La neve se ne frega
autore: Luciano Ligabue
Voto: 8 pieno
anzi si conferma sempre di più artistà a tutto tondo, infatti, per chi non lo sapesse, oltre ad essere un grandissimo cantante (almeno per me è così, ho tutti i suoi dischi originali), è un buon regista con i suoi film: radiofreccia (molto bello a mio avviso) e da zero a dieci, un po' più di nicchia ma anche un grande scrittore: il primo libro è fuori e dentro il borgo che ancora non ho letto (da dove ha tratto radiofreccia) e appunto la neve se ne frega di narrativa, mentre lettere d'amore sul frigo per quanto riguarda la poesia
in questo libro liga risulta difficile da leggere ma si evince il suo umorismo e il suo modo di pensarla sul mondo, i capitoli brevi garantiscono una maggiore rapidità alla storia, e i dialoghi sono spesso molto fantasosi e variegati
Questo libro luciano lo ambienta in un futuro prossimo simile a quello di fahrenehit 451 dove un rigido codice chiamato piano vidor regola la vita degli abitanti dell'unico stato terra, la vita va al contrario, ovvero si nasce vecchi per morire giovani, tutto calcolato per non sforare il numero massimo di abitanti calcolato per un corretto sfruttamento delle risorse, ogniuno ha un nome prestabilito che ne indica il lavoro futuro e conosce la data della sua morte perchè conosce gli anni alla sua creazione......il nostro protagonista si chiama difo e fa il direttore della fotografia per il cinema. alle persone hanno fatto credere quello che sia giusto o sbagliato fare e controllano tutti come nel romanzo di orwell con delle microcamere. tutto segue il corso innaturale di quella vita futuristica con macchine volanti eccetera, finchè, la compagna di difo, natura, a 35 anni inizia a ingrassare e ad avere nausee. rivoltisi ai medici le compiono una operazione a casa in gran segreto. ad operare è un detenuto dell'opal, livello di prigionia massima. natura e difo rimangono abbastanza basiti dal fatto di questa segretezza e che l'operazione sia stata fatta da un detenuto, priva di cicatrici e altro.
al palmare di difo viene mandato un messagio strano da un numero sconosciuto.....sbigottito da quel messaggio decide che se fosse succeduto un altra volta lui stesso avrebbe fatto l'operazione, non poteva permettere che di nuovo toccassero il suo amore e non voleva farle fare un'isterectomia come consigliato da degli osservatori del sistema. la seconda "disfunzione ormonale" purtroppo si verifica e difo tenta un operazione in campagna, ma provoca un'emorragia che lo costringe di nuovo ad avvisare le autorità. la salvano per miracolo e mandano lui 30 giorni in "carcere". uscito, viene contattato dal numero sconosciuto della prima volta. si ferma fuori casa, sotto la neve dove una videochiamata lo sorprende....è il detenuto della prima operazione che gli spiega i motivi della sua prigionia....il primo che era a conoscienza del fatto che la neve schermasse le comunicazioni e quindi non potevano controllarli, la seconda e più importante è la verità sulla natura umana....ovvero che loro non sono come gli altri, hanno la capacità di procreazione, persa da molti. spiega che una volta la vita andava al contrario si nasceva giovani e non si sapeva quando si moriva....la progene veniva garantita grazie appunto alla procreazione tra i coniugi, in tal modo però non si conosceva esattamente il numero degli abitanti. spiegato il tutto a natura decidono di avere un figlio, in segreto agli osservatori del piano vidor, ma il piano fallisce miseramente e sono costretti ad andare in asilo conoscendo il segreto che nessuno conosce, ma oramai non possono più sfruttare.
vi estrapolo un bel brano:
"E finalmente ridiamo.
con la pancia, le tempie e le mascelle. ridiamo con le mani. sventagliandole come le palme delle anatre. come le ali mai fiorite dei pinguini. ridiamo col naso, tirando su il mondo e smoccola per risposta. col cervello che balla dentro il cranio. con la gola, la trachea e l'esofago. scaldati, bruciati. riattivati. ridiamo sfregando le braccia e gambe per terra fino a sverniciare gomiti e ginocchi. con la pancia e lo stomaco. non riuscendo a trattenere aria lì sotto per ridere poi ancora di più. con i piedi e con le loro dita che si allargano per provare e afferrare il suolo. ridiamo come le montagne non appena gli voltiamo le spalle, ogni volta che sono sicure che nessuno le veda. come ilmare che si ostinano a chiamare furioso mentre le tempeste non sono altro che i suoi sghignazzi. come le nuvole che se piangono pioggia è solo per il gran ridere. come il vento che non fa che sganasciarsi e soffia soltanto perchè deve riposare il resoiro. ridiamo come il cielo che deve avere tutti i motivi per ridere di noi ma anche con noi. ridiamo come non potranno mai fare gli animali che non sanno cosa si perdono. ridiamo come solo i più fortunati riescono a fare. ridiamo di cuore."