MusicPlaylistRingtones
Music Playlist at MixPod.com

Gum Writers - Poco inclini a spezzarsi

Gum Writers - Poco inclini a spezzarsi

• 7.1.2010 - Reticolo

“Meno di un minuto al lancio nell’etere”, il messaggio trasmesso dalla ricetrasmittente segnalava l’inizio della nuova era. Andrè avvicinando la sigaretta alle sue labbra nere si lasciò sfuggire un ghigno.
Il grande sogno si realizzava. L’umanità sarà definitivamente disconnessa dal flusso di energia verticale. La morte dello spiritualismo e l’avvento finale dell’anima della materia.
Andrè prese dal piano della scrivania un elmetto d’acciaio con una visiera di plastica. Lo indossò e si avvicinò alla vetrata del suo ufficio, al 13° piano delle Twin Towers. Sollevò lo sguardo verso il cielo terso. Era il momento.
Un bagliore si propagò contorcendosi in numerosi segmenti. La luce formò un enorme reticolato, simile ad una griglia gialla. Tutt’intorno si sparsero pulviscoli dorati. Le estremità della griglia si piegarono verso il suolo a coprire interamente il globo. Per un attimo il mondo sembrò sobbalzare, poi il reticolo si dissolse nell’aria.

Juan stava in casa da mesi. Seduto su una poltrona di pelle marrone di fronte alla porta chiusa a doppia mandata e allo specchio a parete. Così gli veniva più facile discutere e fare il punto della situazione. 
Si era bardato la testa e il corpo con del nero nastro isolante, lasciando liberi solo le orecchie, gli occhi, il naso, la bocca e le parti intime. Teneva fermo sul bracciolo destro un piccolo registratore. Premette play: Siamo stati attaccati! Oh mio Dio! Stanno entrando dalla testa, enormi fasci di luce dorata. La carne si sta modificando. È metallo. Oh mio Dio! È un incubo! È un incubo.
Premette il tasto stop e spinse il registratore verso le cosce.
Iniziò a dondolarsi con ritmo regolare. Spingendo con la punta degli stivali. 
Su e giù. 
Su e giù.
Le mani salde e chiuse attorno al suo M16. A fianco della sedia teneva poggiati al muro una fila di altre 8 mitragliatrici, già cariche.
“Io sono qui che vi aspetto” urlò allo specchio mentre accarezzava la canna del M16.
“Troveranno quello che si meritano. Non mi spaventano le loro urla rauche e meccaniche a gola aperta. Non mi spaventa lo stridere delle loro unghia sulla porta”.
Accarezzò la canna della mitragliatrice, quasi come a voler esprimere un desiderio.
“Io sono qui che vi aspetto. Dovete meritarvela la mia carne”. 

“Ci prenderanno” disse Jasmine.
“Non ci troveranno. Qui siamo al sicuro.” rispose Brian indicando le mura sporche della cantina.
“Sì che verranno. Lo sai” rispose Jasmine a voce bassa e iniziando a tremare “i muri non servono. Entreranno nella nostra mente. E io non sarò più io e tu non sarai più tu. Saremo quello che vogliono loro”.
I due si abbracciarono, stringendosi con forza. I singhiozzi di Jasmine divennero più acuti. 
“Non ci prenderanno” disse Brian risoluto.
“Sai che è così”.
“No!” rispose convinto “non faremmo la fine degli altri”.
“È inevitabile” rispose Jasmine crollando sulle gambe di Brian.
Brian raccolse la mano dell’amata e se la portò al cuore.
“Qui, resteremo liberi. Noi continueremo a vivere qui”.
Jasmine sembrò riprendersi. Sorrise, si avvicinò a Brian e lo baciò.
“Il nostro reticolo!” disse in lacrime.
In quel momento la porta della cantina venne attraversata da un flusso lattiginoso di linee filiformi che iniziarono a puntare verso di loro. Brian e Jasmine si unirono in ultimo abbraccio.

Giovanni Padrenostro

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 23.12.2009 - La Vita in dieci frammenti di Gianfranco Bussalai

 

 

Perché i soldi sono maschi, e cercano il sesso delle donne”

“Perché non guadagnavo abbastanza e bisognava dare l’esempio. Un esempio da un orecchio all’altro”

 

                                                             Immagine

 

 

Gianfranco Bussalai, autore del racconto la vita in dieci frammenti, è il vincitore del concorso volan-zine n.9.

Volan-zine è un concorso a cadenza bimensile bandito dal sito www.scripta-volant.org al quale possono partecipare gratuitamente e in forma anonima tutti gli iscritti al forum.

Il racconto di Bussalai è articolato in dieci frammenti e narra la vita di una ragazza dell’est che, come spesso accade, viene venduta dal padre e finisce per fare la prostituta.

Roba trita, penserete.

Sì, ma l’autore riesce ad evitare l’ostacolo adottando una visione poetica ad una “storia sbagliata” rendendo ogni frammento un breve e inteso Haiku.

Vi consiglio caldamente di leggere questo racconto. Potete scaricarlo da qui

Diffondetelo.    

Giovanni Padrenostro

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 17.12.2009 - Astenersi perditempo di Gianni Santoro

 

Gianni Santoro è un giornalista freelance in cerca di editore. Astenersi perditempo è la sua prima opera.

Un romanzo che, per il momento, ha ricevuto da parte di alcune case editrici soltanto delle risposte negative, ma che in compenso è stato oggetto delle attenzioni di un certo Maurizio Costanzo. Il fatto in se non è di certo un problema sconosciuto per gli aspiranti scrittori, ma l’autore pone l’accento su un'altra questione riguardo al merito delle risposte negative, come potete leggere qui. Cioè quale è il problema? Infatti uno degli ostacoli per un esordiente non è rappresentato soltanto dal fattore principale di riuscire ad accaparrarsi l’attenzione di un editore, ma anche quello di comprendere dove è il problema della propria opera, se vale la pena insistere oppure no. Questo è davvero importante. Perché se qualsiasi aspirante scrittore, vuole imparare, in questo modo non ha la possibilità di capire e valutare il proprio operato e professionalmente non crescerà mai. La rete potrebbe rappresentare un buon punto di incontro tra l’esigenza di un possibile riscontro per la crescita e l’esigenza della pubblicazione. Ma questo è un altro discorso.     

Il romanzo di Santoro, frutto di un’esperienza di 15 anni durante la quale l’autore sostiene di aver conosciuto 600 donne, ci racconta il mondo delle chat e delle conoscenze nate attraverso internet. La storia non è un atto celebrativo del se stesso, non ci sono cifre né statistiche, ma più che altro Santoro cerca di dare l’idea di quei “momenti” in cui confluiscono aspettative, sogni ed esigenze spesso uguali, altre volte diametralmente opposte. Santoro paragona il mondo delle chat e delle messaggerie virtuali a una specie di “supermercato dei sentimenti”: “Tutto è in vendita e non ce ne rendiamo conto. Anche le discoteche e le palestre sono come supermercati, ma molti si scandalizzano solo se si parla di ‘cucco’ via internet”. Un pensiero che frutto di un’esperienza personale di 15 anni, dimostra come oggi, per certi versi la nostra esistenza sia un continuo mettere in “mostra”. Ma che d’altra parte nasconde un esigenza più profonda come conferma lo stesso autore: “Spesso si incontrano persone con delle grandi qualità, che ti cercano perché hanno un disperato bisogno di sentirsi apprezzate e ascoltate. Ma non persone disperate, tutt’altro”.

 

Per saperne di più:  

Blog

Interviste: qui, qui e qui.

Giovanni Padrenostro

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 15.12.2009 - A Natale

 

Andrea contemplava la tazzina di caffè mentre, lentamente, girava il cucchiaino.
“Che faccia, Andrea” disse sua madre, indaffarata a lavare sul lavabo le tazze sporche del resto della famiglia “Come mai quest’aria malinconica? Ci stai pensando ancora. Dovremmo essere allegri!”
Andrea aggrottò le sopraciglia, prese il cucchiaino e lo posò con forza sul tavolo, macchiando volontariamente la tovaglia azzurra.
La madre finse di non vedere.
“Perché non continui a dirmi cosa dobbiamo fare?”
“Lasciamo perdere, va bene?”
“Certo , perché la pecora nera rompe sempre!”
Andrea tracannò il caffè con un unico sorso. Posò la tazzina con veemenza e si alzò dal tavolo spingendo la sedia dietro di se.
“Torno in camera!”
“Non vai con tuo padre?” disse la madre con un tono monocorde.
“Dov’è?”
“A comprare i regali”
“Non c’è niente da festeggiare” disse e andò via. 

