11/12/2008, 08:57

Una novizia a Roma


Seguiamo un carro ornato di fiori, si avvicina ad uno spiazzo dove sorge il Tempio di Vesta, fra le colonne s'intravede il bagliore del fuoco sacro; il carro si ferma, e scende una bambina di circa dieci anni, vestita con abiti cerimoniali...è una novizia vestale.

La massima autorità religiosa dell'Urbe (pontifex maximus) ha scelto la fanciulla, dopo un'accurata selezione fra le più importanti famiglie patrizie: la novizia entra in una sorta di monastero vicino al Tempio, sacrifica la sua chioma alla dea e inizia il suo percorso spirituale e religioso per diventare una vestale.

Diventare sacerdotessa vestale significava essere fra le sei donne più importanti e onorate di tutta Roma, infatti le vestali tutelavano il fuoco sacro della città, che mai doveva spegnersi, come simbolo dell'eternità dell'Urbe.
Oltre che dedicarsi al fuoco, la vestale aveva l'onore di confezionare la "mola salsa" una focaccia sacra, utilizzata nei riti religiosi, e distribuita in picccoli pezzi ai credenti come atto di purificazione, o utilizzata anche per cospargere gli animali destinati al sacrificio, infatti il termine "immolare" significa "ricoprire di mola salsa".

Il servizio sacerdotale della vestale durava 30 anni, i primi 10 anni erano dedicati alla formazione spirituale, altri 10 erano dedicati al culto, e gli ultimi 10 anni la vestale doveva istruire le novizie.
Terminato il trentennio, era libera e, se voleva, poteva anche sposarsi.

Le sei vestali godevano di privilegi che le rendevano uniche, per tutta la vita venivano mantenute da Roma, e persino le più alte cariche dello Stato cedevano loro il passo e facevano abbassare i fasci consolari al loro passaggio, inoltre erano gli unici cittadini che potevano testimoniare in tribunale, senza prestare giuramento.

Il loro stato di donne inviolabili poteva venire meno solo in due casi: lo spegnimento del fuoco sacro e le relazioni sessuali, poichè la vestale doveva mantenere la sua verginità per tutta la durata del sacerdozio.
Non poteva essere perdonata se trasgrediva a questi due obblighi, il suo destino era scritto ed era inesorabile; non potendo essere uccisa da mano umana, perchè sacra alla dea Vesta, veniva prima frustata, poi, vestita in abiti funebri, sepolta viva nel "campus sceleratum" e la sua memoria cancellata per sempre.
26/11/2008, 05:45

Il dono di Venere


La cultura moderna pensa che il mondo degli antichi romani fosse una società libertina, dedita ad orge sessuali, oltre che di cibo e vino...nulla di più sbagliato!
Tutti gli studiosi sono d'accordo nell'asserire che di tutto ciò non vi è traccia; la sessualità per il popolo romano era un fatto privatissimo, nonostante la diffusa esposizione della nudità e "l'ubiquità del fallo".

Ogni forma di sessualità era un dono di Venere, e allora era obbligatorio e giusto goderne, semplicemente, come tutte le altre piacevolezze della vita; ai loro occhi, la nostra sessualità, complicata, carica di sovrastrutture mentali e di ruoli, la nostra testa piena di "cartelli di divieto" apparirebbero assurde.
Per confermare tutto ciò, nella lingua latina non esistono termini che possano ricondurre all'omosessualità, la parola non esiste, e questo è indicativo della mancanza di pregiudizi.

Per quanto riguarda il sesso "fast food" i romani avevano risolto, nella loro modalità. questo "problema"considerando il successo e l'intensa attività dei "lupanari", o le trafficatissime vie del Circo Massimo, e non è una novità anche ai giorni nostri.

Come esistevano le prostitute, così c'erano i prostituti, i quali si differenziavano dalle colleghe per il fatto che di essere "liberi professionisti" quindi pagavano regolarmente le tasse e spesso s'iscrivevano "all'albo" cioè un registro dove si segnalavano dimensioni, prestazioni particolari, peculiarità varie: tutto questo a disposizione di donne o uomini, secondo il caso.

19/11/2008, 09:46

Suona la campanella...a Roma


All'alba il fanciullo di sette anni, prepara le tavolette cerate per scrivere (codex) e il bastoncino per incidere la cera (stilus); accompagnato dal pedagogo, uno schiavo precettore, si reca a scuola.
L'anno scolastico iniziava a marzo, dopo Quinquartus, festa in onore di Minerva, sacra soprattutto agli studenti.

