico mio

e salvati.

 

(Nicoletta Salata - 15 agosto 2009)

 

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4/8/2009

MOZART: attribuzione ed escuzione di due pseudo-inediti

W.A. Mozart ( Salisburgo 1756 - Vienna 1791)

 

I cinque minuti (4+1) di musica mozartiana eseguita il 2 agosto scorso a  Salisburgo (nella casa museo che tra il 1773 e il 1780 fu dimora del compositore) non sono esattamente degli inediti. Infatti non si tratta di una scoperta ma semmai di un’attribuzione.

I manoscritti erano stati rinvenuti all’interno del “Quaderno di musica di Nannerl” (soprannome di Marianna, sorella di cinque anni maggiore di Mozart, che suonava anch’essa con abilità il clavicembalo), che il loro padre Léopold aveva progressivamente organizzato nel 1759 e che fu utilizzato per l’educazione pianistica del piccolo Wolfgang, oltre a contenere le sue prime composizioni.

Il quaderno  è conservato dal 1864 presso l’attuale Biblioteca della Fondazione Internazionale Mozarteum. Queste due brevi composizioni (il primo movimento di un concerto per tastiera in sol - durata 4 minuti - e un breve preludio di appena 60 secondi) per molto tempo ritenute anonime pur essendo attribuite al padre per quel che riguarda la scrittura corrispondendone la grafia, non erano infatti considerate né catalogate come repertorio mozartiano e nel 1982 furono genericamente pubblicate infatti  nel volume “Libri di musica della famiglia Mozart”.

Ora, grazie agli studi del musicologo Ulrich Leisinger, direttore del Dipartimento di Musicologia della Fondazione Internazionale Mozarteum, basati su  scrittura e criteri stilistici, si ritiene che tra i sette e gli otto anni sia stato proprio Mozart ad improvvisare questa musica frettolosamente annotata dal padre, dato che il piccolo genio a quell’epoca componeva da tempo (a cinque anni i minuetti) ma non sapeva ancora scrivere la musica.

Leisinger constata che il Molto Allegro,  particolarmente virtuoso, sembra costituire il primo movimento di un Concerto per clavicembalo e orchestra in sol maggiore, di cui sono annotate unicamente le parti per clavicembalo solo, mentre mancano quasi tutti i ritornelli orchestrali.  Pur esistendo nel XVIII secolo numerosi Metodi di Piano Salisburghese assai virtuosistici, non si trova in alcun pezzo una tale esigenza tecnica. Il manoscritto, che come già detto rivela una scrittura rapida com’è comprensibile nelle annotazioni di primo getto, non è però per ragioni stilistiche attribuibile al padre, che era un compositore accorto: si riscontra infatti una considerevole antinomia tra le ambiziose pretese tecniche e una certa mancanza di esperienza nel dominio della composizione, oltre a contenere errori di tecnica, passaggi troppo ostici e correzioni frettolose incompatibili con le capacità di Leopold.

Per Robert D. Levin, pianista di fama internazionale e professore di Harvard, non vi sono dubbi: “Sappiamo che i due bambini Mozart avevano una tecnica pianistica straordinaria; in questo movimento di concerto ne abbiamo una prova tangibile. Ciò che il compositore impone all’interprete con i passaggi estremamente rapidi, l’incrocio delle mani e i salti più animosi è un po’ folle. Trovo quindi plausibile che sia proprio il piccolo Mozart il compositore, il quale voleva già dimostrare ciò di cui era capace”.

A Salisburgo sono quindi stati suonati da Florian Birsak, su un fortepiano appartenuto a Mozart, questi cinque minuti di musica già catalogata, ma solo ora ritenuta di sua creazione.

Senza dubbio un ennesimo tributo a questo precoce grandissimo genio della musica.

Puoi ascoltare questi due sorprendenti brani  (Piano piece in G NMA Nr. 50 e Concerto movement in G NMA Nr. 51), interamente eseguiti, qui.

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2/8/2009

TEOLO (PD) GRAND PRIX 2009

Da Castelnuovo verso Teolo in discesa libera tra curve e tratti rettilinei per un percorso di Km. 1,6 ad una velocità che supera gli 80 Km/h, gli spericolati uomini sulle tavole volanti si sfidano per acquisire punteggio per la Coppa del Mondo IDA, agghindati in tute e caschi protettivi che li fanno sembrare un po’...centauri e un po’...Power Ranger.

I migliori atleti del mondo si sono dati appuntamento nella verde e suggestiva cornice dei Colli Euganei (PD) per la sesta edizione del Downhill (31 Luglio - 2 Agosto ’09), la discesa libera sui pattini e sui long board.

Tre postazioni per seguire la gara: alla partenza, lungo la discesa, o all’arrivo.

Essendoci capitata ieri pomeriggio per caso, mi sono ritrovata alla partenza e pur non avendo provato il brivido dell’assistere alla ripida corsa in discesa verso il traguardo ho trovato comunque interessante questa sorta di dietro le quinte.

Di cui fornisco qualche immagine che ho scattato.

(partenza)

(in postazione)

(in attesa del proprio turno)

 

 (attrezzatura varia..skate e calzini)

(attrezzi del mestiere)

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31/7/2009

LOS VIVANCOS 7 HERMANOS - Bassano del Grappa

 

30 Luglio 09 - Bassano del Grappa (VI) - Teatro Astra - Los Vivancos 7 Hermanos (Spagna)

 

Mentre secondo la strategica pianificazione stagionale ad hoc “ferie/vacanza/viaggi” torna in TV lo spot Carpisa, in cui Joaquin Cortéz strapazza la valigia rossa battendoci sopra i suoi tacchetti da flamenchero ma assicurando “muy libera, mas forte” (considerata l’alta percentuale di bagaglio perduto negli aeroporti andrebbe garantita anche la reperibilità…!), una…troupe di sette ragazzi spagnoli, anch’essi tacchi e chiodi,  è in onda nei teatri con la sua tournée e fa tappa anche  in Italia.

Sono Los Vivancos, sette giovani ballerini decisamente iper-latini che se da un lato sembrano in alcuni...passi ancora in cerca d’autore, nel senso che lo spettacolo richiederebbe alcuni aggiustamenti per trasformarsi da modello televisivo di facile presa (tra i sette c’è anche Christo, già protagonista di Amici) a più elaborato e completo spettacolo (ma va bene così, nonostante il loro compiaciuto sudore la freschezza è assicurata!), dall’altro sono indiscutibilmente carichi di energia, capacità di trasmetterla, passione e ambizione virtuosistica. Nel senso che esibiscono, oltre ai passi di un moderno flamenco, anche quelli di una danza più varia che spazia dall’hip hop al funky, dal moderno attingendo anche al classico, di cui qualcuno pare averne acquisito le basi con evidenti trascorsi alla…sbarra.

Sono accompagnati da cinque musicisti e una cantora che nella penombra del retroplaco sono invece altrettanto artefici della scena com’è nella tradizione odierna del flamenco (cante/canto, baile/danza, jaleo/incitazione a voce, palmas/battito delle mani, toque/chitarra o altri strumenti di recente introduzione come il violino, il contrabbasso, il flauto traverso, la chitarra elettrica e percussioni), che è espressione popolare nata infatti prima di tutto come un canto (i cui stili classificati secondo criteri musicali di ritmo, tonalità e melodia sono detti “palos”).

I palos, in cui  le "letras" o "coplas" (strofe) raccontano ed esprimono differenti generi e stati d’animo, vengono generalmente raggruppati per tema in due tipologie principali: il "cante jondo" (profondo: tragico, sofferenza) e il "cante chico" (piccolo: più leggero, allegria).  

Tornando ad Elias, Josue, Josua, Christo, Aaron, Israel e Judah, gli ispanici atletici ballerini che pare siano pure fratelli (la loro età appare così ravvicinata che c’è da chiedersi come sia possibile), va riconosciuto che la passione e l’impegno ci sono tutti, come la voglia di entusiasmare e suscitare anche con atteggiamenti ammiccanti e dorso nudo in semifinale, soprattutto l’applauso caloroso ed estasiato del pubblico femminile (a Cremona tra il pubblico c’era anche Veronica, giustamente azzarda la rivincita…; 7 Vivancos per 1 Escort!) ma certamente anche quello ammirato e forse emulo dello spettatore di…maschia natura, virtù che tutti e sette esprimono con naturalezza, sottolineandola talvolta quasi per rivendicarla.

Tra esibizioni di gruppo, duetti ed assoli, in cui personalmente distinguo fin dall’inizio Aaron come…l’hermano con quel quid in più, tra passi, salti, colpi di tacco e intermezzi musicali in cui i Vivancos non in scena suonano (pure musicisti!), dopo aver zampillato sudore sia continuo che intermittente nei getti che a volte parevano quasi essere parte della coreografia (un po’ giochi d’acqua alla Versailles insomma!), il flamenco tace, anticipando quanto anch’io di lì a poco avrei dovuto fare per il quieto vivere, pur desiderando urlare il mio “palos” decisamente…airado.

Alla fine dell’ora e mezza, come annunciato ad inizio spettacolo, i magnifici sette avrebbero raggiunto l’ingresso del teatro per firmare autografi, stringere mani ed elargire strette di mano e...baci.

Io ero già in prima linea, anche se solo  per scattare qualche foto e porre loro almeno un paio di domande per poi scriverci qui.

Ma la persona con la quale mi sono recata a Bassano, e tralascio tutto il resto,  mi ha fatto notare in modo scortese e perentorio che era tardi per concedersi questi dieci minuti extra (erano già...addirittura...le 23.15!!!) e che, di fronte ad un mio tentativo di insistere, questa prassi non rientrava nel suo “stile”.

E qui, grazie alla sorprendente e per me incomprensibile ed odiosa rigidità e  glaciale antipatia,  questo suo decantato stile, si è fatto davvero ostico e anche paranoico…

Non mi è rimasto che alzare i...tacchi, (che non ho mai accidenti! Prossima volta anche punte e chiodi!), riporre la macchinetta, accendermi una sigaretta e, per non tornare a piedi, salire nella sua auto sperando di arrivare quanto prima a casa. Fortuna che in sottofondo Mick Hucknall dei Simply Red cantava la fantastica  "Home"!

Insomma, prossima volta “stile: ognuno per i fatti suoi”.

Hasta la vista amigo, por mi “stile” es otra cosa!

Olè!!!

 

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23/7/2009

LA FRANA DI CANCIA IN CADORE. "La montagna.Questa sconosciuta."

Leggendo le notizie pubblicate dai vari quotidiani sul disastro verificatosi all’alba di sabato 19 luglio a Cancia (frazione di Borca, in Cadore), emergono dati sconcertanti, che rivelano ancora una volta come anche questo tragico evento possa considerarsi annunciato.

Il rimaneggiamento delle carte, dei documenti, dei progetti di controllo e prevenzione di eventuali smottamenti che studi e analoghi episodi precedenti avevano reso ben prevedibili, insomma il complesso iter costituito da relazioni, delibere, ecc.. e relativi ritardi nella loro applicazione con impliciti cambi di mano (di poltrona!) ha un peso enorme in questa vicenda.

Mi viene in mente il gioco del gavettone. Trattandosi di acqua, rende bene questo esempio. Schierati in cerchio ci si passa  il famigerato palloncino riempito di acqua  tanto da renderlo teso e pronto per scoppiare alla prima manovra incauta nelle mani del meno accorto o più sfortunato, o semplicemente quando la tensione del liquido e del rimbalzo lo fanno inevitabilmente esplodere. E’ prevalentemente un gioco da spiaggia, per il fatto che si sta in costume e che tutto sommato questa doccia sui generis può risultare gradita.