Seduto ai piedi del letto con la schiena contro il materasso, Andrea, osservava il poster di Martin Luther King, sotto il quale campeggiava la frase: “I Have a Dream”. 
Si alzò di scatto e andò verso il comodino, alla destra del letto sfatto. 
Sul comodino c’erano sparsi in modo casuale, l’accendino rosso, un orologio da polso, una macchina fotografica digitale, qualche euro, un paio di penne stilografiche, un pacchetto di cartine Rizzla e la foto di una ragazza dai capelli corvini. 
Del tabacco, nessuna traccia. 
Prese l’accendino, una cartina, e andò verso la scrivania, alla sinistra del letto.
Sorrise, il tabacco era lì, tra gli innumerevoli fogli sparsi e i libri rovinosamente abbandonati.
Trascinò verso di se la sedia. Si sedette e appoggiò i gomiti sulla scrivania, pronto a preparare la sigaretta.
Mentre distribuiva il tabacco sulla cartina, notò una delle tante scritte scalfite sul legno della scrivania: “Il fallimento non sta nell’aver fallito, quanto nel far finta di essere sempre in procinto di vincere”. Firmato Jack Folla.
Fallimento. Un’onta, un marchio, che non ti perdonano, Jack. 
Andrea fece scivolare le labbra lungo le estremità della cartina e la girò chiudendola.
Prese l’accendino e accese la sigaretta.
Inspirò, a lungo. 
Ciucci e presuntuosi, vogliamo la nostra libertà e disprezziamo quella degli altri. L’italiano è mosso da un bisogno sfrenato di ingiustizia.
Espirò il fumo.
Prese il cellulare dalla tasca dei Jeans. Digitò un numero e attese.
“Pronto?”
“Franco?”
“Andrea???? Ma sei proprio tu!”
“Già, sono io, testone!”
“Ma porca di quella troiaccia! Ma dove stai? Sei ancora…”
“Sono tornato!”
“Tornato!Cioè sei…”.
“Sì, ci possiamo vedere?”
“Come no? Ci vediamo tra un’oretta al bar di Mario. Ricordi?”
“Ehi, sono stato fuori solo quattro anni!”
“Mica pochi..”.
“Ne parliamo al bar, Franco. Ci vediamo lì. Adesso devo andare”.
“Va bene, a dopo”.

In cucina non c’era più nessuno.
La mamma doveva essere uscita. 
Andrea si avvicinò al frigorifero. Tirò dalla tasca dei jeans un foglietto spiegazzato e uno scotch. Distese il foglietto sul frigorifero e lo tenne fermo con una mano. Strappò con l’altra alcuni centimetri di scotch e lo attaccò alle estremità del foglietto. 
Rimase un momento a guardarlo.
Scusa, a volte, sono proprio uno stronzo! Vorrei solo che capiste le mie scelte. Vorrei solo che rispettaste il mio punto di vista sul mondo.
Ti voglio bene, Mà. 
Le parole, solo con le parole esprimeva i sentimenti.

Le strade erano un fiume in piena. Le persone sembravano confluire verso i negozi a folate. Entravano a piccoli gruppetti e dopo le compere si riversavano per strada sempre a piccoli gruppetti. Incapaci di discernersi. Un unico grumo di teste e piedi. Con lo stesso battito, con gli stessi sorrisi, con lo stesso scopo. 
Andrea stretto nel suo giubbotto lentamente cercava di non essere inglobato da quella scia. Lo sguardo basso, si limitava a percepire indistintamente le sagome delle persone. I suoi capelli lunghi e neri colpiti appena dalle sobrie luci colorate che abbellivano le strade.
Si accorse che stava seguendo, senza volerlo, un uomo robusto, dal cappotto marrone, che a fatica riusciva a contenere la gioia della piccola figlia, che ossessivamente ripeteva di fronte ad ogni vetrina “Lo voglio, lo voglio” tirandogli la mano. 
Strada sbagliata, da qui non si va da nessuna parte.
Alzò lo sguardo cercando di capire quale strada prendere per arrivare al bar di Mario. 
La sua attenzione fu rapita da una vetrina di una farmacia, sulla quale c’era disegnata la faccia sorridente di un Babbo Natale, affiancato dalla scritta Buon Natale.
Si avvicinò, e sorrise. 
La cosa sembrava davvero buffa.
Sbirciò all’interno e vide un’anziana signora dai capelli radi e bianchi che mostrava una ricetta ad una giovane infermiera dai capelli corvini. 
Era lei. Non era cambiata affatto. Forse era ancora più bella di quattro anni fa. 
Aveva realizzato il suo sogno, ce l’aveva fatta.
Andrea sorrise e si incamminò verso il bar di Mario.

Il bar era rimasto immutato dall’ultima volta in cui ci aveva messo piede. 
All’interno c’era poca gente.
Due ragazzi, poco più che adolescenti, erano intenti a giocare con le macchinette del videopoker. Tre ragazze sedevano ad un tavolino chiacchierando del più e del meno mentre sorseggiavano dei martini. Qualche assiduo avventore era al bancone a parlare con il barista, tra questi c’era Franco.
Andrea si avvicinò.
“L’Inter vincerà lo scudetto. Sicuro!” stava dicendo un ragazzo dai capelli corti che indossava un giubbino di pelle.
“Si, come no” replicò un altro.
Franco si accorse dell’arrivo di Andrea.
“Santo cielo! Ma che hai fatto ai capelli?”
“Più che altro, quello che non gli ho fatto!” sorrise Andrea.
Franco corse ad abbracciarlo.
“Ragazzi, questo è Andrea”
I ragazzi si limitarono a un breve accenno.
“Marco portaci da bere” disse Franco”che prendi?” si rivolse ad Andrea.
“Qualsiasi cosa per me va bene”
“Marco, due Rhum”

Si avviarono verso uno dei tanti tavolini, poco lontani dalle ragazze, che alla vista di Andrea iniziarono a sorridere e a parlare tra di loro portandosi le mani a coprire le labbra.
“Per Dio, ma dove ti eri cacciato!” disse Franco portando la sua mano sulla spalla di Andrea.
“Non poco lontano da qui!” 
“Introvabile per quattro anni. E compari così dal nulla. Con sti capelli e sta barba”
“E non hai visto le spalle” sorrise Andrea
“Ma dì, non è che per caso sei diventato comunista?”
Andrea stava per rispondere quando arrivò Marco con i due rhum. Posò i bicchieri sul tavolo e andò via.
“Chi è questo?”
“Marco, il nuovo gestore. Mario se l’è filata in Brasile con una sudamericana. Ha mollato figli e moglie”.
“Che stronzo!”
“Anche tu non sei da meno” disse serio Franco.
Andrea prese il bicchiere e lo avvicinò alle labbra, stava per mandarne giù un sorso quando riabbassò il bicchiere di rhum.
“Non ho fatto del male a nessuno. La mia famiglia ha sostenuto…”
“E gli amici. E Laura. Sei scomparso. Numero del cellulare irraggiungibile. I tuoi genitori inavvicinabili. Per internet eri un latitante. È così che si fa?”.
Andrea passò la sua mano sulla lunga barba.
“Va bene, diciamo che non è il massimo. Ma almeno avete pensato tutti che sono uno stronzo. E così non ha sofferto nessuno. Più facile dare addosso che capire e comprendere, no? ”.
Marco prese il bicchiere e fece un sorso. Lo ripose sul tavolino.
Le risatine stridule delle ragazze si fecero più intense.
“Adesso sei qua. Non parliamone più” disse Marco e tirò fuori dal cappotto un pacchetto di Marlboro. Prese due sigarette e ne porse una ad Andrea.
“Ma si può fumare qui? Non è vietato!”
“Qui se ne fregano, amico. E almeno facciamo andare via quelle smorfiosette” disse piegando il capo verso la sua sinistra.
Andrea tirò fuori dai Jeans l’accendino, si accese la sigaretta e fece accendere Franco.
“Allora dì, poi quella laurea sei riuscita a prenderla?”
“Ho rinunciato!”
“Pure! Ma che diavolo hai fatto in questi quattro anni? Dì, ti sei sposato, hai messo su qualche bambinello?”
Andrea fece un tiro. Buttò fuori il fumo e bevve un sorso di Rhum.
“Sono stato in giro! Un po’ qui e un po’ là”.
“Allora, tu scompari per quattro anni. Lasci la ragazza più fica della città. Lasci la facoltà di medicina. Un futuro promettente. Torni e mi dici soltanto un po’ qua e un po’ là”.
“L’ho vista. Alla farmacia. Da fuori”.
“Dimenticala. Se sei tornato per lei, dimenticala in fretta. Quella ti odia, amico. Si sta per sposare. È felice”.
Andrea bevve un sorso di rhum. E fece un tiro.
“Il più grande gesto d’amore che ho fatto per lei è stato quello di liberarla da me”, buttò fuori il fumo.
Marco finì il suo rhum. Le ragazzine non frignavano più. Si stavano alzando, irritate per il fumo. Passarono vicino a Marco, che gli sorrise. 
“Okay, grande uomo. Mi dici allora che sei tornato a fare?” disse piegandosi verso di lui.
“Volevo salutare i miei genitori, prima di partire”. 
“Prima di partire? Sei appena tornato che già vuoi ripartire. E per dove, scusa?”
“Parto per l’Afghanistan!”.
“Chi tu?” disse ridendo Franco “Un comunista che si arruola nell’esercito e va in Afghanistan”.
Andrea fece un ultimo tiro e spense la sigaretta su un posacenere bianco.
“Non sono comunista e non sono un soldato. Vado lì come volontario con un gruppo di ragazzi”.
“Noooo!” disse Franco piegando gli angoli della labbra verso il basso.
“Vaiiii!” disse uno dei ragazzi che giocava al poker. Il suo grido fu seguito dal tentennio di numerose monetine. Aveva vinto qualche piccola somma.

