| Aironi Rosa |
Esposizione e sovraesposizioneEsposizione e sovraesposizone. Pornografia del privato, ovvero l'estateanomala della Sign.Tina Flaccomio. La giornata della Sign. Tina Flaccomio iniziava presto, troppo presto. Sul far dell'alba, la sua immagine riflessa le dava il buongiorno. Seduta sul ciglio del letto, teneva fra le mani i pensieri, o meglio, quello che rimaneva di loro. In grembo spesso cullava piccoli turbamenti ed offese occasionali. La Sign. Tina Flaccomio ospitava un gran numero di termitai, dislocati in vari punti del suo corpo. Lei stessa non sapeva quando tutto questo fosse accaduto, ne tampoco l'origine. Forse, ma è solo una ipotesi, quando viveva all'epoca del tempo evanescente del sogno e dell'attesa, la prima termite traportata da una lacrima, che aveva oltrepassato i margini del sorriso, si era riversata in bocca. Iniziò così una lenta ma inesorabile colonizzazione, che toccò l'apice intorno al suo trentasettesimo anno di vita. Le termiti avevano ormai sclerotizzato punti nevralgici del suo corpo, costringendola a passare sempre più tempo nella immobilità. Paradossalmente la devastazione non era visibile dall'esterno. Conservava un corpo adolescenziale, armonico, mai volgare. Un corpo che mal si adattava ad accogliere pulsioni carnali o sanguigne forse più adatto a ricevere e soddisfare un certo tipo di erotismo tra il celebrale e lo spirituale. La colonizzzazione non era riuscita a scalfire la regalità del suo portamento, che raggiungeva il culmine la notte. Era solita indossare antiche camiciole da notte, ereditate dalle sue antenate, che la facevano somigliare ad una regina portoghese, in procinto di partire per un matrimonio combinato. L'essenzialità del suo corpo veniva enfatizzato dall' aristocratica semplicità di quelle vesti che a tratti ricordava l'austerità delle donne del West Virginia. Intorno al trentasettesimo anno decise di rivolgersi ad un medico della Camargue francese. Lo aveva sognato anni prima, esattamente quando ancora viveva nel tempo evanescente. Quando lo vide non si stupì più di tanto, nel constatare che la sua immagine era la perfetta riproduzione del sogno o viceversa. Con modi garbati la invitò a sedersi. La fece parlare. La visitò. "Madame Flaccomio, esordì, Voi siete arrivata troppo tardi. Mi duole dirvi che i parassiti hanno ormai intaccato la parte più nobile della vostra persona: i pensieri. Vi sarete sicuramente accorta, come durante la notte Voi siete sempre più posseduta, anzi assediata dalle domande, di contro le risposte sono sempre più deboli. Questo è l'inizio della fine. Mi spiace Madame" Lo ascoltava impassibile con rassegnata compostezza. Era stata educata a non far mai trasparire nè il dolore nè la gioia. " Vedete, contnuò il medico, se Voi foste venuta prima, avrei potuto rallentare gli effetti del male. Madame, non si può mai bastare da soli a se stessi. Avete collezionato parole, mettendole in dispensa per i periodi di magra. Ogni giorno un po' di parole, secondo l'umore come una medicina. Ma le parole soffrono senza il suono di chi le ha emesse, perdono la loro identità ed iniziano a soffrire. Così avete iniziato ad indebolire i pensieri, che piano piano son divenuti dei composti ma inanimati oggetti. Credevate che il profumo della lavanda che a Voi piace tanto, poteva durare in eterno, sotto le vostre federe inamidate, ma anche la lavanda più profumata con il tempo diventa stantia. Avete passato il vostro tempo nella costruzione macchinosa di idee, che sempre più indebolivano il Vostro corpo. Siamo corpi, Madame, che reclamano corpi. La Vostra pelle soffre la solitudine. Comunque, per alleviare il dolore di questa ultima fase, vi consiglierei di dormire in un letto di ginepro. Le termiti vi daranno un po' di pace fisica, ma per i Vostri pensieri ormai non c'è più niente da fare." La salutò baciandole la mano. Per fatti contingenti della vita, la Sign. Tina Flaccomio, vive relativamente distante da casa sua. Il " Manoscritto di Brodie" di Borges e un ciclamino spelacchiato convivono sul suo comodino. Dalla lettura del primo ha imparato che, a cinquantanni ha deciso di essere la Sign. Tina Flaccomio. Dalla cura del secondo, ha ricevuto in regalo una foglia nuova. 