Questa sorta di gavettone di montagna, invece, che era già lì minaccioso (chi di dovere lo sapeva, ma il tempo trascorreva senza che si procedesse ad attuare gli interventi giudicati più idonei) e che passava di mano in mano e di progetto in progetto, ad un certo punto, complici le condizioni del tempo particolarmente avverse, si è rotto. E ha provocato la frana. Che in pochi secondi ha colpito chi si trovava in quella traiettoria, travolgendo il territorio e le abitazioni, tra cui la casa di un’anziana donna e il figlio che sono rimasti sepolti.

Un sensore avrebbe dovuto dare l’allarme, un bacino o vasca di contenimento appositamente predisposto ma insufficiente avrebbe dovuto contenere la portata della frana, le reti metalliche frenarne la forza. Ma nulla ha funzionato.

Eppure sono anni, anzi secoli (1868) che la zona è considerata ad alto rischio. Molto interessante a questo proposito una relazione su queste problematiche, anche solo da scorrere velocemente, che spiega cosa sono i “debris flow” ed espone lo studio eseguito proprio su questa particolare zona. E anche questo link ad una delibera della Regione Veneto relativa a questo fenomeno, interventi e sua risoluzione in  cui sono elencati i vari episodi franosi registrati nella  zona dal passato ad oggi.

 

Ma il problema purtroppo è in realtà molto più vasto ed esteso geograficamente.

“Attualmente, spiega il Rapporto Rischio Ambientale di Legambiente, «circa il 10% del nostro Paese è classificato a elevato rischio per alluvioni, frane e valanghe, interessando totalmente o in parte il territorio di oltre 6.600 comuni italiani. Il censimento aggiornato a gennaio 2006 indica che su circa 30.000 km2 di aree ad alta criticità, il 58% di esse appartiene ad aree in frana, mentre il 42% ad aree esondabili». Di più: secondo lo stesso Progetto Iffi, i comuni con livello di attenzione trascurabile sono 2.505, quelli con livello medio 1.066, quelli con livello di attenzione elevato 1.691 e quelli «classificati con livello di attenzione molto elevato» addirittura 2.839. Le frane, secondo la stessa Legambiente, «sono le calamità naturali che si ripetono con maggiore frequenza e causano, dopo i terremoti, il maggior numero di vittime e di danni a centri abitati, infrastrutture, beni ambientali, storici e culturali. Solo in questi ultimi venti anni si ricordano gli eventi catastrofici in Val Pola (1987), in Piemonte (1994), in Versilia (1996), a Sarno e Quindici (1998), nell’Italia nord-occidentale (2000) e nella Val Canale - Friuli Venezia Giulia (2003)». Insomma: abbiamo pianto tanti morti che dovremmo essere vigili come nessun altro”. (Corriere della Sera-Gian Antonio Stella-19/07/09)

Serviranno a smuovere ed agire questi dati, che evidenziano l'esistenza del pericolo e la necessità di intervenire?

 

La montagna...almeno un po', conosciuta.

 

 

(Grazie a DK per l’accurata selezione dei link a cui ho fatto riferimento).

 

 

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15/7/2009

MARCO TRAVAGLIO, il Grande Orat..tore

Piazzola sul Brenta (PD) - Anfiteatro Camerini - 14 luglio 2009

 

In uno scenario naturale in cui l’imponente facciata di Villa Camerini  fa da...contorno, del resto il...piatto forte è lui, Marco Travaglio calca il palcoscenico, tecnologicamente superattrezzato per ospitare i grandi concerti,  e si siede su uno dei tre cubi bianchi candidi e abbaglianti dai quali, a rotazione, come dal pulpito declamerà per ben tre ore effettive il suo monologo.

Sulla scena presenziano anche una coppia di ingarbugliati musicisti-scienziati-cervelloni in camice bianco i quali ciascuno da una propria postazione compongono, miscelano ed emettono, musica tra l’elettronico e lo sperimentale (del resto il loro habitat sembra un laboratorio asettico-futuristico), invischiata di discorsi dallo stile solenne e retorico. Le loro un po’ scientifiche un po’ extraterrestri manipolazioni fungeranno anche da intermezzo tra uno step e l’altro del giornalista-narratore.

Travaglio attacca da subito con un ritmo frenetico e travolgente, che cattura all’istante il pubblico, necessario forse per  trasferire in un lampo lo sguardo critico sulla Prima Repubblica. Perché è da lì che si parte, attraverso una sorta di documentario verbale che sa essere al contempo iconografico per la  vivacità e la concretezza delle scene descritte, le cui immagini sembra quasi di vedere proiettate.

Nomi, date, fatti e misfatti vengono raccontati con un incalzante susseguirsi di riflessioni, senza esitazione, senza mai un’incertezza nel tono o nella narrazione. Vicende che, come spesso accade, vengono dimenticate (da qui il titolo Promemoria) anche perché i loro protagonisti, perfino i più responsabili di oscuri e loschi affari, vengono riabilitati e reintegrati (quanto meno i sopravvissuti!) nello stesso sistema dal quale furono un tempo accusati e in certi casi estromessi, riappropriandosi di una credibilità ovviamente immeritata che sembra cancellare nella memoria degli italiani l’onta dei loro trascorsi.

Il tutto è condito da un tono umoristico infarcito di esilaranti battute che suscitano risate ed applausi, sorprendendo il pubblico che già conoscitore ed abituato alle performance agguerrite e critiche di Travaglio, forse non conosce così da vicino anche quelle di ironico e pungente “mattatore”.

In uno stato simile ad una sorta di costante parabasi, in cui  a ruota libera si concede di esprimere il suo pensiero schietto e provocatore, si adopera con impeto, ma al tempo stesso con estrema naturalezza, per colorire infatti la sua eloquenza di comicità, ironia oltre al graffiante ragionamento.

 

 

Dalle mazzette gettate invano nel wc, all’amante che riceve in dono una tv (non l’elettrodomestico!), all’enfant prodige/delfino che sposa la figlia del...tonno e che ora insegna la Costituzione ai giovani, al cardiopatico che fa un voto e poi guarito chiede ad un altro di pagare il debito promesso al suo posto; dal collezionista di rarità (che nascondeva perfino in un puff parte del malloppo) che arrestato dichiara di ignorare di essere così ricco, al Mausoleo in stile assiro-milanese in cui pochi eletti potrebbero ambire di riposare in eterno, Travaglio srotola un rullo che porta con sé indelebili tracce di storia, talvolta vergognosa, che purtroppo in molti casi si ripete.

 

 

Le battute, gli esempi in chiave grottesca, i paradossi, i giochi di parole e le stoccate di stampo satirico hanno vivacizzato in maniera sorprendente il monologo, che ha destato chiaramente non poche risate. Sebbene di sicuro intrise di amarezza, e di certo volutamente suscitate a tale scopo, per il talvolta avvilente scenario raffigurato.

Alla fine del suo lungo “spettacolo” che rientra infatti nella categoria “teatrale”, quasi certamente non tra il pubblico presente ma in altre sedi, qualcuno potrà certamente dissentire su alcuni contenuti e sul tono dissacrante che Travaglio utilizza. Ma per quanto riguarda le sue qualità c’è davvero molto da apprezzare, applaudire e con un po’ d’invidia intellettiva e senza falsa riverenza ma con obbiettiva constatazione dirgli a tutto cuore: chapeau!

Anche perché se è vero che in mano tiene qualche foglio, giusto per tenere sott’occhio la traccia, in realtà non lo guarda praticamente mai: e il copione, sebbene sia un intrico di dati ed esercizio mnemonico alquanto impegnativo, gli esce preciso e naturale senza alcuna esitazione o difficoltà.

 

 

 

Al termine del suo spettacolo, che in due anni ha portato in scena un’ottantina di volte, aggiornando ovviamente il testo con piccoli tagli o aggiunte, nonostante l’ora tarda e soprattutto la presumibile spossatezza, come nulla fosse, in termini di stanchezza, Travaglio si avvicina ai suoi fans e con disponibilità e cortesia accetta di autografare, farsi fotografare e scambiare, pronunciandone ancora, altre parole.

Supponendo che l’acclamatissimo oratore-attore in tre ore ne abbia articolate a milioni, aggiungerei, per questa sua instancabile attitudine e disponibilità,  un ammirato inchino.

 

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14/7/2009

JAMES TAYLOR - You've got a friend

 

 

Tempo andato e taciuto
ritorna nel pizzico di una corda
e vibrano i minuti presenti
come i pensieri assenti
che non tornano più.

 

(N.S.  13/07/09)

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13/7/2009

CARLA BRUNI AL G8...CHERCHEZ LA FEMME!

E’ arrivata con comodo il giorno dopo e ha disertato le visite guidate organizzate per le mogli dei leader, scatenando quasi un caso politico. Perché lei puntava più al carattere…“umanitario”: forse quello delle altre first lady era un programma  turistico…

Lo stesso giorno è arrivato anche George Clooney, che accompagnato dal noto cinefilo Walter Veltroni si è recato a  San Demetrio per  inaugurare la Nobel for Peace Hall, una sala cinema multiuso in cui forse un giorno verrà proiettato anche il film che lui ha promesso di voler girare in quei luoghi a fine settembre.

Sarà che tempo addietro, in riferimento alla battuta sul “bello, giovane e abbronzato” madame aveva dichiarato “certe volte sono molto felice di essere diventata francese” e poi in piazza Duomo all'Aquila rivolgendosi agli Abruzzesi ha commentato con tono struggente: "E' terribile, sono qui perchè vogliamo aiutare queste persone. Sono italiana e voglio dare una mano, oltre a portare tutta la mia ammirazione a questa gente coraggiosa”.

Intanto, a...mano, portava una borsetta in coccodrillo da 30.000 euro, a lei dedicata e battezzata Carlalà  (ispirazione: le sue inclinazioni canore. Mon Dieu c’est merveilleux!). Cosa se ne farà mai degli umili  doni ricevuti dagli abruzzesi: dei girasoli, un centrino ricamato e una maglietta personalizzata…!

In ogni caso la magnifique coppia di Francia ha annunciato una donazione di 3 milioni e 200 mila euro per finanziare la ricostruzione della cupola della chiesa di Santa Maria del Suffragio.

E lei, la suadente ex-top model dal canto...inaudito sussurrato, tra applausi e autografi ha sottolineato : “Vorrei tornare, e tornerò, non vi abbandonerò”.

Tanto tempo fa un’arciduchessa austriaca poi divenuta regina di Francia al popolo affamato e senza pane disse “qu’ils mangent de la brioche”! La battuta le costò cara…ma lei era Maria Antonietta, la first lady del Re di Francia Luigi XVI, anche lui notoriamente ghigliottinato.

Molto curiosa questa foto in cui il suo consorte amabilmente detto Sarkò, non solo scompare dalla foto ma si trasforma ed appare in quanto ombra cinese…

 

Dunque più che “cherchez la femme”, per dirla alla Dumas,  qui va cercato… l’homme!

 

No problem!...Tout va très bien Madame la Marquise...!

 

 

 

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12/7/2009

DOLOMITI, AFRICA, G8

Un abbraccio ad alta quota per il continente nero.

E’ trascorsa una settimana da quando, per sensibilizzare i protagonisti del G8 a L’Aquila, una catena umana di quasi 6.000 persone ha raggiunto le Dolomiti e si è stretta attorno alle Tre Cime di Lavaredo mentre in contemporanea a Ruhengeri (Rwanda) un altro abbraccio si componeva attorno al vulcano Karisimbi.

Poi è iniziato il G8; anche il tema africano è stato trattato e sono stati depositati i progetti e gli impegni che più che futuri necessitano di essere presenti.

Terminato il G8 il presidente Obama si è recato con la famiglia in Ghana, dove al Parlamento di Accra ha dichiarato tra gli applausi: “il futuro dell’Africa è nelle vostre mani”.

Nel frattempo le Ong presenti al G8 hanno manifestato però la loro delusione per il vertice. ''I Grandi della Terra hanno solo ribadito le promesse di Glenaegles'' ha detto Kumi Naidoo, co-presidente della Coalizione globale contro la poverta', presente al G8 insieme a Actionaid, Amref, Associazione Ong italiane, Azione per la Salute Globale, Legambiente, Oxfam/Ucodep, Save the Children, Un Millenium Campaign e Wwf.