Io non ti farei mai del male, lo sai. È che sento dentro di me qualcosa che spinge. Forte, molto forte. Io non voglio ferirti, ma non posso rinunciare a me stesso. Io ti amo. Ti amo. Ma l’amore, a volte, non basta. Quante volte ti ho chiesto se saresti stata pronta a seguirmi, e tu con quegli occhi neri e intensi, a fatica cercavi di rispondermi, cercando di nascondere il tuo dolore. Perché, mi ripetevi. Perché dovremmo andare via. Abbiamo tutto qui. La nostra famiglia. I nostri amici. Il nostro amore. Un futuro insieme. Avremmo avuto dei bambini. Avevamo già scelto i nomi. Un maschio e una femmina, mi dicevi. Saremmo stati felici. Ma l’amore, a volte, da solo non basta a trattenere una persona. Ci sono persone nate per restare e persone nate per andare. Sola la morte del “se stesso” può cambiare le cose. Ma se io cambio, amore mio, diventerei una persona diversa. Non sarei più il tuo amore, capisci? Prima o poi nella vita le costrizioni dell’anima si pagano e si fanno pagare. È giusto rovinare un amore per egoismo? Mi chiedi. Non lo so, ma forse, un amore andato a male, non ti castiga per l’eternità. Invece, tradire se stessi è un peso che ti trascini per tutta la vita.
Andrea strinse il foglietto e lo arrotolò. Prese l’accendino e li diede fuoco. 
Parole che non ha mai letto, e non leggerà mai.
Pensieri disordinati e incoerenti.
Questa volta avrebbe seguito se stesso.
Non si sarebbe più nascosto dietro alibi momentanei e fugaci.

In casa tutti dormivano. Andrea uscì dalla camera, richiudendosi la porta dietro di sè. Aveva in spalla uno zaino. Scese lentamente le scale. Andò in cucina. Si fermò davanti al frigorifero. Posò per terra lo zaino. Estrasse dai Jeans un foglietto e uno rotolo di scotch. Distese il foglietto lungo la superficie di plastica grigia del frigorifero e lo tenne fermo con la mano sinistra. Con l’altra mano spezzò un po’ di scotch e lo attaccò alle estremità del foglietto. Rilesse in mente ciò che aveva scritto.
Questa volta per me è diverso. Sono sicuro di quello che faccio. Non passa giorno che io non vi ringrazi per avermi donato l’esistenza. Oggi è giunto il momento di regalare qualcosa al mondo. Andare dove c’è bisogno di qualcuno. Ecco, il mio dono a Natale è questo. Io regalo la mia vita al mondo. 
Partire per l’Afghanistan sarà il primo passo reale verso il cambiamento.
Spero che siate fieri di me.
Vi voglio bene, Andrea.
A presto.

Andrea si abbassò, prese lo zaino, lo caricò sulla spalla e uscì.
Una nuova vita aveva inizio.

Giovanni Padrenostro

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 4.12.2009 - La Sacra Famiglia di Giovanni Padrenostro

     

La Sacra Famiglia è il mio primo romanzo breve.

Ho deciso di pubblicarlo sulla rete per avere un riscontro da parte dei lettori (se ci saranno!). Quindi sono ben accette critiche e suggerimenti.

Il romanzo sarà pubblicato a puntate sul blog www.lascena.splinder.com

È una storia strana, bizzarra e forse molto irritante per alcuni versi, ma non ha pretese di capolavoro assoluto della letteratura mondiale! Una storia che prende spunto dal mio cognome (che inevitabilmente si presta ad ironie e battute varie).

Lasciatevi trascinare comodamente dalla sua follia.

Le puntate del romanzo saranno corredate, a volte, da alcuni miei lavori grafici e altre volte da disegni realizzati da Andrea Padrenostro.

Intanto, nell’attesa della pubblicazione dei primi capitoli godetevi il booktrailer

Giovanni Padrenostro

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 1.12.2009 - "Il Bel Regno" di Giovanni Baisi - II parte

Giovanni Baisi è nato nel 1994 a Bologna, dove vive tuttora. Ha fequentato le scuole medie Rolandino de' Passaggeri, dove la sua prof. di lettere, Paola Patelli, lo stimolava sempre a scrivere. Così ha cominciato

 

 

Dal nanicolo 2 della Costituzione:
“I nani sono esseri comprensivi e naturalisti; chi non è comprensivo o non è naturalista è un nano non buono; chi non è né comprensivo né naturalista è un nanone. Secondo i nanicoli 3 comma 5 ecc.… e per tradizioni buffe (o puffe), Madre Natura è sempre accanto ai nani. Chi non la pensa così è un nanone.
Il Sommo nano può togliere dalla Costituzione quest’affermazione che lo obbliga a fare cose giuste per la popolazione, se non lo fa o è uno stupido o è un Sommo nanone. Ognuno dovrà avere come primo nome Nano, per distinguerlo dai nanoni. Infatti se un nano diventa nanone gli viene tolto il primo nome.”
Queste erano le strane usanze naniche. La Costituzione comprende circa 500 nanicoli, tutti con obblighi da rispettare; se prendessimo un nano a caso e analizzassimo la Costituzione, un nano su mille sarebbe nella legge. Diciamo che i nani normali rispettano la legge circa fino al nanicolo 30…

Il Bel Regno è così formato: c’è una vasta pianura con al centro un monte altissimo, il Monte Nano, in cima al quale vi è il Sommo. Sotto segue la piramide dei nani, chiamata anche Gerarchia delle Uguaglianze:
a capo di tutti vi è il Sommo Nano di cui abbiamo già parlato;
sotto sta il Vice Sommo che è un Nano che fa da segretario al Sommo;
poi vengono gli Ugualoni, le famiglie molto benestanti e quelle raccomandate dal Sommo;
subito sotto c’è il gruppo degli Uguali, formato da 12 famiglie che dovrebbero, secondo la Costituzione, cospirare contro l’unità del Bel Regno (non sempre ciò è possibile, a causa del malfunzionamento dei servizi segreti);
poi stanno gli Ugualotti, un gruppo di famiglie chiamate dagli Ugualoni “I nuovi ricchi”: la media borghesia di signorotti e latifondisti;
dopo vengono gli Ugualini, che sono il ceto medio della società nanesca;
e, infine, nella pianura stanno i nani normali.

Poi ci sono altre due zone importanti da ricordare:
- La terra dei nanoni, meglio nota come “La brutta regione del Bel Regno”;
- La regione in un angolo remoto del paese, dove stanno gli Anticonformisti e tutti quelli che si vogliono distinguere. Secoli fa capitò che gli Anticonformisti fossero più dei Nani normali e si dovette eliminare una buona parte di loro.

Oggigiorno, la situazione del Bel Regno è veramente critica. Partiamo dalla situazione geografica di questo paese:
confina a est con il Regno dei folletti;
a nord col regno delle fate;
a ovest con La terra di mezzo;
a sud con il mare.

(...continua)

Commenti ( 4 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 28.11.2009 - PANDEMIA D'AMORE


Poetessa e pittrice Daniela Bisin estrinseca la sua poetica nella vita quotidiana e nel sentimento. Il suo mondo ricco di sfumature compone l'interezza del suo essere,offrendo al lettore una gamma infinita di emozioni delicate e potenti allo stesso tempo.La sua passionalità nei confronti della vita è evidente nell'esplodere delle sue immagini composite,che riescono a realizzare il puzzle di quasi trenta anni di vita.
Per altre info seguente il link sottostante:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=268517
Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 18.11.2009 - Cronaca di una vicenda infernale di Ivan Croce


Conosciamo una sola versione dell'inferno: quella di Dante... Ma se anche qualcun altro avesse seguito il suo esempio, per motivazioni completamente differenti dal poeta fiorentino, addentrandosi nella città focosa dei diavoli? Johnny, ragazzo di Pavia, si troverà a dover vagare per le strade di New Hell City alla ricerca di una speranza... Non solo per lui, ma per quella strana ragazza che gli è piombata nella vita, senza preavviso, mutando radicalmente tutto ciò che faceva parte della sua esistenza. Esistenza un po' piatta, se dobbiamo dirla tutta. Ma non ci sarà molto tempo per le congetture e le riflessioni, l'hellquisizione è sulle tracce di Spina, la diavoletta pasticcera che ha travolto il nostro eroe, e bisognerà trovare una soluzione... E anche in fretta!
Attori protagonisti: Spina e Johnny
Attori secondari: Sgorbio, l'angelo Emanuele e il tenente Graffiacane
Comparse parlanti: Raspo, Diavolesse, anime dannate (di ogni specie inimmaginabile) e... Caronte sul battello digitale!

Ivan è stata una scoperta senza eguali, mi ha completamente destabilizzata. Cronaca di una vicenda infernale è quanto di più originale e spassoso abbia mai letto negli ultimi tempi. Ironico, simpatico, colloquiale, originale e disarmante... Insomma, uno scrittore fatto e finito. Rimarrete sorpresi di sapere che fine hanno fatto Erode, AlCapone, Nerone e tanti tanti altri... E ciò che è stato davvero geniale è la trovata dell'Hellquisizione... Insomma, straconsigliatissimo, edito da Edizioni il Vascello, quello di Ivan è un libro che si mangia in poco tempo, in grado di regalare ore di puro divertimento e stupore!

 

D'Ascani Federica

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 17.11.2009 - "Il Bel Regno" di Giovanni Baisi - I parte

Giovanni Baisi è nato nel 1994 a Bologna, dove vive tuttora. Ha fequentato le scuole medie Rolandino de' Passaggeri, dove la sua prof. di lettere, Paola Patelli, lo stimolava sempre a scrivere. Così ha cominciato

Continuiamo con il nostro loquace discorso. C’è un posto dove comandano i nani, questo meraviglioso paese si chiama il Bel Regno.

In questo mondo prevale il casapolitismo: ognuno è cittadino di casa sua.
Questo meraviglioso modo di pensare è nato da una rivoluzione, chiamata “la rivoluzione del Vitel Tonné”, che ha portato tre princìpi fondamentali: liberté, egalité e quelchetipareaté.
Il capo del governo è il Sommo Nano, ma è uguale a tutti gli altri nani in altezza (anzi, a volte è anche più basso).