05:36 - 16.8.2008 - comments {1} - post commentLa frequentatriceArrivava sempre il giovedì puntualmente alle cinque.Attraversava il patio, costeggiando il muro naturale di aranci e cedri, continuava poi per la sala antistante, percorrendo la breve distanza che separava questa dall'apodyterium sino al laconicum Camminava in maniera rigida e distaccata evitando ad arte gli altri. Schivo e taciturno, nessuno lo aveva mai sentito parlare. Ma, per quei casi insondabili della vita, un giorno si ritrovò a chiedere scusa. Aveva urtato inavvertitamente una frequentatrice delle terme, facendole perdere l'equilibrio, a ridosso dei filari degli aranci e dei cedri. Scusi, le disse, andando via velocemente, ancor prima che lei potesse aggiungere qualche parola. Ora, se qualcuno avesse chiesto alla frequentatrice come fosse quell'uomo, di certo non avrebbe potuto rispondere. In quell'atto maldestro, la repentinità, rappresentava l'unica via di fuga per quell'uomo, che aveva fatto della misofobia un'arte. In tutta questa prudenzialità strategica, non aveva fatto i conti con la voce che, benchè avesse solo modulato due anonime sillabe formali, erano state sufficienti per fare di lui un ricordo. Una voce calda, ambrata da un sensualismo pacato, strideva con la sua arisocratica indifferenza Nei giorni a venire, quella voce divenne un'ossessione per la frequentatrice. Doveva assolutamente rivederlo, identificandolo con l'unico ricordo, che, come un fendente di luce avrebbe aperto un varco nella densità fumosa del laconicum mostrandolo a lei.Prese così l'abitudine di spiarlo attraverso una piccola grata, che divideva il laconicum maschile da quello femminile. La grata restituiva porzioni geometriche, fisse, con angolazioni costanti, rese ancor più indecifrabili dai vapori. Tutti i muscoli del corpo erano tesi nel cercare la vista di quell'uomo, provava quasi dolore e si sentiva sfiancata da questi appostamenti, che le restituivano un' eccitante fiacchezza. Un giovedì, durante uno dei suoi soliti appostamenti, lo vide. Un raggio di luce, filtrato dalla cupola sovrastante al laconicum, squarciando la cortina dei vapori, si posò sul quel corpo Stava in un angolo, con gli occhi chiusi e le spalle appogiate al muro. Intorno alla vita un telo di lino, mollemente forgiato a mo' di drappo che reso sempre più trasparente dall'umidità, lasciava intravedere un timido eccitante inizio. Una leggera peluria bionda, ricopriva una veste epidermica traslucida, a trattenere la sagoma dei muscoli, che dalle cosce declinavano sino ai polpacci, per diramarsi poi sino ai piedi. Provò un fremito alla vista delle gocce d'acqua che scivolavano sul quel corpo come le mani di un'amante, commuovendosi per quella sensualità quasi mistica. Poi le guardò le labbra e il desiderio le infuocò gli occhi. Gocce di miele iridiscenti umettavano i margini del sorriso, come amanti pazienti in attesa di una una capricciosa carnalità. All'improvviso si alzò. Con movimenti lenti, ieratici, come a ripetere un rituale purificatore, si bagnò con dell'acqua fredda. I capelli diramavano flussi d'acqua, che ricamavano le regioni di quel corpo, le spalle, il torace, sino ad incontrare la sponda del drappo, custode impùdica di un un turgido risveglio. Lei capì che il turbamento si era trasformato in desiderio e l'ossessione in una violenta passione, che quasi la immobilizzava in una quiete orgasmica. Lui si voltò, guardando proprio in direzione della grata, istintivamente lei si ritrasse per l'incoscia paura di essere vista poi spinta da un godimento che non poteva più indugiare in quella languida attesa, si presentò a lui. Il desiderio anticipava il suo passo, musicale e ondeggiante come quello delle donne del sud. Lui perse il centro e l'origine dei suoi pensieri. La strinse a se, legandole i capelli con la voce, le scolpì il desiderio sui fianchi e le sedusse gli occhi. 05:23 - 10.4.2008 - comments {2} - post comment |
Description Riflessioni sulla caducità del pensiero, in contrapposizione all'eternità supposta della vita
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