Secondo le Associazioni non governative sopraelencate infatti, i 20 miliardi che il G8 aquilano avrebbe destinato alla sicurezza alimentare, di fatto non costituirebbero risorse aggiuntive bensì gli stessi fondi annunciati 5 anni fa dal G8 di Glenaegles.

Ora, non tanto perché l’Africa è considerata la culla del mondo (o l’ombelico per dirla anatomicamente) e anche per questo va rispettata e salvaguardata. Né perché è assodato e verificabile che essa può suscitare in chi la visita il cosiddetto “mal d’Africa” che in questo caso (almeno!) non è una patologia ma una sorta di nostalgica melancolia che affligge chi in essa ha saputo perdersi.

E’ semplicemente facendo riferimento guarda caso all’ubuntu   (che è rispetto e compassione  - nell’Africa sub-Sahariana si usa dire Umuntu ngumuntu ngabant,  “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”) o alla frase di Gandhi  Sii tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” che possiamo più o meno tutti riconoscere che non vorremmo mai vedere noi stessi e il nostro pianeta ridotti così....

 

 

 

 

L'Africa è il terzo continente per estensione dopo Asia e Americhe. Costituito da 53 Stati conta circa un miliardo di abitanti e presenta una grande varietà di ambienti ed ecosistemi tra cui lo sconfinato deserto del Sahara e l’immensa savana.

Secondo l'ultimo rapporto Fao nell'Africa sub-sahariana 265 milioni di persone soffrono la fame (32% dell'intera popolazione della regione) con un aumento dell'11,85% rispetto al 2008.

Secondo l'African Partnership Forum per effetto dei cambiamenti climatici, ampie regioni dell'Africa si riscalderanno di 3-6 gradi nel 2100. Le precipitazioni diminuiranno del 20% rispetto ai livelli del 1990, con danni per l'agricoltura.

Dal 2020, tra i 75 e i 250 milioni di persone sono destinati a soffrire della carenza di acqua. Secondo l'Unaids l'Africa è il continente più colpito dall'Aids, con 22 milioni di sieropositivi solo nell'Africa sub-sahariana (in tutto il mondo sono 33 milioni).

Secondo Save the Children, benché dal 1990 il tasso mondiale di mortalità infantile sia diminuito del 27%, in Africa muoiono 1500 bambini sotto i cinque anni ogni 24 ore. Nell'Africa sub-sahariana muore il 43% dei bambini nati. Le cause principali sono disturbi neonatali, polmonite, malaria, diarrea, Aids e morbillo.

La maggior parte delle guerre che si combattono nel mondo oggi si svolgono in Africa: dalla Somalia al Sudan, dal Ciad alla Repubblica democratica del Congo. Sono decine di conflitti territoriali, guerre civili o crisi irrisolte che ancora insanguinano il continente africano. Ogni anno milioni di persone muoiono per le conseguenze delle guerre o sono costrette a fuggire dalle loro case.

L'Unesco stima che nel 2000-2006 nell'Africa sub-sahariana 161 milioni di adulti (il 38% della popolazione adulta) era incapace di leggere e/o scrivere un testo semplice nella lingua nazionale o ufficiale. Il 62% degli analfabeti della regione sono donne.

 

 

"Le Dolomiti (fonte) rappresentano il punto d’incontro naturale tra Africa e Europa: queste montagne uniche al mondo sono infatti nate 230 milioni di anni fa proprio a causa delle forze sollevatrici dovute all’impatto tra le placche dell’Africa e dell’Europa. Possono dunque rappresentare la cerniera naturale tra i continenti, un luogo d’incontro simbolico creato da madre natura.
Le Tre Cime di Lavaredo, montagne famose in tutto il mondo quali simbolo delle Dolomiti, rappresentano una trinità naturale che si eleva verso il cielo. Da sanguinoso teatro della Grande Guerra diverrebbero simbolo di pace, giustizia e uguaglianza per l’Africa, diritti richiesti a gran voce dagli uomini e donne che si terranno per mano in un abbraccio simbolico tra i due continenti. L’elevazione delle cime verso il cielo condurrà simbolicamente queste voci di speranza verso l’Infinito".

 

 

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7/7/2009

MEMORIAL MICHAEL JACKSON

Il Memorial MJ svoltosi oggi allo Staples Center di Los Angeles, così come è stato trasmesso, forse più che altro…compromesso, da Italia Uno, è stato un po’ deludente. Soprattutto irritante la modalità della conduzione.

Sarà che poteva anche essere seguito su Sky, ma io di cielo, al momento, ho ancora solo e grazie al…, quello in una stanza.

Sarà che da subito Italia Uno ha approfittato per sparare spot a raffica (e non era ancora il Prime Time!).

Sarà che ogni volta che il ferreo palinsesto caricava la cartucciera dei “consigli per gli acquisti”, scaricava colpi letali sull’attenzione e il coinvolgimento.

Sarà che il conduttore (soprattutto...interruttore) Giorgio Mulè (direttore di Studio Aperto) era incerto, approssimativo e poco informato. Tanto da dire ad un certo punto “sono salite sul palco tutte le star - e citava solo Stevie Wonder in preda ad una imbarazzante amnesia - e certamente è proprio questo che Michael si sarebbe aspettato” - ipotizzando quindi che il re del pop stesse già pensando alla sua, previa imminente dipartita,  consacrazione da morto.

Sarà che gli ospiti convenuti Tarak Ben Ammar, Linus,  Kay Rush non si capiva cosa ci facessero lì seduti considerando soprattutto gli scarsi interventi degli ultimi due.

Sarà che David Zard, che deve ancora restituirmi il costo del biglietto di un lontano concerto annullato di Stevie Wonder, prima ha sbuffato e poi se n’è ito perché non reggeva più l’emozione, forse più che altro la noia.

Sarà che Mariah Carey, non che mi interessasse, proprio mentre iniziava a cantare è stata appunto tagliata e non solo lei,  dalla regola dell’interruzione pubblicitaria (riproposta poi la sua esibizione sul finale del programma).

Sarà che tanto si è parlato delle emotive ripercussioni negative del successo precoce sugli “enfant prodige” e poi sul palco è salito anche Shaheen Jafargholi, un dodicenne gallese-iraniano, ovviamente con talento da brivido.

Sarà che i tre figli, o presunti tali, di MJ, finalmente spogliati della maschera spesso costretti ad indossare, da seduti in prima fila in platea sono poi saliti sul palco, ovviamente condotti da copione, mostrandosi comprensibilmente intimoriti e spaesati. Il figlio maggiore Prince Michael masticava chewingum a go-go.

 

Ho apprezzato Brooke Shields, in effetti particolarmente commossa e commovente, la quale citando lo stracitato Petit Prince ha raccontato la sua amicizia con Michael evidenziando le loro ragazzate e descrivendolo come un uomo-bambino la cui risata era “la più dolce e la più pura mai sentita”.

E ancora uno dei fratelli di Michael, Jermaine, che ha cantato “Smile”, una delle sue canzoni preferite, tratta da Tempi Moderni di Chaplin il cui messaggio finale (e a sottintenderlo sono proprio i due sfortunati, adorabili “monelli”) è quello di sorridere anche se il cuore soffre: “Smile and maybe tomorrow you'll see the sun come shining through for you”.

 

Sarà anche vero (alcune voci di Agenzia ne dubitano), per concludere, che  dentro quella bara d’oro da 25.000 dollari esposta/ostentata sotto il palco  giaceva il corpo di Michael  (peraltro parrebbe senza cervello - il che conta relativamente perché il Petit Prince insegna che...non si vede con gli occhi ma con il cuore...e quindi con l’anima che è etera -), ma credo che per tutti noi che lo amiamo questo sia quasi un…dettaglio paradossalmente insignificante.

Nel senso che lui è ancora qui e di certo non sarà solo per molto.

Sarà per sempre.

 

 

 A big smile for you, Michael (with a little, inconsolable tear).

 

 

 

 

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6/7/2009

FLUTTUARE...EVAPORARE...

 

Fluttuare...

Spostarsi sorvolando

 immensi mondi.

Gonfiarsi di emozioni sospese

e di pensieri nuovi

che traspaiono il vero

dell'ignoto osservare.

Evaporare...

 

(Nicoletta Salata - 6 luglio 2009) 

 

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5/7/2009

PADOVA 4/5 LUGLIO 2009: SALDI BAGNATI...POETI SFORTUNATI!

 

 

 

Doveva essere la magica notte dei saldi e non solo e invece, a causa della pioggia incessante piuttosto malefica, la serata si è trasformata in una di quelle occasioni ricche di aspettative ed eventi che sfumano, in questo caso annacquano, per imprevisti meteorologici.

Dopo una giornata afosissima, di quelle che arroventano l’asfalto, il  maltempo ha deciso di mutare le sorti del programma in coincidenza con il suo inizio.

Cominciando ad elencare uno tra i  misfatti…scagliati dal cielo, è saltata in Piazza dei Signori l’elezione di Miss Italia Padova. Le 28 aspiranti miss pronte a sfilare la loro bellezza si sono viste sfiorire l’opportunità di esibire in bikini la loro freschezza sulla passerella. Niente foto, niente applausi, niente corona.

I negozi, che potevano restare aperti fino alle 24, hanno cominciato a calare le saracinesche (insomma a...chiuder bottega!)  molto prima, presumendo che il maltempo avrebbe ridotto notevolmente il numero degli aspiranti allo shopping...conveniente. Più che altro...sconsigliato, considerato il dulivio che si è scatenato dopo un botto che ha fatto tremare anche i muri del Bo (storica e...solidissima università patavina!)

Tra le varie iniziative musicali che dovevano invogliare ad uscire e movimentare il passeggio non sono state compromesse quelle che avevano..un tetto..sotto il quale ripararsi.

Ecco che nei portici di fronte al Caffè Sommariva, Carlo Zannetti (chitarra, voce e armonica) con la sua Band ha eseguito.. all’asciutto.. pezzi classici del rock anni ’60.

In Piazza delle Erbe, presso il Chocolat Bar munito fortunatamente di ombrelloni, che non sempre però tenevano la fitta pioggia, Walter Bravi (chitarra e voce) e Riccardo Misto (chitarra) hanno suonato e cantato brani del più noto cantautorato italiano e pezzi pop di musica straniera.

I concerti jazz previsti in luoghi troppo esposti sono saltati...come le Miss.

In questo scenario bagnato ed umido,   anche la performance del PIP (Pronto Intervento Poetico), che prevedeva che un gruppo di poeti itineranti volantinassero le loro poesie tra i passanti, è rimasta - paradossalmente -  un po’ a secco!

Tra questi anche la sottoscritta. Ma al Chocolat Bar, tra una canzone e l’altra del duo Bravi-Misto, mi sono intrufolata tra il pubblico distribuendo, anzi facendo pescare dal mucchio, le mie...parole poetiche.

Alcune persone restavano stupite ed interrogative, altre mi hanno chiesto di avere una copia delle tre poesie che avevo appresso (ho perfino rilasciato un...autografo!!!), altre ancora mi hanno intrattenuta per avere chiarimenti sull’iniziativa e maggiori informazioni su di me. Ma con la musica ad alto volume non era facile comprendersi.

Fortuna che in ciascun foglio, oltre al logo Assoartisti come richiesto da Alessandro Cabianca del Gruppo 90, avevo inserito anche i miei...link!

 

 

 

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1/7/2009

PINA BAUSCH - VOLLMOND

 

Frammento per descrivere e ricordare  Pina Bausch (27 luglio 1940 - 30 giugno 2009).