Dal nanicolo 1 della costituzione del Bel Regno:
“Il Bel Regno è u nanarchia (o una narchia o un’anarchia, è soggettivo) fondata sui nani. Tutti sono ammessi nella società nanesca solo se sono simpatici. Così dice la legge: “tutti i nani sono
simpatici”. Tutti i nani sono uguali ma il Sommo Nano è il più uguale di tutti, chi dice di essere più uguale del Sommo non è più uguale a nessuno e non è più un nano, pertanto deve essere considerato antipatico da tutti.
Tutti hanno paura del nanone: è antipatico perché crede di essere più uguale del Sommo; chi non ha paura del Nanone è da considerarsi nanone.”


Dal nanicolo 2 della Costituzione:
“I nani sono esseri comprensivi e naturalisti; chi non è comprensivo o non è naturalista è un nano non buono; chi non è né comprensivo né naturalista è un nanone. Secondo i nanicoli 3 comma 5 ecc.… e per tradizioni buffe (o puffe), Madre Natura è sempre accanto ai nani. Chi non la pensa così è un nanone.
Il Sommo nano può togliere dalla Costituzione quest’affermazione che lo obbliga a fare cose giuste per la popolazione, se non lo fa o è uno stupido o è un Sommo nanone. Ognuno dovrà avere come primo nome Nano, per distinguerlo dai nanoni. Infatti se un nano diventa nanone gli viene tolto il primo nome.”


Queste erano le strane usanze naniche. La Costituzione comprende circa 500 nanicoli, tutti con obblighi da rispettare; se prendessimo un nano a caso e analizzassimo la Costituzione, un nano su mille sarebbe nella legge. Diciamo che i nani normali rispettano la legge circa fino al nanicolo 30…

(...continua)

 

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 17.11.2009 - L'Animo Spaziale


tributo alla space opera
 
raccolta di racconti ambientati nella fantascienza spaziale
 
L'Animo Spaziale è il mio personale tributo alla space opera.
Contiene una raccolta di racconti (2 lunghi e 6 brevi) per metà ispirati ai racconti del Maestro Isaac Asimov.
L'Animo Spaziale è un tributo alla space opera. Contiene una raccolta di racconti (2 lunghi e 6 brevi) dell'autore Massimo Baglione, ambientati nella fantascienza spaziale. Prodotto da www.braviautori.it
 
Commenti ( 1 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 17.11.2009 - "Quando la luna ride" di Natalfrancesco Litterio


Una falce geniale e innovativa

Nick è un buttafuori italo - albanese, soprannominato dai colleghi La Bestia per la sua mole gigantesca, il suo carattere schivo e burbero e perché, diciamocelo, è un vero animale. E questo è un fatto. Gino è un ex poliziotto in pensione, che ha fondato un'agenzia investigativa per sfuggire alla corruzione e alla criminalità giustificata propria della Polizia di Stato in cui era arruolato fin da giovane. E questo è un altro fatto. Giò è un ragazzo strambo, dinoccolato e intellettualoide che alloggia all'appartamento sotto casa di Nick. E questo è l'ultimo ingrediente per la nostra storia. Ora... Che accade se un cane viene sgozzato crudelmente alle porte della città in cui i nostri tre personaggi vivono? E chi è Marla? Cosa c'entra in tutta questa ingarbugliata trama? Beh, credo che Natalfrancesco sarà ben lieto di raccontarcelo. Con i suoi modi schietti, con la sua scrittura capace di andare dritto al punto, cruda e realistica propria di ben pochi scrittori del panorama italiano. Ed è con questa maestria rara e talentuosa che conosceremo un personaggio complesso, cattivo e tenero nel contempo: un personaggio reale che, solitamente, cancelliamo dalla nostra mente catalogandolo e bollandolo come uno dei tanti poveri cristi esistenti nel nostro mondo. Ma anche Nick ha una propria storia, una propria morale, una propria giustizia. E' disarmante come, in così poche pagine, Litterio sia in grado di avvincere, descrivere, appassionare e progettare una trama di ampio respiro. Si, un romanzo di 86 pagine di ampio respiro. E non servono pagine ulteriori, non una parola in più. "Quando la luna ride" è un romanzo perfetto così, un thriller dal sapore dimenticato di storie alla Peter Falk, un horror sottile e tagliente come possono esserlo solo le nefandezze dell'animo umano. Io lo avevo detto già a suo tempo: sono una fan accanita di questo scrittore. E spero vivamente che abbia il seguito che merita. Perché Natalfrancesco Litterio merita! E quando la luna ride spera non stia ridendo di te!

 

D'Ascani Federica

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 16.11.2009 - L' OSPITE MOLESTO di Alda Visconti Tosco





“Non ti aspettavo”! E chi se lo aspetterebbe? Le fulgide e meritate proiezioni verso un futuro coltivato e sperato accompagnano giustamente le ore giovanili di ogni essere dotato di progettualità e passione: eppure Alda porta con sé, da epoche in cui non sospetta lontanamente la visita di quel futuro “Ospite molesto”, già l’avvisaglia di una Natura matrigna.
(dalla prefazione di Michele Nigro).

Collana npl - narrativa
Autore: Alda Visconti Tosco
Titolo: L’OSPITE MOLESTO

Prezzo di copertina: Euro 13,00 - Numero di pagine: 78 - Formato: 13,80x20,80 ISBN: 978-88-7908-275-4
Stampato su carta Fedrigoni - Rilegato in brossura
Disponibile tramite ordine diretto a Ennepilibri
www.ennepilibri.it
ennepilibri@tin.it

Alda Visconti Tosco è nata nel 1954. Diventa insegnante di Educazione Tecnica a 21anni. Dopo vari corsi specifici per disabili psicofisici opera come insegnante di sostegno.
Alda scrive per passione e ha ottenuto riconoscimenti in vari concorsi di poesia e di narrativa. Alcuni suoi racconti sono stati letti nella trasmissione “Filtroletterario” dello studio Opifice su Radioalzozero, mentre poesie sono state recitate da Adriana Novello nella trasmissione “Poesie dell’etere”.
Continua a partecipare con successo a concorsi di poesia, infatti alcune sue liriche sono state inserite in raccolte antologiche. Attualmente è in pensione, vive in Monferrato, la famiglia e gli amici le danno il “fulcro” per continuare a lottare. Nelle ore in cui la patologia non la “ferma”, si attiva come volontaria presso alcune associazioni locali. Ha un sito personale ed un blog.
aldatosco@alice.it
Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 9.11.2009 - Perchι leggere "I Cariolanti" di Sacha Naspini

Perché è un libro che non si può descrivere in un pugno di righe. Crudo, selvatico, spietato, tenero a suo modo, comico a suo modo, il libro di Sacha è un piccolo gioiello che profuma di antico, di storia, di rabbia e d'amore. O amore negato, a dirla tutta.

Il protagonista "cresce" col lettore: da bambino, a ragazzo, a uomo adulto, ogni capitolo svela qualcosa di lui, è una carrellata veloce nella vita difficile e mai impossibile di un abitante del bosco.

Abitante? Possiamo chiamarlo così? No, perché Bastiano non "abita" nel bosco, ma ci è nascosto. Nascosto assieme al padre e la madre in un rifugio sotterraneo per scampare alle minacce della guerra. Questa guerra vuole il padre di Bastiano arruolato e allora ci si nasconde: fra gli animali, gli alberi, i disperati segreti e le atrocità che può comportare una guerra vista da sottoterra. La fame, la miseria, la necessità di lottare e sporcarsi le mani.

Bastiano, agli esseri umani, preferisce i cani randagi, i cinghiali, le bestie selvatiche della sua Toscana. Trova in quanto lo circonda tutto ciò che gli serve, eccetto una cosa: l'amore. L'amore che conosce in modo maldestro e cupo, affrettato ed esasperato.

E allora partire, combattere, trascendere, diventare tutt'uno con le bestie e col bestiale bisogno di amare, ciascuno alla propria maniera, ciascuno come può.

Sono stata volontariamente telegrafica perché non voglio svelare nulla di un libro che chiede di essere letto e incoraggia a proseguire, pagina dopo pagina. Però posso dirvi cosa mi è rimasto nel cuore, dopo aver letto questa avventura elettrizzante che lascia poco spazio per riprendere fiato: ho pensato "Homo homini lupus".

A parer mio, é la miglior definizione per questo fantastico romanzo  che vi auguro di leggere il prima possibile: con la giusta dose di stomaco, senza dimenticarsi del cuore.

Maria Silvia Avanzato

http://www.ibs.it/code/9788861921054/naspini-sacha/cariolanti

Commenti ( 1 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 3.11.2009 - RECENSIONI : "Racconti Sepolti" di AA. VV.

Autore: AA.VV.

A Cura di: Sognihorror.com

Casa editrice: Edizioni Il Foglio

Pagine: 242

 

Presentazione a cura di Matteo Mancini

Di solito, da modesto appassionato di narrativa e cinematografia di genere, sono abituato a stendere piccole recensioni. Nella fattispecie, però, non posso ricoprire questo ruolo, avendo partecipato attivamente alla realizzazione dell’antologia in veste di autore e, coadiuvato da Alessandro Napolitano, soprattutto di editor.

 

Non essendo ancora presente niente di simile su internet e non avendo avuto la possibilità (causa impegni personali) di farla di persona, Ho deciso, tuttavia, di fare una sorta di presentazione virtuale ad ampio raggio.

 

Non mi soffermerò su come sia nato il progetto o su come siano stati scelti i racconti (è spiegato bene nella prefazione di Emanuele Mattana, webmaster del sito sognihorror.com, che potrete leggere nelle prime pagine del libro), ma mi soffermerò su ogni singolo racconto cercando di regalare qualche aneddoto e di garantire un po’ di “visibilità” agli autori che hanno collaborato alla realizzazione del volume.