I bambini a sette anni entrano nella scuola primaria, per lasciarla verso gli undici anni e frequentare il "grammaticus" poi, ricevendo la toga virile, a 15 anni si affidava al "retore".

La maggior parte delle famiglie romane, non potendosi permettere un maestro privato, si rivolgeva ad un maestro con più alunni, il quale svolgeva un lavoro faticoso e mal pagato; Giovenale ci ricorda che lo stipendio medio di un "litterator" era pari ad un premio guadagnato in un solo giorno dal vincitore dei giochi al circo.

Le lezioni si svolgevano all'aperto, o in una bottega, dove una tenda isolava sommariamente dai rumori e dalle distrazioni della strada; gli scolari seduti su sgabelli, il maestro in "cathedra" al centro, con in mano la "ferula" cioè, la frusta.
Questo la dice lunga sui discutibili metodi didattici, s'insegnava a leggere, scrivere e far di conto, con severità estrema e questi mezzi molto duri sono rimasti impressi nella memoria dei piccoli quiriti, ad esempio Orazio non ha mai scordato la "ferula" di Orbilio, suo terribile precettore.

Oltre al "codex" e allo "stilus", l'alunno portava a scuola l'abaco.
Con i numeri romani è impossibile effettuare operazioni matematiche in colonna, quindi l'abaco era indispensabile; si trattava di una sorta di pallottoliere tascabile, costituito da una tavoletta in bronzo, dotata di scanalature all'interno delle quali scorrevano dei sassolini (calculi) dal cui termine latino, deriva il termine calcolo.

Dal momento che il bambino iniziava la scuola, veniva tolto dalle cure materne, e affidato a questa discutibile figura d'insegnante, il quale abusando nelle punizioni corporali e con un metodo pedagogico puramente meccanico, indeboliva la moralità invece che accrescerla e, pur istruendola, non arricchiva le menti.
Per il fanciullo allora restava solo la figura dell'umile schiavo (solitamente di origine greca), il pedagogo, che diventava la sua figura di riferimento, perchè egli non si limitava solo ad un supporto scolastico pomeridiano, ma si dedicava al bambino, nell'intera giornata, con umanità e comprensione.
L'uomo colto deve preoccuparsi di restare soprattutto un'uomo.




10/11/2008, 01:15

Una sagra paesana,in latino? I Ludi Plebei!

Dal 4 al 17 novembre, si svolgevano a Roma, i Ludi Plebei; vennero istituiti dal censore Caio Flaminio Nepote nel 220 a.c. secondo alcuni dopo la cacciata dei Re, secondo altri dopo la secessione della plebe sull'Aventino.

Il 4 novembre, con un grande banchetto in onore di Giove e una processione altamente coreografica, si dava inizio ai Giochi. Quest'evento aveva una grande importanza per i Romani, infatti se per un caso o un'impedimento si dovevano interrompere i Ludi, era di cattivo auspicio per l'Urbe, quindi dovevano essere ripetuti prima possibile.

La processione era composta con carri consacrati sui quali erano presentati gli attributi (exuviae) degli Dei protettori: la folgore. lo scettro con l'aquila, la corona d'oro. Infatti proprio gli Dei erano gli invitati speciali; quindi grandi statue votive erano mostrate al popolo, sfilando sui carri.

I Giochi si tenevano nel Circo Flaminio, che trovandosi vicino al Tevere, poteva essere allagato, per permettere lo svolgimento di battaglie navali e tornei con animali acquatici.

E allora: finte battaglie in acqua, corse con le bighe su una distanza di 7 giri,( il cavallo vincitore veniva sacrificato a Marte) rappresentazioni teatrali, gare tra uomini e cavalli o uomini e carri da lavoro..insomma una bella e grande sagra paesana, in piena regola....

2/11/2008, 04:03

Sol Invictus

Dio Mitra

Sol Invictus (sole invitto) per esteso "Deo Sol Invictus" era l'appellativo religioso usato in prevalenza per la divinità Mitra.

Per il popolo romano, la festività del "Dies Natalis Solis Invicti" veniva celebrata nel momento dell'anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d'inverno; la "rinascita" del sole. Il sole quindi, arriva nella fase più debole, sia per la luce e per il calore, per poi ritornare vitale e invincibile,proprio nella data del 25 dicembre.