 

 

 

 di Giuseppe Distefano da Il sole 24 ore del 21 giugno 07 

"Inizia con una bottiglia di plastica tenuta in mano da un uomo intento a catturare il suono nell'aria. Sorridendo entrano altri. E tutti, ondeggiando le proprie bottiglie vuote, col fischio prodotto danno vita ad una sorta di melodia. Faranno poi lo stesso con dei bastoni, frustando l'aria. Ma il suono costante che accompagnerà tutto lo spettacolo è quello acquatico. E', infatti, un trionfo d'acqua l'ultima creazione di Pina Bausch, "Vollmond" (Luna piena).

Come sempre negli Stuck (come lei stessa definisce le sue creazioni) predomina un elemento naturale: erano le foglie secche in "Blaubart", la terra in "Viktor" e nella "Sagra della primavera"; il legno delle grandi sequoie americane in "Nur Du"; il campo di garofani in "Nelken", i mattoni in "Palermo, Palermo", e così via. Elementi che fanno da mezzo dove si consuma l'eterna lotta tra i sessi, con la leggerezza e l'umorismo che contraddistingue l'ultimo periodo creativo della Bausch. In "Vollmond" è acqua vera quella che cade in continuazione dall'alto come pioggia battente. Che diventa fiume – nella vasca ricreata sul palcoscenico – da attraversare a nuoto, o con una barchetta di plastica, sguazzandoci coi piedi o perlustrandola in superficie lentamente come coccodrilli.

Acqua che, sempre i ballerini, si buttano addosso e l'un l'altro raccogliendola con dei secchi, in una battaglia che è atto liberatorio e gioco infantile. Vi danzano dentro nella quiete di quel rigagnolo, o nella risacca dell'urto simile ad un'onda creata dagli stessi danzatori nell'atto di infrangerla sull'enorme scoglio a grotta che domina la scena. Roccia che rimanda ad un meteorite abbattutosi sulla terra in una notte di luna piena, venuto a influenzare e stravolgere i ritmi e gli equilibri comportamentali fra gli esseri umani. Nello scatenarsi di innumerevoli gags piene di brani parlati e di musica sempre varia e potente, si celebra, ancora una volta con la Bausch, la coppia nei suoi rituali amorosi, nelle piccole violenze quotidiane e nei dispetti maniacali, negli approcci e nelle schermaglie, negli abbracci espressi o rifiutati, nelle sfide da ingaggiare per dimostrare di esistere. Sempre, comunque, alla ricerca di amore, di un contatto umano da conquistare. E poter trattenere.

Si salta sulle sedie e si assume la stessa forma per far sedere la partner, ci si bacia di corsa, si offre un'arancia al pubblico in segno di fame, si spreme un limone per dire che "oggi sono aspro". Gli uomini sono creature fragili e ansiose, mentre le donne hanno il piglio da dominatrici. Si tira al bersaglio con la pistola e il bicchiere sulla testa; si tracciano col gesso i segni dei piedi e delle mani per terra e sulla parete, unico modo, forse, di conoscenza dell'altro; si depositano delle piccole pietre sul corpo del partner, o dei pezzi di carta come garza per tamponare le ferite. Negli urti rabbiosi dell'acqua in eleganti abiti da sera, nelle corse per prendersi e abbandonarsi, così come nel divertente e reciproco spruzzarsi gocce d'acqua dalla bocca, o nel vagare come sonnambuli sullo scoglio per poi accorgersi che non si è gli unici, la danza ritorna predominante, voluttuosa e unica: nei movimenti ondeggianti e furiosi delle lunghe chiome bagnate che prolungano i gesti delle braccia, nelle scivolate corali a terra, nelle ritrovate coreografie di gruppo.

Ma soprattutto nei magnifici ed estenuanti assoli. Come quello di Dominique Mercy, icona della Bausch, che dall'iniziale incedere clownesco trasforma la sua danza in una struggente materia di sofferenza; o quello della irresistibile Nazareth Panadero col suo lungo abito rosso che vuole anche impressionare prendendo dei pezzi di vetro per dimostrare che non ci si fa male; o, ancora, del frenetico Rainer Behr nelle sue velocissime scorribande bagnate".

QUI una versione più ampia di Vellmond.

 

 

 

 (Dominique Mercy)

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29/6/2009

MICHAEL JACKSON e Le Grand Macabre.

Alcune notizie su Michael Jackson fornite oggi dai Tg e l’aver visto poco dopo in internet il video tratto dall’opera Le Grand Macabre, andata in scena nei giorni scorsi all’Opera di Roma, m’inducono ad una riflessione.

Dunque, le news di oggi ci informano che Michael era gravemente e forse irrimediabilmente consumato. Al che c’è già da chiedersi come uno staff di medici altisonanti abbia potuto consentire che si riducesse così.

50 chili per 1.78 di altezza, senza capelli tanto da indossare una parrucca, un’enorme cicatrice sopra l'orecchio destro causata dall’ustione in cui presero fuoco i capelli sul set della pubblicità della Pepsi nel 1984, la cartilagine e il ponte del naso inesistenti, il volto scavato e a tratti ceduto, le corde vocali compromesse, costole toraciche sfondate nel tentativo di rianimarlo, buchi di iniezioni all’altezza del cuore (altro tentativo di rianimarlo iniettandogli l'adrenalina necessaria a far ripartire il battito) e in altre parti del corpo tra cui fianchi, cosce e spalle. Muscoli atrofizzati, numerose cicatrici conseguenza di operazioni chirurgiche, lividi sulle ginocchia e sulla schiena dovuti probabilmente ad una recentissima caduta, stomaco con residui soltanto di pillole e farmaci (tanto che la ex tata dei suoi figli ha dichiarato che lei stessa lo sottoponeva spesso a lavanda gastrica), per il resto vuoto.

VUOTO.

Per ridursi così Michael non lo aveva soltanto dentro questo stato di assenza e mancanza. Questa paradossale sensazione contrastante con il fatto di avere posseduto e goduto di successo, privilegi e ricchezza si era evidentemente insinuata in lui come un morbo devastante. Ma è intuibile che oramai il vuoto, che deve avere cominciato ad avvertire molto presto, lo percepiva tutt’intorno, ovunque, sempre. Il suo talento e il suo genio artistico, miscelati con chissà quanti e quali eventi, lo avevano posseduto inducendolo a trasformarsi in una creatura poi drammaticamente e miseramente fantasiosa più che fantastica. Un personaggio da cartoon, irreale nell’aspetto ma tangibilmente presente, modellato su un’immagine di infantile candore ed eterna giovinezza, che nessuna matita e nessun colore hanno saputo correggere e mantenere inalterata. Se poi, altra notizia, è vero che è stato trovato un documento in cui lui esprime la volontà di essere cremato e che le sue ceneri vadano sparse sulla luna, questo non è che l’epilogo non tanto di una sua supposta eccentricità quanto il desiderio di un bambino sognatore, che intravede nell’immagine della luna significati da favola.

Ed una favola tra il grottesco e l'assurdo è Le Grand Macabre di György Ligeti del 1977. In un paese di fantasia senza regole in cui si vive fuori misura e tutto è permesso, sopraggiunge la Morte sentenziando l’imminente fine del luogo. La paura della morte spinge gli abitanti di quello strano paese a cimentarsi in azioni  che, in circostanze normali, non avrebbero compiuto. Ma la morte, sicura di sé, si ubriaca, e forse per questo non porta a compimento il suo progetto. Quel che mi ha sorpresa e colpita  sono state queste immagini tratte dall’Opera, che ben si conformano, tragicamente, alla descrizione fatta sopra del corpo di Michael.

 

 

La scena si apre con un enorme cartello-segnale di pericolo di morte, su del cibo-rifiuto lasciato disordinatamente nel caos, sull’involucro di un hot dog che in questo caso si chiama Mac-Abre. Sul palco un mastodontico corpo di donna (17 x 9 metri!) che rappresentando anche il concetto di “madre terra” è il luogo in cui entrano ed escono, attraverso impensabili aperture, gli abitanti del paese. Ma è anche e soprattutto l’espressione della Morte, attraverso suggestive proiezioni si intravedono infatti le sue viscere e lo scheletro scarnito; è un brulicare di germi e le sue parti vengono sezionate fino alla decomposizione che culmina nell’incendio. Un corpo martoriato che crolla e infine si annulla.

Soprattutto  visionando queste immagini credo possano risultare le ragioni di questa mia non del tutto avventata associazione, in cui alcune analogie sono evidenti.

Oltretutto la vicenda si svolge in un paese di fantasia che, prendendo spunto dalla confusionaria, vivace e simbolica ambientazione degli splendidi quadri del pittore fiammingo P.Bruegel il Vecchio e dai suoi temi popolari, fantastici, talvolta mostruosi (Giochi di fanciulli, La caduta degli angeli ribelli, Il trionfo della morte ecc..), viene battezzato Bruegellandia.

Anche Micheal aveva fondato un suo “regno” immaginario e surreale, denominandolo Neverland(ia), ovvero l’isola che non c’è di Peter Pan, che solo i bambini grazie alla loro immaginazione (seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino) possono raggiungere.

Per concludere, c’è un terzo luogo legato a Bruegellandia per contrasto (lì la morte non ti dimentica) e a Neverland per le ovvie implicazioni ovvero citazioni:  è Wiki...landia, luogo virtuale ma che sa essere assai crudo e realistico.

Michael, immortale “stella” pop che  mirava alla "luna" con incanto, che ne danzava il passo creando un’illusione, e che sembrerebbe ambire a lei anche come luogo ultimo, è prontamente aggiornato morto.

Registrazione sconfortante in puro stile demografico, perfino “macabra” nella sua solerzia e simultaneità con gli eventi,  ma purtroppo in questo caso, fatto tristemente vero.

 

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27/6/2009

MICHAEL JACKSON: you are in my life...you are not alone...

 

 

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27/6/2009

MICHAEL JACKSON: pericolosa è la vita...

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27/6/2009

MICHAEL JACKSON: le inutili trasformazioni...

 

Bimbo ferito

da forzate, violente salite.

Nemica l' oscurità del volto.
Uomo poi sbiancato
di paure

ammutolito,

mutato.

Mutilato.

Mentre di neve fioriva la pelle

appassiva.

Un fiore secco e svuotato

resta tra i canti

eterno.

Si ascolterà

ma senza aver capito.

 

(N.S. 27/06/09)

 

 

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26/6/2009

MICHAEL JACKSON: senza parole...

 

 

 

Your love is magical, that's how I feel
But I have not the words here to explain
Gone is the grace for expressions of passion
But there are worlds and worlds of ways to explain
To tell you how I feel
But I am speechless, speechless

 

 

Il tuo amore è magico, ecco cosa sento
Ma non trovo le parole per spiegare
Non mi è data la grazia di trovare l’espressione per descrivere la passione
Ma ci sono milioni di modi per spiegare
Per dirti cosa provo
Ma sono senza parole, senza parole


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23/6/2009

IMMAGINE E POESIA. Vincent Gregory e me - 2.

(Video  di Vincent Gregory)

 

 

"NOTTI POLARI"  

 

Intermittenti bagliori,
agglomerati compatti,
omogenee storture mentali
che tagliano affilate
la notte blu.
Lo spazio cosmico è denso di pensieri
e i mille occhi allineati scrutano
l’infinito firmamento polare.
Si stagliano nel buio bianchi
e riflettono luminosi le idee
come pianeti puri.

                                       

 

 

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21/6/2009

VILLA TRISSINO MARZOTTO. Invito a cena con...intromissione!

Approfittando di un invito a cena nella zona di Trissino (Vicenza) nel tardo pomeriggio di ieri io e Silvia ci siamo inerpicate nella parte alta del paese, alla ricerca di luoghi da scoprire, su stradine così ripide e strette da far venire, a chi abitualmente guida sul piatto asfalto cittadino, brividi e vertigini.