 

Mi preme, infine, sottolineare la natura dell’antologia. “Racconti Sepolti” è formata da ventotto racconti di ventisette autori diversi (Carmine Cantile è l’unico presente con due testi n.d.r.) ed è stata concepita in modo da rappresentare un orrore tendente al fantastico piuttosto che a quell’horror caratterizzando dall’inserimento di aspetti fantastici in un contesto tipicamente quotidiano. Abbiamo così preferito privilegiare le atmosfere allo splatter l’orrore gotico alla violenza pura e semplice che sembra tanto in voga in questi ultimissimi anni.

Premesso quanto sopra, inizio la rassegna dei racconti.

 

L’antologia si apre con “Cappuccetto Rosso”. Si tratta di un racconto ospite “prestato” da Gordiano Lupi, autore (nonché ferratissimo estimatore dei b-movie italiani anni ‘70-’80) che, tra gli addetti ai lavori, non necessita certo di presentazioni. Nell’occasione, lo scrittore piombinese propone la favola di cappuccetto rosso invertendo però i canonici ruoli: il lupo è il personaggio positivo, cappuccetto è la cattiva.

Probabilmente si tratta del racconto più crudo e, dal punto di vista psicologico, più disturbante dell’antologia.

Si prosegue con “Tre Duchesse di Lana” di Maria Silvia Avanzato, autrice classe ’85 che vanta nel suo curriculum vari riconoscimenti e menzioni di onore, sia in concorsi di narrativa che di poesia, nonché l’onore di aggiudicarsi la prima posizione nel Premio Panchina 2009. Avanzato è un’autrice abile negli intrecci gialli di un tempo (non a caso è un’estimatrice di Agatha Christie), dotata di uno stile spontaneo e ben caratterizzato. Pecca forse un pochino nel ritmo, ma, tutto sommato, ciò potrebbe giocare a suo favore. Il racconto parla di possessione, ma lo fa in un modo assai personale. L’atmosfera, infatti, è quella dei gialli classici e solo nel finale irrompe il delirio.

 

Si prosegue sulla via del thrilling con “Swallow Inn” di Alessandro Napolitano. “Swallow Inn” è il testo più lungo dell’antologia con le sue ventidue pagine ed è anche il meno fantastico del lotto. Strutturato alla stregua di un mini romanzo, Napolitano rispolvera l’aria che tirava dalle parti di Whitechapel quando Jack lo Squartatore faceva incetta di vittime. Il testo, peraltro, ha ricevuto anche riconoscimenti in altre manifestazioni e penso sia uno dei lavori a cui Napolitano sia maggiormente legato. Colgo altresì l’occasione per segnalare che l’autore è un ottimo esperto della narrativa lovecraftiana e collabora abitualmente con la rivista Nugae nonché con il sito Braviautori.

 

Dopo due testi dalle tinte gialle si scende nell’orrore con Federica D’Ascani e il suo “Il Sorriso della Bestia”. L’autrice romana (ha all’attivo il romanzo “Dacon – Il Delirio del Male” e l’antologia “Astri di Paura”, entrambi editi con 0111 Edizioni) mette in scena la figura dell’anticristo e lo fa con un certo gusto fantasy. In altre parole, nulla a che vedere con “Il presagio” o “L’Esorcista”.

 

Il quinto racconto, “Il Raggio di Halloween”, è quello confezionato dal sottoscritto. Scrissi il testo in occasione dell’e-book che Mattana aveva intenzione di confezionare per halloween dello scorso anno (cioè del 2008) e decisi di ambientare la storia proprio nella notte di questa festa. Come spesso mi diverto a fare, si tratta di un elaborato scritto “a più livelli” e con intento metaforico. Ogni cosa che è stata messa in scena ha, nelle mie intenzioni, un significato simbolico. Per spendere due parole sulle mie precedenti pubblicazioni posso dire che vanto tra i piazzamenti più “prestigiosi” il 2’ posto nel concorso Fantastic Zen (EDS), la terza moneta nel concorso “La Strategia della tensione” - che vedeva tra gli organizzatori il duo Matteo Bortolotti e Carlo Lucarelli – e la selezione nell’antologia del concorso Giallolatino ediz. 2009 (opera in cui sono presenti autori del calibro di Enrico Luceri, Carlo Cappa e Silvia Rocca).

Assai simile all’idea attorno alla quale ruota “Il Raggio di Halloween” (cioè alla presenza di una quarta dimensione) è “Eclissi” di Emanuele Mattana. Mattana, tuttavia, sceglie la via convenzionale e il suo è un testo di intrattenimento che gioca molto sul colpo di scena finale. Per fare un complimento a Lele e per far capire al lettore ferrato, si potrebbe definire un racconto che ambisce ai risultati che sapeva offrire Ambrose Bierce.

 

Si passa al romanticismo con Nanny Ranz e il suo “Prova d’amore”, storia che parla di un amore spezzato dal morso di un vampiro. Per Nanny Ranz, autore che pubblica soprattutto su internet, si tratta della seconda pubblicazione cartacea dopo esser apparso nell’antologia “Polpa e Colpa” edita da lulu.com e curata da Luca Ducceschi, con editing sempre del sottoscritto.

 

Debutto assoluto, invece, per la promettente e giovanissima Giulia Medaglini (classe 1990) che mette a disposizione un orrore dalle forte contaminazioni erotiche. Nel suo “Gocce d’estasi assassina” si parla di uno stupro (narrato in modo poetico) messo in atto da un essere che assume sembianze ingannatrici. A detta di molti, si tratta di una delle piacevoli sorprese dell’antologia.

 

Atmosfere lovecraftiane per Francesco Borrasso (due romanzi all’attivo pubblicati con Magnetica Edizioni e 0111 Edizioni) e il suo “La Notte Nera”. Devo dire che questo racconto, da me rivisto grazie anche al contributo attivo di Francesco, va oltre al mero intrattenimento. Borrasso riesce a comunicare qualcosa (non anticipo cosa, per ovvie ragioni) e lo fa con gusto per le descrizioni “scenografiche”. Di sicuro uno dei migliori testi che mi sia capitato di leggere tra quelli dell’autore.

 

Debutta con l’horror Giovanna Amoroso, spesso premiata in concorsi di poesia e con all’attivo pubblicazioni come “Voglia di Maternità” e “Anima Donna” entrambe date alla stampa da Edigiò. Il suo “Dal Diario di Mina” è un omaggio sperimentale a “Dracula”. Difatti si può definire come una via di mezzo tra una poesia e un racconto.

 

Eccoci adesso al primo racconto di Carmine Cantile (altro autore con varie pubblicazioni su internet nonché nell’antologia “Mangiami” della Magnetica Edizioni) ovvero “La Statua di cera”. Il racconto, già dal titolo, omaggia “La Maschera di Cera”, ma anche la narrativa di autori quali C.A.Smith, Carlo Lucarelli (per la trovata finale) e i “moschettieri di weird tales” a cui Cantile (come il sottoscritto, del resto) è molto legato. Per andare più nel dettaglio, ci troviamo alle prese con un ladro musulmano che ha pensato di rubare le offerte presenti all’interno di una Chiesa isolata in prossimità di un cimitero. Qualcosa, però, si anima all’interno del luogo sacro.

 

La prima parte dell’antologia si chiude con “Il primo caso di Willard e Sanderson” di Gabriele Lattanzio (collaboratore del sito Ediz. XII). L’autore si dichiara particolarmente legato a questo racconto, ma non lo considera tra i suoi migliori prodotti. A mio avviso, invece, è un testo di un’ironia irresistibile che omaggia i dialoghi tra Dylan Dog e Groucho, nonché quelli tra Tomas Milian e Bombolo, mettendoli al servizio di una storia che parla di un Poltergeist decisamene particolare.

 

Nella seconda sezione del volume vengono raccolti i migliori testi selezionati dal concorso “Buonanotte e Sognihorror II Ediz.” preceduti da un lotto di sei racconti che Mattana ha preferito inserire in questa parte dell’antologia in quanto privi della raffigurazione che accompagna in testi sopra riportati e di cui si dirà in fondo alla presentazione.

 

Questa seconda parte prende le mosse con “Contagio”, brevissimo racconto di fantascienza contaminato da atmosfere in stile “La nube avvelenata” di C.A.Doyle. L’autore è l’umbro Andrea Laprovitera, di cui ricordo uno spassosissimo racconto sci-fi, inserito nell’antologia NASF III (Ediz. Sample) dal titolo “Questione di coscienza”. Laprovitera ha un curriculum di tutto rispetto soprattutto nel campo delle sceneggiature per fumetti, dove, tra i vari piazzamenti, ha centrato il primo posto nel concorso “Tanti auguri Dylan Dog” indetto dal club amici della Bonelli.  

 

Si ritorna alle atmosfere lovecraftiane con l’ottimo Simonmarco Floris (conosciuto in internet con lo pseudonimo Fosco Del Nero) il quale con il suo “Il Viaggio Astrale” omaggia (anche se lui dice che la citazione non è voluta) “Il demone oscuro” di Robert Bloch. Al centro della vicenda vi è un libro dalle capacità oscure, che pare risvegliare una divinità cosmica.

 

Un altro appassionato di tematiche lovecraftiane è il toscano Simone Babini (di cui potete trovare vari elaborati sparsi per la rete). Nell’occasione però, il nostro, propone un racconto visionario molto personale che ha nel senso di colpa la sua anima di fondo. Il titolo dell’opera è “Senza colori”.