In questa data in Roma, veniva onorata la nascita del dio Mitra, figlio del sole e sole lui stesso, con accensione di fuochi,per aiutare il sole a salire più in alto all'orizzonte; era una celebrazione euforica e ricca di ottimismo per il futuro.

Per solenizzare la festa, la si arricchiva di numerosi simboli, soprattutto attinenti al mondo vegetale. Il ceppo, che serviva all'accesione del fuoco, era scelto fra i migliori legni di quercia, i doni che si era soliti scambiare consistevano in rami di vischio (raccolti secondo un preciso cerimoniale) agrifoglio e pungitopo che con le loro bacche rosso squillante rappresentavano il sole, ed infine l'elleboro o rosa di natale i cui petali bianchi ricordavano l'alba del solstizio d'inverno e l'interno dorato, l'oro del sole nuovo.

Il "Dies Natalis Solis Invicti" divenne la festività più importante di tutto l'anno, e s'innestava ,concludendola,sulla festa romana più antica, i Saturnali.

24/10/2008, 10:43

November

Per il popolo romano, il mese di novembre, lo dice la parola stessa, rappresentava il nono mese dell' anno; infatti il capodanno cadeva nel primo giorno di marzo.

Questo, come si pùo capire, causò notevoli problemi, perchè erano di difficile collocazione i 61 giorni che avanzavano; questo inconveniente venne studiato e risolto da Giulio Cesare,ma il nome del mese rimase invariato.

 A Roma durante il mese di novembre,prima della conquista dei Celti,non esistevano festività di rilievo, ma a contatto con questa popolazione a loro sconociuta,osservarono che essi celebravano proprio con il 1° novembre,la fine dell'estate.

 Per il passaggio dall'estate,al periodo freddo e buio,i celti offrivano ai trapassati dei frutti,per creare un collegamento tra una stagione passata e quella futura;per trasposizione tra il mondo dei vivi (presente) e quello dei defunti (futuro).

Questa celebrazione colpì il popolo conquistatore e questa festa fù subito adottata e adattata agli usi di Roma;infatti il 1° novembre si inziò a festeggiare la dea Pomona (dea della fruttificazione) come protettrice di questo passaggio stagionale.

Ancora oggi è usanza offrire in dono, in questo giorno, dei piccoli dolci di marzapane a forma di frutta ...per non parlare della ormai diffusissima festa di halloween.

7/10/2008, 10:29

Semel in anno licet insanire...

Una volta all'anno è consentito ..impazzire....e con questa scusa gli antichi Romani davano inizio alle giornate sfrenate dei Saturnali.

I Saturnali erano delle festività dedicate all'insediamento nel tempio del dio Saturno o Plutone e si svolgevano dal 17 al 23 dicembre. Questi giorni di festa avevano inizio con grandi banchetti (non mancavano naturalmente le orge) e i partecipanti usavano scambiarsi l'augurio "Ego saturnalia" accompagnato da doni simbolici.Durante questa festa ,la situazione più simpatica consisteva nel fatto che era sovvertito l'ordine sociale cioè lo schiavo poteva considerarsi uomo libero e l'uomo libero schiavo..a tempo determinato.

Gli schiavi momentaneamente uomini liberi,eleggevano tramite estrazione a sorte un "princeps" una sorta di caricatura della classe nobile a cui veniva assegnato ogni potere.Il "princeps"era in genere vestito con una maschera buffa e colori sgargianti tra i quali prevaleva il rosso (colore degli dei) e poteva ricordare il nostro Babbo Natale.

Il "princeps"così mascherato impersonificava la divinità inferica di Saturno o Plutone,protettore anche dei raccolti e delle campagne;di conseguenza si organizzavano delle"sfilate di carnevale"che percorrevano le campagne e i terreni incolti dato il periodo invernale.

Nelle grandi "domus" signorili gli schiavi domestici in quei giorni erano serviti e riveriti dal "domine" signore della casa che solo per pochi giorni ...sfacchinava dalla mattina alla sera ....e tutti stavano al gioco ..le donne erano uomini  e viceversa ...insomma per pochi giorni all' anno potevi essere quello che volevi o sognavi di essere...

Grande popolo i Romani,con le loro incoerenze e lungimiranze!!!