Dopo aver percorso viottoli che pur essendo a doppio senso a mala pena consentivano il passaggio di una sola auto, tra vecchie mura e ringhiere, abbiamo optato per la ridiscesa e ci siamo dirette verso la Villa Trissino Marzotto, segnalataci dall’amica che più tardi ci aspettava per la cena.

Queste dimore, di cui la nostra regione è ricca, lasciano sempre stupiti e fanno assaporare  il gusto del Bello. Del quale c’è sempre bisogno tra tanto…abbrutimento!

Giunte di fronte alla facciata della villa abbiamo subito intuito che doveva essere in corso un ricevimento, infatti una volta entrate abbiamo verificato che si trattava di un matrimonio (del resto fuori era parcheggiata un’auto coi…fiocchi, inequivocabile indizio!).

Pur essendo ovviamente una festa privata non abbiamo esitato, incuriosite e attratte dalla bellezza del luogo, ad intrufolarci per cercare di vedere, alquanto furtivamente ma al tempo stesso con…signorile nonchalance,  quanto più possibile.

Attraverso quello che appariva come l’ingresso di una grotta, e che percorrendo abbiamo appurato essere invece l’antico accesso dei cavalli alla “cavallerizza”, anche questo particolarmente angusto, ripido e ciottoloso, abbiamo raggiunto seguendo la stretta spirale del percorso il grande prato sovrastante.

Da lassù vi era da un lato il bellissimo paesaggio collinare, dall’altro la veduta sul prato verde in cui erano accomodati alcuni  invitati.

Affacciate alla balconata ci siamo accorte di essere puntate con fare sospetto e forse inquisitore da un uomo che dal prato sottostante ci osservava interrogativo. Si è dimostrato però da subito alquanto simpatico, tanto che una volta avvicinatosi, ma sempre restando di sotto, ha teso le braccia come dire “buttatevi che vi prendo!”.

Sorridendo, ma non parlando considerata la distanza, e continuando quindi a comunicare con dei gesti, ci ha fatto segno di non muoverci ed aspettare. Dopo poco, anche lui attraverso la salita a chiocciola della  quale certamente conosce a memoria ogni vorticoso giro e sasso, è apparso. L’abbiamo visto sbucare in lontananza, e supponendo ora che non si trattasse più di un invitato come avevamo ipotizzato ma di qualcuno che fungeva piuttosto da servizio d’ordine, cercavamo di scrutarlo a mano a mano che si avvicinava per comprendere quali fossero le sue intenzioni nei nostri confronti.

(L'avvicinamento...)

Nonostante la sua prima domanda (più che altro un’affermazione, avendolo già astutamente desunto) sia stata “voi non siete tra gli invitati...”, non sembrava affatto rigidamente contrariato. Diciamo che tutti e tre l’abbiamo presa in ridere...;noi due che abbiamo ammesso di non aver resistito alla tentazione di entrare in questo luogo al momento “vietato”, attratte dal fascino dell’antico e del paesaggio e lui che, pur essendo il custode, ha dimostrato di comprendere la nostra buona causa e l’intento mirato solo alla visita e non certo a partecipare al  ricevimento, come dire, a sbafo!

Dalla sua tolleranza e dal nostro entusiasmo si è così determinata una situazione che pur essendo inusuale e non prevista dal...cerimoniale  di corte, ci ha consentito di approfondire il giro della villa. Il proprietario, dal 1951, è il conte Giannino Marzotto che una volta al giorno vi si reca per svariati motivi (abita da tempo nella parte bassa del paese) e che pur mantenendo e conservando all’interno numerosi effetti personali (tra cui molti riguardanti la sua carriera di pilota automobilistico con annesse vittorie) mette a disposizione la lussuosa  residenza e il vasto giardino non solo per visite ma per ricevimenti ed eventi in generale.

Sere fa, ci racconta Giovanni il custode, Matteo Marzotto, in qualità di vicepresidente della FFC (Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica) ha dato una festa di beneficenza (della quale immaginiamo facilmente trovandoci in quel luogo, lo stile e l’eleganza!) per raccogliere fondi.

Prossima volta, con la complicità di Giovanni, ipotizziamo scherzando di addentrarci con la stessa disinvoltura ad una soirée del...Bon Matteo!

Non potendo addentrarci per ovvi motivi nelle sale in cui erano allestiti il banchetto e la festa, abbiamo potuto comunque vistare la Sala Oro, il salotto Blu e lo Studio, in cui una particolare e profonda finestra con vista sul prato è accessoriata di una porta scorrevole che può oscurare o coprire parzialmente la visuale, e che nella penombra della stanza in cui libri e mobili antichi conferiscono un’intima e un po’ cupa austerità ci appare decisamente come fosse un paesaggio dipinto e appeso. Mutevole allo scandire delle ore.

 

(Sala Oro)

(la finestra-quadro nello Studio)

E a proposito di ore…, prese e coinvolte da questo affascinante tour si è fatto tardi! Giunge il momento di andare per raggiungere il luogo della cena, la nostra. Più familiare e meno sfarzosa ma ugualmente interessante sia per la posizione della casa, in collina con fantastico paesaggio, sia per l'ospitalità della padrona di casa, Giovanna, che per la simpatia degli altri invitati.  Il cui comune denominatore sembra essere, per via della presenza di persone che si occupano di fotografia, architettura, recitazione, ricerca, ecc…, la prevalente...militanza nel campo dell’arte.

Villa o casa che vai…usanza che trovi!

 

 http://www.villatrissinomarzotto.it/

 

 

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13/6/2009

GIORNATA DELL'ASCOLTO - 24 maggio 2009

Domenica 24 maggio si è svolta a Padova la terza edizione della Giornata dell’Ascolto.

Che non intendeva chiedere all’interlocutore lo sforzo di spalancare le orecchie ed impegnare l’udito per ascoltare discorsi, dibattiti, dichiarazioni, o bla bla di altro genere.

Il progetto prevedeva infatti, dalla mattina alla sera, una sequenza di eventi relativi alla musica o alle parole intese in senso creativo ed artistico.

Il programma era così ricco da far girare oltre le gambe, vagando per la città da un luogo all’altro della manifestazione, anche la testa, per la varietà e la quantità delle proposte.

Era come inseguire un jukeboxen plain air caricato di infiniti suoni e sorprese.  Tutti gli spettacoli erano naturalmente gratuiti. Per avere un’idea della considerevole consistenza di questa bellissima iniziativa consultare il Programma qui

 

L’Ascolto è iniziato con il “Rituale per il risveglio della città”: il più evocativo fra i suoni, il possente e primitivo AlpenHorn, il lungo corno delle vallate alpine, ha aperto la Giornata con una serie di interventi in alcuni luoghi simbolici della città vecchia, ma anche in zone residenziali. Un risveglio singolare, un invito ad uscire ed ascoltare.

Senza pause ed interruzioni, la kermesse si è…musicata, in un susseguirsi di spettacoli e concerti.

Avendo altri impegni fino a metà pomeriggio, ho partecipato solo ai tre spettacoli di cui riepilogo di seguito alcune brevi impressioni.

 

Presso il Centro Culturale Altinate “Sulle Antiche Corde-Musica tra Oriente e Occidente”, un viaggio sonoro attraverso i più suggestivi e rappresentativi strumenti a corda delle culture e tradizioni orientali, reinterpretati con la sensibilità dell’occidente dal polistrumentista e musicoterapeuta Riccardo Misto accompagnato da Silvia Refatto. Tra gli strumenti presentati (per un totale di 202 corde!), il Saz (Turchia), l’Oud (Arabia), il Rebab (Afghanistan), il Sitar (India del Nord), il Sarod (India), il Yangqin (Cina), la versione cinese del Santoor persiano ovvero una sorta di arpa da tavola suonata con due martelletti di bambù, che produce un suono davvero penetrante e rilassante. Due mondi lontani dunque in contatto e dialogo attraverso la musica e le sensazioni suscitate da questo duo che si occupa anche dell’utilizzo terapeutico del suono e della musica, e di canto armonico. Info a questo sito:

http://www.nadayoga.it/

Riccardo Misto e Silvia Refatto

Gli strumenti orientali, riposti, lasciano il palco al jazz.

 

Nella bellissima Sala dei Giganti presso il Liviano, variopinta nei suoi affreschi,  subito dopo è iniziato un concerto insolito ed originale. Grim, Gruppo di ricerca e improvvisazione musicale (Conservatorio Pollini e Corso di laurea DAMS) e il trio con strumenti d’epoca La Dafne in Musica nuova e musica antica all’insegna dell’improvvisazione, hanno dato vita ad una performance molto particolare. Il M° Alessio Pisani camminando tra i musicisti e dando talvolta l’impressione di essere quasi in uno stato di positiva...confusione-trance ma soprattutto di ricerca, ispirazione ed equilibrio, ha coordinato e diretto il gruppo degli strumenti antichi (flauti rinascimentali, viola da gamba, clavicembalo) combinandoli con quelli moderni (pianoforte, clarinetto, batteria, violoncello, fagotto ecc…).

 Alessio Pisani...cerca,  trova e applica...l'spirazione

Ad un certo punto alcuni fogli rappresentanti gli spartiti, che in questo caso si presume fossero bianchi, sono stati gettati verso l’alto. Una volta ricaduti a terra ecco il trombettista Mirio Cosottini...vagare tra le note (non scritte!), quasi alla ricerca di un suono che non preordinato va inventato e prodotto al momento, nell’istante in cui qualsiasi elemento dall’esterno interagisce con il proprio sentire e si riproduce in suono istintivo ed emotivo.

Mirio Cosottini alla tromba e a dx Francesco Grani, Live-electronics

Intanto Francesco Grani, esperto di  Live-electronics, dal suo computer-sintetizzatore si…intromette nell’esecuzione manipolando ulteriormente questi suoni in tempo reale. Il risultato, inusuale ed imprevedibile, è stato brillante e sorprendente.

 

Il terzo concerto del quale ho “ascoltato” le note è stato quello conclusivo di questa appassionante ed applaudita giornata.  L’esibizione del Sestetto Jazz Perin-Leonard  Stretching cats, il suo più recente progetto discografico (appena registrato, non ancora pubblicato), comprendente composizioni originali di G. Perin, M. Tonolo, N. Leonard e L. Milanese. Il vibrafono di Giuliano Perin, musicista di grande sensibilità che propone col suo gruppo gli standard resi famosi dai più grandi vibrafonisti della storia del jazz accanto a composizioni inedite, fa certamente vibrare la sala in cui risuona caldo anche il gradimento del pubblico.

Il gruppo del jazz

 

Dalle atmosfere orientaleggianti e spirituali, all’improvvisazione generata dalla contaminazione tra antico e moderno, fino al jazz spumeggiante e ritmico si può affermare che in questa Giornata l’Ascolto non sia stato vano e abbia certamente arricchito i partecipanti che hanno prestato...il proprio orecchio a queste diverse melodie.

 

In attesa della prossima edizione della Giornata dell’Ascolto “chi ha orecchie per intendere, intenda”!

 

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6/6/2009

Speciale Elezioni. Compito in classe: descrivi la campagna elettorale della tua città.

SVOLGIMENTO:

Tra le tante cose che si  potrebbero raccontare su questa campagna, montagna o cuccagna ecco una breve descrizione di quelle che mi hanno maggiormente colpito.

In giro per la città è un via vai, un su e giù, un andirivieni di svariate tipologie di  autoveicoli che trasportano le immagini dei vari candidati.

A seconda della dimensione del mezzo la foto del potenziale sindaco o consigliere o rappresentante nazionale di un dato partito,  aumenta o diminuisce di grandezza. Ho potuto ammirare gigantografie di vertiginoso impatto scorrere lungo strade cittadine e subito dopo sopraggiungere da lontano altri mezzucci assai più piccoli che scomparivano rivestiti dalla foto che li ricopriva. Ho visto anche un’ Apecar molto vintage.....

continua su:

http://dituttounblog.com/articoli/speciale-elezioni-compito-in-classe

 

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2/6/2009

CAFFE' PEDROCCHI: storia, libertà, poesia, musica, porte, spari e...caffé!