 

Dopo una serie di racconti dai toni cupi, si arriva allo scanzonato “Clacson” per la firma di Simone Corà, ovvero il Lansdale dell’underground italiano (vanta una lunga serie di pubblicazioni con Ediz. XII, Larhcer, Ferrara, Magnetica Ediz). La storia, dai toni volutamente grotteschi, propone un bizzarro diversivo alla realtà in cui siamo soliti vivere e vi farà vedere le auto come mai avete fatto prima.

 

Si ritorna ai temi classici con il faustianoLa partita” che segna il ritorno alle pubblicazioni cartacee del giornalista Marco Decandia (primo classificato, nel 1994, al concorso biennale under 28 “Ermanno Pifferi di Grosseto). Il diversivo proposto da Decandia, rispetto all’opera di riferimento, sta in una particolare partita giocata, uno contro uno, la notte di Natale.

 

Marco Milani (tra le sue tante pubblicazioni, si segnalano le antologie “Sognando e dintorni”, “HSF” pubblicate dalla Prospettiva Editrice e “Godzilla e Dintorni” edita da EDS), invece, propone, con taglio quasi poetico, l’onirico “Notte Chiara”, storia di un viaggio ai confini della realtà.

 

Ed eccoci, ora, giunti al lotto di racconti che più han impressionato nell’edizione 2008 del concorso Buonanotte e Sognihorror. Non si può non iniziare con il vincitore della rassegna, ovvero il folle “Dora e il Violino”. Vincenzo Comito (al suo attivo pubblicazioni anche con Mondadori), l’autore, si distingue per aver presentato un testo dal soggetto bizzarro, ma capace di tenere sulle corde nonché, allo stesso tempo, di divertire il lettore. Siamo al limite del fantasy.

 

Più convenzionale è “Giù” del bolognese Giuseppe Acciaro (pubblicazioni anche per lui con Mondadori), dove vi troverete alle prese con orrori familiari che pretendono vendetta.

 

“Coloratissimo” e ultravisionario è “Tinte fosche ovvero boschiana” di Emanuele Racca. L’autore (decine di pubblicazioni in antologie di autori vari, tra le quali “I segreti di Eymerich” a cura di Valerio Evangelisti, ediz. Solid) mostra una grande cura nella scelta delle parole e soprattutto nel dipingere scenografie capaci di rimanere scolpite nella mente del lettore. La storia è ambientata all’interno di una galleria d’arte.

 

Raffaele Serafini, meglio conosciuto con il nickname di Gelostellato, offre gentilmente il suo “Il canto”. Non spendo troppe parole sui piazzamenti dell’autore, perché, se siete amanti di scrittori emergenti, lo conoscerete senz’altro. “Il canto” è un horror “stregonesco” a metà strada tra l’ironico e il tenebroso, con preponderanza del primo elemento.

 

Ancora la stregoneria protagonista con “Leggere attentamente le avvertenze” di Carmine Cantile. Su questo racconto posso regalare una piccola chicca dicendo che io e Cantile ci siamo scambiati una lunga serie di e-mail, perché non ci trovavamo mai d’accordo sull’editing; alla fine però siamo riusciti a trovare un punto di incontro e il pezzo ne ha guadagnato, grazie soprattutto al puntiglioso (e caparbio) interesse dell’autore.

 

Intervallati da “Licantropi” - chiaro omaggio di Federico Izzo a “Un lupo mannaro americano a Londra” - troviamo i testi di due autori debuttanti: Alessandro D’Anza e Gabriele D’Arrigo. Entrambi residenti nella provincia di Milano, propongono due storie che si ispirano all’orrore che si respirava tra le pagine della rivista weird tales. D’Anza, con il suo “Il Dio muto”, parla di una scultura, che è stata nelle mani anche dei romani, e che è stata abbandonata in una regione orientale. La scultura pare seminare morte dietro di sé.

Anche nel testo di D’Arrigo, ”L’idolo e l’abisso”, è un manufatto a farla da padrone, ma questa volta le ambientazioni passano da un tempio fatiscente agli abissi dell’oceano.

 

L’Antologia si chiude con “Prendimi” di Cristò, altra storia incentrata su un amore impossibile, e la zombie story dal gusto femminile intitolata “Madre” della debuttante Alessia Martino

 

È doveroso poi spendere due parole per la splendida copertina realizzata da Samanta Leone e per le dodici tavole confezionate da Jean Louis Foddai i cui originali - alcuni dei quali presentati in varie mostre - sono in vendita presso l’autore.

 

Concludo segnalando che allegato al libro è presente il DVD del cortometraggio “Cappuccetto Rosso”, tratto dall’omonimo racconto di Gordiano Lupi, per la regia Stefano Simone. Non da sottovalutare, per gli appassionati, la gustosissima intervista inedita a Ruggero Deodato (circa 20 min) preparata dallo stesso Simone e inserita come contenuto extra del corto.

 

Commenti ( 3 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 30.10.2009 - "Profumo di incenso" di Valentina Bellettini

"Persino in quel momento se ne era innamorata, come se fosse stato il loro primo incontro, anche se si conoscevano da sempre.
Iside si era dimenticata di Marta. Marta non esisteva più, forse non era mai esistita."

Pensate a un'autrice capace di uscire dal seminato, sfidando i confini storici e temporali, fondendo i giorni nostri con le tradizioni di un popolo del passato, creando una grande storia di amore e di leggenda, dipanata dalle dita della mente. Un'autrice così esiste, è una Gumwriter come noi e si chiama Valentina Bellettini.

Nata a Rimini nel luglio 1983, è una ragioniera che lavora nell´ambito del commercio e si diletta a scrivere fin dalla tenera età, considerando la scrittura come aspirazione della propria vita.
Da adolescente pubblica un breve racconto su Internet e in seguito al diploma collabora al Corriere Romagna per qualche mese, il tempo necessario per capire a cosa puntare: ciò che le piace davvero non è riportare eventi accaduti, ma inventarne con la propria immaginazione.
Il suo primo libro s´intitola "Profumo d´incenso" ed è stato pubblicato nel maggio 2008 dalla Giraldi Editore. La copertina è stata elaborata da Valentina stessa, partendo dalla foto di un'amica, modella occasionale e involontaria per il suo manoscritto.
>Nell'agosto 2009 è stata selezionata per partecipare al primo laboratorio di scrittura creativa della Mondadori.
Ha creato un sito con tutte le informazioni necessarie:
http://valentinabellettini.spaces.live.com

La protagonista di "Profumo di Incenso" è Marta, una tredicenne un po' confusa: deve affrontare l'esame di terza media, dovrà scegliere l'indirizzo superiore, e in questa età di cambiamenti che condizionano l'esistenza, non sa nemmeno scegliere il tema d'esame. Figuriamoci l'aspirazione della vita!
Quando trova casualmente un depliant lasciato dalla sorella in partenza per l'Egitto, s'interessa alla storia d'amore fra la dea Iside e il dio Osiride, una passione che sfocerà nei suoi sogni notturni; Marta
"s'incarna" nella dea Iside, parla in lingua egizia, ha le fattezze della dea, il suo stesso aspetto.
Quando s' accorgerà di provare anche dei sentimenti che prima di allora gli erano sconosciuti, come l'amore per Osiride, la situazione si complicherà.

Il romanzo è un continuo intreccio fra sogno e realtà, un filo di lana teso fra Marta e Iside, dove incontri, emozioni, magia e sentimenti porteranno la protagonista a non riconoscere più la sua vera identità.
Nella vita reale, dovrà scontrarsi con la madre psicologa, intenzionata a trovare una spiegazione logica ai sogni ricorrenti, sogni che sembrano ripercorrere la sequenza di eventi della leggenda.
Una storia che fa da cornice alle grandi tematiche dell´esistenza: l´indecisione sul cosa fare nella vita, il rapporto fra genitori e figli, la difficile integrazione nella società, la fede cristiana e le altre religioni.
Una storia che è anche richiamo alla nascita e alla morte, passando per la maternità e il sentimento di vendetta: come vuole il mito, Osiride deve morire.
Un'avventura fantastica tra sogno e realtà, fantasia e logica, dove Valentina presta voce ora al presente, ora al passato, pagina dopo pagina.


L'autrice, dopo questo primo banco di prova, sta già lavorando a un secondo romanzo, per ora inedito: "Una leggenda scritta nel destino", un manoscritto che fra ricerca e stesura le ha richiesto due anni di impegno. Titolo volutamente contraddittorio, è lui stesso un esperimento poiché cerca di unire il genere fantasy a quello della fantascienza. Ora Valentina scrive il seguito e prevede la realizzazione di un terzo: la sua "leggenda", inaspettatamente, diventa trilogia.

E noi che apprezziamo questa sua voglia di fare, questa fantasia che la solleva da terra e la porta a spasso per la storia, questa capacità tutta femminile di passare da donna, a dea, a un milione di nuove eroine, le facciamo un sentito in bocca al lupo.


"Profumo d'incenso" (Giraldi Editore)
prezzo: 10,00 euro
Reperibile su IBS (
http://www.ibs.it/code/9788861551275/BELLETTINI-VALENTINA/PROFUMO-DINCENSO.html?shop=1).

 

 


Commenti ( 1 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 29.10.2009 - Perchι leggere la "Valle dell'Orco" di Umberto Matino.

Questi spazi brevissimi del blog vogliono raccogliere in poche righe brevi e semplici le impressioni a caldo di una lettrice. Questa, perciò, non è una recensione, ma un pensiero approdato alla penna, dopo aver chiuso una copertina con grande soddisfazione.

