Abitavano la montagna

5 _ Le contrade della val Dagua (terza parte di tre)

12:26, 11.3.2010 .. 0 comments .. Link
[è vietato l'uso dei testi e delle foto di questo articolo senza il consenso dell'Autore]

Dalla chiesetta della Madonna di Fatima, proseguiamo in direzione di Gianni. Il sentiero si fa più stretto e a tratti un po' incerto, ma in breve usciamo dal bosco, attraversiamo dei prati e giungiamo in vista delle prime baite. Siamo a circa 1400 metri s.l.m.


La prima casa che incontriamo è l'unica "moderna", ed è anche una delle poche, forse l'unica, ancora frequentate durante la bella stagione. I vasti prati tutto attorno sono quasi tutti abbandonati, salvo qualche appezzamento tenuto falciato o qualche campicello di patate. Durante il periodo estivo, almeno fino all'anno scorso, qui vengono ancora portate tre o quattro vacche. Un cavallo viene utilizzato come mezzo per trasportare materiale vario:


L'accesso a Gianni è in parte facilitato dalla strada che da Caspoggio sale a Sant'Antonio e alla Motta di Caspoggio e da lì, divenuta pista sterrata, prosegue fino agli impianti di risalita e a Pra Mosin, che si trova a poche decine di metri di dislivello sopra Gianni; ciò nonostante, la maggior parte delle baite di Gianni sono abbandonate. L'origine di questo nucleo sembrerebbe essere molto più recente rispetto a Dagua Fojani. Si tratta di baite a più piani, disposte a piccoli raggruppamenti su un terreno abbastanza pianeggiante o con pendenza non molto marcata. Alcune sono abitazioni, altri sono rustici con stalla e fienile.





Particolare di due porte gemelle con l'iscrizione "F 1880 G" sulla pietra incastonata nel muro sovrastante:


Affresco votivo molto deteriorato sulla parete esterna di una baita:


Ci affacciamo sulla soglia di una stalla; da notare i due gerli e la particolare conformazione della mangiatoia:


Con molta cautela ci avventuriamo tra alcune baite particolarmente in rovina e ci imbattiamo in questo forno per il pane, o meglio, ciò che ne rimane:


Ci affacciamo poi sulla soglia di un locale molto grande, al pianterreno, che presenta in un angolo i resti di un focolare con una masna, e lungo una parete questa panca:


Sempre in questo grande locale notiamo questo attrezzo in legno e pietra; forse serviva per affilare delle lame:


Sul davanzale di questa finestra giacciono abbandonati questi zoccoli in legno e cuoio:


Dal prato che si vede in questa foto qui sotto, iniziamo a scendere lungo un ripido pendio erboso senza seguire un sentiero evidente e facendo attenzione ad alcuni muretti a secco che creano dei piccoli salti:


Dopo poco arriviamo in vista di due baite:


A un primo sguardo ci sembrano due rustici con stalla e fienili. Guardando meglio, però, scopriamo che la baita più bassa presenta una struttura un po' più complessa: al piano terra la stalla, al primo piano sembrerebbe ci fosse un'abitazione, e al secondo piano il fienile. Al primo piano vediamo infatti i resti di un caminetto (elemento di per sé relativamente recente; più antico era l'uso del focolare senza alcuna cappa):


Sempre al primo piano, interessante è notare quel che rimane di una parete divisoria interna composta di legno e malta:


Dalle due baite continuiamo a scendere in mezzo al prato abbandonato dove qua e là spuntano i primi arbusti e alberelli, ma facendo attenzione a portarci decisamente sulla nostra sinistra, fino ad intercettare, con qualche difficoltà, il sentiero principale che scende direttamente da Gianni.


Questo sentiero è in parte segnalato, ma risulta molto meno battuto rispetto a quello che sale a Dagua Fojani (al quale comunque ci ricongiungeremo più in basso). Scendiamo di poco ed ecco che incontriamo l'ultima contrada del nostro viaggio: Bettera (siamo a circa 1300 metri s.l.m.). Nella foto qui sotto, una vista di Bettera dal sentiero che dalla contrada Stonetti sale verso Gianni:


Si tratta di un piccolissimo nucleo di baite, in parte abitazioni e in parte rustici, del tutto abbandonate. Come si può vedere dalle foto, gli alberi stanno crescendo ovunque tra le baite:


Sulla facciata di questa baita, che presenta elementi relativamente recenti (abbondanza di calce, ringhiere in ferro), si può ancora leggere la scritta dipinta sull'intonaco "C. BETTERA", che noi abbiamo interpretato come "Contrada Bettera", e poi sotto la data "1962". Forse nella parte scrostata di intonaco c'era un piccolo affresco:


Un rustico a più piani; da notare, le fascine di rami abbandonati lì da molti anni:


Sbirciamo alla finestra al piano terra di una baita; ci appare un locale piccolo e a volta, le pareti sono tutte coperte dal catrame prodotto dal fumo del focolare che si vede bene al centro; dal soffitto, sopra il focolare, pende la catena che serviva per attaccarvi la pentola; con un po' di attenzione si possono notare anche le panche su tre lati attorno al focolare:


In un angolo di questa cucina rurale così ben conservata, ci appare un forno per il pane (ogni contrada aveva il suo forno: anche a Dagua Fojani e a Scaia, anche se non li abbiamo mostrati, ve ne erano):


Riprendiamo il sentiero, che, dopo essere passato tra alcuni prati abbandonati con qualche rustico isolato, con molti tornanti, scende attraverso un bel bosco misto con begli esemplari di larici e di faggi. Questo è l'unico bosco tra quelli attraversati in questo lungo giro, che ci sembra abbastanza vecchio e "originario", cioè non frutto di una ricrescita relativamente recente su terreni in precedenza coltivati. Il passaggio è talvolta ostruito da rami o tronchi caduti o da nuovi alberi e arbusti cresciuti qua e là: è un bel bosco, ma è comunque abbandonato. Poco prima di arrivare in vista del bivio da cui eravamo passati in salita scegliendo di prendere la destra per Dagua Fojani, il bosco lascia il posto alla boscaglia cresciuta su terrazzamenti e intravvediamo poco sotto il sentiero due baite. Nella foto qui sotto sono riprese dal basso e si intravvedono appena tra il folto degli alberi:


Sono due semplici rustici con stalla al piano terreno e fienile al piano superiore. Ci affacciamo sulla soglia della stalla; l'ambiente è uno solo, ma le mangiatoie sono due (una sulla parete in fondo, l'altra sulla destra), c'è anche un'altra porta e una specie di separazione che probabilmente creava due sotto-stalle separate:


All'esterno della stessa stalla, ci colpisce questa finestrella a feritoia:


Riprendiamo il sentiero, e in pochi passi siamo al bivio; da qui scendiamo, lungo la comoda mulattiera già percorsa in salita, fino a Scaia e a Cristini, chiudendo così questa lunga (in realtà più per il tempo di visita, che per il cammino effettivo) traversata ad anello delle contrade della val Dagua.

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