
Di nuovo a scrivere senza avere il tempo di farlo.
Sta diventando un "tormentone".
Eppure è quasi piacevole.
Sarà che, in fondo, sono uno scrittore nell'animo... mi piace pensarla così, nonostante, ultimamente, io campi soprattutto grazie alla grafica.
Tanto scrittore da "ululare" di fronte al massacro della lingiua italiana che si perpetua giornalmente su radio e televisioni italiane.
L'ultima di una lunga serie di oscenità l'ho sentita nel testo di una pubblicità della Chicco.
Nel suddetto spot si chiede ai bambini di portare, nei negozi Chicco, una decorazione per un grande albero di Natale per poter vincere un album da colorare.
La cosa che rasenta l'allucinate è la frase "di spiegazione" che recita così: "[...] a Natale porta un decoro del tuo bambino e potrai...". Un DECORO? UN DECORO!!!!!?!?!!?
Ma che cosa si sono fumati gli scrittori dello spot?
In Italiano c'è una bella differenza tra DECORAZIONE:
decorazióne [dekora'tsjone]
s.f.
1 sf
atto effetto del decorare; ciò che serve per decorare
2 sf
onorificenza conferita come riconoscimento di meriti militari o civili
e DECORO:
decòro [de'kɔro]
s.m.
1 sm
dignità nell'aspetto, nei modi, conveniente a ciascuno secondo il suo stato
2 sm
il sentimento della propria dignità
3 sm
[in senso figurato] [detto di persona] onore, lustro
4 sm
prima persona presente del verbo decorare
In pratica mi piacerebbe arrivare in un negozio della Chicco con un bambino e dire che l'ho portato con la sua dignità e vedere la reazione dell'impiegato.
C'è inoltre una mancanza di fantasia, ultimamente, che mi sta sconvolgendo.
Sempre alla radio c'è la pubblicità di Babbo Natale che si lamenta con il negozio tale che loro fanno prezzi migliori dei suoi.
La pubblictà della signora che dice al figlio di scrivere la letterina al negozio tal'altro invece che a Babbo Natale.
Uno spot nel quale Babbo Natale si lamenta dall'analista che il negozio tizio gli fa concorrenza sleale...
E altre quattro o cinque sullo stesso livello.
Cos'è? è Natale e quindi ci siamo impegnati la creatività per permetterci di comprare i regali alla suocera?
Tutto ciò è molto triste.
La pubblicità sta crollando sotto il suo stesso peso.
Ormai non sappiamo più cosa raccontare.
Ci stiamo dimenticando che uno spot deve veicolare un messaggio e che in quanto tale ciò che racconta è spesso più importante di ciò che dice.
Vi ricordate la chiacchierata sul cannibalismo insito nella pubblictà degli Amici del Mulino? Ne analizzo un'altra che mi fa letteralmente impazzire:
Per chi non avesse voglia di vedersi il filmato, specifico che mi riferisco alla pubblicità dell'Opel Agila.
Lei rimane senza vestiti chiusa fuori da casa, vede l'Agila posteggiata davanti al portone. Entra nella macchina e guida fino in ufficio raccattando abiti in giro per la città.
Aldilà dell'idiozia di trovare scarpe nuove gettate via, o di non pensare di andare, chessò, a casa dei genitori o di amici per recuperare una copia delle chiavi del proprio alloggio, il messaggio ufficiale che ti dà questa pubblicità è il seguente:
Sei nuda/o per la strada, non puoi entrare in casa ma puoi benissimo aprire una qualunque Opel Agila, metterla in moto e portarla via.
riassumendo.
OPEL AGILA l'auto più facile da rubare al mondo!
Chi è il cretino che mette la firma e permette la messa in onda di una pubblicità simile?
intendiamoci, uno o più idioti l'hanno ideata ma su una persona ricade la colpa di averla approvata!
Il messaggio nessuno lo legge più.
È una pubblicità divertente? oppure è solo controproducente?
Perché nessuno se lo chiede?
Non esiste più il professionista addetto ai controlli di un prodotto.
Infatti non esiste più la figura del correttore di bozze, basta leggere qualunque libro pubblicato negli ultimi dieci/quindici anni per rendersi conto che di lavorare alla ca##o non importa più a nessuno.
E dico questo mentre mi prendo qualche minuto di pausa tra un impegno e l'altro.
Torno a sistemare volumi, a correggere compiti e a finire sceneggiature.