Vi consiglio di aprire a vostra volta la copertina arcana ed evocativa de "La Valle dell'Orco", perché vi riprometterete di leggere qualche pagina e finirete stravolti, alle due di notte, a voltare pagina 290 dimenticandovi di rispondere al telefono.

Questo libro prende, perché "parla" e lo fa con la voce cruda e dialettale di un gruppo di contadini, abitanti della contrà roversa Brunelli, in un punto freddo, scuro e irraggiungibile del Veneto. Una storia musicata dalle nevicate, i fruscii, i bicchieri di vino rosso che si incontrano brevemente nelle casupole del borgo: l'autore, in qualche inspiegabile modo, vi conduce in quei luoghi, lasciandovi nelle narici l'odore della legna che brucia e dei cibi arrostiti sulla brace.

Aldo è un medico di città che lascia la vecchia vita e trova in quei rudi contadini,  tutti rughe e leggende centenarie, una sorta di nuova famiglia: calda, allargata, allegra e bonacciona. Aldo ama contrà Brunelli e non sa che, in quel posto, dovrà anche morire.

L'amico Carlo, ingegnere poco soggetto al fascino della vita rurale, raggiunge la contrà dopo la scomparsa di Aldo. Qualcosa non lo convince. Non lo convincono i suoni, il fischiare di certe leggende popolari fra uno spiffero e l'altro, i resti di una storia barbara e oscura disseminata per i campi, le preghiere e le maledizioni, quel cielo che non conosce sole, quel bisbiglio di morte, rabbia e superstizione.

Chi sono gli abitanti di contrà Brunelli? Cosa cercano di nascondere a tutti i costi?

E qui mi fermo perché dovete davvero leggerlo, perché anche giocando a indovinare, non capirete mai in che vortice cupo e insidioso sta per trascinarvi l'autore.

Maria Silvia Avanzato

http://www.foschieditore.com

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 28.10.2009 - MEMORIE DAL SOTTOSUOLO DI UN EUROSTAR di Maria Silvia Avanzato

Il viaggio di andata inizia con un Eurostar in ritardo di 45 minuti.
Io, baldanzosa e sospinta dalle note di Nyman, mi accingo a salire sulla carrozza 10, come recita il mio biglietto. Peccato che la carrozza 10 sia chiusa. Si presenta quindi un pimpante giovincello in divisa Trenitalia che assicura a me e a una folla di accaldate, terrorizzate signore di età imprecisata, che "sta cercando posto per noi". Restiamo tutte in piedi, stipate e piene di fiducia.
Quando il giovane ci annuncia che ha trovato un posto, siamo quasi a Cesena e una delle signore ha avuto per tre volte un principio di mancamento.

Finalmente libera di accomodarmi su un sedile imbottito di zecche, respiro a fondo e guardo oltre il finestrino, assetata di pace e di quella magica mestizia che caratterizza i fotogrammi di paesaggi sconosciuti, durante i viaggi in treno.
Non trovo alcuna pace, ma l'assistente sociale trova me.
Questa, è una deliziosa donnina con grandi occhioni da cerbiatto e fossette birichine che passa il suo tempo cercando di farsi buoni amici a bordo dei treni. Io abbasso la copia di Memorie del Sottosuolo di Dostoevskij e lei, famelica, rapisce il mio sguardo e mi rivela che "il libro che sto leggendo mi cambierà la vita."
Dopodiché, racconta la sua, di vita, con dovizia di particolari.

Confido energicamente che l'importuna scenda a Rimini.
E mi sbaglio. Deve scendere a Lecce.

Questo è di per sé un classico dei treni e non mi stupisce quanto ciò che avviene in seguito: mi riferisco al successivo innescarsi di un pericoloso fenomeno alla "Maria De Filippi". Il nostro sedile diventa il più gettonato della carrozza. Attirate dai nostri deliranti discorsi, poco a poco, una schiera di donne ora titubanti, ora estasiate, si raduna attorno alla psicologa da viaggio. Anche la tenebrosa studentessa calabrese del sedile a fianco, quella che ha sempre finto di ignorarci, subisce il richiamo della nevrosi femminile e si aggiunge a noi per raccontarci la sua storia d'amore con un pugliese, finita in ricatto, estorsione, cicatrici sul petto e nonni additati per strada.

Sul più bello, in questo circo incredibile dove sono rimasta arpionata a Fedor algida come un freezer, una delle donne del "salotto" confessa un passato oscuro e qui la psicologa, grondando saliva, si mette a dispensare consigli Freudiani e lasciare numeri verdi scritti sui fazzolettini Tempo. Il tutto davanti a quaranta passeggeri increduli.

E, intanto, siamo a Loreto. Una donna color ruggine con l'abbonamento fisso a Sky, si sporge verso di me e, con liquidi occhi di terrore, mi rivela che "qui c'hanno impiccato Mussolini". Mentre rifletto in merito e interrogo il santuario (sta a vedere che l'hanno tirato su apposta per Mussolini!), la stessa donna rovescia la Coca Cola su Dostoevskij, per errore: lei si proscioglie in scuse, io passo mezz'ora a sventolare le pagine sulla feritoia dell'aria condizionata, nella speranza di restituire a Fedor un barlume di
dignità.

E non è più Loreto, è un altro posto, a mezzogiorno. La vecchia davanti a me, quella che ci ha descritto puntigliosamente la sua ernia, apre una borsa delle meraviglie e ne estrae una grande quantità di cibi: fra una salsiccia, un filone di pane e una caciotta, mi sembra di scorgere una preoccupante torta Sacher. E qualcuna chiede cosa faccio nella vita. Me lo chiede una tizia pingue con le unghie rosicchiate e il cipiglio frizzante d'un pachiderma. Allora, comincia la solfa.
- Io scrivo. Lavoro. Però scrivo soprattutto.
- Nooooo! Che cosa?
- Racconti, romanzi... delle cose.
- E come vanno a finire?
- Dipende.
Qui, il mostriciattolo abietto, si scuote tutta come se avesse un riccio attaccato alle mutande
- E parlano di sesso?
- ... si. (soprattutto quando descrivo certe scene pruriginose, tipo... cosa fanno il panda gigante e il tricheco sul far della sera).
Ma mezzogiorno è passato e non importa cosa scrivo.

Importa che sale un gorilla di ragazzo, con la faccia ruvida come una suola, cattivo come una clavicola spezzata.

Si siede vicino a me e il pollaio tace di colpo. Apre un libro e io guardo la copertina, perché lo faccio anche io, a volte. E' un manuale. C'è scritto tipo: "Corso di addestramento militare dell'artiglieria babilonese della Terra di Mezzo per ammazzarne più che puoi". Guardo le illustrazioni e vedo omini neri nel mirino, omini con una rete in testa, omini in acqua attaccati a una liana, omini che gattonano nel fango. Tutti con le facce stilizzate e cattivissime.
Il gelo regna fra le allegre comari: il maschio ha infranto la magia dell'habitat e nessuno parla più. Il nemico è fra noi.
Nemmeno lo guardano.

Lui è una catasta di muscoli da macelleria e, quando gli chiedo se mi apre la bottiglia dell'acqua per saggiarne la forza, ci mette due minuti a capire cosa gli ho chiesto e rispondere: tempo medio per sgominare il reflusso di creatina nei suoi neuroni.
Ma nessuno si cura di lui e le donnine guardano gli ulivi fuori dal finestrino.
Infine, si alza sulle gambe granitiche e se ne va.
E' allora, che la fauna bestiale di quelle donnette si risveglia:
- Avete visto? Un militare!!!!
- Io sento energie negative quando ho vicino qualcuno che sa usare le armi.
- L'ho capito subito... sembrava quel Tom "Enchs" che ha fatto quel film là...
- Eh, ma si capiva anche dalla mascella... no?
- Però uno così... io non ci riuscirei mai a stare assieme! Uno che mette paura alla gente! Fortuna che mio marito non è di quel genere lì.
- Ma tuo marito che lavoro fa?
- L'esattore del fisco.
Io comincio a piegare la testa, sognante. E sogno un grosso panino all'Aulin. E quelle donne, anche. Tutte al centro del mio mirino.


Passano così 5 ore, in cui io mi accorgo di aver dimenticato il sacchetto del pranzo a Bologna e lotto contro il mio voraginoso apparato digerente. Poi il treno si ferma e devo alzare le chiappe da quel fossile angolo di inferno che mi ha fatta sudare e strabiliare per una mattinata intera. E scendono anche loro, fra poco. Ne sono amareggiate.
"Si stava tanto bene qui".
La vecchia apre tristemente la borsa e ci infila i resti del baccalà che sperava di offrirci.

Con la morte nel cuore, le "grandi amiche Eurostar" si scambiano i numeri di telefono.
Io, da brava asociale, do loro un indirizzo mail falso.

Raccomandandomi di scrivere.
 
Maria Silvia Avanzato
categoria "Appunti"

Commenti ( 2 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 27.10.2009 - Il "caso" Paola Testaferrata - "Il ghiaccio tra i denti"

“Romanzo dedicato a tutti coloro che hanno un segreto nel cuore e a tutte quelle persone che la verità ha fatto soffrire”.


Nella giungla della scrittura, albergano un numero imprecisato di belve: da chi tempesta gli editori di buste onerosamente affrancate, a chi tenta con i concorsi, a chi ci dorme sopra.

Paola Testaferrata non appartiene a nessuna di queste categorie. Parliamo di un’autrice che ha scelto di promuoversi da sola, con tutta la sua grinta, sfruttando senza riserve i cunicoli del mondo virtuale.

