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ECCENTRICA

PAROLE PAROLE PAROLE. Il Tempo Perduto. Ricordo la festa in maschera

La casa di Luisa oggi sembra una giostra, una giostra di colori, di vestiti sparpagliati sul letto, schiacciati dai nostri piedi nudi che si muovono eccitati sulla moquette arancione, e il silenzio usuale è rotto dai nostri schiamazzi e i canterani sporchi di rossetto e le toilette colme, ogni posto è buono per pasticciarsi il volto, mentre Mina per la decima volta fa muovere i nostri corpi al ritmo frenetico delle sue "Mille Bolle Blu", e una risata scoppia fragorosa dalle nostre bocche su una Rita goffamente abbigliata da odalisca, pronta ad esibirsi in un saggio di danza del ventre improvvisato.
E sotto le note eleganti di "My Way" con le orecchie impregnate della voce suadente di Frank Sinatra, controllo la mia immagine che riflette nello specchio una squaw molto vanitosa.
Soddisfatta concludo l'opera attorcigliando il laccetto di cuoio completo di penna sui miei capelli lucidi "perfetto!" mi dico mentre una Luisa versione "anni 30'" tutta frange e sbrilluccichii s'infila nel mio specchio per darsi un ultimo tocco di kajal.
< Ragazze sono le otto!> ci avverte ansiosa la Renata irriconoscibile nel suo completo da uomo scuro corredato di cravatta e baffi finti.
Il suono improvviso del campanello ci fa sussultare, e la voce armoniosa di Gianni Morandi si spezza, le luci si smorzano sulla nostra eccitazione e la porta si chiude dietro ai nostri corpi colorati che si tuffano nella spider gialla di un Vincenzo-Marajà poco convincente, che inizia la sua corsa seguito da Renata e un Gianni-Diabolik in Vespa.

L'auto si ferma poco dopo davanti a un filare di lucine colorate legate ai pali di legno immoti davanti alla spiaggia che brilla allegra sotto il balenio delle fiamme di un falò improvvisato, e lo schiamazzo giovanile di altri corpi mascherati c'investe, e come api sul miele ci buttiamo a precipizio in quella mischia, turbati dall'odore salmastro di un mare che oscura, dalle risate ambigue sotto maschere torve, dalle note eccitanti di Paul Anka, dai corpi scatenati illuminati dal fascio di luce argentea di una luna guardona.
Una graziosa Biancaneve m'investe e mi parla con la voce squillante di Livia, le butto addosso una risata sopresa mentre lei mi trascina nel mucchio che balla, e comincia a scuotere il suo abito ingombrante che danza con lei sfiorando le mie gambe nude.
Le note perdono la frenesia e rallentano il ritmo, mentre gli amanti si raccolgono, le nuove coppie si formano, e io e Livia ci allontaniamo sudate, investite da una brezza salata.

Un colpetto sulla spalla mi fa sobbalzare, e mi volto sui lustrini abbaglianti della casacca di Vincenzo che mi svela con gli occhi delle strane parole che non immaginavo, mentre la sua bocca carnosa m'invita a ballare.
Ora le sue braccia mi stringono sincere, il suo odore m'impregna le narici e il suo respiro leggermente ansante invade la mia mente turbata, e all'improvviso perdo la mia spensieratezza e i colori intorno a me si sfocano, la magia si spegne e tutto mi appare più brutto.
Quando finalmente la musica muore e i suoni più arditi rompono le coppie, sfuggo dalla sua presa e cerco con gli occhi smarriti in quella baraonda di colori il giallo sole dell'abito di Biancaneve, ma non ho tempo perchè Vincenzo è già dietro di me e mi sussurra di seguirlo perchè ha una cosa da dirmi, sospetto già di che si tratta e ad occhi bassi seguo di malavoglia lo strascico luminoso del suo mantello svolazzante, e ci allontaniamo dagli altri, dalle risate spensierate, dalle note vibranti, dalla luce allegra del falò, affondando nel buio silenzioso, tra sentieri impervi, scavalcando sassi, in bilico sugli scogli scivolosi, sempre più vicino al mare che spruzza dispettoso un mucchio di goccioline sulla mia gonna da squaw.
Finalmente lo vedo fermarsi davanti a un grosso masso bianco e subito cerca di baciarmi mentre io mi divincolo tremante dalla sua presa e vorrei scappare, ma un'infinita tristezza mi trattiene ad ascoltare la sua voce pregna di disperazione e di speranza, la sua voce che parla d'amore, banalmente, con le solite frasi sentite e risentite mille volte.
E in quel silenzio, rotto solo dal rumore del mio imbarazzo, gli spiego con un filo di voce che io non provo niente per lui a parte l'affetto che gli ho sempre dimostrato. E mi allontano nel buio, con i piedi chiusi negli stivaletti bagnati, seguita dal rumore silenzioso delle sue lacrime.

07:40 - 23.10.2008 - post comment

Saramoon

Non ce cosa piu' pesante dell'amare qualcuno che non ti ricambia .... il desiderio morboso di morire nelle sue labbra e nelle sue braccia ti fa prigioniero ....come una malattia e.....diventi pazzo e non trovi ragioni.... e piangi sperando che serva a fargli aprire gli occhi perche' non incontrera' un'altro che la amera' come la ami tu..... da morire.

saramoon - 11:16 - 24.10.2008

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Lussi vizi e virtù dell'essere moderno

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