In questo annunciato post sul Caffè Pedrocchi, luogo in cui sabato scorso ho partecipato alla conferenza-stampa della coalizione Socialisti-PLI (v. post precedente), mi limiterò ad inserire delle citazioni, che facendo riferimento alla storia, ma anche per alcuni aspetti all’attualità, ho trovato interessanti e da ricordare.

Il pezzo che segue è estratto da un articolo più ampio; ho estrapolato la parte riguardante appunto il Caffè Pedrocchi.

L’articolo completo si trova qui.

da “IL CONCILIATORE nuovo” anno I - n.1 –  Primavera 2009

I CAFFÈ STORICI E LETTERARI ITALIANI

Liberali, cattolici, socialisti e nazionalisti a tavolino

di Mario Scaffidi Abbate

“Non si potrebbe scrivere una pagina di storia, né politica né letteraria né artistica dell’Ottocento, senza citare il nome di un Caffè”. Così scrive Bargellini, aggiungendo: “Nello spazio di un secolo i Caffè presero il posto e l’importanza dei club politici e dei ridotti accademici. Succeduto alla soporifera cioccolata, bene accetta ai palati aristocratici e alle sieste dei salotti settecenteschi, il caffè diventò l’eccitante preferito dagli agitatori liberali, tanto che si potrebbe pensare, se i movimenti politici avessero gusti spiccati, che la reazione sorseggiasse cioccolata, mentre la rivoluzione beveva caffè”. I Caffè storici e letterari italiani non erano Caffè: erano “clubs”, “agenzie di stampa”, “uffici di partiti politici”, “tribune”, “basiliche”, “confraternite”… Qualcuno li ha chiamati addirittura “la caffeina delle rivoluzioni”. In Italia nel periodo del Risorgimento, svolsero un ruolo così importante che a Milano gl’intellettuali nei loro programmi, oltre alla illuminazione nelle strade, ai bagni pubblici e ai giornali, inserivano la costruzione di nuovi Caffè, affinché i cittadini potessero mantenere più stretti e continui contatti fra loro. Così i Caffè d’Italia hanno scritto tre secoli di storia, sociale, politica e letteraria.

(…)

Un altro santuario del nostro Risorgimento era, a Padova, il Caffè Pedrocchi, che è anche una vera e propria opera d’arte. (“El cafè de Pedrocchi xe un portento / che supera ogni umana aspetazion; / più se lo varda e fora e soto e drento / più se resta copai d’amirazion”). Il Pedrocchi era un vero e proprio focolaio di patriottismo, in cui si preparava la rivolta: nelle manifestazioni liberali e nei moti che a Padova furono frequenti nel decennio che va dal ’40 alla caduta di Venezia uno dei più facinorosi, quando non l’iniziatore, era Arnaldo Fusinato. E la rivolta venne, anche se con un tragico epilogo, l’8 febbraio del 1848. Il giorno prima, mentre un corteo funebre sfilava per le vie cittadine (gli studenti, insieme a una folla di cittadini, accompagnavano il feretro di un giovane, tenendo nelle mani una grande corona tricolore), alla svolta d’una via si parò davanti la carrozza del maresciallo D’Aspre, che, sprezzante di quella pietosa processione, cercava di spezzarla, per passare. “Fate largo, fate largo!”. Allora un cittadino, un certo Bortolo Lupati (“il principe dei burloni e dei buontemponi”, che si beffava spesso dei commissari di polizia travestendosi da medico o da professore tedesco e contraffacendo mirabilmente la voce), si slanciò, afferrò per le briglie i cavalli, deviandoli dal loro corso, e affacciandosi allo sportello della carrozza: “Indietro, indietro!”, gridò. “Se non rispettate i vivi, abbiate almeno rispetto per i morti!”. Nello stesso giorno al Caffè degli studenti lombardi, alla Vittoria, a seguito di violente colluttazioni fra cadetti austriaci e studenti, che si rifiutavano di fumare, due giovani e una donna rimasero feriti. La mattina seguente due ufficiali austriaci passano davanti al Caffè Pedrocchi, agitando vistosamente il sigaro acceso. Gli studenti, risentiti da quell’evidente gesto di provocazione, strappano il sigaro di bocca agli ufficiali, gridando: “Abbasso i sigari!”. I militari rispondono con le armi, accorrono gendarmi da ogni parte e il Caffè diventa il campo di una zuffa sanguinosa, combattuta a colpi di daghe, di pugnali, di pistole e persino di mobili. Muoiono due studenti e un ufficiale austriaco, molti sono i feriti. La campana municipale e il campanone universitario del Bo suonano a stormo. Alcune ore dopo Giovanni Prati, ch’era presente alla scena, scriveva questi memorabili versi: Dio formidabile delle vendette, perché non stridono le tue saette sulla vandalica turba de ’mostri che i brandi infiggono ne’ petti nostri...

 

La seconda segnalazione riguarda Arnaldo Fusinato (sopra citato), poeta e patriota vicentino 1817-1888, il quale nel marzo del 1848 combatté in prima fila per la difesa sia di Vicenza che di Venezia contro gli Austriaci.  Nonostante l'eroica difesa guidata da Daniele Manin, che divenne presidente della provvisoria Repubblica di San Marco, dopo quasi un anno la città si dovette arrendere alle forze austriache. Ode a Venezia è la poesia (pare che fino al 1968 fosse praticamente obbligatorio impararla a memoria) che egli scrisse per esprimere tutto il suo sconforto. Il “morbo” più volte citato fa riferimento ad un’epidemia di colera che colpì Venezia in quello stesso periodo. Gli ultimi due versi sono stati resi celebri dalla canzone  "Bandiera bianca di Franco Battiato.

E' fosco l'aere, il cielo e' muto,
ed io sul tacito veron seduto,
in solitaria malinconia
ti guardo e lagrimo,
Venezia mia!

Fra i rotti nugoli dell'occidente
il raggio perdesi del sol morente,
e mesto sibila per l'aria bruna
l'ultimo gemito della laguna.

Passa una gondola della città.
"Ehi, dalla gondola, qual novità ?"
"Il morbo infuria, il pan ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!"

No, no, non splendere su tanti guai,
sole d'Italia, non splender mai;
e sulla veneta spenta fortuna
si eterni il gemito della laguna.
Venezia! l'ultima ora e' venuta;
illustre martire, tu sei perduta...
Il morbo infuria, il pan ti manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!

Ma non le ignivome palle roventi,
ne' i mille fulmini su te stridenti,
troncaro ai liberi tuoi di' lo stame...
Viva Venezia!
Muore di fame!

Sulle tue pagine scolpisci, o Storia,
l'altrui nequizie e la sua gloria,
e grida ai posteri tre volte infame
chi vuol Venezia morta di fame!
Viva Venezia!
L'ira nemica la sua risuscita
virtude antica;

ma il morbo infuria, ma il pan le manca...
Sul ponte sventola bandiera bianca!

Ed ora infrangasi qui sulla pietra,
finché e' ancor libera,
questa mia cetra.
A te, Venezia,
l'ultimo canto,
l'ultimo bacio,
l'ultimo pianto!

Ramingo ed esule in suol straniero,
vivrai, Venezia, nel mio pensiero;
vivrai nel tempio qui del mio core,
come l'imagine del primo amore.

Ma il vento sibila,
ma l'onda e' scura,
ma tutta in tenebre
e' la natura:
le corde stridono,
la voce manca...

Sul ponte sventola
bandiera bianca!

 

Un famoso detto popolare recita: “Padova, città dei tre senza: del santo senza nome, del prato senza erba e del caffè senza porte”. I tre senza si riferiscono ad altrettanti luoghi famosi: la Basilica di S. Antonio, detta semplicemente “del Santo”, il Prato della Valle, che non è un prato ma una grande piazza e fino all’800 priva d’erba, e il Caffè Pedrocchi, detto ‘senza porte’ perché per volontà dei suoi proprietari, dal 1831, anno della sua inaugurazione, al 1916 rimase aperto giorno e notte senza interruzione.

Delle varie sale che costituiscono l’edificio, ricordiamo in questo caso la Sala Bianca sulle cui pareti sono affisse due targhe (v. frecce rosse nella foto). Una che cita il passaggio de La certosa di Parma in cui Stendahl pubblicamente loda lo zabaione del Pedrocchi e l’altra a ricordo di una pallottola che fu sparata l’8 febbraio 1848 durante gli  scontri tra studenti e soldati austriaci, di cui si parla appunto nell’articolo sopra.

Ed ora, poichè a parlarne sarà venuta un po' la voglia, a tutti  buon caffè!

 

 

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30/5/2009

Stefano de Luca, Paolo Guzzanti, Giovanni Gomiero: due Onorevoli per un candidato Sindaco!

h. 22.30     In questo momento i due On. Stefano de Luca e Paolo Guzzanti, rispettivamente Segretario e Vice-Segretario nazionali del Partito Liberale Italiano, si trovano in terra (più che altro acqua!) veneziana. Alle ore 18 hanno infatti presenziato al Lido al secondo appuntamento odierno relativo alla campagna elettorale per le prossime elezioni (6-7 giugno).

Ma a quest’ora tarda della sera, accantonate momentaneamente le formalità e il linguaggio politico (in realtà contraddistinti da sorprendente concretezza ed assenza di inutili fronzoli) che riprenderanno domani in altri…lidi, mi piace immaginarli placidamente…immersi  nel magico scenario veneziano, che amando molto, so bene quanto possa ogni volta ritrasformare chi lo osserva, lasciando (appunto!) senza parole.

Non essendo questo un blog che tratta temi socio-politici, racconterò i fatti nel solito modo, tra la cronaca e il…personal diary!

Il primo incontro in Veneto si è svolto questa mattina a Padova, h.11.00, presso lo storico Caffè Pedrocchi.

(Giovanni Gomiero e Paolo Guzzanti intervistati da TNE)

(On. Guzzanti, io e il sacchetto...incriminato)

È stata anche l’occasione per farmi autografare “Il mio agente Sasha" (Aliberti Ed.) dal suo "scottante" autore (Guzzanti per l'appunto!), che ho incrociato tra l’altro mezz’ora prima mentre usciva proprio dalla libreria Feltrinelli e per conferire con lui, oltre alle questioni più serie, anche su alcune faccende piuttosto informali e bizzarre.

Tra queste, la cravatta rosso “corallino” indossata nell’ultimo Tetris (evocante in me un concetto di…“barriera”), le scope appese sullo sfondo in stile “Arman” (evocanti l’idea di “spazzare via”) - ed entrambi questi concetti mi piacciono molto - , fargli (ahimè, spero non sia compromessa l’amicizia su FB!) dono dei miei due libri, infilati in un piccolo sacchetto di…Intimissimi, ragion per cui gli ho spiegato che non contenendo calzini né boxer, il casuale "shop bag" poteva sottolineare piuttosto le caratteristiche dei testi. Quando, estraendoli lui stesso dal sacchetto (mi è piaciuta questa istintiva ed inattesa curiosità o cortesia!) ha visto il titolo di uno dei due, in cui è incluso il nome “Travaglio”, ha detto sorridendo e forse con un pizzico d’ironia: “Questo lo leggo subito!”. Grazie per la...onorevole battuta!

E ancora, attenzione perché qui è complicato,  portargli i saluti di qualcuno di cui però non so il nome e il cui nome non avrei voluto sapere nel caso lui lo sapesse (al che avrà pensato che io sia contorta e un po’ squinternata! Mi creda On. Guzz., non è così !!!).     Constatando il suo sguardo interrogativo e la mia sensazione divenuta disagio, in effetti abbiamo soprasseduto.

Torniamo seri. 