                                                               

Nasce a Viterbo, vive l'infanzia a Roma e l'adolescenza a Salerno. Sin da ragazza, segue la scia dell’arte: dopo essersi cimentata come poetessa “in erba” a nove anni e aver scritto i primi racconti a dodici, si avvicina al Teatro e recita con il grande Eduardo De Filippo, nella compagnia del figlio Luca. Affianca nomi quali Vincenzo Salemme e Nando Paone e recita in "Il contratto", "Il berretto a sonagli" e "La fortuna di Pulcinella" . In ogni piccolo ruolo e sotto la guida del grande Eduardo, Paola apprende molto dell’arte e di sé stessa. Nel frattempo, si laurea in Materie Letterarie, discutendo la tesi "La psicologia dell'attore", che in seguito pubblica.

 

Al calare del sipario, raccoglie le sue magiche esperienze e decide di partire per una nuova incredibile avventura: i bambini e l’arte che si rivolge a loro. Bambini che crescono con lei: dalla Scuola Materna, alla Scuola Elementare, agli ambienti originali del Liceo Artistico, fino a un Liceo Scientifico-Tecnologico. Giornalista pubblicista, Paola semina una lunga scia di poesie, favole e racconti, inventando personaggi fantastici, come BiBlu, simpatico magico folletto, di cui scrive le  tenere avventure. Pubblica “Poesie in un sorriso”, con centotrenta sue poesie per bambini, utilizzando, poi, il disegno della copertina del libro come avatar nella sua pagina su Facebook. In “Carletto e Manitù” racconta la storia di un bambino che odiava leggere, ma che poi trasforma questo odio in amore per la lettura. Favole e racconti per parlare di giovani,delle loro paure, del loro mondo fragile e complicato, della dispersione scolastica.

 

Così nasce anche “Il ghiaccio tra i denti”, un romanzo dedicato a quel delicato mondo reale da cui Paola non si è mai allontanata; lo stesso romanzo che ha fiduciosamente lasciato scivolare in una busta per partecipare al What Women Write 2009 di Mondadori.

Claudia Corsini, la protagonista, scopre un segreto di famiglia tenuto nascosto per anni: a partire da quel momento, una carrellata di dolori e gioie, vendette e perdoni, debolezza e forza irrompe nella sua vita. Questo libro parla ai ragazzi e non racconta soltanto di loro, ma anche di camorra, di delinquenza e violenze subite.

“Il ghiaccio tra i denti”, probabilmente, è ciò che si prova ogni volta che si ha un segreto nel cuore, è la sensazione che accompagna la verità, quando esce impertinente allo scoperto e modifica i nostri piani, ma dovremo leggere il romanzo per comprendere il significato di questo titolo.

 

Allora perché Paola è diventata un “caso”? Perché, decisa a diffondere la storia di Claudia e di tutte le Claudie del mondo, l’autrice ha creato un gruppo su Facebook ovvero “Quelli che aspettano che esca il romanzo di Paola Testaferrata” e questo conta più di 400 iscritti. Lo pubblicizza offrendo in omaggio al futuro acquisto del libro: una scatola di cerotti, un paio di calzini (puliti) , eventualmente un accendino, per chi decida di dare il romanzo alle fiamme. L’appello di Paola è autoironico e rivolto non solo ai futuri lettori, ma a tutti gli editori in gamba del pianeta.

 

Frattanto, dopo numerosi premi letterari, lavora sulla storia di una bambina che "aveva paura delle formiche" e che crescendo è diventata coraggiosa: lei stessa. Una storia che dice di voler regalare ai suoi figli: “così quando non ci sarò più” - confida l’autrice -  “potranno sapere della mia infanzia, della mia adolescenza, di quello che non ho mai raccontato, perché troppo impegnata a vederli crescere e a innamorarmi delle loro vite.”

 

Ora Paola sfida il web e presenta a tutti la sua opera, navigando la rete dalla sua casetta in campagna, con quattro cani, una decina di gatti, cinque galline, tanti uccellini, civette che entrano dalla canna fumaria, barbagianni che raccoglie feriti in giardino, volpi che attraversano la strada di notte e folletti che girano per casa e si nascondono dietro i libri.

 

Continua a narrare le sue favole e qualcosa ci dice che quell’accendino non serva affatto.

 

 

 

 

 

 

 

Commenti ( 1 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 27.10.2009 - Quando la scrittura non ha etΰ

PREMIO LETTERARIO PANCHINA "I RAGAZZI SCRIVONO PER BAMBINI" - I EDIZIONE

Il Premio Letterario Panchina di quest'anno si rivolge anche ai giovani autori dagli 11 ai 16 anni: è possibile inviare gratuitamente racconti, favole, fiabe e brevi storie dedicate ai bambini delle scuole elementari.La partecipazione è gratuita e libera, sia per autori singoli che per gruppi scolastici.

Le opere verranno selezionate da una Commissione di esperti secondo una suddivisione per fasce di età degli autori, articolata nelle Sezioni 11-13 anni e 14-16 anni.

Un pubblico di bambini delle scuole materne ed elementari ascolterà la lettura delle opere proposta da un attore professionista, Filippo Plancher, in una giornata che si svolgerà a maggio 2010 (in data da destinarsi) presso il circolo Mazzini a Bologna.

Il giovane pubblico voterà e decreterà il vincitore di ciascuna sezione

Tutte le opere selezionate dalla Commissione verranno pubblicate sul sito web www.premioletteraripanchina.it

Poiché le opere esaminate dalla commissione e che accedono alla giornata di lettura e proclamazione devono essere necessariamente in un numero limitato, gli organizzatori si riservano di scegliere quelle comunque più meritevoli destinandole alla pubblicazione di un’antologia.

Una splendida iniziativa per coinvolgere i piccoli scrittori di domani.

Commenti ( 0 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

• 26.10.2009 - "Ali in gioco" di Annalisa Marino

"Io credo che...la verità sia in ogni religione, cultura o filosofia di vita, solo che è divisa in tante altre verità che si intrecciano tra di loro e, spesso, è difficile distinguerle."

 

Annalisa Marino è una giovane autrice napoletana dalle idee chiare: non solo racconta le sue storie, ma si diverte a disegnare le copertine dei suoi libri. “Mette tutta sé stessa” nel suo lavoro e si racconta a piccole dosi dietro ogni pagina. Instancabile creatrice di racconti, si è proposta al What Women Write 2009 di Mondadori con il romanzo “Indagine Incrociata”, una storia avvincente e frizzante da leggere tutta d’un fiato. Annalisa è una creativa a tutto tondo, amante del disegno, pittrice e, all’occorrenza, disposta a calarsi nei panni di un Ufficiale di marina.

E’ il caso di “Ali in gioco”, il suo romanzo di esordio, un lavoro che ha atteso quattro anni prima di approdare su carta, anni in cui Annalisa ha imparato a destreggiarsi nella sconosciuta giungla dell’editoria: con Sigmalibri, “Ali in gioco” ha spiccato il volo verso gli scaffali delle librerie ed è pronto a raccontarci la sua storia. Primo di una trilogia, promette grandi emozioni e colpi di scena sin dalle prime pagine.

Angel è una giovane Top Gun della marina americana che ha fatto di tutto per realizzare il suo sogno: volare fino ad infrangere la barriera del suono.
In volo è imbattibile e spericolata.
Un giorno, durante un'esercitazione, il suo aereo si spegne inspiegabilmente e, da quel preciso istante, qualcosa di misterioso si accende in lei: capacità paranormali, difficili da accettare che, suo malgrado, le cambieranno la vita trascinandola in un'avventura dai risvolti inaspettati.

Uno scenario apparentemente lontano dalle nostre realtà di tutti i giorni, ma incredibilmente vicino a ciascuno di noi per i messaggi che ha da regalare: avventura, spiritualità, paranormale, amicizia e amore. Dialoghi serrati e ad alta quota per i protagonisti del romanzo, intrappolati nella dimensione di un aereo e in quella ben più angusta delle loro paure.

Angel, fra tutti loro, è l’unica a essersi procurata inconsapevolmente un passepartout per un mondo nuovo: scivola dolcemente dalla paura adrenalinica di un volo bloccato a mezz’aria a una dimensione di immagini sferzanti e concitate, dove il suo corpo è sospeso oltre l’aereo, in uno spazio infinito e pulsante di memoria.

Il “fuori” è una carrellata di fotogrammi strappati alla storia e momenti cruciali rimasti impigliati attorno al nostro pianeta per sempre. Ora, Angel può sentire la guerra su di sé e avvertire il passo pesante di un tempo che scorre fatale, sconosciuto e complesso.

Quello di Annalisa Marino, è un incidente miracoloso a metà del cielo e vale proprio la pena di leggerlo.

www.sigmalibri.it volume numero 147 – acquistabile online dal sito dell’editore

Pagine: 240
Prezzo: 10,00
ISBN: 978-88-244-6408-6

Reperibile presso le librerie LIBRI & PROFESSIONI di Roma e Napoli e altre librerie presenti nelle due città.

 

 

 

Commenti ( 4 ) :: Aggiungi un Commento! :: Permanent Link

Parlando di me...

Salottino maleodorante per scrittori coi lividi, bunker sotterraneo per chi scrive col cuore, il fegato, le nocche e la bic mangiucchiata. Per quelli che vendono poco, vendono niente, sognano sempre e non si spezzano mai. Per quelli che, da qualche parte, arrivano.

Links

• Home
• Il mio profilo
• Il mio Album Fotografico
• Il mio Album Fotografico
• Archivi
• Amici
• RSS

Amici su bedo.it

Page 1 of 2
Articoli Successivi | Articoli Precedenti