(Alessandro Dalla Via, Giovanni Gomiero, Paolo Guzzanti, Stefano de Luca)

Giustamente per conoscere de visu uno tra i cosiddetti “candidati minori” (ma solo rispetto alla notorietà dei due principali), ho dunque partecipato all’appuntamento nel corso del quale, accanto ad altri rappresentanti del PLI, il candidato sindaco per Padova Giovanni Gomiero (Socialisti) ha presentato il programma di questa coalizione.

Ritengo di dover sottolineare, riportandole, almeno alcune considerazioni emerse che ho trovato interessanti non solo per la chiarezza e la composta esposizione da parte dei relatori, ma soprattutto per la loro essenza che trovo assai corrispondente alla realtà attuale.

Nonostante le pareti  divisorie della sala però insufficienti per un buon isolamento acustico e...odoroso, tra il profumo di brioches e caffè proveniente dalla zona bar che stuzzicava l’appetito deliziando e tentando la gola, e il rumore di tazze e piattini che invece disturbava minando e compromettendo l’ascolto, si è svolto l’interessante dibattito.

“In Italia c’è bisogno di un partito che si ispiri ai principi liberali, di un mercato con regole, di meritocrazia. I partiti odierni sono sempre più populisti. Questa campagna elettorale risulta difficile a causa dell’oscurantismo degli organi di diffusione a favore dei grandi partiti. Molti giovani motivati si stanno muovendo comunque con grande entusiasmo per portare alla cittadinanza il nostro messaggio. C’è bisogno di formazione e confronto altrimenti avremo un paese omologato, quindi perdente. È necessario dialogare, anche attraverso uno scontro che, efficace, consenta di  costruire un percorso insieme”.

Queste alcune affermazione di G. Gomiero, preciso, sicuro, altamente motivato, dalla stretta di mano alquanto…energica, il quale ha poi elencato punto per punto il programma per la città, riguardante tra l’altro progetti di pianificazione urbanistica, interventi sociali, sicurezza (no alle ronde, sì alla riduzione del degrado) e ha concluso auspicando a questo proposito “meno multe e più presidio nel territorio!”.

 

Le parole dell’ On. De Luca sono incentrate su una breve e mirata analisi dell’attuale politica italiana, contraddistinta da una decadenza in cui peraltro gossip, carriere, veline, ecc... hanno abbruttito e spesso sostituito i “veri valori della politica”. Antichi, forse un po’ polverosi ma “non nostalgici” poiché sempre validi e da salvaguardare. “I partiti non sono più luoghi di formazione, il Parlamento si è trasformato in un ovile”. La tendenza alla soppressione del pluralismo a favore del bipartitismo per arrivare al “pensiero unico”, ad un potere concentrato in una direzione con un’opposizione che non scende oltre una certa soglia di debolezza ma che non disturba più di tanto,  intende condurre, e ridurre,  ad una scelta obbligata tra i due partiti.  Il “cloroformio televisivo”, il silenzio della stampa sulla presenza del PLI, un governo che "non enuncia programmi ma si limita ad annunci di effetto",  questo degrado morale dal quale sempre più cittadini si sentono minacciati, rivelano che il paese rischia di "esplodere". Indispensabile quindi “scardinare questo sistema”, coinvolgendo questa, per ora, minoranza che comincia a capire, a rivendicare  e a pretendere con urgenza il diritto e “il gusto della libertà”.

 

L’On. Guzzanti, che proviene dal PdL e che con numerosi ex...colleghi mantiene una conversazione attiva, sottolinea che la libertà è garantita anche dalla libera informazione. Ma nell’ "orrore" di un’ informazione che invece impedisce il confronto, che non consente di capire e scegliere (ammette che da tre anni non guarda più la tele e a fatica legge i giornali), egli auspica, enfatizzando questo desiderio rivendicandolo in realtà come un diritto, che si riesca a  togliere la tv dalla mano dei partiti”. “Siamo di fronte ad un accantonamento della democrazia, ma potrebbe arrivare qualcosa di peggio: una concreta minaccia, un attacco”. “Dobbiamo attivarci per una rinascita liberale in Italia”.

Con una metafora...marina (forse sta già pensando all’acquatica ex Serenissima e ad essa si ispira!) dichiara:  Siamo come una zattera, speriamo di raccogliere molti naufraghi”.

E suggestionato forse dal profumo di pane e brioches che data l’ora invoglia al cibo, conclude in questo caso affermando: “E’ un paese che ha fame di libertà, noi siamo la casa madre di questo concetto, gli italiani possono venire a comperarla da noi”.

 

(L' On. de Luca mi parla della sua sentita "vocazione" a tramandare ai giovani la conoscenza. Nonostante la smorfia -colpa di Carlo che non sa fotografare- ho trovato queste affermazioni molto rincuoranti !)

L’On. De Luca, del quale in una chiacchierata successiva ho molto apprezzato i valori evidenziati e la sua passione (che lui definisce “vocazione”) per la  comunicazione con e per i giovani, conclude con un’ esortazione: “dimostriamo di essere diversi, differenziamoci, siamo interpreti del disagio, scateniamo una reazione a catena, anche se la nostra percentuale in queste elezioni sarà bassa diamo inizio ad una sorta di slavina”.

 

Che rotolando stravolga l’attuale panorama politico e,  gonfiandosi, accorpi in sé un numero sempre maggiore  di persone. Desiderose di “barriere” che ostacolino l’imbarbarimento e il degrado dei valori e nuove persone che “spazzino via” ciò che sta imbrattando il nostro (sempre più ex) bel paese, aggiungo io! 

 (Cin cin con l'Onorevole!)

 

(Nel post successivo, seguiranno interessanti informazioni sul Caffè Pedrocchi).

 

 

 

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27/5/2009

IMMAGINE E POESIA. Vincent Gregory e me - 1.

Spesso osservando  un'immagine nascono istintive le parole.

Questo quadro di Vincent Gregory   "dans le feu des passions"  ha suscitato in me il seguente pensiero:


 

L'artista, trovando evidentemente il pensiero consono a ciò che la sua immagine poteva esprimere, l'ha sovrapposto alla sua opera, sottolineando  l'intesa tra ImmaginePoesia.

Va ricordato, per quanto sia superfluo, che questo rapporto può nascere anche al contrario.

L'artista  legge una poesia e ne rappresenta, ispirato, l'emozione ricevuta. 

 

http://viewmorepics.myspace.com/index.cfmfuseaction=user.viewPicture&friendID=384563639&albumId=1206028

 

Vincent Gregory, il Pinguinartista:

http://vincent-gregory.blogspot.com/

 

 

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25/5/2009

Medaglia d’oro a Facebook

Ebbene sì. Medaglia d’oro a Facebook per il…prezioso contributo e l'indispensabile sostegno reso all’organizzazione del pranzo…revival del 24 maggio 2009.

Bisogna ammettere che il mezzuccio invadente e dilagante, oggetto di critiche e prese in giro, allarmi e timori di privacy violata, suscitatore di attrazione e repulsione in alcuni utenti, tra cui la sottoscritta, divenuti altalenanti e scostanti nell’utilizzarlo, ha svolto pienamente, per l’occasione, il suo ruolo.

Quello di “social…remake” che  a mò di “chi l’ha visto” e attraverso minuziose indagini e ricerche a carico dei più dotati (direi quasi in stile Ris !), ha condotto il…caso “ricongiungimento scolaresca” alla sua rapida risoluzione. Espressa ed acclamata nel  sospirato rendez-vous.

Grazie all’intraprendenza nonché all’entusiasmo di alcuni dei magnifici 38, il pranzo degli ex compagni delle elementari Sacra Famiglia si è svolto ieri con grande successo. Ben 20 partecipanti..attivi!!!

(Io di spalle saluto le ex)

Ritrovo ovviamente davanti alla scuola, con tanto di tour all’interno dell’edificio alla ricerca dei luoghi…della memoria. Io non c’ero, sono arrivata poco dopo, quando il gruppo aveva già terminato il suo viaggio a ritroso tra le mura in cui si svolsero i fatti e i …misfatti.

Ciascuno di noi ha ricordato in effetti, oltre alla disciplina e all’impegno che la nostra Suor Maria Classica comprensibilmente e positivamente richiedeva a tutti noi, particolari al limite della ribellione, del drammatico, dell’intrigante.

Per esempio le vomitevoli polpette che più di qualcuno ancora ricorda come una tra le pietanze più repellenti mai assaggiate (personalmente le nascondevo nella tasca del grembiule e poi le seppellivo nella vasca di sabbia, preposta al gioco, nel giardino. Spero di essere stata una tra i pochi ad avere escogitato questa idea di occultamento di cibo mortifero…altrimenti più che con i granelli…i castelli si sarebbero fatti con il putrido macinato!!!).

(Roberta M.: lei si è salvata dalla famigerata polpetta...aveva il permesso e il privilegio di pranzare a casa!!!!)

Oppure la grande tensione forse mista all’angoscia di quando qualcuno mangiò i soldi di cioccolato appesi alla parete in cui era raffigurata, con sagome colorate di polistirolo, la storia di Pinocchio. Ci misero in riga e sull’attenti, e quasi in un effetto “sotto torchio” le suore riuscirono a strappare la confessione alla colpevole.

Pare non mancassero neppure gli intrighi amorosi… Stefano rilascia una…piccante (precoce per l’epoca!) dichiarazione: aveva addirittura chiesto in sposa Elisabetta alla di lei madre.

(Stefano: è in ammirazione vogliosa del pollo ai ferri o turbato e assorto nel...dolce...ricordo di Elisabetta che non ha potuto essere dei nostri????)

Sempre in tema gossip,  Luca e Paola hanno confidato invece a tutti noi di essersi lasciati reciprocamente un conto in sospeso: l’innocente bacio. La sensazione è stata che di fronte a noi tutti, i due mancati..fidanzatini d'epoca.. abbiano tentato, o quanto meno simulato in una scena alquanto cinematografica…di saldarlo!

Del resto è stato ricordato che la bellissima mamma di Luca fu eletta Miss Cinema, e se buon sangue non mente, ciak, si gira !!!

(Paola e Luca si ... accordano sul da farsi)

Ho approfittato per prenotare scherzosamente da Paola, la quale dimostra una verve ed un entusiasmo che spicca tra tutti, un corso…d’intraprendenza e reintroduzione al mondo. Anche la sua vita sentimentale alquanto movimentata (è al terzo matrimonio!!!) rivela che la ragazza, smilza e vestita dal suo abitino...minimalista che le sembra cucito addosso, c’ha...stoffa da vendere!!!!

Solo in tre hanno portato il famoso “quadernetto”, un diario che in quinta elementare passava di mano in mano tra i compagni, ciascuno dei quali veniva invitato a fare un disegno con dedica al proprietario del segreto libriccino. Io non solo non ricordavo di possederlo, ma in ogni caso quando ho chiesto a mia madre di riesumarlo…ho riscontrato che neppure lei ne ha ricordo. Eppure, conoscendomi, non è possibile che io non possedessi questo magico strumento in cui raccogliere immagini e parole!

(Monica, una dei tre che ha conservato il mitico "quadernetto")

E’ stata comunque una grande gioia ritrovare, in due di questi, i miei disegni (carini assai, qualcuno ha ricordato quanto il canto e il disegno mi appassionassero) e le parole. In uno, come dedica, una poesia in rima. In effetti non mia,  ma pur sempre poesia; te pareva!

(Antonella, compagna di voli...pindarici)

Antonella (che indossa tutto il tempo l’occhiale azzurro fumé, al che le chiedo “mostrami i tuoi occhi verdi” e lei mi risponde “non lo sono più” - dovrò indagare sul perché di questa bizzarra quanto emblematica affermazione!) mi ricorda che veniva a casa mia e fantasticavamo su figure maschili dai nomi stranieri…Tom, George, Paul…Io non me ne ricordo, anche se rammento che il marito della mia Barbie era ovviamente Ken! Probabilmente subivo il fascino fanciullesco del divo americano, bo!  Ero infatti, forse, già innamorata di Rick, il fascinoso Humphrey Bogart di Casablanca!

Amelia mi parla con un tono pacato e dolce e dice di essere stata molto affezionata a me. Mi racconta di avere appena ricevuto un riconoscimento dal ministro Brunetta per l’efficienza dimostrata nel suo lavoro presso l’Arpav. Complimenti Amelia, detta la “strega che ammalia”! Mi raccomanda, ora che ci siamo ritrovate, di risentirci presto.

(Io  e Amelia...come dire...tra streghette ci s'intende!)

Il più curioso è Gabriele: restò con noi solo in quarta, ed era il più esile e gracilino, se ne stava appartato intimorito e timido, appassionato di elettronica. Oggi è sposato e ha tre figli. Ieri era tra i più entusiasti e sorpresi di tanto affiatamento tra persone che dall’epoca non si sono più o meno, più riviste.

E’ salito in auto con me, e al ritorno abbiamo avuto modo di raccontarci brevemente la nostra storia, e di appurare una comune passione per la musica. Quando mi ha detto di amare particolarmente Puccini abbiamo anche cantato (io sola in effetti!) l’aria della Butterfly…Lui decisamente touché!

(Gabriele, Serena, Francesca)

Roberta, che arrivò nella classe solo in terza elementare, è un’altra super entusiasta; è arrivata apposta da Trieste e insieme ai più… temerari ed instancabili ha proposto ed ipotizzato già il prossimo incontro a Bologna, dalla nostra suora.

Ragazzi, ma se già ieri ci siamo sciolti per il caldo avete presente il 4 luglio cosa rischiamo??? Di liquefarci!

(Roberta P., Paola, Andrea, Nicoletta, Alessandro, Luca, Serena, Francesca)

(Alessandro: lui guarda in alto...mai io in basso ho scoperto i suoi fantastici e fighissimi mocassini intrecciati con fibbia argentata! E ad altezza orizzonte la forza delle sue braccia! Si tiene allenato, il ragazzo!!!)

La cosa sorprendente è che c’è stata da subito una grande intesa e affabilità. Credo questo sia dovuto al fatto che ciascuno di noi, sapendo in cuor suo, nella sua memoria e nel suo inconscio, di aver condiviso 5 anni dell’infanzia, ovvero un momento particolarissimo della propria vita, sente con l’altro un legame profondo. Il fatto di avere avuto, a condurre quella squadra di bambini verso l’apprendimento e la vita, una figura così solida ed esemplare come la nostra cara Suora, ci fa sentire di poter condividere, ovunque e per sempre, qualcosa d’indimenticabile e speciale.

Ci sono state anche confidenze assai personali ad alta voce, e questo prima che la grappa producesse effetti disinibitori nel trio dei...bevitori con sigaro annesso.  Io stessa ho rilasciato dichiarazioni piuttosto…inquietanti: eremitaggio, chiusura,...contemplazione!!!   Non vorrei che qualcuno di voi avesse pensato che sto orientandomi alla clausura! Perché forse sto solo aspettando!  Diteglielo voi…a Rick !!!

Allora un bacio a tutti, anche a Claudio V., che come  abbiamo tristemente appreso, tra quei 38, purtroppo non c'è più!

E a proposito di conferimenti,  medaglia d'oro ex aequo  a tutti gli ex alunni presenti!

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A proposito di me...

Nicoletta Salata

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°°° MAISON SABBATINI AD ARTE PADOVA
°°° FIERA ARTE PADOVA 2009: dal...colossneon al…berluscones marinus
°°° FIERA ARTE PADOVA 2009: MARYLIN PER SEMPRE
°°° LE PERSONE VERE...
°°° ROMY SCHNEIDER DALL'ENFER DI CLOUZOT
°°° PIROSO (ndp), TRA SAKAMOTO E ALLEVI
°°° ALDA MERINI. POESIA, AL DI LA' DEL MURO
°°° SAKAMOTO E AUDI
°°° RUOTAMANIA A LIGNANO
°°° NOBEL A BARACK OBAMA, PLAYBOY A MARGE SIMPSON
°°° ANNOZERO E LA D'ADDARIO
°°° BRIGITTE BARDOT, in mostra a 75 anni.
°°° KSENIYA SIMONOVA, “sand art” vittoriosa.
°°° MORIRE A KABUL. War & Peace: Sakamoto-Lindsay .
°°° 11 SETTEMBRE '09: "Memoria e Luce" per le Twin Towers.
°°° BEATLES DAY : 09.09.09
°°° MIKE BONGIORNO E SANDRO LODOLO: l'ultimo Rischiatutto
°°° LA TOMATINA DI BUNOL
°°° 47° CAMPIELLO LETTERATURA - vince la Mazzantini con "Venuto al mondo"
°°° LA MASCHERA. Conversazione virtuale.
°°° FERRAGOSTO
°°° MOZART: attribuzione ed escuzione di due pseudo-inediti
°°° TEOLO (PD) GRAND PRIX 2009
°°° LOS VIVANCOS 7 HERMANOS - Bassano del Grappa
°°° LA FRANA DI CANCIA IN CADORE. "La montagna.Questa sconosciuta."
°°° MARCO TRAVAGLIO, il Grande Orat..tore
°°° JAMES TAYLOR - You've got a friend
°°° CARLA BRUNI AL G8...CHERCHEZ LA FEMME!
°°° DOLOMITI, AFRICA, G8
°°° MEMORIAL MICHAEL JACKSON
°°° FLUTTUARE...EVAPORARE...
°°° PADOVA 4/5 LUGLIO 2009: SALDI BAGNATI...POETI SFORTUNATI!
°°° PINA BAUSCH - VOLLMOND
°°° MICHAEL JACKSON e Le Grand Macabre.
°°° MICHAEL JACKSON: you are in my life...you are not alone...
°°° MICHAEL JACKSON: pericolosa è la vita...
°°° MICHAEL JACKSON: le inutili trasformazioni...
°°° MICHAEL JACKSON: senza parole...
°°° IMMAGINE E POESIA. Vincent Gregory e me - 2.
°°° VILLA TRISSINO MARZOTTO. Invito a cena con...intromissione!
°°° GIORNATA DELL'ASCOLTO - 24 maggio 2009
°°° Speciale Elezioni. Compito in classe: descrivi la campagna elettorale della tua città.
°°° CAFFE' PEDROCCHI: storia, libertà, poesia, musica, porte, spari e...caffé!
°°° Stefano de Luca, Paolo Guzzanti, Giovanni Gomiero: due Onorevoli per un candidato Sindaco!
°°° IMMAGINE E POESIA. Vincent Gregory e me - 1.
°°° Medaglia d’oro a Facebook
°°° Nicoletta Salata - DIRAMARSI - poesie
°°° Monsignor Fisichella cavalca l’Onda (Anomala) e approda a Padova
°°° BIANCO E NERO (D 5)
°°° Aria di Solfatara: genuina sniffata al Viagra!
°°° IO, CASABLANCA E IL 77: E’ ANDATA COSI’.
°°° STAGIONE DI CACCIA
°°° SIESTA E SAMBA PER...DUE.
°°° PADOVA E LE RONDE SICUREZZA
°°° COLLEZIONE SAINT LAURENT-BERGE' ALL'ASTA.
°°° ULTIMA CENA
°°° TEMPI MODERNI - CHAPLIN (con orchestra dal vivo)
°°° PASSANTE DI MESTRE, DEVIAZIONE…FORZATA!
°°° MASSIMO QUARTA E IL SUO VIOLINO: DALLA RUSSIA...CON IL CUORE
°°° PREDILETTA
°°° CASO ENGLARO. ELUANA IN UN IPOTETICO FILM
°°° IMAGINE...LONDON, ghiaccio e neve.
°°° FUTURO ANTICO V, ANGELO BRANDUARDI
°°° PROVINI GF9, TALLONE DA KILLER!
°°° UN CORPO NOTTURNO
°°° E.W.KORNGOLD: "DIE TOTE STADT" (La città morta)
°°° OBAMA DAY, C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA...
°°° LE NOTE DI STOCKHAUSEN SORVOLANO ROMA
°°° DEL MANCATO INTRECCIO (D 4)
°°° SOLE E ACCIAIO, MISHIMA...mon amour
°°° PALLE E MUSICA. SE LO VEDE UTO IMPRECA.
°°° AL MALIBRAN TRE GUSTI ASSORTITI: Gabrieli, Nono, Bruckner.
°°° L'IMPAGINAZIONE DELLO SPAZIO
°°° LA NEVE IMBIANCA MILANO, SCENARIO DI KINGS ON ICE.
°°° DAKAR-ARGENTINA 2009 AL VIA
°°° DEMOLIZIONE...CON INCENTIVO (D 3)
°°° 2009...NEVE E MUSICA
°°° AUGURI DI BUON ANNO A TUTTI! (Marco Zeloni compreso)
°°° GIOVANNI ALLEVI LE...SUONA A UTO UGHI !!!!
°°° POSDOMANI
°°° ANCORA NEVE (D 2)
°°° BUON NATALE! La foca è fantastica!
°°° CENA DI NATALE: e se fosse uno scorpione?
°°° GMast PASSA AL TGR RAI
°°° PALINGENESI (con RI-SCOSSA)
°°° MUSICA DA “8 Donne e un mistero”
°°° "DOVE SI TROVA ARTHUR?" lo spot sui pericoli di Internet
°°° STRENNA AFRICANA
°°° INCATENANTE MUSICA
°°° "VARIAZIONI GUERNICA"
°°° STING: INTERPRETANDO BREL
°°° RUGBY: il PAESE dalle chiappe al vento!
°°° Istantanea dall'inverno (D 1)
°°° Giorgia e Philadelphia, Coldplay e Satriani...ascolto, scopiazzo, ricanto!
°°° Uno...scottante "FOSSIL OF THE DAY" per l'Italia a Poznan.
°°° ACQUA ALTA A VENEZIA? PER DUNCAN ZUUR NO PROBLEM!
°°° LA PRIMA ALLA SCALA SI FA. E TOPOLINO ci mette lo...zampino!
°°° QUANTE FACCE AVRA' LA RIFORMA DELLA NATURA?
°°° A PESCARA TRIONFO DELL'EROS CON D'ANNUNZIO.
°°° LA CHANSON DES VIEUX AMANTS
°°° 81° DERBY DEL TROTTO a Roma: si corre oggi con due figlie di Varenne.
°°° ELEONORA DANIELE, "casta" a Porta a Porta, "diva" sul dépliant!
°°° DA VERMEER una perla per MARGE SIMPSON
°°° GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.
°°° ANIMALI DA CIRCO? FINALMENTE LI LICENZIANO!
°°° "GRAZIE DI CUORE!"
°°° SANDRO CURZI, Ceci (n') est (pas) une pipe!
°°° RENE' MAGRITTE, "l'arte del sogno".
°°° L'ECO DI UNO SCONOSCIUTO
°°° STEPHAN LAMBIEL, au revoir!
°°° OBAMA & HILLARY AL FOTOMONTAGGIO? YES, WE CAN!
°°° SE NON AVESSI LA MUSICA...
°°° LE CHIAVI DI CASA
°°° LA RI-NASCITA PER ZEROMENTALE
°°° FIERA PAROLE ROVIGO con CUORE DI CARTA
°°° SECONDO AUTOINCENSAMENTO
°°° FOGLIA D'AUTUNNO
°°° STADIO EUGANEO: INVASIONE DI TIFOSI PER I DIEUX DU STADE!!!
°°° SOGNI D'ORO
°°° SAN MARTINO: STASERA OCA. Poco "selvaggia", molto "casalinga"!
°°° AUGURI MAESTRO! 80 NOTE DA SOFFIARE PER MORRICONE
°°° GLI ALBORI DI UNA SORPRESA
°°° SILVIO DI ARCORE ANCORA UNA VOLTA E' "FRA...INTESO"!
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